Elezioni FIR: oggi la “capitale” è Rovigo

da Il Gazzettino di Rovigo

La campagna elettorale per la Fir entra nel vivo anche a Rovigo. Dopo la dichiarazione ufficiale del presidente della Vea FemiCz Francesco Zambelli e di tutti i club veneti d’Eccellenza, a sostegno della candidatura di Amerino Zatta, la cordata capeggiata
dal Benetton Treviso parte alla conquista dei piccoli club. Stasera nella sala consiliare del “Battaglini” è in programma un incontro con Badia, Villadose, Frassinelle,
Lendinara e Porto Viro. I club di serie A, B e C. Nonché con le realtà giovanili come Junior Rovigo, Monti e probabilmente Stanghella, realtà padovana che di fatto gravita su Rovigo. Il presidente del Benetton Amerino Zatta e il dg Vittorio Munari proporrano il loro programma e discuteranno del futuro del rugby in un confronto che si preannuncia particolarmente interessante e stimolante.
(…) Zatta avrà l’arduo compito di spostare i voti dalla sua parte. I piccoli club polesani finora sono infatti filo-federali. Idem dovrà fare con la Junior, il cui presidente Luigi Costato non è in linea col Benetton, e forse con la Monti. (…)

Umberto Nalio per Il resto del Carlino – Rovigo

NON SI CONOSCE ancora quale sarà la data delle prossime consultazioni elettorali per la nomina del nuovo presidente della Fir, in compenso però i vari candidati si stanno muovendo per raccogliere consensi. Il più attivo per ora sembra essere il siciliano Gianni Amore, che nei suo peregrinare per l’Italia dei rugby ha trovato modo di fare tappa anche a Rovigo.
Ieri mattina il presidente dei comitato della Sicilia si è intrattenuto un paio d’ore con Francesco Zambelli, il patron della Vea Femi Cz ed attuale presidente della Rugby Rovigo, al quale ha avuto modo di esporre il proprio programma che, secondo quanto da lui riferito, è stato ritenuto molto interessante. Fra qualche giorno anche l’altro candidato, il trevigiano Aimerino Zatta, farà il suo giro in Polesine, a caccia di ulteriori
consensi.
(…) Il meccanismo elettorale prevede, sempre secondo il vecchio statuto, che un candidato per vincere debba raccogliere la maggioranza assoluta. Qualora questo non si verificasse, si andrebbe al ballottaggio. Quindi anche le alleanze con le società minori possono assumere un gran valore.

Il Veneto inizia a contarsi: parte la lunga corsa alla presidenza FIR

Ivan Malfatto per Il Gazzettino

Le elezioni per il rinnovo del presidente e del consiglio federale del rugby partono in Veneto. La data dell’assemblea nazionale non è fissata, ma stasera a Vicenza si comincia già a votare. I tecnici vicentini sono chiamati ad esprimere il nome del delegato che, insieme a quelli espressi delle altre province, decideranno il nome di chi andrà a votare per il Nordest il rappresentante degli allenatori in seno al consiglio della Fir. Il quale dovrebbe essere composto, secondo le nuove regole, da soli dieci componenti: sette dirigenti, due giocatori e un tecnico.
Dopo Vicenza sarà la volta di Belluno (domani), Padova (mercoledì), Verona (lunedì 16 luglio), Rovigo (17), Treviso (18), Venezia (19) e Friuli Venezia Giulia (23).
Prima di fine mese avremo così un quadro dei possibili rapporti di forza e delle alleanze a
Nordest. La candidatura del presidente del Benetton Amerino Zatta con il sostegno di tutti i colleghi dei club d’Eccellenza veneti (Rovigo, Padova, Mogliano, San Dona) è un fatto
epocale. Ma bisogna vedere quanto saprà attecchire fra i piccoli club. Quelli dalla serie A
in giù. Tradizionale feudo di Tullio Rosolen della Tarvisium. Il tessitore-proconsole del presidente Giancarlo Dondi sul territorio. L’uomo che è sempre riuscito a frantumare le velleità unitarie e d’opposizione del Veneto, portando voti decisivi alla causa dondiana. Riuscirà a fare altrettanto per Alfredo Gavazzi, il candidato federale alternativo a Zatta e al terzo uomo Gianni Amore? La sua presenza, insieme all’ex presidente del Rovigo Susanna Vecchi, alla presentazione della candidatura di Gavazzi a Parma parrebbe dire di sì.
Perciò la competizione che parte stasera nelle otto province veneto-friuliane per i delegati
tecnici sarà doppiamente indicativa. Direttamente per esprimere un allenatore prò Zatta o prò Rosolen (Gavazzi) da mandare a votare per il rappresentante dei tecnici nel consiglio Fir.
Indirettamente per vedere quanti piccoli club si schiereranno, palesemente o nell’urna, da una parte o dall’altra. I voti per l’assemblea in Veneto sarebbero 3.500 su 17mila totali.
Da quanti ne finiranno nei due schieramenti si capirà già che piega potranno prendere le elezioni, orfane dopo 16 anni del loro sovrano incontrastato.

