Dibattiti ovali – Nuovo Statuto: un’analisi e un po’ di domande in attesa di risposta

La scorsa settimana la FIR ha diffuso il testo del nuovo Statuto voluto e imposto dal CONI. Non è facile muoversi in questo genere di documenti, un po’ per il linguaggio molto tecnico e a volte sibillino. E un po’ perché per poter dare un giudizio con cognizione di causa bisognerebbe essere in grado di poter dire cosa c’è nel testo che si va esaminando e anche (soprattutto?) cosa non c’è, magari rispetto alle bozze e ai documenti presentati e votati in precedenza.
Il presidente del CUS Padova Roberto Zanovello mi ha inviato una “lettura” su alcuni aspetti del nuovo Statuto. Io ve la giro così come l’ho ricevuta. Se qualcuno ha qualcosa da ridire, sottolineare o controbattere sappia che qui le porte sono aperte per tutti, dal presidente FIR sino all’ultimo dei tifosi. Scrivetemi e io pubblico.
Ecco la lettera di Roberto Zanovello.

IL nuovo Statuto della FIR . Il CONI smentisce pesantemente la Federazione.

IL Nuovo Statuto della FIR dopo diverse e lunghe vicissitudini è stato finalmente approvato dal CONI con delibera n. 98 del 23 giugno 2012, che ha approvato il testo del Commissario ad Acta dello stesso CONI prof. Giulio Napolitano, che ha deliberato con provvedimento n. 959 dell’11 giugno 2012.
Finalmente. E’ da settembre del 2010 che questo Statuto doveva essere approvato (!). Alla fine abbiamo dovuto aspettare l’intervento del CONI per questa decisione. E’ da ricordare comunque che la FIR avrebbe potuto, quando ha chiesto la nomina del Commissario ad Acta (con nota del 22 novembre 2011), optare per la convocazione dell’Assemblea Straordinaria per l’approvazione di questo documento. C’era il tempo e sarebbe stato un importante passaggio per confrontarsi con le società affiliate. Qualcuno ci dovrebbe dare in questo senso, più di qualche spiegazione (Il Presidente ed il Consiglio Federale), visto che si è preferito un commissariamento ad un rapporto con le società.

Il primo ed eclatante dato che emerge dalla lettura del Nuovo Statuto, è comunque che il CONI “elimina”, smentendo clamorosamente la FIR, quella che era l’architettura portante su cui si reggeva la proposta della Federazione così come portata all’Assemblea Straordinaria del 25 giugno 2011 (poi andata deserta). E cioè la modifica all’art. 14: “Vincolo sportivo dei tesserati giocatori” e dell’art. 20: “Diritto di voto delle Società affiliate”. Vengono cassate ed eliminate le proposte del Consiglio Federale e riportato in vigenza il testo del vecchio Statuto. Considerate le polemiche emerse su questi punti, la decisione del CONI è secca ed esemplare: via tutto.
Se fosse passato quanto proposto dalla FIR avremmo avuto una modifica del vincolo dei giocatori tesserati molto pesante nei confronti delle società di formazione, e si sarebbero modificati i criteri di assegnazione dei voti delle società per le assemblee non più e solo sulle attività fatte negli anni, ma sui risultati. Tutto questo (e il fatto era in sé era scandaloso) senza mai averne parlato con la “base del movimento”.

Altre modifiche sono state portate dal Nuovo Statuto recependo i”principi informatori” deliberati dal CONI”. Li riportiamo di seguiti senza avere la pretesa di ricordali tutti, ma perché rappresentano notevoli novità:

All’Art. 25 – Il Consiglio Federale – Composizione ( Nuove Norme)
1. Il Consiglio Federale è composto dal Presidente della Federazione, che lo presiede, e da dieci consiglieri federali di cui:
a. due tra i tesserati giocatori eletti dai delegati dei giocatori;
b. uno tra i tecnici eletti dai delegati provinciali dei tecnici;
c. sette tra gli altri tesserati della Federazione eletti dagli Affiliati.

AI Consiglio federale partecipano senza diritto di voto gli eventuali membri italiani eletti nel Consiglio della IRB, FIRAAER, SIX NATION ed E.R.C.

