In giro con Zatta, a 360° sul movimento ovale italiano

Alcuni stralci di una bella e lunghissima intervista di Antonio Zizola per La Meta

(…) Qual è la sua fotografia del movimento rugbistico in Italia ad oggi?
“Credo che il movimento stia soffrendo. Soffrendo in tutti i settori, soffre da un punto di vista economico, soffre sul versante del lavoro che manca, soffre per mancanza di un progetto, e infine soffre perché non ci sono delle direttive chiare e semplici da
perseguire collettivamente. Niente è facile, per carità, però penso che ci sia la necessità di capire, parlare e sentire tutte quelle che sono le problematiche del nostro mondo,
per arrivare ad un’analisi completa ed esaustiva della realtà.” (…)

Quali sono i cambiamenti che lei, anche alla luce delle sue variegate esperienze apporterebbe in seno alla Federazione. Abbiamo letto le sue proposte in tema di
trasparenza del bilancio e gestione dei fondi ma ci sono questioni minori ugualmente importanti, ci sono società che hanno problemi a trovare un campo decente dove
giocare, altre che hanno problemi a pagare le bollette per le forniture di energie, genitori che si autotassano per compare i palloni con i quali far giocare i propri figli? Insomma il rugby Italiano è, di fondo, un rugby che si nutre ancora della famosa salsiccia e del contributo spassionato di migliaia di persone, allora cosa proporre considerando anche queste problematiche?
“Dico per fortuna. Per fortuna che ci sono queste persone che si muovono munite di cuore e passione per il nostro sport. Sono le nostre fondamenta. Nello specifico
comunque, parto dal presupposto che non conosco il bilancio della federazione”.
In federazione dicono che basta chiederlo, insomma che è a completa disposizione
di chiunque sia interessato.
“Sì certo ma ci sono modi e modi di presentare un bilancio, ad ora si possono sapere voci di ricavo e voci di costo, ed è difficile addentrarsi e capire i dettagli che però sono indispensabili. Conosco quindi le entrate e le uscite ma ci sono tutta una serie di voci e sotto voci che sono difficili da capire. Vorrei un bilancio pubblico ma soprattutto leggibile da chiunque, le società hanno il diritto di sapere ogni cosa di come arrivano i
soldi e di come vengono spesi nel dettaglio. Certo che nessuno è infallibile, chi lavora e chi gestisce può sbagliare. L’importante è riuscire a correggersi in tempo, in un clima di trasparenza, dove l’operato del gestore possa essere noto a tutti. Per arrivare a gestire
quindi non serve solo un bilancio chiaro e intellegibile ma bisogna essere a conoscenza di ogni singola problematica, per poi arrivare alla costruzione di sinergie utili a tutti. (…)” (…)

Auspicherebbe un ritorno a una sorta di Lega dei club?
“Perché no. Sono soltanto le sinergie che ci portano a un miglioramento. Se uno lavora da solo, club o Federazione che sia, rimane isolato e non potrà mai apportare
miglioramenti. Dobbiamo trovare un minimo comune denominatore che ci unisca. E deve essere la Federazione che gestisce questa fase di aggregazione, altrimenti
ognuno va per conto suo e ci si ritrova sempre a riversare nell’altro ogni difficoltà facendo nascere incomprensioni, discrepanze e malumori ogni qual volta la
Nazionale under 20 o la maggiore vengono sconfitte. Oggi quello che manca è il dialogo tra le parti, sono infatti per una discussione che sia costruttiva, nel senso che se
mi formo un’opinione su un fatto non mi chiudo nelle mie posizioni ma cerco un confronto, se dal confronto emergono dei correttivi, o meglio se qualcuno a ragion
veduta mi convince che sbaglio sono pronto a cambiare strada ma devo farlo esponendo le sue ragioni che devono essere valide e fondate oggettivamente. Ho in mente una gestione di consultazione continua. Il Presidente deve avere le capacità di ascoltare tutte le voci”.

