Gli Aironi già in volo verso il 2012

Da La Gazzetta di Mantova

Sabato da ricordare per Silvano Melegari a Roma. Prima della grande emozione di vedere in diretta l’Italia battere la Francia nel 6 Nazioni al Flaminio, il presidente dei Montepaschi Aironi e il vice Stefano Cantoni hanno avuto il via libera verbale dalla Fir alla conferma dello staff tecnico per il prossimo anno, vale a dire per la seconda stagione celtica. «Sì, è stata una bella giornata — ammette Melegari —. La partita è stata travolgente e alla fine temevamo la beffa come contro l’Irlanda. Bravi anche i nostri Del Fava, Geledenhuys e Perugini. Siamo soddisfatti anche dell’incontro avuto con i federali Sacca e Checchinato che hanno risposto positivamente alla nostra richiesta di proseguire con lo stesso staff tecnico. Phillips e i suoi collaboratori stanno lavorando bene. Va data un po’ di continuità e quindi la fiducia almeno per un altro anno». Nella riunione si è discusso anche della questione ‘numero degli stranieri’ cara alla Fir che spinge per abbassare l’attuale soglia di 5 a referto per agevolare la crescita degli italiani. «Soprattutto poiché la Coppa del mondo ci toglierà azzurri fino a ottobre — spiega Melegari — abbiamo chiesto che venga confermato il numero di 5 almeno per un anno. Speriamo che le nostre esigenze vengano recepite». A margine degli incontri tra i due club celtici e la Fir (anche Treviso si è incontrato a parte), c’è stata una riunione tra Fir e presidenti dell’Eccellenza nella quale pare sia uscito l’orientamento a iniziare il massimo torneo tricolore a Mondiali terminati, permettendo di aggregare ai due club celtici elementi che potranno essere utilizzati come ‘permit players’.

FIR-Franchigie, ancora nuvole

Da La Tribuna di Treviso

E chissà che lo storico successo con la Francia non porti il sereno anche nei rapporti tra Fir e franchigie, ai vertici del movimento italiano. Emisfero azzurro – Nazionale – ed emisfero Celtic (Benetton e Aironi) stanno ancora cercando l’assetto, senza una linea dell’Equatore. La prima stagione di Magners sta finendo, e ancora non mancano scambi di cortesie, punzecchiature, siluri, messaggi trasversali. I rumors dicono che Dondi, per il 2014, voglia chiedere persino due franchigie in più: una per Roma e una per Milano… Che il presidente federale, alla vigilia di Italia-Francia, abbia sentito il bisogno di esprimere l’ennesimo ultimatum («o si cambia marcia o interverremo»), e che la Fir abbia appena inviato una lettera ufficiale di «richiamo» a Benetton e Aironi per invocare una maggiore collaborazione e una «stretta» sulle sinergie la dice lunga sullo stato di cose. Sabato il vicepresidente federale Nino Sacca e il responsabile alto livello, Carlo Checchinato, hanno incontrato lo staff degli Aironi. Si è parlato delle tossine del caso Guidi (il tecnico federale girato agli Aironi ma durato poco), di quota stranieri (chiesto alla Fir di mantenere il tetto di 5), di relazioni fra staff azzurro e i due quartieri generali. E Treviso? Non sembra capire i motivi della tensione. «Tutti hanno visto come i giocatori di Treviso siano preparati e all’altezza — puntualizza il presidente Amerino Zatta — per carità, tutto è migliorabile, e da ambo i lati. Ma penso che fin qui il Benetton abbia avuto un comportamento più che positivo, sia nella preparazione dei giocatori azzurri, sia nella loro disponibilità: non capisco cosa ci possa venire imputato». E in Ghirada fanno notare che l’Italia sabato aveva 5 giocatori del Benetton nel XV (Benvenuti, Garda, Zanni, Barbieri, Semenzato), altri 3 entrati poi match (Burton, Derbyshire, Ghiraldini). Il secondo blocco dopo quello «francese», (a.p.)