Elezioni FIR: Gavazzi vuole Giovanelli, lui vuole il Veneto e la Lombardia uniti

Fabrizio Zupo per la Tribuna di Treviso

Non ha bisogno d’essere tirato per la giacchetta per dire la sua: generoso in campo come nei rapporti umani capitan Giovanelli va via dritto. C’è però una voce che lo vede indicato da Alfredo Gavazzi (candidato presidente Fir contro Amerino Zatta della Benetton e Gianni Amore) all’unico posto previsto in consiglio di rappresentanza dei tecnici (altri due dei giocatori e sette i consiglieri espressi dai club). Il “Giova” 45 anni, 37 volte capitano azzurro, nel 1997 guidò la Nazionale alla vittoria di Grenoble contro la Francia vincendo il Fira. Pochi lo ricordano, fu un record assoluto: per la prima volta in 70 anni un paese del Fira (una serie B europea) batteva in finale la Nazionale fresca vincitrice del 5 Nazioni con tanto di grande slam. Fu il capolavoro sul campo del gruppo di Coste che permise quello politico: entrare nell’elite.
Allora Giovanelli è solo una voce elettorale? «Ad oggi non ho avuto contatti di nessun genere, né da una né dall’altra parte». Nella tessitura della geografia elettorale il fronte Veneto con l’adesione di Rovigo (per nulla scontata) e quella più prevedibile ma che rosicchia il voto lombardo di Viadana (contro Dondi dopo la bocciatura degli Aironi), il mitico capitano sarebbe un bel colpo per la lista Gavazzi. Anche perché spesso antagonista (creò il Crri alle precedenti elezioni) alle scelte federali. È comunque una risorsa per il movimento azzurro.
Pur non schierato qual è il suo pensiero su questa estate elettorale che cambia gli orizzonti:
«Credo sia giunto il momento di fare un ragionamento sul rugby e sul momento difficile
che sta vivendo come tutto per la crisi – dice ricordando orgoglioso di aver appena formato
una rosa tutta italiana per i Crociati in Eccellenza – Dondi non c’è più e questo forse ha sparigliato i giochi. Ma io credo che sia arrivato il momento di un accordo fra Lombardia e Veneto: uniti per trainare il rugby azzurro. Bisogna creare percorsi di condivisione. C’è bisogno di mediazione, di riuscire a costruire; invece il rugby italiano ha sempre avuto una forte propensione a distruggere».
Ma in un momento di crisi, le franchigie per lei hanno un senso o sottraggono risorse al movimento, ai club che non ce la fanno: «Le franchigie dovrebbero potersi moltiplicare in futuro ma per farlo devono collegarsi con il territorio, con le società. Non possono essere delle nuvole sospese e isolate su una realtà che invece arranca. Forse per la fretta di entrare in Celtic non s’è partiti ben preparati. È il momento di mettersi a ragionare».

