Verso Italia-Francia: i galletti al microscopio

Stralcio di un articolo pubblicato su Right Rugby

La prima impressione è quella del rispetto per gli Azzurri: sono il meglio secondo Lievremont, lo segnala il rientro di Medard anche se c’è il turno di riposo concesso a Harinordoquy, forse privilegiando la massa di Chabal, compensata dalla versatilità di Bonnaire per contrastare la fisicità italiana e infilarla. Yachvili stesso, nonostante il caro errore del grubber intercettato da Palmer, è probabilmente considerato “quel che basta” pour les italiens: gran precisione nel punire le indiscipline e pochi frilli, le invenzioni si fan più indietro, mentre davanti si sfonda e si interrompono possessi avversi.
La seconda impressione è la voglia Bleus di controllare, se non dominare, la sfida nei set pieces: prima linea tutta d’esperienza con Marconnet contrapposto a Castro e Mas a Perugini più Servat in mezzo, della serie niente scherzi. Correttamente, Lievremont crede che destabilizzarci o anche solo depotenziarci lì avrebbe conseguenze su tutto il resto della nostra strategia. Per non parlare del nostro punto regolare debole sinora, la rimessa laterale: l’eventuale ingresso di Harinordoquy nel secondo tempo al posto di Chabal servirà ad alzare ulteriormente l’assicella per noi, portando a quattro i saltatori.
Non sarà semplice, come non lo è mai stato per gli Azzurri contro i Bleus, aldilà di frasi di circostanza che lasciano il tempo che trovano (preferiamo di gran lunga i fatti, come lo è il loro schierarci contro la miglior formazione disponibile): i Galletti non sono facilmente categorizzabili come i Celtici e parzialmente anche gli Inglesi, possono partire sempre, da tutte le parti e con tutti i reparti, utilizzando game plan adattati all’avversario e all’occorrrenza mutati in corso d’opera.
A patto naturalamente non ci sia un Clancy in giro; sotto questo profilo, affidare la direzione della gara al neozelandese Bryce Lawrence, onesto operatore del fischietto senza spocchia ma anche privo di gran competenze sulla mischia ordinata, è una scelta perlomeno bizzarra per quella che potrebbe essere l’Accademia Suprema dello scrummaging, aprendo a ogni possibile esito: sarà repressore cieco e sbrigativo o succube alla “first impression“?

Italia e Francia, nel nome di Garibaldi

Pasquale Giordano per Rugbryca – La rubrica ovale

Si è aperta lunedì 7 marzo la settimana che porterà la nazionale italiana di rugby al penultimo impegno del torneo delle Sei Nazioni 2011. All’orizzonte c’è il cucchiaio di legno, argomento che probabilmente terrà banco nella prossima settimana, quella che farà da preludio alla sfida con gli scozzesi, altri candidati alla vittoria del fallace trofeo. Adesso però è tempo di pensare alla Francia e a quel ‘Trofeo Giuseppe Garibaldi‘ che la nostra nazionale non ha mai vinto, ma che per un insolito gioco del destino sarà a corredo del match che si disputerà a cinque giorni dal 17 marzo, festa per il centocinquantenario d’unità nazionale.

La scintillante Francia
Sabato pomeriggio sul prato del Flaminio di Roma si sfideranno le nazionali francese e italiana per la quarta giornata dell’annuale torneo delle Sei Nazioni. Di fronte ci saranno forze sproporzionate a favore dei francesi, anni di successi sulla scena internazionale, sempre di marca francese, rincorsa verso l’insperato El Dorado del professionismo cui l’Italia anela. Complici un po’ di denari in più e quel senso di grandeur che è da sempre sinonimo d’oltralpe, i francesi al professionismo ci sono arrivati in maniera prepotente ergendo il campionato francese – Top 14 – quasi ad unico e scintillante approdo per le superstar dell’Emisfero Sud. Mai i galletti francesi hanno temuto l’Italia nei confronti diretti, tanto che loro considerano ancora adesso l’impresa di Grenoble (versione italiana) come un incidente di percorso.

