Italrugby, Olimpico “casa del Sei Nazioni” fino al 2015

dall’ufficio stampa FIR

Una struttura interna sempre più attenta all’organizzazione ed alla valorizzazione grandi eventi internazionali, orientata a proseguire sulla scia dei recenti, positivi riscontri ottenuti nel corso dell’RBS 6 Nazioni 2012 per sviluppare non solo l’immagine del rugby in Italia ma anche per garantire una solida piattaforma di ulteriore crescita per l’intero movimento.

Gli oltre centoventicinquemila spettatori che l’11 febbraio ed il 17 marzo hanno affollato gli spalti dello Stadio Olimpico di Roma in occasione degli incontri interni della Squadra Nazionale rappresentano per la FIR non solo un traguardo importante, ma soprattutto un punto di partenza sul quale andare a costruire i grandi eventi internazionali che attendono l’Italrugby nel prossimo triennio, a cominciare dai Cariparma Test Match che a novembre 2012 porteranno all’Olimpico gli All Blacks neozelandesi campioni del mondo, proseguendo con le tre edizioni a venire dell’RBS 6 Nazioni che, in partnership con CONI Servizi S.p.A., continueranno ad essere ospitate nell’inimitabile cornice dello Stadio Olimpico e del Parco del Foro Italico.

L’incarico di responsabile per il progetto triennale legato all’RBS 6 Nazioni ed agli appuntamenti internazionali allo Stadio Olimpico di Roma è stato affidato dal Presidente Dondi e dal Consiglio Federale a Pier Luigi Bernabò che sarà  impegnato, dopo i lusinghieri risultati  ottenuti nella recente edizione del 6 Nazioni, a dare continuità al processo virtuoso avviato con l’edizione 2012 del Torneo.

Giulio Donati ha rilevato in quota società la posizione lasciata vacante da Bernabò, che ha rassegnato le dimissioni da Consigliere Federale.

Jacques Brunel, Treviso e la Nuova Franchigia: parla il ct

Andrea Bongiovanni per La Gazzetta dello Sport

Dal raduno di una settimana a Soncino/Orzinuovi, a quello lampo di Roma: con alcune certezze in più. Per numerosi giocatori della Nazionale che stasera si ritrovano nella
Capitale, da dove sabato partiranno per l’Argentina e il tour delle Americhe, i giorni scorsi sono stati molto delicati. In ballo il futuro professionale e, quindi, personale. Finalmente, dopo settimane di dubbi, ora la situazione è un po’ più chiara. Gli Aironi hanno chiuso definitivamente le ali (dodici dei trenta azzurri dell’attuale gruppo arrivano da lì) e la nuova franchigia battente bandiera Fir ha preso forma. Il bello è che, per quanto occulto, il direttore delle operazioni, soprattutto di quelle prettamente tecniche, è Jacques Brunel. Dichiararlo, per diversi motivi, non è politicamente corretto. Ma è nella realtà dei fatti.  Per lo sport italiano si tratta di una clamorosa prima volta. Mai una squadra di così alto livello è stata direttamente gestita da una federazione. «Il legame tra noi e la franchigia — dice Brunel, sul volto un’abbronzatura da campo — sarà molto forte. Sono state trovate valide soluzioni, vantaggiose per tutto il movimento. Ricalcano quelle adottate nei Paesi rugbisticamente più evoluti, dal Galles alla Scozia. Il periodo di transizione, per gli atleti coinvolti, non è stato facile. Ma adesso penso possano essere sereni. I rapporti con Treviso saranno diversi? Sì, ma ugualmente improntati sulla collaborazione reciproca. Su queste basi, per esempio, poggia il mio con l’allenatore Franco Smith. Gestiamo gli stessi giocatori, tecnicamente e fisicamente: loro per trenta settimane all’anno, noi per quindici. Non possiamo non remare nella stessa direzione».