Italrugby, a Bologna volano ancora stracci per il “no” all’Australia

Francesca Blesio e Guido de Carolis per il Corriere di Bologna

Non l’aveva toccata piano, l’assessore al Turismo Nadia Monti. «Si può essere ottimi imprenditori sportivi e nel settore costruzioni, ma avere grandi limiti nel comprendere le opportunità per la città», aveva sentenziato. A prendersi la pallonata era stato Albano Guaraldi, reo di non aver concesso lo stadio Dall’Ara per la partita di rugby Italia-Australia del 24 novembre: un match (potenzialmente) da 40 mila spettatori, molti dei quali stranieri, quindi turisti. «Avrò grandi limiti nel comprendere le opportunità per la città — ha ribattuto il presidente del Bologna —, ma Nadia Monti ha perso un’occasione per stare zitta. Ha parlato di una situaizone che non conosce».
La Federazione Italiana Rugby aveva scelto lo stadio per il test degli azzurri, ma la società
rossoblu ha rifiutato di concedere l’impianto. Il campo subirebbe troppi danni. Camera di Commercio, Aeroporto e Comune non hanno gradito, ritenendo la scelta un’occasione persa per il turismo.
«Disputare una partita di rugby il 24 novembre — ha spiegato il presidente — significa avere il manto inutilizzabile per due mesi. Abbiamo volentieri dato il campo per il concertone per i terremotati, ma ora occorrono 52 mila euro e due mesi per rimetterlo in sesto perché ha preso un fungo. In estate c’è tempo per recuperare, ma a novembre non possiamo permetterci due mesi di inagibilità». Sono mancati anche passaggi chiave. Chi voleva organizzare il match non ha usato buone maniere. Prima di annunciare l’amichevole avrebbe dovuto chiedere al club la disponibilità. «Se fossero venuti prima avremmo potuto trovare una soluzione. II campo lo diamo, ma dobbiamo guardare il calendario. Quello della prossima stagione non è ancora uscito. Come facciamo a decidere ora? Chi vuole utilizzare il campo non può poi prescindere dalle nostre esigenze. E noi che lo gestiamo sappiamo ciò serve per curarlo. A Firenze non fanno problemi? Il nostro campo è diverso e più delicato. Se vogliono parlare con noi di un’altra data, siamo qui. Ma a novembre no, non si può. Già aprile-maggio sarebbe diverso».
La convenzione dà ragione al club. Il Dall’Ara è la casa del Bologna e dello sport, il club rossoblu non ne è geloso. Chi vuole utilizzarlo deve però tenere presente che il Bologna è affittuario pagante e gestore e come tale va consultato.

Bologna, è battaglia di accuse per il “no” all’Italrugby

Alessandro Mossini per Il Corriere di Bologna

E una vera e propria guerra quella che si è scatenata dopo il rifiuto del Bologna a concedere il Dall’Ara per Italia-Australia di rugby, in programma per il 24 novembre. Tutto cominciò a marzo quando la FIR, la Federazione Italiana Rugby, mise in calendario il test match degli azzurri contro i Wallabies — in preparazione al Sei Nazioni 2013 che inizierà a febbraio — proprio nell’impianto bolognese, rendendolo
un paio di mesi dopo anche un’occasione benefica, visto che parte dell’incasso sarebbe
stato devoluto ai terremotati emiliani. Poi il no del Bologna e niente Italrugby al
Dall’Ara, come successe già nel 2010 per il test match contro il Sudafrica quando Firenze sopravanzò Bologna.
Il primo ad esprimere la sua rabbia è stato Francesco Paolini, presidente del Bologna
Rugby 1928 che già nel 2010 tentò di portare gli azzurri in città, attaccando Albano Guaraldi: «Non si è comportato da presidente di una società sportiva ma ha pensato solo al suo tornaconto e non all’interesse della città. Era una grande occasione
turistica e commerciale, ma lui non ci guadagnava nulla quindi non ha voluto dare
il proprio contributo alla città».
La scelta del Bologna è piaciuta poco anche a Palazzo d’Accursio, come evidenziano
le parole dell’assessore allo sport Luca Rizzo Nervo: «La posizione del Bologna, pur argomentata, ci lascia con l’amaro in bocca perché priva la città di una grande occasione promozionale: il grande rugby a Bologna manca dalla fine degli anni ’90». Esattamente dal 20 dicembre 1997, quando al Dall’Ara l’Italia batté l’Irlanda,
conquistando l’ammissione all’allora Cinque Nazioni. Per l’occasione la Lega Calcio si
era detta pronta al rinvio di una o due partite per permettere al Bologna di rimettere a posto il campo ma Guaraldi spiega: «Non c’è nessuna preclusione da parte del Bologna verso una disciplina affascinante come il rugby e non c’entrano questioni di tornaconto: Paolini rivolge a me e al Bologna accuse surreali. Gli agronomi che abbiamo interpellato ci hanno spiegato che il danno al manto erboso del Dall’Ara non sarebbe risanabile in due settimane, tornando alla normalità solo in primavera. Non è un caso che la convenzione col Comune escluda il rugby dagli sport praticabili sul nostro campo. Sono ragioni oggettive e, credo, condivisibili». (…)