Dove va l’Italia ovale dopo Dunedin

C’è chi se la prende con i giocatori, chi con Mallett, quasi tutti con Dondi.
Ora, le responsabilità di quanto avvenuto in campo a Dunedin sono di molti, però non mettiamoci a sparare un po’ a caso nel mucchio. L’Italia è arrivata a 40 minuti dal coronare una vittoria che avrebbe segnato un momento fondamentale per la palla ovale del Belpaese. Non ci è riuscita. Merito soprattutto degli irlandesi che si sono strameritati i quarti di finale, ma anche dalla nostra parte della barricata le responsabilità non mancano.

C’è Mallett che non è stato in grado di far cambiare passo alla nazionale una volta andata sotto ad inizio secondo tempo: per 40 minuti hai imbrigliato le terze linee e i centri irlandesi, non hai giocato benissimo ma in maniera molto intelligente e vai al riposo sostanzialmente in pareggio. Se gli avversari per fortuna, bravura o demerito della nostra difesa riescono a trovare il bandolo della matassa e a riscrivere la storia della partita qualcosa devi fare. Invece nulla. E un giorno o l’altro, caro Nick, ci dovrai spiegare perché la difesa – che fino a un annetto fa era il nostro punto di forza oggi è diventata un mezzo problema.

Ci  sono ovviamente i giocatori, che in campo alla fine ci sono loro. Tra pregi e manchevolezze per un tempo il loro l’hanno fatto. Potevano osare un po’ di più? Certo che sì, ma insomma, la partita era apertissima. Poi la meta irlandese. Io capisco tutto, il contraccolpo psicologico e bla bla. Però se ti giochi l’accesso ai quarti di finale in una partita dentro-fuori può capitare che le cose non vadano come le avevi programmate e che magari gli avversari abbiano l’ardire di segnare una meta. In quel caso si prende, si porta a casa e si riparte, magari con un atteggiamento un pochino meno difensivista. Se poi te ne segnano un’altra e ti ritrovi sotto di 20 punti con mezzora di gioco ancora davanti, ecco a quel punto dovresti buttare a ramengo tutte le paure e i timori. La partita è persa a quel punto, tentare di fare qualcosa non sarebbe stato poi così brutto. Invece nulla, e diciamocelo, è questa la cosa che ci ha fatto arrabbiare tutti (capitano, Sergio, dov’eri in quel momento? Perché non sei riuscito a dare la scossa? Non ti hanno ascoltato? Non ne avevi più?). Perché perdere contro l’Irlanda ci sta, però il come è importante. A volte la forma è sostanza.

Poi ci sono le colpe che arrivano da lontano. Quelle federali, per intendersi. Dare contro la FIR è una disciplina piuttosto diffusa dalle nostre parti. Non che Presidente e sottoposti non abbiano responsabilità. Però anche qui, siamo davanti a un bersaglio molto comodo e molto facile con cui prendersela.
Dice, la politica federale, le franchigie, la gestione del potere, le scelte, gli uomini preposti a… e tutto il resto del rosario. Per ognuno di questi atti d’accusa c’è un fondo più o meno consistente di verità: le Accademie non funzionano ancora a dovere e il rodaggio dovrebbe essere finito già da un paio di anni almeno (quanti erano i giocatori passati per Tirrenia e consorelle presenti in Nuova Zelanda? Pochi, pochissimi). La stessa scelta degli atleti di interesse nazionale ha registrato delle manchevolezze pesanti: tanto per dire non c’erano Semenzato e Gori (e qui pure Mallett ha le sue belle responsabilità).  Uno staff tecnico – a tutti i livelli – che avrebbe bisogno di un po’ di aria fresca e non della girandola di sedie che però portano sempre gli stessi nomi.
Però la FIR è solo uno degli attori sul palcoscenico, per quanto importante. Le società che tanto se la prendono con Dondi (ma chi lo ha votato il Presidente? Non mi pare si sia autoimposto…)  hanno la loro bella fetta di colpe: la scorciatoia degli stranieri per ottenere prima risultati, per esempio. Se da anni in Italia non produciamo aperture degne di questo nome, forse qualche colpa ce l’hanno ANCHE i club.
Non difendo la Federazione a prescindere, non sono l’avvocato del diavolo, ma nemmeno l’attacco a prescindere. La gestione di una Federazione – qualsiasi  federazione – è politica e potere. Tutto sta nel dare a un movimento intero un progetto, un obiettivo di media-lunga durata e adoperarsi per quello. Poi le magagne, le critiche, le accuse di favoritismi eccetera sono connaturate ad ogni centro di potere, piccolo o grande che sia. A fare la differenza è la chiarezza degli obiettivi e il vigore con cui si lavora per ottenerli. Non credo che se al posto di Dondi ci fosse Mister X le cose andrebbero molto diversamente. Dondi è il vertice di un blocco di potere, Mister X pensate invece che governerebbe il rugby italiano dall’alto di una pianta? La differenza sta nella spinta e nel vigore con cui si fanno le cose, con la capacità di imporsi sugli altri attori del palcoscenico. La grande domanda oggi è questa: questa gestione, dopo 15 anni e passa, è in grado di farlo? Io non lo so, non ho la risposta in tasca come molti invece sembrano avere. Certo le premesse non sono ottimali: il fatto di aver conservato lo staff tecnico fino alla fine del prossimo Sei Nazioni non è molto logico. Sarebbe stato ok se a sceglierli fosse stato Brunel, ma sappiamo tutti che non è così. Arriva il nuovo ct e bisognerebbe dargli la possibilità di scegliere i collaboratori più stretti. Lo vuole il buon senso. Altrimenti ci si espone a critiche che si potevano tranquillamente evitare e si da ai propri avversari un’arma in più.
Il 2012 sarà anno di rielezione federale. Qualche giorno fa Dondi con il sottoscritto è stato piuttosto sibillino sull’opportunità o meno di una ricandidatura. Forse era solo pretattica, diplomazia di un uomo che ben sa navigare in certi mari. Oppure no, forse c’era sincera stanchezza dopo tanti mandati che inevitabilmente ammorbidiscono ogni spinta riformatrice. Non lo sappiamo, non ora quantomeno.
Quello che so io è che quello che ora proprio non serve al nostro movimento è il traccheggiare, il cercare di mantenere in qualche modo in navigazione la barca nei mari di cui sopra. Oggi serve chiarezza e soprattutto forza e volontà politica di fare le cose. A parole la prima c’è, quanto al vigore invece tutto è molto più nebbioso. La palla però ora ce l’ha proprio il Presidente Dondi: dia carta bianca a Brunel (se lo ha scelto evidentemente gli obiettivi sono gli stessi) e lo sostenga con tutte le forze a disposizione della Federazione. Contro chiunque. Altrimente sarebbe un’altra occasione sprecata. L’ennesima. E poi come lo va a spiegare ai 40-50mila che nonostante tutto andranno all’Olimpico a febbraio/marzo per il Sei Nazioni?

