Il 17 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia (il nome internazionale è IDAHO, acronimo di International Day Against Homophobia and Transphobia).
Una data scelta non a caso, perché proprio quel giorno – nel 1990 – l’Organizzazione mondiale della sanità cancellava l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Chiunque frequenti un po’ queste pagine sa che non esiste nulla al mondo che mi fa incazzare più del razzismo e l’omofobia è un aspetto di quel problema.
Qui non devo spiegare a nessuno chi sia Gareth Thomas e dell’importanza del suo coming out del 2009, quando dichiarò al mondo che era omosessuale.
«Il primo ad aiutarmi è stato Scott Johnson, il coach della nazionale. Mi ha spinto a tirar fuori il rospo, ed è stato più facile di quanto pensassi. Prima di parlare con lui, ero disperato, avevo pensato anche a buttarmi giù dalla scogliera». Poi i compagni: «Avevo soprattutto paura del giudizio di Stephen Jones e Martyn Williams, altri due nazionali. Mi sbagliavo. Ma perché non ce l’hai detto prima?, mi hanno chiesto, senza scaricarmi, accettandomi».