Scommesse e quote: nulla di nuovo dal fronte neozelandese

I bookies non cambiano idea. Per la vittoria finale nel mondiale di rugby che si sta disputando in Nuova Zelanda considerano ancora i padroni di casa degli All Blacks i favoriti, dopo aver stracciato anche il Canada nell’ultima partita prima dei quarti. La quota che riguarda la nazionale neozelandese rimane molto bassa, a 1.80, inseguita molto da lontano dagli australiani, a 8.00, e dal Sud Africa, a 8.5. Lo strapotere All Blacks sembra non avere fine.

Video: e Kevin the Tipster vaticinò l’Irlanda

Il pronostico di una pecora neozelandese. Ma la colpa è sicuramente del bunga-bunga, che ovviamente viene citato…

Video: il rugby in Brasile, ovvero quando la capacità di prendersi in giro diventa arte

Rugbisti? Roba da una botta e via…

Gleeden.com fa la ricerca, l’AGI rilancia, io distribuisco…

Chi ha detto che i calciatori sono i piu’ desiderati dalle donne? Le italiane vanno oltre il cliche’ e, forse, complici il mondiale di rugby e le ultime vittorie dell’Italia sembrano preferire nei loro sogni sexy gli statuari corpi dei giocatori di palla ovale.

Secondo le iscritte al sito Gleeden.com, il 78% delle donne vede nei rugbisti degli ottimi compagni per una notte lontano dal partner ufficiale. Per il 63% delle intervistate i protagonisti del rugby sono uomini che ispirano sicurezza e poi, secondo il 97% delle donne, sognare di tradire il proprio uomo con un rugbista non equivale a tradire. “Principi azzurri dalle braccia possenti” e proprio i bicipitisono la parte del corpo che il 36% delle donne preferisce nei giocatori di rugby, seguito dal fondoschiena con il 31% e dalle cosce con il 22% delle preferenze. Tra i rugbisti piu’ apprezzati dall’universo femminile Mirco Bergamasco e’ il piu’ desiderato dalle signore con il 52% delle preferenze, seguito dall’attuale capitano della nazionale Sergio Parisse, che raccoglie il 25% dei consensi, e da Gonzalo Canale con il 19%.

Uenuku – Quel sapore italoriundo che rafforza i giornalisti downunder

di Stefania Mattana

É vecchia come il mondo, o come il mondo cosmopolita, eppure la storia degli oriundi e degli equiparati fa sempre parlare e divide l’opinione pubblica. Anche il sito ufficiale della Rugby World Cup ha deciso di affrontare questo argomento, prendendo per esempio il caso italiano, con un articolo che elenca e racconta dei nostri sette italoargentini in terra neozelandese. Un dettaglio, quello del passaporto, che senza polemica evidente viene spiegato nel pezzo, e messo sulla prima pagina del sito.
Circa 20 milioni di argentini hanno origini italiane, discendenti di oltre due milioni di immigrati che hanno attraversato l’Atlantico tra il 1861 e il 1920. Un’intera generazione di rugbisti argentini sono cresciuti con il diritto di possedere anche il passaporto italiano e quindi anche con la possibilità di essere chiamati in azzurro, recita l’articolo, che continua raccontando della chiamata dalla Nuova Zelanda di coach Mallet a Sbaraglini, del luogo di nascita di Parisse, della mischia italiana, nella quale figura Castrogiovanni, della mediana composta da Canavosio e Orquera, dei due Gonzali, legati dallo stesso nome e dallo stesso ruolo. E dallo stesso luogo d’origine.
“Quella di scegliere l’Italia è stata la decisione giusta per la mia crescita personale, sia come giocatore che come uomo” ha raccontato Garcia, ricordando il giorno (lo stesso giorno) in cui sia la nazionale Italiana U19 che l’Argentina A lo convocarono. E lui scelse gli Azzurri.
Una coppia di centri, quella dei Gonzali, che sembra davvero vincente anche per l’ufficio stampa della RWC, tanto che non si manca di sottolineare che i due hanno giocato insieme un sacco di volte, e si conoscono molto bene e giocano bene insieme. Per fortuna per l’Italia.

Assieme ai 7 argentini (ma anche italiani) che partecipano al mondiale, non manca una citazione d’obbligo anche per il ex e gli assenti: Diego Dominguez – il top scorer italiano di sempre – Carlos Nieto e Santiago Dellape. Non c’è niente di male nell’esaltare e complimentarsi con i nostri oriundi ed equiparati, non importa se sono argentini di nascita, o neozelandesi, sudafricani, australiani.
Vestire la maglia di una nazionale è sempre un onore, e come tale i nostri mezzostranieri si sono comportati, sul campo così quando intonano a gran voce l’inno di Mameli.
Il piglio fresco e placido dell’articolo citato, prendendo spunto dal prossimo match dell’Irlanda contro i nostri, sembra quasi una piccola finestra di focus su una delle squadre che al mondiale potrebbe fare un colpaccio storico. Certo è che il titolo fa pensare che si voglia attribuire qualche etichetta di troppo alla squadra, di quelle etichette che agli italiani e agli italoriundi non piacciono per niente: “Argentine flavour bolsters Azzurri challenge”, ossia qualcosa come “Il sapore argentino rafforza la sfida degli Azzurri”.
Non so se è la coda di paglia che mi fa scrivere, oppure il pensiero al contrario della nostra Accademia, ma chissà cosa sarebbe successo e cosa si sarebbe detto, se fosse andato online un pezzo sul sapore figiano e samoano che rafforza la sfida degli All Blacks.