All‘Art. 26 – Competenze del Consiglio Federale (Nuove norme):
– Comma 1): “Il Consiglio Federale è l’organo preposto alla verifica della corretta esecuzione del programma tecnico-sportivo, alla valutazione dei risultati sportivi conseguiti e alla vigilanza sul buon andamento della gestione federale. Il Consiglio opera in conformità alle finalità previste dall’art.2 e alle direttive approvate dall’Assemblea Generale”.

– Comma f) : “Il Consiglio Federale adotta gli indirizzi per lo gestione amministrativa della Federazione e definisce i criteri per l’impiego dei fondi a disposizione della Federazione”.

Vengono modificate i numeri di composizione del Consiglio Federale, 10 in tutto.
Viene eliminato completamente il Comitato Esecutivo spostando le competenze al Consiglio Federale ed introdotto all’art. 28 Bis Il Comitato di Presidenza, che è un organo di supporto (non obbligatorio) all’attività del Presidente. In sostanza vengono riportate prerogative decisionale ed esecutive all’interno del Consiglio Federale che finora risultava più un organo di ratifica delle decisioni del Comitato Esecutivo. Non è poco, si porta una centralità di decisione all’organo eletto dall’Assemblea Generale.

All’art. 49 – Esercizio finanziario vengono introdotti due sostanziali novità:
Comma 9) : “Il bilancio consuntivo annuale e le relazioni illustrative, dopo l’approvazione del C.O.N.I., devono essere trasmessi a tutte le società ed associazioni aventi diritto a voto, oppure pubblicizzati per il tramite del sito federale”.
Comma 10): “ove la FIR costituisca società strumentali allo svolgimento dei propri compiti, il loro bilancio deve essere pubblicato e allegato al bilancio federale anche ai fini dell’approvazione di quest’ultimo da parte del C.O.N.I. “

Alcune domande su questo ultimo art. 49 del Nuovo Statuto, che è esecutivo. Sono rivolte all’attuale Presidente e Consiglio Federale ma anche ai candidati alla Presidenza FIR:
1) Quanti giorni, ore e minuti dovremo aspettare perché il bilancio consuntivo annuale e le relazioni illustrative siano trasmessi alle società affiliate o pubblicizzati tramite il sito federale? Sarebbe opportuno inoltre, visto che siamo a fine mandato quadriennale della FIR, che venissero messi a disposizione oltre al bilancio consuntivo 2011 anche i bilanci consuntivi 2008, 2009 e 2010.
Il tutto in considerazione che la prossima Assemblea Ordinaria sembra sia convocata a settembre 2012. Diamoci il tempo di conoscere qualcosa della realtà economica della FIR, senza dover andare a Roma per prendere visione di questi documenti, come qualcuno ci ricordava in questi giorni (!?).

2) La FIR può costituire società strumentali allo svolgimento dei propri compiti, con le precisazione contenute al nuovo comma 10. La gestione della nuova franchigia federale delle “Zebre” come viene organizzata ? Chi firma e chi paga e con quale criterio vengono investite risorse economiche di tutto il movimento su questa iniziativa?

14 luglio 2012
Roberto Zanovello
Presidente CUS Padova Rugby

L’Australia via da Bologna: e se il calcio avesse ragione?