(…)Per la franchigia, a totale capitale federale e con Parma sede operativa, resta da risolvere il problema della denominazione ufficiale, dell’eventuale coinvolgimento diretto di consiglieri Fir e del campo di gioco: sarà uno tra quello di Moletolo, nella stessa Parma, il Mirabello di Reggio Emilia o lo Zaffanella di Viadana. In queste ore, dopo una serie di colloqui individuali, va definendosi la rosa dei giocatori: l’ossatura, naturalmente, sarà quella degli Aironi. Dovranno accettare una riduzione economica. «Siamo sollevati – dice a nome di tutti Marco Bortolami, che il 9 giugno in Argentina, assente Sergio Parisse, con ogni probabilità tornerà capitano azzurro dopo cinque anni (Castrogiovanni l’alternativa) – in
molti facevamo già base a Parma con famiglia. E il coinvolgimento di Brunel è una garanzia». Del gruppo non faranno più parte Masi (al Lione), Alberto De Marchi e Toniolatti
(a Treviso), Romano (ai Saracens), Staibano (ai London Wasps), Del Fava (al Newcastle), mentre tra gli inserimenti ci sarà Giazzon e probabilmente Bocchino, Ferrarmi, Majsterovic e Barbini. La Nazionale ha una nuova costola.

Tour delle Americhe, inizia il conto alla rovescia

dall’ufficio stampa FIR

Inizia giovedì sera all’Hotel Excel Monte Mario di Roma la lunga avventura estiva dell’Italrugby di Jacques Brunel, impegnata nelle tre settimane a venire nel tour che porterà Parisse e compagni in Sud e Nord America per sfidare i Pumas dell’Argentina (San Juan, 9 giugno), il Canada (Toronto, 15 giugno) e gli Stati Uniti (Houston, 23 giugno).

La Nazionale lavorerà a Roma sino a sabato pomeriggio, per poi imbarcarsi alle ore 22.00 sul volo che dalla Capitale porterà i trenta atleti convocati da Brunel sino a Buenos Aires da dove, l’indomani, è previsto il trasferimento a San Juan, sede del primo test del tour contro un’Argentina che prepara la prima partecipazione al Rugby Championship.

Dopo aver lavorato per l’intera scorsa settimana ad Orzinuovi, concentrando in particolare le sedute sull’aspetto fisico, gli Azzurri inizieranno da venerdì mattina all’Acqua Acetosa a sperimentare il piano di gioco da adottare nel corso del tour.

Sette gli esordienti nel gruppo, undici complessivamente i giocatori alla prima uscita agonistica con Jacques Brunel, dodici gli atleti nati tra il 1988 ed il 1991 ad aver frequentato l’Accademia FIR di Tirrenia.

Questi i trenta Azzurri da domani sera in raduno a Roma:

Piloni

Martin CASTROGIOVANNI (Leicester Tigers, 85 caps)

Alberto DE MARCHI (Aironi Rugby, esordiente)

Michele RIZZO (Benetton Treviso, 3 caps)

Lorenzo ROMANO (Aironi Rugby, esordiente)


 

Tallonatori

Tommaso D’APICE (Aironi Rugby, 8 caps)*

Carlo FESTUCCIA (Banca Monte Parma Crociati, 51 caps)

Davide GIAZZON (Femi-CZ Vea Rovigo, esordiente)


 

Seconde linee

Marco BORTOLAMI (Aironi Rugby, 93 caps)

Joshua FURNO (Aironi Rugby, 2 caps)*

Marco FUSER (Marchiol Mogliano, esordiente)*

Antonio PAVANELLO (Benetton Treviso, 7 caps)


 

Terze linee

Robert BARBIERI (Benetton Treviso, 21 caps)

Mauro BERGAMASCO (Aironi Rugby, 89 caps)

Simone FAVARO (Aironi Rugby, 10 caps)*

Francesco MINTO (Benetton Treviso, esordiente)

Sergio PARISSE (Stade Francais, 88 caps) – capitano

Alessandro ZANNI (Benetton Treviso, 63 caps)


 

Mediani di mischia

Edoardo GORI (Benetton Treviso, 13 caps)*

Tito TEBALDI (Aironi Rugby, 14 caps)


 

Mediani d’apertura

Riccardo BOCCHINO (Estra I Cavalieri Prato, 12 caps)*

Kristopher BURTON (Benetton Treviso, 14 caps)


 

Centri/Ali/Estremi

Alberto BENETTIN (Aironi Rugby, esordiente)*

Tommaso BENVENUTI (Benetton Treviso, 17 caps)*

Luke MCLEAN (Benetton Treviso, 37 caps)

Luca MORISI (Banca Monte Parma Crociati, 1 cap)*

Andrea PRATICHETTI (Benetton Treviso, esordiente)*

Roberto QUARTAROLI (Aironi Rugby, 3 caps)*

Alberto SGARBI (Benetton Treviso, 17 caps)