11 pensieri riguardo “Dove va l’Italia ovale dopo Dunedin”

  1. lontano dall’avere le competenze per giudicare cosa (o chi) ha portato a cosa nella serata di Duniden ma vorrei fare due considerazioni:
    1 – la difesa
    il lavoro di Mouneimne è importante e molto lungo. Forse adatto a squadre con un maggior tasso tecnico e difficile da attuare con una squadra che non sia una delle grandi? La butto lì. Magari invece il problema è che ci studiano parecchio e sanno come ci muoviamo e quando sei in fase di apprendimento (anche per la difesa) fai le cose in modo scolastico e meccanico senza aver metabolizzato. Sei quindi prevedibile e facilmente contrastabile.
    2 – prendiamo il buono da questa situazione: se l’Italia avesse vinto probabilmente come da spirito nazionale, sarebbero stati nascosti tutti i problemi del nostro rugby che, se vuole crescere, invece è bene che si metta a nudo da subito. Anche perché i Parisse, i Castro, i Bergamasco, i Canale, i Perugini non sono eterni, anzi…

  2. Dissento. Totalmente.
    Poche righe per il vero colpevole, Mallett, troppe per il “caso Federazione” che questa volta non c’entra niente.
    Parliamo di Italia -Irlanda? Parliamo dei Mondiali. Nel 2010 Mallett ha avuto carta bianca dal Dondi. Questo il risultato.
    Abbiamo perso un anno, se Mallett se ne andava un anno e mezzo fa ora era comunque diverso. Perso tempo ed il risultato era quallo pronosticato un anno e mezzo fa.

  3. Non spiegherà nulla: questo è il rugby italiano, prendere o lasciare…quando mai una federazione si è preoccupata dei tifosi? Ed in fondo è anche giusto così. Dondi sarà di nuovo l’unico candidato, l’anno prossimo, non penso che nessuno oserà sfidarlo. Sconfitta con l’Irlanda: Mallett poteva dare più spazio a Sgarbi, come hai scritto in un altro articolo, e forse selezionare un paio di elementi che invece ha lasciato a casa, ma, onestamente, credo che la squadra fosse quella, non so se ha imposto lui di indietreggiare la linea difensiva, sotto gli attacchi irlandesi o se erano i giocatori a doverlo fare a causa della veemenza degli avversari. Di certo non avevano più nulla da perdere sul 6-26, ma forse è mancata la fiducia in se stessi, la forza mentale e sono ricaduti in un copione – ahinoi – già visto. Capitolo Brunel: di Mallett si può molto discutere, ma sicuramente alcune scelte tecniche (e non solo tecniche) non furono sue. Il francese avrà la forza (e la voglia) di imporsi su tutto e tutti?

