La vera Celtic? E’ al “Battaglini”…

Un editoriale-provocazione (ma fino a quanto?) pubblicato ieri su Il Resto del Carlino – Rovigo a firma di Andrea Nalio. Di parte? Assolutamente. Come forse è giusto che sia

È UN RITORNELLO che ricorre ormai troppo spesso negli ultimi mesi del rugby italiano ed a forza di sentir^ lo sembra quasi avere convinto. «È un campionato scadente…non spettacolare.. .un tricolore sbiadito…». Affermazioni certo legittime, supportate da immagini di sfide tecnicamente noiose e dal basso tasso di meraviglia. Ma sabato pomeriggio, in controtendenza rispetto alle convinzioni generali (alla lunga anche noiose), Rovigo (soprattutto) e Crociati, hanno regalato emozioni alimentate da un pubblico mai così numeroso quest’anno. Le urla che hanno accompagnato in meta Pace, gli applausi riservati a Van Niekerk, l’ovazione tributata ai bersaglieri al termine della gara. Segnali di euforia da parte di una città che, Celtic o meno, trova sempre nei colori rossoblu un motivo di orgoglio e felicità, palesati entrambi quand’è il momento di incitare la squadra (in casa od in trasferta). Chi se ne frega di chi ha deciso di andare in Irlanda a giocare, la logica vuole un campionato nazionale circoscritto ai confini geografici di un Paese. Padova, Prato, Roma, i rossoblu hanno chiarito a tutti le gerarchie di un torneo che li vede nuovamente e meritatamente in testa. Ed anche nello spogliatoio rossoblu, lo stato d’animo è di quelli che accompagnano ai momenti speciali, tant’è la convinzione della forza del gruppo. «Saltavo di gioia, non riuscivo a trattenere il sorriso…», ha confessato Polla Roux al termine della gara stravinta con i Crociati, mentre teneva in braccio suo figlio Leo. Non fosse stato per la diversa stazza, a stento avremmo capito chi era il bambino…

Cavalieri-L’Aquila: un racconto da Scudieri

Raccontare una partita di rugby in maniera divertente senza prendersi per nulla sul serio. Lo fanno gli Scudieri, il gruppo di tifo organizzato dei Cavalieri Prato

Di tecnico, questa volta c’è poco, ve lo diciamo subito: mischia ordinata che soffre in varie occasioni; troppi “due-contro-uno” in attacco sprecati laddove avrebbero dovuto portare a segnature; qualche ingenuità difensiva dovuta a distrazione più che a inferiorità nei confronti dell’avversario. Una squadra è innanzitutto il suo spirito, e questa volta, almeno all’inizio, la squadra è apparsa troppo “farfallona”. E allora, sarà che inizialmente, per come si era messa la partita, si è rischiato per qualche attimo di fare la figura “dei polli”, e di finire in pasto alle “aquile”, ma il tema di questa settimana è animali (domestici e selvatici).
Predatori – L’Aquila ghermisce i primi punti dopo due minuti appena: istinto predatorio, voglia di sopravvivenza per una squadra che rappresenta un pezzo di storia del rugby italiano (e un simbolo di identità per una città che ha subito una ferita profondissima). Ma il fatto è anche che, forse complice il pomeriggio quasi primaverile (almeno come temperature), i nostri son sembrati come quei felini della savana che, sazi del pasto consumato, sonnecchiano sornioni, lasciando passare indenni le prede che si avvicinano al luogo del loro riposo. Vero leopardo è stato il giocatore neroverde Di Massimo autore di due scatti notevoli che hanno lasciato il segno: il primo ha portato alla meta a inizio del primo tempo, il secondo, nella ripresa, ha visto il leone Tempestini mancare solo la zampata finale nell’inseguimento a Di Massimo e il buon Mafi trasformarsi in una sorta di Wile E. Coyote poiché proprio nel momento in cui pareva aver salvato la situazione, il suo maldestro calcio di liberazione è stato intercettato per la seconda meta abruzzese.
L’arca di Noa – Al pubblico più attento non sfugge fin dall’inizio che Soqeta appare più incisivo del solito: capiamoci bene, la pantera fijana si era sempre impegnato, finora, ma non era ancora ai livelli migliori. Ma in questa partita è evidente fin dall’inizio che Noa, rientrato in forma e ormai inserito nei meccanismi della squadra, lascerà il segno sulla partita: Cavaliere del match per noi Scudieri, il ruolo di migliore in campo gli viene riservato anche ufficialmente. E infatti sono parecchie sue incursioni come ball carrier a indebolire la difesa aquilana e a portare anche alla seconda meta dei Cavalieri, a inizio secondo tempo, che ha rilanciato l’impeto della squadra verso la ricerca della vittoria e del punto bonus.
I giganti delle pianure – Qualcosa da dire sugli avanti: se in campo aperto, nelle maul e nelle rimesse laterali, il gioco dei nostri lascia il segno in attacco (la meta della giraffa Moore, che vola sempre più in alto, la meta dell’antilope gigante Petillo) e in difesa (da ricordare un placcaggio sonoro del rinoceronte Bocca), i nostri “grandi erbivori” vengono in più casi “portati a pascolare” dal convinto pack aquilano… È anche vero che l’arbitraggio della mischia e dei punti d’incontro è stato all’inizio piuttosto confuso e ha sfavorito il gioco dei nostri (ma ciò non giustifica certi eccessi verbali che il pubblico, peraltro sempre fedelmente numeroso, ha riservato al direttore di gara); in ogni caso, però, certi problemi in mischia ordinata si sono evidenziati anche nel secondo tempo, quando l’arbitro aveva già cominciato a punire i falli della prima linea neroverde. Un altro aspetto da mettere a punto.