Mallet e un addio (dopo i Mondiali) quasi sicuro. Ma senza sbattere la porta

Giorgio Cimbrico, da Il Secolo XIX

L’EQUIPE: “Total Fiasco”. Medard, l’estremo spuntato: “Meno di niente”. Lievremont, il ct che non dà le dimissioni: “Verso lo zero”. I francesi l’hanno presa malissimo, peggio che a Berlino 2006. Con la palla rotonda, les italiens sono sempre stati meglio, ma con quella ovale… Blu a letto dopo cena; azzurri in mischia sino a notte fonda, con birra e gin tonic che ricompaiono dopo lunga astinenza. Il rugby è uno sport tolemaico: chi è più forte, vince, senza lasciar spazio alle imprevedibilità, gas esilarante del calcio. Ma allora, com’è che l’Italia batte la Francia, padrona del 6 Nazioni 2010, due volte finalista mondiale, potenza assoluta? Mirco Bergamasco, l’uomo dal piede improvvisamene d’oro: «Tanti anni passati a giocare in Francia e dentro di me, sempre questo sogno. Realizzato». Nick Mallett, ct: «Avevamo avuto una sfortuna pazzesca contro Irlanda e Galles. Fossimo a 6 punti, sarebbe più giusto». Giancarlo Dondi, presidente di lungo corso: «Fatte scelte giuste: Masi estremo ha corsa, ha impeto. Semenzato ha tecnica, coraggio: a Treviso non gioca quasi mai ma tre partite gli sono bastate». Ancora Mallett: «La squadra è cresciuta. Oggi, 25 giocatori da palcoscenico. Un processo lungo, con progressi che per qualcuno è stato da record, 100%». Il processo ha preso molta parte del tempo del contratto quadriennale. Ora, l’impresa. Ed è su Mallett che è ricamato l’interrogativo sul futuro di Ovalia. «Tra dieci giorni, appuntamento con il ct», assicura Dondi, pronto a promettere «che ai Mondiali sarà lui» a comandare le operazioni. E dopo il 2 ottobre (partita decisiva con l’Irlanda) o dopo il 10, eventuale quarto di finale tinto di storicità, quando l’accordo si esaurirà? «Vuole una mia opinione? In un paese come il nostro, dove la sete della vittoria è furibonda, otto anni sono tanti». Il nome di Jacques Brunel riprende quota, ne perde l’autocandidatura di Mallett, che ha rifiutato l’offerta della federazione inglese di dirigere la struttura tecnica. L’antica coppa rimane all’Inghilterra che (22-16) prosegue verso lo Slam ma la Scozia arriva al 67′ prima di concedere una meta (di Croft) ed è capace di reagire con una magia di Evans. Sigilli finali di Wilkinson. L’Inghilterra, 8 punti, va a Dublino, il Galles, a quota 6, a Parigi Per l’Italia, ritorno sul luogo di un’altra prima volta (maledizione-trasferta spazzata nel 2007) con la Scozia che ha il cucchiaio di legno a portata di mano.

12/03/2011, la vittoria più importante della storia del rugby italiano

Certo c’è Grenoble, l’indimenticabile vittoria che nel 1997 ci ha aperto le porte del Sei Nazioni. Il presidente FIR Dondi però sabato, subito dopo la partita, ha tenuto a precisare che l’Italia nel Sei Nazioni ci sarebbe entrata comunque. Quella partita ha comunque messo un timbro e spazzato via i dubbi (inglesi) dell’epoca.
Quella di sabato però è diversa. A Grenoble si giocava la finale della Coppa Europa, torneo certamente “minore” rispetto al Sei Nazioni.
A Grenoble avevamo di fronte una Francia reduce dal Grande Slam nell’allora Cinque Nazioni, fortissima e forse un po’ scarica. Al Flaminio invece i nostri avversari erano (sono) i detentori del trofeo e dovevano assolutamente vincere per poter sperare di mantenerlo in casa loro. Ciononostante si sono presentati a Roma piuttosto spocchiosi. E non solo loro: l’Equipe sabato mattina titolava “Vacanze romane”… Risultato, non ci hanno capito nulla, fin dall’inizio, contro una squadra che non si è presentata in campo con l’atteggiamento da loro preventivato (ma come si sono permessi!, avranno pensato).
Intendiamoci, non voglio affatto sminuire la vittoria di Grenoble, anzi. E’ una pietra fondamentale del movimento rugbistico italiano.
Ma quella di sabato è diversa: certifica definitivamente il salto di qualità del nostro rugby. A dispetto dei risultati sul campo il Sei Nazioni 2011 è il migliore mai disputato dall’Italia. Gli avversari hanno sempre messo in campo i loro uomini migliori tra quelli disponibili (che vuol dire: vi temiamo, potete batterci), e – Inghilterra a parte – oggi potremmo esser qui a parlare anche di tre vittorie in quattro partite, perché con Irlanda e Galles a mancarci è stata quella cattiveria e la freddezza che invece abbiamo visto con i francesi. Cattiveria e freddezza che – ad esempio – ci erano mancate un anno fa con l’Inghilterra. Al rugby italiano mancava una vittoria così, capace di liberare tutte le energie mentali che per qualche motivo sono finora rimaste bloccate. Ora gli azzurri andranno in campo un po’ più leggeri, ben sapendo che le squadre contro cui possono davvero poco si contano sulle dita di una mano, mentre con le altre se la possono giocare a viso aperto.
L’importanza di questo 12 marzo la coglieremo bene nei prossimi mesi, nei prossimi anni.
Diciamo che in una scala di valori da 1 a 10 Grenoble vale 9, il Flaminio 9,5. Il 10? Arriverà. Un primo appuntamento è già fissato per il 2 ottobre, a Dunedin, contro l’Irlanda.

Francia, Lievremont mischia le carte

Dopo la sberla del Flaminio la Francia si ritrova a riorganizzare forze fisiche e soprattutto mentali in vista dell’importantissima sfida con il Galles. A pagare la sconfitta di Roma sono sei giocatori, non convocati per l’ultima gara del Sei Nazioni 2011. Giocatori di quelli pesantissimi nello spogliatoio transalpino: Chabal, Rougerie, Pointrenaud, Thion, Jauzion, Marconnet rimangono a casa. Arrivano Papè, Palisson, Marty, Estebanez, Schuster e Lapandry. “Devo dare un esempio”, si è limitato a dire il ct Lievremont.

Questi i convocati:
Avanti: Servat, Guirado, Ducalcon, Mas, Schuster, Domingo, Papé, Pierre, Nallet, Dusautoir, Harinordoquy, Bonnaire, Lapandry
Trequarti: Parra, Tomas, Trinh-Duc, Traille, Marty, Estebanez, Palisson, Médard, Clerc, Huget