L’angolo del Vile – Fir e Treviso, l’attesa

Oggi il Vile non ha lavorato tantissimo. Ma ci prende.

Pro12, a Cardiff degli Aironi mai visti

dall’ufficio stampa Aironi

Domani sera tocca agli Aironi aprire il nono turno di RaboDirect PRO12. Dopo due settimane dedicate all’Heineken Cup, torna il campionato e i nero-argento sono chiamati alla trasferta di Cardiff (calcio d’inizio alle 20,30 ora italiana, diretta su RaiSport 2, arbitra l’irlandese Leo Colgan) per sfidare i Blues reduci da quattro successi consecutivi tra PRO12 e coppa (a Parigi contro il Racing e al Cardiff City Stadium contro i London Irish).

Una striscia iniziata proprio a Viadana lo scorso 8 ottobre in una partita spettacolare con quattro mete per parte in cui a fare la differenza a favore dei gallesi nel 26-37 finale furono i 17 punti al piede di Ceri Sweeney.

Quello di domani sera sarà dunque il secondo e ultimo confronto della stagione tra Blues e Aironi, i quali – proprio dopo essere diventata la prima formazione italiana a conquistare il punto di bonus offensivo in PRO12 in quel primo confronto – sono poi rimasti a digiuno di mete nella quattro partite contro Munster, Glasgow, Leicester e Clermont-Auvergne.

Per provare a cambiare marcia rispetto alle ultime uscite, lo staff tecnico degli Aironi ha optato per diversi cambiamenti, alcuni dei quali dettati però da nuovi infortuni dell’ultimo momento. Come quello che, ad esempio, ha fermato nei giorni scorsi Matias Aguero. Al suo posto giocherà così titolare Alberto De Marchi, mentre Totò Perugini sarà in panchina rinunciando così alla convocazione dei Barbarians per affrontare l’Australia. La prima linea sarà completata da Fabio Staibano e Tommaso D’Apice.

L’unico giocatore degli Aironi in campo per il test-match di sabato a Twickenham sarà dunque Marco Bortolami, che per questa settimana lascia così i gradi di capitano della franchigia a Quintin Geldenhuys (ruolo che peraltro ricoprirà per la quindicesima volta). Al fianco dell’azzurro in seconda linea ci sarà George Biagi, autore di una prima parte di stagione più che positiva durante il periodo della Coppa del Mondo.

Completamente inedita sarà anche la terza linea, dove rientra Nicola Cattina dopo una settimana di turnover, fa il suo debutto da titolare Filippo Ferrarini e Josh Sole si sposta a numero 8.

In mediana rientra dopo l’infortunio Tito Tebaldi e, di conseguenza, si rivede con la maglia numero 10 anche Naas Olivier. Toccherà a loro innescare una linea dei trequarti che vede il rientro da titolare di Giulio Toniolatti all’ala e lo spostamento di Sinoti Sinoti a secondo centro al fianco di Gilberto Pavan. A completare la linea arretrata Giovanbattista Venditti all’ala e Ruggero Trevisan estremo, due ragazzi classe ’90 che sono anche i due giocatori più utilizzati dagli Aironi fino a questo punto della stagione rispettivamente con 667 e 763 minuti giocati.

AIRONI

15 Ruggero Trevisan; 14 Giulio Toniolatti, 13 Sinoti Sinoti, 12 Gilberto Pavan, 11 Giovanbattista Venditti; 10 Naas Olivier, 9 Tito Tebaldi; 8 Josh Sole, 7 Filippo Ferrarini, 6 Nicola Cattina; 5 George Biagi, 4 Quintin Geldenhuys (cap); 3 Fabio Staibano, 2 Tommaso D’Apice, 1 Alberto De Marchi.

A disposizione: 16 Fabio Ongaro, 17 Salvatore Perugini, 18 Lorenzo Romano, 19 Joshua Furno, 20 Frans Viljoen, 21 Tyson Keats, 22 Roberto Quartaroli, 23 Matteo Pratichetti. All. Rowland Phillips.

Sei Nazioni 2012, perché è importante riempire lo Stadio Olimpico

Ieri la FIR ha diffuso una foto “ritoccata” dello Stadio Olimpico di Roma (quella qui a fianco). Una veduta in grandangolo con il campo pronto per una partita di rugby: righe giuste e le “H” al posto delle porte di calcio.
Una bella immagine che però ha anche risollevato le critiche sulla scelta dell’Olimpico come casa degli azzurri per il prossimo Sei Nazioni per consentire finalmente i lavori definitivi di ristrutturazione del Flaminio. La pista di atletica, dalle curve si vede poco e comunque lontanissimo, eccetera eccetera. Tutto vero.
Però riempire quello stadio è davvero importante. Perché i 50-60-70mila che saranno presenti l’11 febbraio per il match con l’Inghilterra – e poi il 17 marzo con la Scozia – peseranno molto di più degli 80mila di San Siro.
La partita nello stadio milanese con gli All Blacks viene infatti presa un po’ a simbolo. Da un lato è più che giustificabile: una folla immensa, qualcuno che è rimasto fuori, uno spettacolo unico anche per chi di rugby ci capisce poco o nulla.
Dall’altro però gli All Blacks non possono essere presi a paragone, proprio perché stiamo parlando degli All Blacks: una squadra che è una leggenda vivente, un mito in carne e ossa. Sono come i Lakers o il Real Madrid, chiunque sa chi sono anche se non appassionato di quelle discipline. Se a questo ci aggiungete che quel test-match era stato organizzato in partnership con la RCS, che vuol dire Gazzetta dello Sport… (pagine e pagine sulla partita, una città – Milano – che nella settimana precedente il match è stata inondata di eventi collegati).
Insomma quegli 80mila non possono essere presi come il paradigma del movimento, o meglio, del pubblico che il rugby è capace di muovere. I tifosi che saranno sugli spalti dell’Olimpico invece sì. L’Inghilterra è una squadra dalla tradizione e dalla storia mostruosa, ma che può affascinare uno che bene o male nel rugby è già dentro. Se a uno della palla ovale frega poco, difficile che ceda al fascino della rosa rossa, più facile invece che lo faccia per l’haka.
Quindi riempiamo quel dannato stadio, bello o brutto che sia, e diamo una nuova lezione di cultura sportiva a chi crede che uno sport o una squadra vadano seguiti solo quando si vince.

PS: comunque, se magari si vincesse un po’ di più proprio schifo non mi farebbe…

Video: Clermont-Aironi, highlights da Heineken Cup

Argentina, un “calmiere” per le trasferte del Rugby Championship

L’Argentina è lontana. Certo, dipende da dove uno parte, ma è sicuramente molto lontana da Sudafrica e – soprattutto – Australia e Nuova Zelanda.
Così la SANZAR ha chiesto (anzi, “strongly recommend”) che almeno due dei tre match interni dei Pumas vengano giocati a Buenos Aires, per evitare alle squadre ospiti un viaggio supplettivo per raggiungere le province interne. La federazione argentina avrebbe infatti voluto giocare solo una gara nella capitale.
Greg Peters, il numero della SANZAR che si trovava proprio a Buenos Aires per l’annuncio ufficiale della nuova competizione, ha poi presentato il torneo: “Il prossimo anno giocheranno la prima, la seconda, la quarta e la settima nazione del ranking mondiale. Avremo il meglio contro il meglio”.
L’ingresso dell’Argentina in quello che era il Tri-Nations è però l’ultimo passo prima della nuova “rivoluzione”: l’arrivo cioè di una franchigia argentina nel Super Rugby.