La struttura Federale cosa dovrà fare di nuovo? Nel suo programma è prevista la creazione di un centro studi…
“Che è fondamentale, perché ad esempio dovrà saper fornire il dato sui praticanti
effettivi ben distinti dai tesserati. Non mi sembra una cosa da poco.  Dopo l’ascolto dei club e delle loro esigenze, bisognerà fotografare lo stato dell’arte e in questo la
Federazione deve essere il primo attore. ” (…)

Passiamo alla faccenda della Rabodirect (Celtic League), si continuerà secondo lei? “Abbiamo degli impegni che vanno onorati ma sui quali se venissi eletto non potrei incidere. Ho sempre lavorato sui programmi pluriennali quindi casomai porremmo la
nostra attenzione sul prossimo quadriennio non su cose già programmate. Il futuro lo deciderà il nuovo Presidente. A mio dire tutto è possibile. La Celtic non è la soluzione di tutti i problemi. Ad esempio se ci fosse un campionato Italiano ben fatto con una buona
qualità potrebbe essere preferibile alla Celtic”

Quindi un ritorno sui propri passi.
“Potrebbe essere, ma ripeto, è un discorso sinergico, da discutere in modo integrale. La
Celtic non è la panacea. Se la fai, devi poter agire in modo fluido con le società, non a comparti stagni come ora.”

A proposito di Celtic, lei ha dichiarato di voler rimettere il mandato nelle mani del movimento qualora dovesse divenire Presidente: questo vuol dire che il gruppo Benetton uscirà dal rugby intemazionale? Perché va da sé che un ritorno in Eccellenza
comporterebbe un deciso taglio negli investimenti nel rugby.
“Benissimo. Siccome da più parti vengo accusato di voler entrare in Federazione per portare dei vantaggi, o benefici, a Treviso, è stato Benetton stesso che mi ha detto: guarda Amerino noi è dal 1978 che investiamo nel rugby e se dovevamo andare via dal rugby lo avremmo fatto prima, non aspettiamo sicuramente la scusa della Celtic per farlo. E’ giusto che tu abbia delle aspirazioni, e tutta una serie di motivazioni che ti
spingono a candidarti, ma proprio per evitare che qualsiasi situazione venga fraintesa è altrettanto giusto che il campo sia sgombrato da ogni possibile equivoco. Un modo
per farlo è ritornare il mandato di partecipazione alla Celtic al movimento stesso o rimetterlo idealmente sul tavolo della Federazione stessa che deciderà cosa farne. Tutto questo per dire che non voglio che nessuno pensi che la Benetton mandi me, o spinga me, in Federazione per aver dei ritorni d’altro genere. Ovvio che questo
campionato verrà fatto ma dopo sarà la Federazione, non Amerino Zatta, a decidere il da farsi.”(…)

Dica la verità lei vede laFederazione come un’azienda. “Si, la vedo come un’azienda. O meglio come un centro di servizi. Non devono essere i club a servire la Federazione
ma viceversa è il massimo organo rappresentativo che deve essere al servizio del movimento e quindi delle società. E le dirò di più: non dobbiamo confondere la Federazione con la Nazionale, perché sono due cose diverse. E’ il movimento, con una Federazione al suo servizio, che deve permettermi di costruire una Nazionale
vincente. Una Federazione che organizzi, che distribuisca in modo trasparente e che sia di continuo supporto al movimento. Lasciando alla base la costruzione dei giocatori. Ovviamente nessuno può permettersi di portare a casa benefici solo per il proprio orticello perché altrimenti si andrebbe contro al bene comune.”

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Cose d'Italia, Federazione. Contrassegna il permalink.

39 risposte a In giro con Zatta, a 360° sul movimento ovale italiano

  1. nessuno ha detto:

    QUESTA SI CHE E’ MUSICA!!!!!!!!!!!!!!! finalmente

  2. Stefo ha detto:

    Molto interessante il discorso di Zatta che la Celtic non e’ l’unica via…era una delle alternative a cui avevo pensato quando al momento della candidatura avevo letto che la Benetton avrebbe rinunciato alla CL se Zatta fosse stato eletto.

  3. mistral ha detto:

    …l’ultima frase è da incorniciare, non sono i cittadini (società/tesserati) al servizio delle istituzioni (FIR) ma viceversa sono le istituzioni ed i servizi pubblici a dover “servire” i ed ai cittadini… prassi che andrebbe continuamente ricordata ed applicata, non solo nel rugby…

  4. Gsp ha detto:

    Ritengo la ‘rinuncia’ alla licenza del tutto non necessaria. Se zatta vince da presidente FIR, taglia i ponti con la Benetton e si chiude li. Non vedo perche’ dobbiamo perdere la squadra piu’ competitiva.

    Per come si configura oggi sembra invece che il team Benetton, non solo come uomini, ma anche ancorato a treviso, si candidi a guidare la FIR. Che mi sembra una cosa quantomeno insolita.

