Tv: la puntata del 25 aprile di “Palla Ovale”

Rugby a 7: presentata la Coppa dei Balcani

Rosario Padovano per Il Messaggero veneto

Presentata ieri mattina alla Club house del Rugby Pordenone la prima edizione assoluta
della coppa Alpe Adria e dei Balcani di rugby a 7, sport che sarà olimpico a partire dai Giochi di Rio de Janeiro 2016. La manifestazione, organizzata dalla Pordenone Ovale (società gemella del Rugby Pordenone) si svolgerà in un’intera giornata, sabato 11 giugno. Al mattino si disputeranno le partite della fase a gironi, dalle 17 semifinali incrociate e finali. Il rettangolo di gioco sarà il campo di Borgomeduna, in via Mantegna, a Pordenone.
Hanno aderito alla coppa Alpe Adria e dei Balcani le nazionali di Serbia, Slovenia, Croazia
e Bosnia, squadre che tra un anno affronteranno le prime gare di qualificazione alle
Olimpiadi brasiliane. E poi le Aquile dell’Albania e una rappresentativa della Romania.
Le uniche italiane saranno i Nuovi dogi e la Forum Iulii.
(…) Non è mancato un riferimento polemico. De Anna ha criticato, senza citarlo, il presidente attuale della Fir Giancarlo Dondi, per il mancato sostegno al progetto che avrebbe trasformato il Friuli Venezia Giulia in un polo rugbistico d’eccellenza dopo la fine del rapporto con la regione Val D’Aosta. «Si era preso un impegno con noi», ha riferito De Anna. La coppa Alpe Adria e dei Balcani verrà assegnata ogni anno in un paese diverso, secondo una formula itinerante. Il prossimo anno potrebbe toccare alla Slovenia e in particolare alla località di Pirano. Nel rugby a 7 le regole sono identiche al rugby tradizionale. Cambiano naturalmente il numero dei giocatori (7 per squadra) e i tempi. Una gara si disputerà nell’arco di 2 tempi da 7 minuti.

Edoardo “Ugo” Gori a tutto campo

Intervista al giovanissimo numero 9 su QS in edicola oggi

EDOARDO GORI, uno dei pochi giovani emergenti di tutto lo sport italiano, non solo del
rugby. Quasi un’eccezione. «Lo so, e se sono contento per me, lo sono molto meno per tutti gli altri ragazzi meno fortunati».
Non è solo fortuna, sì è meritato l’esordio a vent’anni in Nazionale. Ma in generale, è dura per i giovani, anche nello sport.
«È molto difficile trovare spazio. Sarà che i più maturi, in campo come nella società, fanno di tutto per tenersi i loro posti ben stretti. Ma non è solo questo. Mi sembra che in giro ci sia poca voglia di faticare e di mettersi in gioco».
Il dibattito è in corso. Certo che il rischio è di perdere tempo. Non solo nello sport.
«Mi dispiace, quando sento parlare di fuga di cervelli. Segno che la nostra società li respinge».
Nello sport italiano si fatica a trovare talenti.
«I giovani devono essere costruiti e fatti giocare. Ma richiede impegno e investimenti
mirati».
Il rugby dalla prossima stagione avrà un’under 20 in Serie A. Prandelli vorrebbe fare altrettanto nei calcio, con una rappresentativa giovanile in serie B.
«Sono buone idee, occasioni per chi ha la mia età».
Bisognerebbe ripartire dalle scuole.
«Il rugby ha le Accademie, centri di formazione per i ragazzi. Ma nel confronto con i college britannici, ad esempio, nella nostra scuola lo sport quasi non esiste».
I pochi fortunati che hanno talento, vedi Balotelli, rischiano di buttarlo.
«Ci vuole poco, quando si guadagnano tanti soldi a vent’anni, a sentirsi il re del mondo. In questo, il rugby è diverso.».
Il codice etico da voi non serve.
«Diciamo che certi valori dello sport ci vengono messi in testa fin da piccoli. Le teste calde ci sono anche da noi, ma vengono isolate».
Lei guadagna bene con il rugby?
«Mi dà da vivere, in futuro si vedrà. Sono iscritto a Scienze Motorie, ma non è facile conciliare lo studio con un impegno di cinque ore al giorno».
Lei viene da due operazioni.
«Spalla e ginocchio. Dovrei essere pronto per inizio luglio».
In tempo per la convocazione per i Mondiali in settembre-ottobre in Nuova Zelanda.
«Ci spero tanto, so che il nostro ct, Nick Mallett, ha fiducia in me, sarà dura, ma ci provo».
Come si sta avvicinando l’Italia al Mondiale?
«Nel Sei Nazioni c’è stata l’impresa storica con la Francia, ma contro Irlanda, Galles e Scozia non siamo riusciti a concretizzare. Ci manca ancora qualcosa a livello mentale».
Ma dietro ai Parisse, ai Masi, ai Castrogiovanni, c’è un ricambio, in prospettiva?
«È dura. Come tesserati, in Francia ne hanno dieci volte di più rispetto a noi e in Inghilterra non se ne paria nemmeno. Si torna lì: il futuro va costruito con i giovani».
In questo senso, grande vetrina in Itala in giugno con il Mondiale under 20 in Veneto.
«Un’occasione promozionale unica. Andate a vedere le partite, ragazzi, vi divertirete. E potreste scoprire una passione».

Blues sotto choc: Haiu ha un tumore

Kurtis Haiu, seconda linea dei Blues ha un tumore alle ossa. Una notizia che ha ovviamente scioccato il club di Auckland e tutto il mondo del rugby. Kurtis ha infatti appena 26 anni e da tempo lamentava dolori al costato, ma nessuno ci aveva fatto troppo caso e gli esami non avevano evidenziato problemi. Analisi più specifiche hanno però rilevato la presenza di un tumore. In bocca al lupo Kurtis!

Video: la puntata numero 32 di Rugby Magazine

Il neo papà Alessandro Zanni si racconta in veste di padre e di come ha passato questa nuova stagione tra Celtic League, Heinneken Cup e Sei Nazioni. Il “dietro le quinte” dell’Ufficio Stampa della F.I.R. : abbiamo chiacchierato con Simona De Toma responsabile addetta stampa grandi eventi F.I.R.
E poi l’Haka, la più nota è quella maschile, ma anche le neozelandesi hanno una loro danza di guerra. Per chi non l’avesse mai vista ecco una buona occasione per fare i confronti. A grande richiesta il servizio sul Museo del Rugby di Colleferro

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