Aironi, Melegari boccia Troncon e Orlandi: “Non voglio gli scarti azzurri”

Leonardo Bottani per La Gazzetta di Mantova

II giorno tanto atteso per il futuro degli Aironi è arrivato ma riguardo la Celtic League il Consiglio federale Fir ha partorito solo un topolino: «Tra le modifiche la disponibilità della Fir di mettere gratuitamente a disposizione, di chi ne farà richiesta, uno staff tecnico federale al completo». E’ quanto si legge nello stringato comunicato che parla, appunto, dell’approvazione di «una serie di modifiche migliorative al capitolato di partecipazione che verranno sottoposte alle due franchigie». (…)
Ma le poche righe partorite rischiano di creare già un putiferio. Dal momento che nei giorni scorsi Treviso ha rinnovato per 2 anni il contratto all’head coach Franco Smith, l’offerta gratuita di staff tecnico sembra indirizzata agli Aironi, soprattutto dopo le parole pesanti del ct Brunel dopo le poco esaltanti esibizioni in Heineken. E poiché lo stesso ct azzurro appena chiusa la pratica Sei Nazioni (che ha il suo epilogo giusto oggi con la sfida con la Scozia) ha intenzione di annunciare il nuovo staff tecnico nel quale gli assistant ereditati (Troncon e Orlandi) non figurerebbero, si fa presto a fare 2+2:  la Fir piazzerebbe i due succitati a Viadana probabilmente con Craig Green, tecnico dell’U.20 azzurra, capo allenatore. «Gli scarti di Brunel non possono essere riciclati all’interno degli Aironi – risponde secco Silvano Melegari -. Se non vanno bene per la Nazionale non vedo perché debbano andare bene con una delle due franchigie che lavora a stretto contatto con la Nazionale stessa. Se vengono scartati dal ct significa che non sono all’altezza». (…)

FIR, franchigie, liste e Consiglio Federale: una vicenda di metodo, forma e sostanza

Il nostro movimento rugbistico è una piramide: il vertice è la nazionale, poi vengono le due celtiche, quindi l’Eccellenza e via via tutto il resto. Una struttura piuttosto diffusa a livello internazionale ma non l’unica (Francia e Inghilterra, per dire, hanno pure loro al “primo posto” la nazionale, ma il controbilanciamento di peso e poteri da parte dei club è decisamente più forte). Ad ogni modo – per quello che può valere – penso che l’organizzazione che si è data l’Italia sia la più adatta alla nostra realtà.
Però una piramide può funzionare in molti modi: tutti vorremmo che le cose filassero lisce, senza grossi intoppi, ma la realtà è spesso diversa dai desideri di tutti.
Ieri il Comitato Esecutivo della FIR ha affrontato i temi che oggi attendono il Consiglio Federale (volendo fare dei paragoni magari non proprio precisi ma che rendono l’idea, il Comitato Esecutivo è un po’ come il Consiglio dei Ministri, il Consiglio Federale è il “parlamento” del rugby italiano). La notizia è che la “delibera in merito alle due formazioni italiane partecipanti al Rabodirect PRO12″, uno dei punti dell’ordine del giorno dell’incontro di oggi, prevede che dalla prossima stagione le due franchigie celtiche riceveano dalla federazione un contributo fisso: 2 milioni di euro ognuna e non più il pagamento del 60% degli stipendi dei soli giocatori compresi nella lista degli atleti di interesse nazionale.
Come ho scritto ieri, una decisione che cambia radicalmente gli scenari del rugby italiano e della vita e dell’organizzazione di Aironi e Benetton Treviso: perché se è vero che da un lato in questo modo le due franchigie sanno esattamente su quanti soldi possono contare fin dall’inizio della stagione (il pagamento del 60% dei giocatori di cui sopra era infatti legato ai minuti effettivamente giocati) dall’altro l’abolizione di fatto della lista dei giocatori di interesse nazionale “parifica” tutti gli italiani delle due rose e li fa passare di fatto sotto il diretto controllo FIR che ne potrà decidere la destinazione o porre il veto su qualunque trasferimento, a prescindere dal fatto che un giocatore sia o meno nel giro azzurro.