Ricordando Grenoble
Prima di allora, 22 marzo 1997, la Francia aveva quasi sempre opposto alla nazionale italiana di rugby dei rincalzi: la nazionale A (la seconda per intenderci), addirittura la nazionale militare. Nel 1997 i galletti erano al vertice dell’Europa, guardavano tutti dall’alto verso il basso, una settimana prima avevano vinto il 5 Nazioni battendo tutte e quattro le squadre d’oltremanica. Figurarsi se avrebbero mai potuto temere una squadra di seconda fascia com’era l’Italia. Quel giorno invece fu l’apoteosi azzurra, rappresentando, forse, la vetta più alta raggiunta dagli italiani nella loro novantennale storia rugbistica. Quaranta punti per l’Italia, trentadue per la Francia. Sulla panchina azzurra sedeva un signore di nome George Coste, francese dei Pirenei del Sud, cuore e orgoglio, in campo il compianto Ivan Francescato, i Cuttitta, Troncon, Orlandi, Dominguez, capitan Giovannelli. Nomi rimasti nella storia.

Il Trofeo Garibaldi
Un po’ di storia è anche nel nome del trofeo che le due federazioni hanno deciso di creare sulla scorta delle più rinomate Bledisloe Cup (Australia vs Nuova Zelanda) e Calcutta Cup (Inghilterra vs Scozia). Stiamo parlando del ‘Trofeo Giuseppe Garibaldi‘, in onore dell’eroe dei due mondi, nato nel 1807 a Nizza e figura di spicco del risorgimento italiano, nonché considerato uno dei Padri della Patria italiana. Il trofeo è completamente di produzione rugbistica in quanto anche la mano dell’artista che lo ha disegnato è quella di Jean-Pierre Rives, terza linea della Francia degli anni settanta.
Quest’anno la sfida cade proprio a ridosso dei festeggiamenti dei centocinquanta anni della (parziale, ma questa è un’altra storia) riunificazione italiana. La vittoria sembra essere un discorso limitato alle ambizioni francesi, ovvero per l’Italia è improbabile un successo. Chissà, però, che voler onorare la maglia e il tricolore non porti i nostri a vincere il confronto con i galletti (ad onor del vero un po’ sottotono nelle ultime settimane) aggiudicandosi per la prima volta nella storia il ‘Garibaldi’.

Eccellenza: fine della (contestatissima) sosta

La Gazzetta di Parma, Simone Sommi

Riparte il campionato d’Eccellenza. Domenica prossima ricomincia il massimo campionato italiano di rugby, rispolverato dal dimenticatoio in cui la Federazione l’aveva messo. Perché
l’ultima giornata (ovvero la prima gara del girone di ritorno) si è giocata il 29 gennaio e sei settimane di sosta, in campo sportivo, equivalgono ad un’era geologica. E da domenica saranno otto giornate consecutive senza respiro per arrivare alla definizione della griglia play-off.
Hbs GranDucato e Banca Monte Crociati ricominciano rispettivamente dal quarto e quinto
posto in classifica e dalle sfide con Rovigo, fuori casa, per l’Hbs e con Mogliano, interna, per la Banca Monte. «Abbiamo fatto un lavoro fisico tipo pre-stagione – spiega l’allenatore dei Crociati Pippo Frati – ma con l’uso del pallone. Nelle prime settimane abbiamo individuato delle aree di lavoro sulle quali dovevamo migliorare e su cui abbiamo insistito». Una sosta che però rimane un punto interrogativo: «Sei settimane sono troppe e credo che la Federazione dovrà in futuro cambiare, sia per il bene delle società che per l’interesse del pubblico. La scusa di poter fornire dei “permit player” alle due franchigie di Celtic in periodo di Sei Nazioni non regge: ha interessato 4 giocatori di due squadre (tre di Padova e uno di Roma, ndr) che avrebbero comunque potuto rimpiazzare senza problemi visto le loro rose». Come al solito Frati non la manda a dire: «E’ difficile trovare la concentrazione
in questa situazione. Viene spontanea solo quando c’è la partita, che è di per se una
verifica». Il primo avversario sarà il Mogliano, squadra solida, che gioca un rugby a tutto campo senza curarsi troppo dei punti in classifica: «E’ una squadra che rispetto perché gioca molto, senza usare molto il piede, dando un bel segnale al movimento. Si sono poi molto rinforzati rispetto allo scorso anno con molti giocatori fuori dall’orbita Celtic ed hanno un tecnico, Casellato, del quale sono molto amico e che ammiro. Sono gli avversari giusti per il nostro tipo di gioco, che con la bella stagione viene valorizzato. Così, almeno, è stato per il Noceto che negli ultimi due anni, in primavera, è sempre sembrato un’altra squadra».
La classifica per ora non premia i Crociati, quinti dietro i cugini del GranDucato, ma comunque a soli due punti dal Padova terzo. «Sarà una frase fatta – ammette Frati – ma i conti si fanno alla fine. Abbiamo gli scontri di retti con Padova, Rovigo e GranDucato in casa, mentre in trasferta solo Prato. La nostra preparazione è stata mirata sul
calendario, per essere al massimo della condizione ad aprile e giocarsi tutto. Abbiamo trasferte difficili, come Roma sponda Lazio o Aquila, mentre la Roma è rientrata in gioco
grazie alla vittoria proprio con noi. Sarà un bellissimo finale di campionato, con almeno sei
squadre in grado di giocarsela tra di loro».
E nel frattempo Pippo Frati si impegna ancora come giocatore nel suo Noceto, in serie C,
con il quale è in piena corsa per la promozione in serie B: «Ne parlavo poco tempo fa proprio con il presidente Barocelli, sarebbe un bel risultato». Giusto per non perdere l’abitudine al successo.