    Se tra 6 mesi rifacciamo il bando zatta che fa, non vota in consiglio? Non si interessa? Non vedo come possa funzionare. Se invece zatta tagliasse i ponti sarebbe la soluzione piu’ pratica e praticabile.

    La retorica imprenditoriale, e’ per me personalmente, un po’ noiosa. Certo comparata a gavazzi e dondi e melegari e’ di un altro pianeta, ma non e’ che nelle altre 9 fecerazioni internazionali siano pellegrini. Pero’ ammetto che e’ una ideosincrasia personale.

    Non condivido in principio, come detto altre volte che la federazione debba essere al servizio dei club, e centro servizi per i club. Perche’ non e’ cosi’ in nessun altro contesto, neanche in francia ed ing, dove i campionati sono piu’ ricchi e sostenibili. Uscire dalla celtic tra due anni sarebbe una follia. Se ci cacciano e’ diverso…

    Nonostante questo, il lavoro della fir e’ stato cosi’ carente in molte aree, e zatta e munari possono solo migliorarlo. Se votassi probabilmente li voterei. E riconosco che si discuta di string theory nel caso di benetton/zatta, mentre con gavazzi si parla di addizioni a due cifre.

    • Stefo ha detto:

      La rinuncia Benetton potrebbe essere formale, un gesto che si e’ sentito e’ dovuto…presumo visto questo atteggiamento che Zatta non prendera’ parte alla votazione nel caso. In alternativa la rinuncia Benetton puo’ significare franchigia veneta messa sul piatto per assicurarsi l’appoggio dei clubs veneti grossi…quindi strutturarsi con due franchigie federali con magari ognuna a capo di un’Accademia.

      Sulla retorica imprenditoriale capisco benissimo a cosa ti riferisci il confronto con l’estero non lo capisco pero’, i progetti per la base, i fondi stanziati per la base, l’appoggio ai clubs che fanno il lavoro giornaliero di sviluppo del rugby e’ molto forte in altri paesi, la centralita’ del rugby club locale anche periferico e’ enorme…la presenza di figure come i Rugby Development Officers nei paesi britannici ed Irlanda (ammetto non so la Francia) pagati dalla federazione e che supportano il lavoro di promozione e sviluppo dei clubs e nelle scuole e’ importantissimo ed e’ solo un esempio di come la federazione lavori a supporto e servizio della base.

      • Gsp ha detto:

        @stefo, il confronto per l’estero era per dire che per far funzionare una federazione non ci vuole necessariamente un imprenditore (perche’ gavazzi e melegari, e molti alti presidenti lo sono).

        Ci vogliono degli amministratori preparati e capaci, un management che punti su efficienza ed organizzazione. Come nelle federazioni estere dove le cose funzionano abbastanza bene, senza bisogno di imprenditori della provvidenza.

      • Gsp ha detto:

        Aggiungo che il presidente si allontani o non prenda parte alla decisione piu’ importante e costosa per i prossimi 4 anni mi lascia un po’ dubbioso. L’ultima cosa che ci serve e’ una decisione senza padri, della quale nessuno si prende la responsabilita’.

      • Stefo ha detto:

        Gsp guarda che pero’ all’estero piu’ spesso che no i CEO e managers importanti delle federazione hanno un approccio molto imprenditoriale nella gestione delle associations…che poi non siano imprenditori trasformati in presidenti federali e’ un altro discorso ma l’approccio usato e’ fortemente imprenditoriale con la differenza che invece che valutare i risultati in profitti o dividendi da distribuire si usano altri indici di valutazione.

      • Gsp ha detto:

        @stefo, era quello che cercavo di dire. Preferisco ‘manageriale’ ad ‘imprenditoriale’. Perche’ c’e’ qualcuno che si distrae e pensa che ci vogliono per forza gli imprenditori, e poi va bene anche gavazzi.

      • Gsp ha detto:

        Anzi mi farebbe contentissimo la riforma che ci da finalmemte un CEO, ed il presidente federale fa il chairman e basta. Magari Zatta potrebbe farci un’idea.

    • tony ha detto:

      Credo che per valutare meglio la situazione Ti debba addentrare nei meandri di Villa Minelli……allora capirai molte più cose…….

    • Stefo ha detto:

      Gsp peinamente d’accordo che ci sia spesso fraintendimento tra le due cose, cosi’ come sulla riforma e la creazione dei ruoli Presidente e CEO.