  4. La ricerca del colpevole è un esercizio che regala effimera fierezza. Io sono d’accordo con l’impostazione del post. Non si tratta di ridurre le responsabilità di ognuno, ma al contrario, di ragionare senza arco e freccie in mano. Abbiamo perso e meritato di perdere. Avremmo potuto vincere? Sì, ma sarebbe stata necessaria una partita perfetta da parte nostra e un pizzico di fortuna, che arriva sempre se te la cerchi. Ieri non c’eravamo con la testa (troppo nervosi e indisciplinati), avevamo scarsa presenza fisica (per la prima volta ho visto la nazionale soffrire gli impatti), non ci siamo conquistati il pizzico di fortuna necessaria (Castro out, e dopo 40′ anche Orquera), non sono condo me state fatte le scelte corrette (avremmo secondo me dovuto portare Cittadini in panca e preferire la fisicità di Barbieri alla irruenza – inutile e dannosa in queste partite – di Mauro Bergamasco). Certo, alla base ci sono politiche federali e di alcuni club da ripensare eccome. Ma non c’è nessun colpevole che ci impedisce di esplodere. C’è solo un movimento che vale ciò che produce (molto poco), instabile e fragile, che però, piano piano, dà segni di crescita (cfr. Celtic, cfr. andamento della nazionale nei mondiali e nel 6N).

  5. @gigilatrottola in realtà le uniche responsabilità tecniche sono quelle che vengono da lontano, andare sui blog e vedere centinaia di commenti, ma scoprire che non si può fare un campionato riservato ai giovani seniores (scelta tecnica discutibile, tra l’altro) perchè quasi tutte le società non di vertice non riescono a mettere in piedi una squadra senza danneggiare la prima squadra, significa solo che in 20 anni non solo non si è migliorati, ma si è addirittura regrediti (una volta il campionato U21 nazionale c’era e le giovanili finivano con l’U19). Mallet aveva già dimostrato di avere idee sue tutte particolari durante tutta la sua gestione, gli è sempre andata male, è anche vero che non aveva dei giocatori eccelsi da testare, l’unica vera colpa, e non è la prima volta che perdiamo occasioni storiche, è di chi va in campo, se vali 80 e non 100 peccato, ma devi giocare da 80, non da 65 perchè non si sa bene cosa ti succede nei momenti decisivi, sono quasi tutti giocatori strarodati, non possono sbagliarle tutte quelle “decisive”. tra l’altro al prox 6 nazioni, chi va in campo, mezza squadra è da pensionare e giovani, non ce ne sono, e adesso con chi ce la prendiamo?

    1. Secondo me non devi prendertela con nessuno. Anzi devi dare a brunel almeno due anni senza l’assillo di risultati per provare tutti i giocatori che vuole. D’altra parte se un approccio del genere va bene per Galles e Francia, e pure per l’Italia pallonara, e’ assurdo non sia concessa a quella del rugby.

      Giovani ce ne sono, ma c’e da lavorare. Le posizioni problematiche sono 2′ linea ed apertura, ma spero in Botes, che cmq ha 26 anni, puo’ ricoprire molti ruoli. Non me lo lascerei scappare.

      Non penso che la nostra squadra del mondiale aveva alcun problema d’eta, ma il ricambio e’ necessario e fisiologico.

      Rimane che il prossimo 6n forse sara’ la prosecuzione di questo ciclo, come ha detto Brunel. E quindi si inizia a rinnovare dall’anno prossimo. Purtroppo.

      1. infatti quello che contesto, e l’ho detto, è la programmazione a lungo termine, non abbiamo un reale programma e i risultati sono quelli che vediamo, le altre nazioni partono da una base già strutturata e poi preparano un lavoro bi/tri o quadriennale per ottenere risultati con le formazioni di vertice, noi non abbiamo nulla oltre la nazionale, se vogliamo escludere le franchige, che sono strutture esterne alla federazione, e una quindicina di club seniores di medio livello, in queste condizioni al max possiamo programmare il videoregistratore nei prossimi due anni!!!

  6. La colpa è di Mallet???? Bene se nn si spara addosso a Dondi che è ora che se ne vada bisogna sparare sul tecnico? signori io credo una che il problema sia un’altro…che cavolo vogliamo fare da grandi????? cioè mi spiego….vogliamo scegliare una direzione precisa o fare il gioco delle bandieruole???? vogliamo cercar di fare nostra la mentalità dell’emisfero sud o vogliamo continuare a copiare il rugby francese??? e cmq io sono convinto di una cosa, che il signor Brunel farà peggio di Mallet…..e guardando ciò che stà combinando la francia in questo mondiale e quel che ha combinato nelle passate coppe europee, Zero Tituli,…….rinnovo i complimenti al presidente e al consiglio federale per l’ottima scelta operata

  7. Signori, il pesce puzza dalla testa.! Troppa politica nel rugby,! Un presidente che ha affossato il campionato italiano a favore delle franchige, che non ha nessun interesse nel movimento giovanile del paese,preoccupato solo dei 30 giocatori per la nazionale, ( finiti gli attuali poi li acquisterà dove? in nuova zelanda?) Quindi tutti responsabili partiamo però dal Sommo!

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