Che dire? Forse domenica scorsa già in troppi erano con la testa alla partita di coppa. Tutto è bene quel che finisce bene, comunque. E ora occorre onorare al meglio gli incontri con Harlequins e Connacht. Per poi ributtarsi nel campionato di Eccellenza (pur con le pause per la finestra internazionale del 6 Nazioni) e cercare di far bene a questo livello, visto che la squadra c’è e ha un gioco.

 

Eccellenza: la forza di Roma

Una società in difficoltà su più livelli, ma non sul campo. Di Raul Leoni per Il Corriere dello Sport

Il colpo di scena è da “thriller”, ma l’intreccio è da “noir”, il genere tradizionalmente più vicino al rugby. Il tutto ambientato al Tre Fontane, passato in poche ore da “porto delle nebbie” a teatro di un’impresa: grazie alla scintillante vittoria della Futura Park sull’ambizioso Petrarca. Incredibile, se si pensa che tutte le premesse erano contrarie al lieto fine. Tra i protagonisti dell’intreccio Nicola Leonardi, il capitano bianconero perfettamente calato nelle vesti dell’antieroe da “noir”.
PRIMO ATTO – Capitolo primo, la grana-stipendi: «Avevo partecipato a tutti gli incontri col presidente, sempre cercando un accordo sulle istanze della squadra». La svolta sabato mattina, tutti convocati da Abbondanza negli uffici di Spinaceto: due mensilità di ritardo, giocatori sul piede di guerra, un patron che si sente sotto assedio e reagisce attaccando. Questioni personali, accuse di scarso rendimento: molti si sentono toccati nell’orgoglio. Cose difficili da accettare, soprattutto da parte di una dirigenza che ha già messo in pericolo la finale nel Trofeo dell’Eccellenza: una lista compilata con faciloneria ed ecco vanificata la vittoria contro L’Aquila, che spalancava ai bianconeri l
fase decisiva: «Con la penalizzazione, ormai c’è poco da far calcoli: dobbiamo vincere sia sabato con la Lazio, sia nel ritorno con L’Aquila».
SECONDO ATTO – Archiviato con amarezza anche il secondo capitolo, c’è da raddrizzare una stagione soprattutto per Leonardi: grandi acquisti ad inizio stagione, poi l’infortunio, fuori un mese e la leadership in bilico. Ma tanta voglia di riscatto: «Eravamo tutti motivati, io più degli altri per i tanti anni passati a Padova». Dati alla mano c’erano da risolvere anche i problemi tecnici della Futura targata De Villiers: sterilità offensiva, idee confuse, passaggi a vuoto preoccupanti con avversarie sulla carta più deboli. E il coach sudafricano, che pure aveva annunciato a inizio stagione: «A Natale parlerò italiano», in realtà continua ad avere contatti solo con i ragazzi che si esprimono in inglese. Il capitano, però, fa autocritica: «Forse abbiamo faticato a capire cosa ci era richiesto e, comunque, questo è un campionato nel quale spesso vince chi ha più voglia e cattiveria». Col Petrarca sono stati i bianconeri: «Vero, ma stavolta abbiamo anche fatto il nostro dovere, e soprattutto pochi errori». Con un gioco strutturato, tattica basata sulla continuità del possesso, è bastato fare le cose semplici. La solidità difensiva e le fasi statiche, quelle non erano mai venute meno: «La compattezza del gruppo e la voglia di soffrire non si possono mettere in discussione». Ma c’è chi l’ha fatto, nella stanza dei bottoni: mossa azzardata che avrebbe potuto far saltare gli equilibri. «Poco importa – sorride il capitano – Noi ci divertiamo ugualmente e ora anche di più: continueremo a far la corsa su chi ci sta davanti».

