Montauriol, le Zebre e la FIR: un caso che lascia strascichi

Andrea Nalio per Il Resto del Carlino – Rovigo

Se qualcuno aveva ancora dubbi circa la professionalità e l’organizzazione del
rugby italiano, il caso Montauriol ha chiarito ogni ambiguità, mettendo a nudo
l’incompetenza di un movimento lacunoso ed impreparato sotto molti punti di vista.
Chiariamo. L’infortunio capitato alla zebra Bortolami aveva nei giorni scorsi riacceso
l’interesse della franchigia federale per la forte seconda linea italo-francese, a Rovigo
nei due precedenti campionati. Un’opportunità che aveva stuzzicato lo stesso Jeff,
ammaliato dalla possibilità di confrontarsi con prestigiosi avversari europei. Il
seguito della vicenda è cosa nota. Montauriol si avvicina alle Zebre, che tuttavia
non possono concludere l’ingaggio perché, lo stesso giocatore, aveva in precedenza
firmato il tesseramento (modello 12) con la Rugby Rovigo. Un passo, quest’ultimo,
indispensabile per tenare la via della riduzione della squalifica per stamping
comminatagli a fine stagione, cosa poi capitata con la riduzione da cinque e due mesi
di stop. La notizia del tesseramento, nello specifico, pare abbia colto impreparata la
dirigenza ducale, che ha frenato in attesa di capire l’evolversi della situazione (nel
frattempo tuttavia le parti si erano avvicinate anche attraverso colloqui avvenuti tra
il giocatore ed il direttore tecnico delle Zebre, Gajan). Una situazione, l’ennesima,
che ha palesato tutte le contraddizioni vissute ad oggi dal rugby italiano. Sì, perché
la dirigenza delle Zebre, franchigia imparentata con la Federazione, doveva sapere
che, la riduzione di una squalifica in capo ad un giocatore, è possibile solo se l’atleta
è tesserato per un club. O almeno, considerata l’immagine tanto professionale filtrata
da Parma, avrebbe dovuto saperlo e, quindi, abbandonare la pista che portava ad un
giocatore già tesserato per una società di Eccellenza (Rovigo, nello specifico). In
realtà, la vicenda Montauriol altro non ha fatto che rimarcare quanto impreparato sia
il rugby italiano a gestire determinate situazioni, rimanendo ancora oggi purtroppo
impantanato in un dilettantismo che fatica ad abbandonare.

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15 risposte a Montauriol, le Zebre e la FIR: un caso che lascia strascichi

  1. chicodelrodeo ha detto:

    impeccabile. Le Zebre partono proprio male…

  2. Matteo ha detto:

    quindi per ricapitolare fanno le regole e poi non le sanno applicare… bene a questo punto non so nemmeno per la vicenda degli stranieri in celtic come la mettonosamoani italiani sud africani di formazione italiana…. e chi ci capisce più niente troppo casino

  3. Tony ha detto:

    E con il loro pressapochismo riescono a fare danni in ogni dove (leggi caso Lenarduzzi – Rovigo)….

    • gsp ha detto:

      daccordo sul presappochismo, e soprattutto sono cosi’ approssimativi ed estemproanei che anche qualche regoal giusta riescono a farla passare per sbagliata. Speriamo cambi tutto il prima possibile.

      Ma il caso Lenarduzzi, come il caso Socino, a me sembrano tutti abbastanza chiari.

      • Francesco ha detto:

        No perché Lenarduzzi ha fatto un proino ritenuto positivo a Tirrenia.Socino non e’ mai stato preso in considerazione,a torto o a ragione…….

      • gsp ha detto:

        @francesco, non cambia molto, perche’ in entrambi i casi si tratta di giocatori eleggibili, ma non di formazione italiana. ed al momento per diventare di formazione italiana devi avere 10 caps in nazionale (o nazionale a), e poi dall’anno successivo diventi assimilato a giocatore di formazione italiana. quindi a rovigo avrebbe potuto si giocare apertura, ma contato tra quelli non di formazione italiana. vuol dire che Rovigo hanno giudicato altri giocatori di formazione straniera come piu’ importanti di Lenarduzzi.

        Secondo me quello che Rovigo e Treviso (con Socino) volevano era una eccezione alla regola, come accaduto con Van Zyl e Botes.

      • Francesco ha detto:

        Non e’ proprio così,e mi spiego: la FIR o meglio Alto livello FIR, aveva accordato e annunciato che con la stagione in divenire, a fronte dell’abbassamento numerico degli stranieri a 3, qualunque giocatore in possesso di un passaporto italiano o della documentazione comprovante che un avo entro il secondo grado,nonno o nonna,nato in Italia, quindi eleggibile per la naz. Italiana,si garantiva la equitazione a giocatore italiano immediatamente senza bisogno di aver giocato per la naz maggiore a priori.La storia della 10 presenze fu sorpassata dalla FIR per far giocare Del Fava 3 anni fa con Viadana. Lenarduzzi hai ragione, perché in effetti se fosse piaciuto a Brunel sarebbe alle Zebre italianissimo.

      • gsp ha detto:

        @francesco, se guardi la circolare informativa il principio della formazione, incluse dieci presenze sembra essere rimasto., di certo per l’eccellenza. http://www.federugby.it/index.php?option=com_docman&task=doc_download&Itemid=749&gid=2051

        il fatto che Munari abbia dovuto consultare la FIR su Socino, mi fa pensare che una regola simile valga anche per la Celtic.

        Se Del Fava, Botes e Van ZYl, sono stati assimilati alla formazione italiana penso che sia operato della FIR in deroga a quelle regole, pero’ penso che le regole rimangano.

        questo e’ quella che sembra dalla lettura, ma sarei felice di cambiare idea se i fatti sono diversi.

      • Filippo ha detto:

        non è chiaro proprio per niente perchè in un articolo apparso qui sul grillotalpa c’era scritto che Lenarduzzi poteva esser schierato apertura a patto che poi i Bersaglieri rinuncino a schierare uno Mahoney (che poi visti i 5 anni trascorsi non è equiparato?),Basson,Sevealì… e poi anche se di formazione non italiana mi risulta che abbia il passaporto italiano…vcacci a capire…a me queste sembrano solo immani boiate partorite da 4 imbecilli che curano i propri interessi e quelli dei lecchini che ci vanno dietro

      • Filippo ha detto:

        il punto è che a qualcuno fa paura doversi trovare davanti a 10,12,13 e 15 Lenarduzzi,Van Niekerk,Sevealì,Basson…

  4. Mau ha detto:

    Ed ecco spiegato perchè si parlava di indennizzo a favore di Rovigo, il giocatore era già tesserato. Alla fine bastava accordarsi col club prima di parlare col giocatore (norma elementare di fair play in generale comunque). Così si crea comunque malumore perchè magari al giocatore può rimanere il dubbio che Rovigo non abbia voluto “cederlo” alle Zebre.

  5. Gabriele ha detto:

    la federazione pensa che le regole le debbano rispettare solo gli altri.

    Spero che a dicembre qualcuno prenda il bastone in mano e le dia a chi di dovere ……………..!!!

  6. Fabio ha detto:

    …sbagliare è concesso a tutti, ma sull’applicazione di regole create dalla FIR, per una squadra …della FIR….mah….mi sa che di professionistico ci sia forse solo il compenso di taluni, sarò anche fazioso, ma sembra che qualcuno viva fuori dalla realtà e, opinione personalissima, tenga ache comportamenti un pò arroganti.

  7. Carlo RO ha detto:

    Concordo con Fabio nell’affermare che di professionistico c’è ben poco.

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