Stefano Biondi per Il Resto del Carlino di Bologna

DISPIACE a tutti che il prossimo 24 novembre Italia-Australia di rugby non si giochi allo stadio Dall’Ara di Bologna. Visto che da ventidue anni i signori del calcio non si
degnano di farci vedere una partita della Nazionale, manco avessimo la fama di
mangiabambini vestiti di azzurro, ci saremmo volentieri rifatti gli occhi con il meglio di uno sport che, in quanto a spettacolo, non ha nulla da invidiare al calcio e che, in tutto il resto, dal calcio è invidiato.
Famiglie delle opposte tifoserie insieme, come i giocatori a fine gara, zero barriere, molta allegria e finiamola con ‘sta storia che è la violenza dei giocatori in campo a
contagiare il pubblico, perché i rugbysti in partita se le danno di santa ragione senza
scaldare gli animi.
VIVA il rugby, allora. Ma il no del Bologna ci stava. Il problema è stato di comunicazione. La Federazione del rugby avrebbe dovuto sapere che a gestire (e a pagare) il Dall’Ara è il Bologna Calcio e non avrebbe dovuto chiedere al Comune di organizzarle una festa in casa d’altri.
Casomai, si chiama l’inquilino e si chiede permesso. La trattativa sarebbe nata sotto auspici migliori. Il nostro augurio è che ci riprovino, questa volta facendo le cose
perbene. Amici del rugby, aspettate i calendari del calcio, guardate quando il
Bologna gioca in trasferta dopo l’eventuale partita di rugby, per dargli il tempo
di rimettere a posto il prato e, aspetto non trascurabile, mettetevi d’accordo su chi paga gli eventuali danni. Magari basta dire «facciamo un po’ per uno».

Elezioni FIR – Brutte cose che succedono a Rovigo. E – forse – anche altrove

Ivan Malfatto per Il Gazzettino

Forse nelle altre province italiane non succederà così. Magari altrove sono tutti campioni di democrazia. Certo che quanto accaduto nel microcosmo di Rovigo questa settimana in fatto elezioni federali è esemplare del clima della campagna elettorale.
I fatti. Il veneto Amerino Zatta, uno dei candidati alternativi alla linea federale insieme
al siciliano Gianni Amore, ha organizzato un incontro per presentare
il suo programma. Al “Battaglini”, sede del club di Eccellenza che sostiene ufficialmente
la sua candidatura. Fra tutte le realtà minori invitate metà si sono presentate ad
ascoltare, e non necessariamente voteranno Zatta: Badia (serie A), Cus Ferrara (B), Frassinelle (C) e Rose (femminile). L’altra metà no: Rovigo Junior (giovanile), Monti (minirugby), Villadose (B), Porto Viro e Lendinara (C). Motivi? I più vari. Mancato invito personale, invito in ritardo, poco tempo e scarso interesse. La verità, confermata
da alcuni dei diretti interessati, è che nei giorni precedenti era partita una raffica di telefonate e inviti perentori da parte dei sostenitori della candidatura federale (rappresentata da Alfredo Gavazzi) a non presentarsi. E i piccoli club non si sono presentati.
Il commento. Che nella battaglia per la Fir si usino anche queste forme di persuasione ci sta. Non è in linea con i valori di lealtà e correttezza di cui si ammanta il rugby, ma così va il mondo. Che delle società rinuncino a priori a un esercizio di democrazia, come ascoltare un programma elettorale, è molto più grave. Ed è significativo di quello che è il livello di base del rugby italiano.

Firenze si candida a diventare la seconda casa dell’Italrugby

Simone Spadaro per Corriere Fiorentino

Firenze si candida a diventare la seconda casa dei rugby nazionale. Se all’Artemio Franchi non potremo mai avere una gara del Sei Nazioni dato che l’organismo continentale chiede
che ogni federazione designi un solo stadio (e questo sarà sempre il Flaminio di Roma) a Firenze si punta a far giocare il quindici azzurro ogni anno con un test match così come accadrà sabato 24 novembre contro l’Australia.
La seconda nazionale del ranking mondiale che già ha «battezzato» l’erba fiorentina il 20 novembre 2010 (quando ha esordio nella nazionale maggiore il pratese Ugo Gori), sarà
ancora al Franchi per un evento che già alla vigilia tutti pronosticano sold out. L’idea di avere ogni anno Martin Castrogiovanni e compagni in città è del vicesindaco e assessore allo sport Dario Nardella: «Ogni anno Firenze ospiterà un test match della nazionale di rugby. Spiegando al presidente della Federugby Dondi che c’era il via libera per la partita con l’Australia — ha detto Nardella — gli ho chiesto l’impegno che ogni anno, in accordo
naturalmente con la Fiorentina calcio, il Franchi possa ospitare un test match degli azzurri. Lui mi ha dato la sua disponibilità e, quindi, per il 2013 mi aspetto l’arrivo nella nostra città
della grande nazionale del Sud Africa. (…)
Per il club viola il via libera è stato confermato dal direttore esecutivo Gianluca Baiesi: «È un piacere per la Fiorentina poter ospitare l’Italia di rugby — ha detto Baiesi — e proprio
la Fiorentina è stata la prima in Italia a lanciare il “Terzo tempo” tipico della filosofia del rugby. La convenzione col Comune prevede per il Franchi una struttura aperta anche a concerti ed altri sport. Il nostro — ha aggiunto Baiesi — è un esempio in Italia di quelle che sono le grandi arene europee. Abbiamo dimostrato, come Fiorentina, di saper organizzare un evento all’altezza delle attese dei tifosi».