I dubbi – personalissimi – sulla questione sono molti. Intanto nel merito: sono curioso infatti di vedere se la FIR ha intenzione di fare anche il passo che legittimerebbe una simile decisione, e cioè quella di diventare parte “attiva” nel contratto dei giocatori. Oggi non compare, i contratti sono firmati tra atleta e club e la federazione non c’è. E però in virtu di quel famoso 60% (fino a oggi, da domani i 2 milioni annui per franchigia) pretende di poter disporre dei giocatori come meglio crede. Cosa che può stare in piedi, ma con una presenza attiva e non rimanendo nell’ombra. E se era vero – ma magari discutibile – con il sistema delle liste di interesse nazionale (a proposito: vogliamo fare un bilancio? Ha funzionato? Non ha funzionato? Più facile la seconda visto che viene messo in cantina: colpa del sistema stesso delle liste o di chi l’ha gestito?), ora con l’abolizione di quest’ultime diventa necessario. Anzi, diventerebbe, che non scommetterei sul fatto che la federazione voglia fare questo passo.
Il nuovo sistema produrrebbe poi un mercato completamente bloccato per le due franchigie: in una situazione di frizione con una delle realtà (oggi Treviso, domani?) pensare a trasferimenti tra i due club è praticamente impensabile. Poco chiara anche la gestione dei giovanissimi già nel giro azzurro e che oggi militano in Eccellenza: come verranno affrontate le situazioni dei vari Morisi, Esposito, Campagnaro tanto per fare i nomi più conosciuti?
E ancora: che peso potrebbe avere la volontà del singolo giocatore?

C’è poi una serie di questioni di metodo. Il comitato esecutivo FIR ha tutto il diritto di fare e presentare proposte, e ci mancherebbe, ma una questione così delicata e importante avrebbe meritato altro iter. Avrebbe meritato almeno qualche settimana di riflessione collettiva, di discussione con le parti interessate. Andare da Viadana e Treviso e dire “noi vorremmo fare questa cosa, voi che ne pensate? Che punti di forza e difficoltà vedete? Esiste un modo per trovare un compromesso?”. Lo stesso dicasi con il Consiglio Federale: a quanto mi risulta i consiglieri non sono stati informati della novità. Certo, forse il regolamento non lo prevede, mi si potrebbe obiettare, ma questo sistema a compartimenti stagni dove ci può portare? Chiamatelo metodo o forma, ma è pure sostanza. Perché pretendere che un Consiglio Federale ratifichi in poche ore e quasi senza discussione una decisione così importante assomiglia a un colpo di mano. A una sorta di blitz.
Poi oggi verrò smentito, e il Consiglio rigetterà o rimanderà la questione. Ma scommettiamo (un’altra volta…) che non succederà? Metodo, forma, sostanza.

Ci sono poi una serie di questioni importantissime che fanno da corollario a questa decisione, ma avremo tempo di parlarne. Il periodo elettorale (tra settembre e l’inizio del 2013 ci sarà il rinnovo di Presidenza e Consiglio Federale) in questo caso farà da megafono a questa vicenda e a tutta una serie di problemi che interessano il rugby italiano. E parlare, dibattere e discutere è sempre importante.

PS: a proposito di metodo, forma e sostanza. Sarò pedante e noioso, ma a Auckland alle ore 6 e 30 di questa mattina ancora non avevano ricevuto nessuna risposta ufficiale e definitiva dalla FIR sulla vicenda Auckland Blues...