Video: quel Bayonne-Tolosa in terra di Spagna…

Una partita del Top 14 francese nel tempio della Real Sociedad (calcio). Un sold-out annunciato. Ecco come è andata

Movimento: tutti i dubbi sul ritorno dell’Under 23

Umberto Nalio su Il Resto del Carlino

ALCUNI giorni fa si è parlato di ufficialità per l’ennesima operazione di restyling delle categorie giovanili, ma ancora non è giunta nessuna comunicazione ufficiale da parte della Fir, esclusion fatta per la circolare di ottobre 2010.
Dovrebbe scomparire l’Under 18 e ricomparire nuovamente l’Under 23, che in passato si chiamava squadra Riserve, insomma l’ennesimo cambiamento che questa volta non ha come scopo la necessità di uniformarsi al modo di lavorare delle altre realtà del rugby europeo, ma semplicemente una forma elegante per mascherare la mancanza di numeri atti a mantenere vive le attuali categorie. Parlare di Under 20 schierando dei ’94 e ’95 vuol dire raccontarsi delle bugie, in quanto a scendere in campo saranno dei ragazzini di 16 e 17 anni, anche se è pur vero che ci sarà la possibilità di far giocare fino ad otto rientranti del
’93, ma allora perché non chiamarla Under 19?
L’altra novità sarà il ritorno dell’Under 23 formata dai nati dal ’93 all’89, con possibilità di inserire nella lista cinque fuori quota, fatto questo positivo perché permetterebbe alle prime squadre di graduare il rientro degli infortunati e tenere sotto osservazione gli elementi più interessanti. Ma anche qui i dubbi non sono certo pochi in quanto la partecipazione a questo campionato non sarà obbligatoria con concrete possibilità
che si disputi a livello regionale.
Ed ecco allora sorgere i primi dubbi: con quale criterio verranno composti i gironi? saranno messe assieme formazioni di Eccellenza con A, B e C? e se così sarà quale potrà essere il livello del torneo Under 23? Pensare che un campionato di questo genere possa
contribuire a far crescere i giovani, in prospettiva prima squadra sembra quasi utopistico, sempre ragionando in funzione dell’Eccellenza, oltre all’inevitabile disagio che ne deriverebbe per tutto il movimento minore, basti pensare alla situazione del Polesine che vive da sempre grazie ad un processo di osmosi tra le poche realtà esistenti.
E’ vero che le società satelliti non sfornano da tempo validi ricambi per i bersaglieri, ma è altrettanto vero che le iniezioni di Under 18 da Villadose hanno salvato al Rovigo la stagione in corso e che a Badia, nei momenti cruciali, la prima squadra dei rosso blu ha tratto in più occasioni benefici per la disponibilità di uno sparring partner di qualità. Ma come
potrebbero stare in campo realtà come queste se non ricevessero linfa vitale, alias giocatori, da via Alfieri? Atleti per altro che molto spesso non hanno le qualità per restare a quel livello, mentre con l’adesione al progetto Under 23 diventerebbero indispensabili per
formare una rosa di 30/35 giocatori, numero indispensabile per fare un campionato. Il dubbio è che con questo passaggio si possano creare i presupposti per un ulteriore
impoverimento numerico e qualitativo del nostro rugby.