In giro con Zatta, a 360° sul movimento ovale italiano

Alcuni stralci di una bella e lunghissima intervista di Antonio Zizola per La Meta

(…) Qual è la sua fotografia del movimento rugbistico in Italia ad oggi?
“Credo che il movimento stia soffrendo. Soffrendo in tutti i settori, soffre da un punto di vista economico, soffre sul versante del lavoro che manca, soffre per mancanza di un progetto, e infine soffre perché non ci sono delle direttive chiare e semplici da
perseguire collettivamente. Niente è facile, per carità, però penso che ci sia la necessità di capire, parlare e sentire tutte quelle che sono le problematiche del nostro mondo,
per arrivare ad un’analisi completa ed esaustiva della realtà.” (…)

Quali sono i cambiamenti che lei, anche alla luce delle sue variegate esperienze apporterebbe in seno alla Federazione. Abbiamo letto le sue proposte in tema di
trasparenza del bilancio e gestione dei fondi ma ci sono questioni minori ugualmente importanti, ci sono società che hanno problemi a trovare un campo decente dove
giocare, altre che hanno problemi a pagare le bollette per le forniture di energie, genitori che si autotassano per compare i palloni con i quali far giocare i propri figli? Insomma il rugby Italiano è, di fondo, un rugby che si nutre ancora della famosa salsiccia e del contributo spassionato di migliaia di persone, allora cosa proporre considerando anche queste problematiche?
“Dico per fortuna. Per fortuna che ci sono queste persone che si muovono munite di cuore e passione per il nostro sport. Sono le nostre fondamenta. Nello specifico
comunque, parto dal presupposto che non conosco il bilancio della federazione”.
In federazione dicono che basta chiederlo, insomma che è a completa disposizione
di chiunque sia interessato.
“Sì certo ma ci sono modi e modi di presentare un bilancio, ad ora si possono sapere voci di ricavo e voci di costo, ed è difficile addentrarsi e capire i dettagli che però sono indispensabili. Conosco quindi le entrate e le uscite ma ci sono tutta una serie di voci e sotto voci che sono difficili da capire. Vorrei un bilancio pubblico ma soprattutto leggibile da chiunque, le società hanno il diritto di sapere ogni cosa di come arrivano i
soldi e di come vengono spesi nel dettaglio. Certo che nessuno è infallibile, chi lavora e chi gestisce può sbagliare. L’importante è riuscire a correggersi in tempo, in un clima di trasparenza, dove l’operato del gestore possa essere noto a tutti. Per arrivare a gestire
quindi non serve solo un bilancio chiaro e intellegibile ma bisogna essere a conoscenza di ogni singola problematica, per poi arrivare alla costruzione di sinergie utili a tutti. (…)” (…)

Auspicherebbe un ritorno a una sorta di Lega dei club?
“Perché no. Sono soltanto le sinergie che ci portano a un miglioramento. Se uno lavora da solo, club o Federazione che sia, rimane isolato e non potrà mai apportare
miglioramenti. Dobbiamo trovare un minimo comune denominatore che ci unisca. E deve essere la Federazione che gestisce questa fase di aggregazione, altrimenti
ognuno va per conto suo e ci si ritrova sempre a riversare nell’altro ogni difficoltà facendo nascere incomprensioni, discrepanze e malumori ogni qual volta la
Nazionale under 20 o la maggiore vengono sconfitte. Oggi quello che manca è il dialogo tra le parti, sono infatti per una discussione che sia costruttiva, nel senso che se
mi formo un’opinione su un fatto non mi chiudo nelle mie posizioni ma cerco un confronto, se dal confronto emergono dei correttivi, o meglio se qualcuno a ragion
veduta mi convince che sbaglio sono pronto a cambiare strada ma devo farlo esponendo le sue ragioni che devono essere valide e fondate oggettivamente. Ho in mente una gestione di consultazione continua. Il Presidente deve avere le capacità di ascoltare tutte le voci”.