Ok, evitare il cucchiaio di legno. Ma poi? Ecco cosa ci aspetta dopo la Scozia

La partita con la Scozia sarà lo spartiacque di questa prima fase della gestione Brunel. Non per la valenza prettamente sportiva, che pure c’è: partire con un cucchiaio di legno non piace a nessuno, tanto più che questo Sei Nazioni è possibile leggerlo in diverse maniere, ma certo i chiaroscuri non mancano.
Non sono uno statistico, ma credo di non sbagliarmi nel dire che i “debutti” dei precedenti ct azzurri siano stati quasi tutti migliori di quello di Brunel. Eppure se dovessi dare un voto al torneo dell’Italia credo che non avrei nessun problema a elargire una sufficienza già adesso  e la “conquista” del cucchiaio di legno sposterebbe di poco la bilancia.
Perché oggi il torneo è una  sorta di 4+2 con Galles, Irlanda, Francia e Inghilterra che possono guardare Italia e Scozia dall’alto in basso. Da parecchio più in alto. E gli azzurri hanno ceduto a questi avversari tre secondi tempi. Una quantità di minuti  complessivi tali da rendere impossibile una vittoria nelle tre gare interessate, ma che se leggiamo gli stessi numeri alla rovescia sta a significare che nelle restanti tre frazioni abbiamo giocato sempre alla pari. Con una migliore tenuta fisica – la vera sorpresa negativa di questo torneo, l’anno scorso non eravamo praticamente mai andati in apnea – avremmo strappato quantomeno dei gap di punti inferiori in un paio di occasioni. Possiamo e dobbiamo fare meglio, ma poteva pure andare molto peggio. E tranne che con il Galles una nuova mentalità la si è vista sempre.
Poi c’è la partita-beffa con l’Inghilterra: squadra giovane e inesperta quanto si vuole ma dal talento enorme e con margini di crescita pazzeschi (lo dico ora: questa Inghilterra e l’Australia nel 2015 saranno le squadre da battere al Mondiale). Squadra comunque capace di superare la Francia vicecampione del mondo nella sua fortezza parigina. Squadra che un mese fa è stata messa sotto dall’Italia in una gara in cui gli azzurri devono solo prendersela con se stessi. Avessimo vinto all’Olimpico oggi leggeremmo la metà delle critiche che vengono scritte.
Il fatto è che questa non è ancora l’Italia di Brunel. Questa è la squadra di Nick Mallett a cui il ct francese ha iniziato a mettere mano. Arrivato a fine ottobre l’ex allenatore di Perpignan ha subito dato prova di grande pragmatismo: “Per il Sei Nazioni il gruppo sarà quello dei Mondiali con qualche innesto, poi vedremo”. Quante volte abbiamo sentito queste parole? Lo stesso dicasi per lo staff tecnico, confermato fino a fine marzo.
Ecco, io credo che nelle prossime settimane verranno annunciate parecchie novità e che il gruppo di giocatori che prenderà parte al tour estivo vedrà tante novità. Che parecchie facce a cui siamo abituati, le vedremo sempre meno. Quella sarà la prima vera Italia di Jacques Brunel. Magari peggiore di questa, speriamo molto migliore. Ce lo dirà il tempo. Di sicuro molto diversa.

E si spera che le novità non riguardino solo chi deve infilarsi un paio di scarpini per andare in campo a giocare, ma anche nel gruppo di persone che devono coadiuvare il ct nel suo lavoro. Non me ne vogliano Troncon e Orlandi, che non ho mai messo sul banco degli imputati e non intendo iniziare a farlo ora, ma i risultati degli ultimi quasi 5 anni non depongono nel complesso a loro favore. Un cambiamento non sarebbe né una vigliaccata e nemmeno un tradimento. A meno che non si voglia in qualche modo “commissariare” Brunel, cosa che non ci porterebbe da nessuna parte.