L’urlo di Rovigo: siamo i più forti

Da Il Gazzettino di Treviso, la firma è quella di Ivan Malfatto

FemiCz Rovigo ufficialmente campione d’inverno. Non c’è stato bisogno di risolvere il giallo sull’arrivo a pari punti con il Prato per decretarlo. Ieri nel posticipo della nona giornata
i Cavalieri hanno battuto “solo” 32-17 L’Aquila. Conquistando sì i 5 punti necessari a raggiungere i Bersaglieri in vetta al campionato d’Eccellenza con 32 punti. Ma restando
molto lontano dal +45 di scarto necessario per superarli nella classifica avulsa. Che sia come dicono i comunicati della Fir (differenza punti), che sia come dice l’articolo 30 del
regolamento sportivo sempre della Fir (scontri diretti), Rovigo è davanti a Prato e può festeggiare. Più del platonico titolo, però, importa il modo in cui i rossoblu l’hanno conquistato. Lo rivendica legittimante il tecnico Polla Roux: «Nei tre scontri diretti con Prato, Petrarca e Crociati, attuali rivali per la corsa ai play-off, oltre ad aver vinto siamo sempre riusciti a tener fuori dal campo, dal gioco, dalla partita i rivali. Quindi forse non è
vero che sono stati il Prato, il Petrarca e i Crociati a giocare male contro di noi, ma il Rovigo a giocare bene contro di loro. A trovare il modo di neutralizzarli tatticamente alzando il ritmo di gioco e la pressione, tenendoli lontano dal pallone, rubando una fetta di conquista in touche. In particolare sul ritmo avevamo studiato le contromisure con il preparatore atletico Giorgio Da Lozzo e hanno funzionato».
Roux dunque oltre al primo posto in classifica ha trovato la chiave per mettere in difficoltà le probabili rivali per il titolo. Una bella arma in vista dei play-off. Bisogna vedere se
rimarrà tale nel girone di ritorno. Quando le tre big saranno affrontate in trasferta e contro di loro non ci sarà più l’effetto “Battaglini” (in tutto il 2010 solo una gara persa, con
Venezia lo scorso campionato). Nessun guaio serio intanto per Lubian, Boccalon, Persico e soprattutto Van Niekerk, infortunatisi contro i Crociati. Oggi si alleneranno regolarmente con gli altri.

Racconto d’Eccellenza: Cavalieri-L’Aquila (32-17)

Marianna Galeota de Il Capoluogo ci racconta la partita di oggi

Il girone di andata del campionato di Eccellenza si chiude amaramente per L’Aquila Rugby: un’altra sconfitta per i neroverdi (32-17) sul terreno del “Chersoni”che consente ai padroni di casa di arrivare in vetta alla classifica, pari punti con il neocampione d’inverno Fermi C-Z Rovigo. L’Aquila Rugby esce, comunque, a testa alta da un match che si preannunciava ostico fin dalla vigilia, andando in vantaggio dopo appena due minuti di gioco e chiudendo il primo tempo sul parziale di 7-7. I neroverdi restano penultimi a +6 dal Casinò Venezia, fanalino di coda.

 

IL MATCH: Il primo tempo, nel complesso equilibrato, si chiude con due mete: Di Massimo al 2’ per i neroverdi, e Murgier al 25’ per i padroni di casa. Due mete ravvicinate per i toscani, al 46’ e al 50’, riaprono il match, prima Soqueta e poi Moore schiacciano la palla, portando il risultato sul 21-7, ma i neroverdi accorciano le distanze con Chricton che va in meta al 54’. Trasforma Paolucci, che tre minui dopo centra i pali su calcio piazzato per il 21-17. La meta di Petillo al 63’ e i due calci piazzati di Wakarua fermano la rimonta dell’Aquila Rugby, mettendo il sigillo sul risultato finale di 32- 17 che assicura ai toscani il primo posto in classifica.

Estra I Cavalieri Prato v L’Aquila Rugby 32-17 (5-0)
Marcatori: p. t. 2 m Di Massimo tr Paolucci (0-7), 25 m Murgier tr Wakarua (7-7); s. t. 6 meta Soqeta trasforma Wakarua (14-7), 10 m Moore tr Wakarua (21-7), 14 m Crichton tr Paolucci (21-14), 19 cp Paolucci (21-17), 23 m Petillo (26-17), 26 cp Wakarua (29-17), 36 cp Wakarua (32-17).
Estra I Cavalieri Prato: Wakarua, Mafi, Murgier, Rodwell (1 st Von Grumbkov), Tempestini, Chiesa, Patelli (27 st Villagra – 31 st Lunardi), Soqeta, Cristiano, Belardo (1 st Petillo), Moore, Cazzola (15 st Beccaris), Bocca (24 st Stefani), Giovanchelli, Borsi(1 st Goti).
L’Aquila: Paolucci, Di Massimo, Lorenzetti, Giampietri, Santavicca (10’pt Collyer Bristow), Crichton, Hostié (31′ st Mené), Vaggi (4′ st Breglia temp), Cialone, Calcagno (31′ st Di Cicco), Du Toit, Nicolli, Lombardi (24′ st Brandolini), Subrizi (31′ st Fagnani), Massafra.
Arbitro: Blessano (Treviso)
Note: giornata di sole, spettatori 1000 circa; ammonito Massafra (4′ st) e Vaggi (26′ st). Man of the match: Soqeta (Cavalieri). Calciatori: Wakarua 5 su 6 (3 su 4 trasformazioni, 2 su 2 penalty); Paolucci 3 su 3 (1 su 1 penalty, 2 su 2 trasformazioni).