  5. Maxwell ha detto:

    Non condivido ciò che dice sulla CL.
    Per me è un’occasione da non lasciar perdere…..
    Poi se è una questione di soldi, nessuno obbliga a spendere x loamanu,lagrange etc……..
    Se invece è un atto ( dovuto) di paraculaggine preelettorale, oppure che Benetton tornerà in Eccellenza e in Cl ci sarà la selezione veneta unita…….allora ok.

  6. teorub ha detto:

    Che dire………..Vota Amerino Zatta…..Vota Amerino Zatta…….Vota Amerino Zatta………

  7. Rabbidaniel ha detto:

    Le candidature di Zatta e di Amore sono un appello a guardare in faccia la realtà, 12 anni dopo l’entrata nel 6N il rugby Italiano si trova, più o meno, nella stessa situazione di partenza. Per certi versi vive una fase di arretramento, non dovuta in toto alla crisi economica, anche se le difficoltà economiche sono paradossali visto che la FIR è una federazione “ricca”.
    Aldilà delle antipatie o delle simpatie, la gestione Dondi è sempre più inadeguata e immobilista. C’è bisogno di un cambiamento forte, di un ripensamento, di una direzione e di un progetto concreto, dal rugby di base alla nazionale.
    Una FIR che per i prossimi anni viva tra Calvisano e Parma, senza guardare oltre, potrebbe essere molto dannosa per il futuro del nostro sport.

    • Antonio ha detto:

      A quanto pare con zatta vi state dando voi stesse le risposte. Glorificate la federazione rugby veneto e gli altri? Cosa saranno zavorra. Per questo motivo non voterei mai un veneto “veneto uber alles”. Ma come dite voi, andate mona!

  8. Mah ha detto:

    Bello, convincente, me lo voglio proprio vedere l’Ascione di turno passare dalla sera alla mattina da metodi alla funzionario statale, a metodi manageriali privati dove settimanalmente sei costretto a presentare rapporti sull’efficienza della tua gestione. Ma ho un grosso dubbio, sarà più facile che Amerino (con grosso rammarico) sia costretto ad adeguarsi ai metodi parastatali ed assistenzialisti, piuttosto che il sistema vigente ora in FIR (e in Italia) faccia il contrario.

  9. Stefo ha detto:

    Secondo me in termini di CL bisogna porsi una domanda: era ed e’ il movimento rugbystico italiano abbastanza maturo e sviluppato da poter assorbire il costo in termini di movimento non finanziari della partecipazione alla CL?
    Premetto, sono stato fin dall’inizio un gran sostenitore dell’entrata in CL ma negli ultimi mesi mi sono posto questa domanda a cui non ho ancora dato una risposta.
    La CL serve senza dubbio per l’elite per avere il “meglio” del rugby italiano a competere al massimo livello ogni settimana ma questo tipo di professionismo ha un costo, un costo che era conosciuto all’Italia prima di entrarci ed e’ lo svuotamento di valori ed enorme ridimensionamento del domestic rugby…costo che era conosciuto perche’ bastava guardare ad Irlanda, Scozia e Galles ed i loro campionati Nazionali. Ora al contrario di queste 3 federazioni l’Italia non ha pero’ quella base e quella struttura del movimento in generale che riesca almeno parzialmente ad assorbire questo prezzo che inevitabilmente si paga partecipando alla CL.
    E’ secondo me una scelta alla fine dei 4 anni su cui si dovra’ valutare bene, per andare avanti in CL e non uccidere il rugby “domestico” bisognera’ comprendere una serie di progetti che permettano che la base ed il rugby club interno siano sostenibili e non siano lasciati a se stessi come purtroppo mi sembra si sia fatto in questi 4 anni e capire se ci sono i presupposti perche’ questa sostenibilita’ del domestic sia assicurata.

    • Rabbidaniel ha detto:

      Concordo Stefo. Munari aveva sottolineato la necessità di creare un ascensore bidirezionale tra celtiche e squadre di eccellenza per sfruttare al meglio le risorse a disposizione, nei due sensi. Se non si darà questo, o qualcosa di simile, in Pro12 continueremo a soffrire.

    • Gsp ha detto:

      Il domestic rugby italiano e’ sostenibile? Non lo so.

      Voglio solo dire che, via anche Tinello e paole di Munari, molti hanno l’impressione che ci siano molti soldi nelle tasche della FIR. Io penso che non sia cosi’, nel senso che 40 mln non sono poi cosi’ tanti per nazionale, celtic, base ed in piu’ per sovvenzionare l’eccellenza.

      Ed in termini di sovvenzioni all’eccellenza, quanto dai per squadra, in che modalita’ ed a quali condizioni?