La struttura Federale cosa dovrà fare di nuovo? Nel suo programma è prevista la creazione di un centro studi…
“Che è fondamentale, perché ad esempio dovrà saper fornire il dato sui praticanti
effettivi ben distinti dai tesserati. Non mi sembra una cosa da poco.  Dopo l’ascolto dei club e delle loro esigenze, bisognerà fotografare lo stato dell’arte e in questo la
Federazione deve essere il primo attore. ” (…)

Passiamo alla faccenda della Rabodirect (Celtic League), si continuerà secondo lei? “Abbiamo degli impegni che vanno onorati ma sui quali se venissi eletto non potrei incidere. Ho sempre lavorato sui programmi pluriennali quindi casomai porremmo la
nostra attenzione sul prossimo quadriennio non su cose già programmate. Il futuro lo deciderà il nuovo Presidente. A mio dire tutto è possibile. La Celtic non è la soluzione di tutti i problemi. Ad esempio se ci fosse un campionato Italiano ben fatto con una buona
qualità potrebbe essere preferibile alla Celtic”

Quindi un ritorno sui propri passi.
“Potrebbe essere, ma ripeto, è un discorso sinergico, da discutere in modo integrale. La
Celtic non è la panacea. Se la fai, devi poter agire in modo fluido con le società, non a comparti stagni come ora.”

A proposito di Celtic, lei ha dichiarato di voler rimettere il mandato nelle mani del movimento qualora dovesse divenire Presidente: questo vuol dire che il gruppo Benetton uscirà dal rugby intemazionale? Perché va da sé che un ritorno in Eccellenza
comporterebbe un deciso taglio negli investimenti nel rugby.
“Benissimo. Siccome da più parti vengo accusato di voler entrare in Federazione per portare dei vantaggi, o benefici, a Treviso, è stato Benetton stesso che mi ha detto: guarda Amerino noi è dal 1978 che investiamo nel rugby e se dovevamo andare via dal rugby lo avremmo fatto prima, non aspettiamo sicuramente la scusa della Celtic per farlo. E’ giusto che tu abbia delle aspirazioni, e tutta una serie di motivazioni che ti
spingono a candidarti, ma proprio per evitare che qualsiasi situazione venga fraintesa è altrettanto giusto che il campo sia sgombrato da ogni possibile equivoco. Un modo
per farlo è ritornare il mandato di partecipazione alla Celtic al movimento stesso o rimetterlo idealmente sul tavolo della Federazione stessa che deciderà cosa farne. Tutto questo per dire che non voglio che nessuno pensi che la Benetton mandi me, o spinga me, in Federazione per aver dei ritorni d’altro genere. Ovvio che questo
campionato verrà fatto ma dopo sarà la Federazione, non Amerino Zatta, a decidere il da farsi.”(…)

Dica la verità lei vede laFederazione come un’azienda. “Si, la vedo come un’azienda. O meglio come un centro di servizi. Non devono essere i club a servire la Federazione
ma viceversa è il massimo organo rappresentativo che deve essere al servizio del movimento e quindi delle società. E le dirò di più: non dobbiamo confondere la Federazione con la Nazionale, perché sono due cose diverse. E’ il movimento, con una Federazione al suo servizio, che deve permettermi di costruire una Nazionale
vincente. Una Federazione che organizzi, che distribuisca in modo trasparente e che sia di continuo supporto al movimento. Lasciando alla base la costruzione dei giocatori. Ovviamente nessuno può permettersi di portare a casa benefici solo per il proprio orticello perché altrimenti si andrebbe contro al bene comune.”