Rinvio per Italia-Inghilterra? Alessandro Cochi a Il Grillotalpa: “Io frainteso”

Ma allora, Italia-Inghilterra è a rischio rinvio o no? La notizia rimbalza nel tardo pomeriggio dopo le dichiarazioni rilasciate all’ANSA dal Delegato allo Sport del Comune di Roma (nella capitale non c’è un assessorato dedicato), Alessandro Cochi. Qui potete leggere tutto.
Cochi, pur non citando mai la parola rinvio lasciava trasparire questa eventualità, mettendo in subbuglio tifosi, media e pure la federazione. Sono riuscito a mettermi in contato con il diretto interessato, che dice di essere stato frinteso dal giornalista dell’ANSA.

Il Comune di Roma mette le mani avanti e agita il rinvio di Italia-Inghilterra

Lancio ANSA delle 17 e 44

Di nuovo rischio neve a Roma a partire da venerdì, quando nella capitale saranno già arrivati, o in arrivo, i quasi settemila tifosi al seguito della nazionale inglese di rugby che sabato deve giocare all’Olimpico contro l’Italia per il Sei Nazioni. Ma che succederebbe in caso di nuova nevicata e di un possibile rinvio? Come comportarsi con i supporter inglesi? Per questo mercoledì si riunirà a Roma il comitato provinciale per l’ordine la sicurezza (presieduto dal prefetto), secondo quanto fa sapere il delegato allo Sport del Comune di Roma, Alessandro Cochi che sarà presente all’incontro. ”Ora si possono fare solo supposizioni – dice Cochi – ma domani ne parleremo perché il rischio di neve c’é.
I tifosi inglesi? Sicuramente porrò il problema, comunque per loro andrebbe creata un’area di accoglienza”.

Questa la notizia. In realtà le previsioni meteo – al momento – parlano di possibili nevicate venerdì, mentre sabato non dovrebbero esserci precipitazioni di sorta. L’impressione è che al Comune di Roma mettano le mani avanti per evitare problemi mediaticamente ben più gravi di quelli già affrontati negli ultimi giorni. D’altronde domenica pomeriggio all’Olimpico si è giocata Roma-Inter di calcio, non si capisce perché non si dovrebbe giocare Italia-Inghilterra di rugby.

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Francia-Italia, letture di un sconfitta che fa crescere

Stralci della rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero su Il Gazzettino

Jacques Brunel e Philippe Saint-André hanno diversi punti in comune. Sono francesi, hanno debuttato con le rispettive nazionali, appoggiandosi per il momento al gruppo di giocatori preesistente. Soprattutto condividono una visione del rugby pragmatica. Ma, aggiunta la propensione a tenere conto del lavoro dei club, le analogie finiscono qui.
Perché mentre l’allenatore della Francia è impegnato a semplificare la filosofia offensiva del suo predecessore Lievremont, il tecnico azzurro è chiamato, al contrario, ad aggiungere volume al rugby eccessivamente restrittivo, e troppo prevedibile, dell’ultimo periodo di Mallett. E non ha perso tempo: si è impegnato subito a riportare l’azione in più zone del campo nel tentativo di creare almeno le premesse per rendere le difese vulnerabili.
(…) Risultati incoraggianti per la conservazione, meno in termini realizzativi. La linea del vantaggio veniva spostata ma raramente superata.
Nella ripresa è stata sperimentata una soluzione diversa, con movimento direttamente al
largo e successivo attacco dell’asse profondo. Si è guadagnato qualcosa in incisività perdendo forse in efficacia della conservazione. Un principio che vale anche per l’organizzazione difensiva, ma al contrario: mettere i rapidi di fronte ai rapidi. Cosa
che non è riuscita in occasione della meta di Rougerie, trovatosi ad accelerare tra Lo
Cicero e Ghiraldini. Il ripiazzamento difensivo ora è sicuramente la priorità dell’Italia. (…)
L’altra differenza con Philippe è che il tecnico della Francia può scegliere tra un gruppo di 60 giocatori di grande qualità, mentre Jacques tra 20 buoni, a volte ottimi, elementi con
rare punte di eccellenza internazionale. La strada del gioco è dunque lunga e difficile. Tuttavia il nuovo citi è un tipo ambizioso e scaltro. E sembra aver saggiamente deciso di appoggiarsi al sistema del Benetton, di gran lunga il migliore oggi proposto in Italia.

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