      Io non ivestirei piu’ di tanto sull’eccellenza in se, la lascerei cosi’ com’e’, magari un sistema piu’ redditizio per la formazione dei giocatori e di scambio.

      Ma investirei tutto in promozione e livello giovanile e di formazione, con l’idea che tra 8/10, quando la formazione va regime, il livello dell’eccellenza si alza perche’ i giocatori saranno migliori. Sempre che il sistema sia riformato e le riforme funzionino.

      Poi magari zatta elabora un piano per cui tra 5 anni lasciamo la celtic e ci troviamo con un rugby nazionale a livello almeno prod2 e risolve la situazione. Ma ad oggi non riesco davvero a capire come.

      • Maxwell ha detto:

        D’accordo al 90%……perchè cmq io credo che 10-12 persone in Italia che possano permettersi di spendere 2.000.000 di euro l’anno per un campionato decente di eccellenza possano esistere.
        Ma la Fir DEVE trovarle ed invogliarle, soprattutto sapendo dei 70.000 all’olimpico !!!!

        P.S. se 10 anni fa anzichè importare oriundi argentini avessimo importato tecnici ed educatori argentini……….
        ….soliti discorsi dell’uovo oggi/gallina domani !!!

      • Stefo ha detto:

        Gsp l’Eccellenza se si continua il Pro12 deve essere ridmensionata, 12 investitori MAxwell che investono in un campionato in cui i migliori 60-70 giocatori ed i migliori giovani vengono presi da due squadre che non vi giocano non e’ attraente, se si continua il Pro12 l’Eccellenza e’ e restera’ un campionato di categoria inferiore che non attrae investitori.
        Per forza di cose se si continua il Pro12 gsp bisogna ristrutturare tutto il sistema…l’Eccelelnza come campionato di alto livello di per se non puo’ funzionare, non funziona in Irlanda, Scozia e Galles dove il livello giovanile e la formazione e’ ottimo, ma resta che se svuoti il domestic per le franchigie e le Accadmeie dei milgiori giocatori e dei migliori giovani o hai un numero di tesserati come Inghilterra o almeno Francia o non e’ fattibile. Il problema e’: oggi come oggi l’Italia ha un movimento in grado di essere proiettato ad un professionismo come quello del Pro12 che necessita di una base gia’ ampia e ben strutturata per far si che il rugby come movimento nel suo insieme non scompaia? Io non ne sono sicuro, il declassamento del domestic nelle altre NAzioni era sostenibile perche’ la base in termini di rete di clubs locali e/o scuole che coprissero il sistema giovanile e chi non diventa professionista ma continua a giocare a rugby…non si parla solo di rugby per sviluppare campioni ma di tutto il sistema rugby.

      • Gsp ha detto:

        @max, sono daccordo al 100%, invece dei giocatori ci servivano i tecnici argentini.

        Io mi auguro che tra sei anni emergano 10 imprenditori illuminati, ma ad oggi non mi sembra troppo probabile. Ma lo spero.

        Il fatto e’ che finche’ la produzione di giocatori entra a regime, se domani l’eccellenza trova un mln in piu’ per squadra, finisce a comprare stranieri. Il livello magari si alza, ma non di molto ed il problema rimane.

  10. ale ha detto:

    quello che più conta è che il Movimento deve riuscire ad interrogarsi e attraverso il dibattito arrivare a delle soluzioni di compromesso o condivise. Gli stati generali che Zatta propone se fatti con metodo e se i partecipanti affronteranno l’evento con spirito costruttivo e voglia di confronto allora si potrà ricavarne qualcosa di buono, ma se le società vi partecipano solo per star la a sentire gli altri che parlano e aspettare la pappa pronta nn se ne verrà fuori…

  11. Maxwell ha detto:

    Ma uno dei problemi più grossi, secondo me, è quello che fanno i ragazzi dopo l’U.20.
    Allargare la base va bene, DEVE essere fatto, ma poi a 20 o 22 anni questi ragazzi cosa fanno? Il rugby italiano può mantenerli?

    70-100 professionisti in CL secondo me si possono mantenere
    400 semiprofessionisti circa in eccellenza secondo me ci possono stare
    il resto dilettantismo….. che è quello che Munari diceva in uno dei tinelli scorsi.

    Non mi sembra che in Argentina il “dilettantismo” funzioni così male……. anzi!!!

