Uenuku – Quel sapore italoriundo che rafforza i giornalisti downunder

di Stefania Mattana

É vecchia come il mondo, o come il mondo cosmopolita, eppure la storia degli oriundi e degli equiparati fa sempre parlare e divide l’opinione pubblica. Anche il sito ufficiale della Rugby World Cup ha deciso di affrontare questo argomento, prendendo per esempio il caso italiano, con un articolo che elenca e racconta dei nostri sette italoargentini in terra neozelandese. Un dettaglio, quello del passaporto, che senza polemica evidente viene spiegato nel pezzo, e messo sulla prima pagina del sito.
Circa 20 milioni di argentini hanno origini italiane, discendenti di oltre due milioni di immigrati che hanno attraversato l’Atlantico tra il 1861 e il 1920. Un’intera generazione di rugbisti argentini sono cresciuti con il diritto di possedere anche il passaporto italiano e quindi anche con la possibilità di essere chiamati in azzurro, recita l’articolo, che continua raccontando della chiamata dalla Nuova Zelanda di coach Mallet a Sbaraglini, del luogo di nascita di Parisse, della mischia italiana, nella quale figura Castrogiovanni, della mediana composta da Canavosio e Orquera, dei due Gonzali, legati dallo stesso nome e dallo stesso ruolo. E dallo stesso luogo d’origine.
“Quella di scegliere l’Italia è stata la decisione giusta per la mia crescita personale, sia come giocatore che come uomo” ha raccontato Garcia, ricordando il giorno (lo stesso giorno) in cui sia la nazionale Italiana U19 che l’Argentina A lo convocarono. E lui scelse gli Azzurri.
Una coppia di centri, quella dei Gonzali, che sembra davvero vincente anche per l’ufficio stampa della RWC, tanto che non si manca di sottolineare che i due hanno giocato insieme un sacco di volte, e si conoscono molto bene e giocano bene insieme. Per fortuna per l’Italia.

Assieme ai 7 argentini (ma anche italiani) che partecipano al mondiale, non manca una citazione d’obbligo anche per il ex e gli assenti: Diego Dominguez – il top scorer italiano di sempre – Carlos Nieto e Santiago Dellape. Non c’è niente di male nell’esaltare e complimentarsi con i nostri oriundi ed equiparati, non importa se sono argentini di nascita, o neozelandesi, sudafricani, australiani.
Vestire la maglia di una nazionale è sempre un onore, e come tale i nostri mezzostranieri si sono comportati, sul campo così quando intonano a gran voce l’inno di Mameli.
Il piglio fresco e placido dell’articolo citato, prendendo spunto dal prossimo match dell’Irlanda contro i nostri, sembra quasi una piccola finestra di focus su una delle squadre che al mondiale potrebbe fare un colpaccio storico. Certo è che il titolo fa pensare che si voglia attribuire qualche etichetta di troppo alla squadra, di quelle etichette che agli italiani e agli italoriundi non piacciono per niente: “Argentine flavour bolsters Azzurri challenge”, ossia qualcosa come “Il sapore argentino rafforza la sfida degli Azzurri”.
Non so se è la coda di paglia che mi fa scrivere, oppure il pensiero al contrario della nostra Accademia, ma chissà cosa sarebbe successo e cosa si sarebbe detto, se fosse andato online un pezzo sul sapore figiano e samoano che rafforza la sfida degli All Blacks.

 

4 pensieri riguardo “Uenuku – Quel sapore italoriundo che rafforza i giornalisti downunder”

  1. Non toccargli gli All Blacks altrimenti poi ti mettono nella lista delle persone indesiderate in Nuova Zelanda!!! (qualora tu decida di andarci) 🙂

    1. Guarda giampy, io sono una All Blackissima, ma quando ci vuole ci vuole! Siamo tutti bravi a guardare nell’orticello degli altri, per una volta prendo le difese azzurre!

  2. cara Stef ti sei dimenticata del sapore tongano!!! il giocatore più conosciuto in tutto il mondo degli all blacks che ora sta tenendo con il fiato sospeso, per le sue condizioni di salute, tutta la Nuova Zelanda e non, è Tongano!! e non come dicono loro solo i genitori, ma anche lui è nato a Tonga e poi hanno portato tutta la famiglia (isole comprese)!!!! ipocriti

  3. La generazione degli argentini che giocano e giocheranno con l’Italia sta per finire o forse è già finita.
    I vari Gonzalo ecc accettarono la maglia azzurra magari anche per l’amor di patria ma anche perchè avrebbero giocato un torneo internazionale chiamato Sei Nazioni.
    Le loro scelte verso il Tricolore hanno messo in difficoltà la Nazionale argentina che è corsa ai ripari. La prossima generazione argentina/italiana, una volta convocata dai biancocelesti, avrà qualche dubbio in più non fosse altro perchè dal 2012 la nazionale sudamericana giocherà il nuovo Four Nations con Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica. Un palcoscenico superiore anche al Sei Nazioni.
    Una sola riflessione: cosa sarebbe l’Argentina a questi Mondiali se, con Contepomi Ledesma & C., giocassero Castrogiovanni Parisse & Co ??? Pensate un po !!!
    Ci avete pensato? Avete concluso anche voi come me che il rugby argentino è una fucina di campioni?? Quando questi si saranno allenati qualche stagione con il Four Nations ai prossimi mondiali cosa potrebbero essere??
    Wow.

Scrivi una risposta a gianpy Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.