Accordo Auckland Blues-FIR: è game over

E’ fatta. No, aspetta un attimo. Mi spiace, no grazie. Fermo un po’, a me interessa. Non se ne fa nulla, costa troppo.
No, non ho la sindrome di Tourette. Non ancora, almeno.
Quelle frasi un po’ sconnesse segnano le fasi delle trattative tra FIR e Auckland Blues per uno scambio che prevedeva uno stage di tecnici e una decina di giocatori italiani in Nuova Zelanda alla “corte” di una delle franchigie che partecipano al Super Rugby e la permanenza in Italia di uno staff neozelandese come scambio di cortesie (se vi interessano tutte le fasi della trattativa e i principali punti previsti dal piano andate a questo link).
Dopo che si era arrivati a un passo dalla firma, con il previsto arrivo del plenipotenziario dei Blues a Roma Andy Dalton a metà febbraio, c’è però stato un brusco stop. Un “no” che aveva creato qualche fibrillazione in FIR: a dire stop era stato Carlo Checchinato, ma il responsabile dell’Alto Livello della federazione aveva incrociato le lamentele del Coordinatore Tecnico Federale Franco Ascione, che pareva intenzionato ad usare il suo budget pur di portare avanti il progetto (costi stimati, circa 90mila euro).

Bene, ora siamo arrivati alla conclusione: dalla FIR è infatti arrivato un no definitivo all’accordo, adducendo a motivi economici. Novantamila euro non sono pochi, in effetti, ma il gioco valeva la candela: sarebbe stata una grande opportunità di crescita per un gruppo di giocatori e tecnici che avrebbero poi trasmesso le nuove conoscenze a compagni e colleghi. Certo questo non basta per far fare un salto di qualità ai nostri ragazzi e all’U20, la squadra interessata dal progetto, ma male non avrebbe fatto. Anzi. E quello che in FIR vedono come “costo” io lo leggo piuttosto come “investimento”. Parere personalissimo quest’ultimo, prendetelo quindi con le molle e per quello che può valere. E i soldi di cui si parla non sono miei.
In federazione comunque tengono a precisare che il “no” di oggi non esclude progetti simili già a partire dal prossimo anno, anche se i soggetti interessati non saranno neozelandesi ma – diciamo così – geograficamente più compatibili (leggi anche: meno dispendiosi).

C’è comunque un ultimo strascico poco simpatico. Ad Auckland stanno ancora aspettando una risposta definitiva da Roma. Definiamo “aspettando”: non sono stupidi, hanno capito che la cosa non si farà e quindi si stanno muovendo diversamente, ma una comunicazione ufficiale dalla FIR non sarebbe ancora arrivata. Uso un eufemismo: non l’hanno presa benissimo…

Falli pericolosi e sanzioni: un forum a Londra per modifiche e inasprimenti

Mantenere una corretta disciplina, sanzionare i comportamenti più periolosi, evidenziare i trend entro cui si sta muovendo il gioco della palla ovale. Questi gli obiettivi che erano sul tavolo dell’IRB Morality Conference tenuta a Londra lunedì e martedì. Una due-giorni di incontri e dibattiti a cui hanno partecipato giocatori “internazionali”, allenatori, quadri dei club e arbitri (qualcosa di molto simile si era tenuto nel 2005).
L’intenzione è quella di rimodulare le sanzioni per i comportamenti scorretti a fronte anche dell’allargamento geografico che sta interessando il rugby e anche dei vari livelli del gioco.
Sotto osservazione in particolar modo la “Regulation 17” dell’IRB, quella che riguarda i falli più pericolosi.
Le modifiche e gli aggiustamenti (che non sono stati resi noti) verranno inviati all’IRB Council accompagnati da una lettera che ne raccomanda l’approvazione.
Questa la lista dei partecipanti:

Playing representatives: Maggie Alphonsi (England), Danny Grewcock (England), David Barnes (IRPA), Al Baxter (Australia), John Smit (South Africa), Jean Claude Skrela (France), Didier Retière (France), Agustin Pichot (Argentina), Chris Paterson (Scotland), Omar Hassanein (IRPA), Rhodri Gomer-Davies (Wales), Phil Orr (Ireland), Carlo Checcinato (Italy), Graham Mourie (IRB Rugby Committee Chairman).

Coaching representatives: Robbie Deans (Australia), Jean Claude Skrela (France), Joe Lydon (Wales).

Refereeing representatives: Paddy O’Brien (IRB), Ed Morrison (England).