    Poi, se qualcuno crede che nei prossimi 10 anni ci saranno presenze medie di 8-10.000 spettatori a partita per l’eccellenza, sponsor a go-go, eventi mediaticamente coperti….. chiamate l’ambulanza!!! ( P.S. : 🙂 )

    • Rabbidaniel ha detto:

      Esattamente, se poi riesci a creare canali di comunicazione tra Eccelenza e Celtic, facilitando il sistema, ora pessimo, dei permit player e mandando in Eccellenza i giocatori non molto utilizzati in Celtic per alcuni periodi, ecco che ci sarebbero vantaggi per tutti e giocatori che progressivamente possono acclimatarsi con l’alto livello.

      • malpensante ha detto:

        Come quasi sempre, d’accordo. La domanda di Stefo me la sono fatta anch’io, con una risposta, parziale e non del tutto ragionata ma simile alla sua. La Celtic non è stata e non può essera la panacea o il palliativo. Occorre renderla sostenibile, attualmente non lo è e con questa gestione siamo arrivati al limite e probabilmente oltre. Mai si era vista una diaspora come questa, in particolare di prospetti. E meno male che Treviso ha tenuto botta, così da accasare alcuni ragazzi di valore in un contesto sano. Mai si era vista in modo così plastico la rottura della filiera giovanile. Bene fa Zatta a porre l’accento sul centro studi, sulla necessità di ascoltare e confrontarsi: solo dei poveretti (e in malafede) possono pensare di avere soluzioni o correttivi un tanto al chilo per una situazione che è oggettivamente sfuggita di mano anche ai manovratori.

      • Stefo ha detto:

        @ rabbi

        i permit players sono l’ultimo dei problemi nel discorso sostenibilita’ della CL, quella e’ una cosa abbastanza “facile” da fare se si decide di continuare la CL.

      • Gsp ha detto:

        @rabbi, i permit players secondo me sono un problema secondario. E se prendi le parole di munari, per me e’ meglio che fazzari va alle zebre se sono a corto, e non che fa la spola tra eccellenza e pro, magari giocando 2 partite.

        Ed ancora non ho sentito un allenatore d’eccellenza contento di far giocare uno che vede al massimo il giorno prima della partita.

        O vedi chillon l’anno scorso, tornato a febbraio e rimandato a casa. L’ascensore suona bene, ma va migliorato.

    • ale ha detto:

      Per questo aspetto è fondamentale il raccordo con le università, borse di studio ecc…

  12. Marco ha detto:

    Lonigo Rugby club Con Zatta.

  13. tony ha detto:

    @Gsp …. Voglio solo dire e non voglio dire di più…..che in molti dei commenti si stanno invertendo gli addendi su …Causa e Effetti…..raccogli informazioni….

  14. alessandro ha detto:

    LA PAGINA FB PER SOSTENERE LA CANDIDATURA DI AMERINO ZATTA
    PER UN RUGBY PARTECIPATO E TRASPARENTE !

    https://www.facebook.com/ZattaForPresident

    CLICCATE SU MI PIACE E DIFFONDETELA… GRAZIE !

  15. alessandro ha detto:

    LA PAGINA FB PER SOSTENERE LA CANDIDATURA DI AMERINO ZATTA
    PER UN RUGBY PARTECIPATO E TRASPARENTE !

    https://www.facebook.com/ZattaForPresident

    CLICCATE SU MI PIACE E DIFFONDETELA… GRAZIE !

  16. Hrothepert ha detto:

    Fino ad ora c’era un presidente federale che dichiarava che da li a 4 anni l’ italia avrebbe lottato per vicere il Six Nations, adesso c’è un candidato alla presidenza che “spara” “…un campionato nazionale ben fatto e di qualità sarebbe preferibile alla Celtic”!! Si e con chi lo farà un tale campionato se i giocatori poi, come accadeva prima delle’ ingresso in CL, se ne andranno a giocare nei veri campionati di qualità, con…TOPO GIGIO E BIG JIM?!?! A pensare male, si direbbe che Zatta preferisca spadroneggiare e vincere in un mediocre campionato nazionale (naturalmente dove può contare sulla disparità economica garantitagli dalla “FAMIGLIA MAGLIETTARA”) che lottare a metà classifica in campionati seri (dove il soldo “UNITED COLOR” non fa la differenza)!! La palla ovale italiana ha bisogno di dirigenti seri, che abbiano veramente a cuore il movimento sia in termini di elite che di settore didattico e non l’ “ORTICELLO DI CASA” dei clubs, in quanto a Munari, non ha da pereoccuparsi, con il posto di commentatore TV lui è a posto…COSI’!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...