Giulio TONIOLATTI (Aironi Rugby, 10 caps)

Giovambattista VENDITTI (Aironi Rugby, 4 caps)*

*è/è stato membro dell’Accademia FIR “Ivan Francescato” di Tirrenia

Dibattiti ovali: sulla fiducia a Brunel e il nostro problema-allenatori

Vi propongo uno stralcio dell’editoriale firmato da Enrico Borra, pubblicato sull’ultimo numero de La Meta. L’articolo si intitola “Berot, Gajan e il nuovo che avanza”

L’annuncio della nuova composizione dello staff tecnico che accompagnerà Jacques Brunel nella rincorsa agli ottavi di finale della Rugby World Cup 2015 ha confermato in pieno la mia sensazione: la Federazione ha drasticamente cambiato il suo approccio alla gestione della nazionale maggiore. La fiducia che la FIR ha riposto nel tecnico francese è infatti stata certificata dalla pressoché totale liberta nella scelta dei suoi assistenti e,
soprattutto, dalla nuova confermazione assunta dai vertici tecnici delle aree
‘sensibili’ dell’alto livello italiano. Con Gajan alla guida di una delle due formazioni professionistiche del nostro Paese e l’arrivo di Philippe Berot alla guida dei trequarti della nazionale maggiore, le premesse per una “nuova era’ del nostro rugby internazionale ci
sono finalmente tutte. Manca ancora il responsabile degli avanti ma il fatto che Brunel abbia scelto di assumersi l’incarico per i test match del prossimo mese lascia intendere che arriverà una sua scelta. Davvero ottimo”.

Opinioni condivisibili, in linea di massima. C’è però qualche “ma”, un paio almeno.
1) Enrico nel suo articolo parla di fiducia della FIR in Brunel e di “totale libertà nella scelta dei suoi assistenti”. Beh, a me sembra il minimo sindacale in quello che dovrebbe essere il rapporto tra una qualsiasi federazione e il ct che la stessa si è scelto. Tra i due soggetti possono col tempo anche subentrare incomprensioni, ma il francese ha preso in mano le chiavi della nazionale solo 8 mesi fa. Quella fiducia non va celebrata come una vittoria, dovrebbe essere la normalità.
2) Nell’articolo si parla anche di “premesse per una nuova era del nostro rugby internazionale”. Io mi auguro davvero che sia così, Brunel mi piace molto e sono convinto che possa farci fare il vero salto di qualità. Però se scorriamo le scelte fatte per guidare la nostra nazionale negli ultimi 15 anni ci rendiamo conto che ci si è praticamente sempre affidati a tecnici stranieri. E va bene, il nostro movimento deve crescere e l’apporto da paesi rugbisticamente più evoluti è fondamentale (da me non sentirete mai dire “l’Italia agli italiani”). Però le parole dell’articolo portano alla luce un altro nostro problema: l’incapacità di “produrre” tecnici ritenuti all’altezza per quel compito. E non è una mancanza da poco. Lo so che ad allenare l’Australia c’è un neozelandese e che il Galles che ha stupito il Mondiale e conquistato il Grande Slam al Sei Nazioni non è guidato da uno nato a Cardiff, ma volendo quelle federazioni potrebbero andare a pescare tra i “loro” allenatori. Noi potremmo farlo? La “colpa”, ovviamente, non è della FIR, che però qualche responsabilità in merito dovrebbe averla. Al pari – comunque – di tutto il resto del movimento, club in testa.
Magari mi sbaglio a ricordare, ma quando venne presentato Berbizier il presidente Dondi disse alla stampa che il ct successivo sarebbe stato italiano. Poi sono arrivati Mallett e Brunel. Quelle parole del numero uno federale per quanto rimarranno solo un auspicio?

Parisse, prima la terapia e poi con il gruppo azzurro

dall’ufficio stampa FIR

Il capitano della Nazionale Italiana rugby Sergio Parisse sará domani a Milano, sotto la supervisione dello staff medico dell’Italrugby, per proseguire le terapie iniziate presso il proprio club di appartenenza a seguito dell’infortunio alla gamba riportato in campionato con lo Stade Francais. Parisse si aggregherà regolarmente all’Italia giovedi sera a Roma in vista della partenza per il tour in Argentina, Canada e Stati Uniti prevista per la sera di sabato 2 giugno.