Video: Mallett e quella maledetta linea mediana

Le dichiarazioni di Mallett prese da Marco Ermocida di Rugby Union Times

O’Driscoll, Heaslip e Sexton: sarà ancora Leinster

Da Rugbymercato.it

Gli irlandesi del Leinster hanno annunciato il rinnovo contattuale con il tre quarti centro Brian O’Driscoll, la terza linea Jamie Heaslip e il mediano di apertura Jonathan Sexton.

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O’Driscoll (32 anni, 1,77 x 92, 107 caps con l’Irlanda) ha prolungato per altre due stagioni e quindi dovrebbe terminare la sua carriera nella provincia irlandese.
Anche Heaslip  (27 anni, 1,90 x 112, 31 caps) ha firmato per altre due stagioni mentre, il giovane Sexton (25 anni, 1,88 x 92, 11 caps), ha rinnovato per altre tre.

Video: Super Rugby, si riparte il 18 febbraio!

L’Irlanda femminile è arrivata a Rovigo

E’ arrivata oggi nel primo pomeriggio a Rovigo la Nazionale Irlandese di Rugby Femminile che domenica affronterà l’Italia nella prima gara del Sei Nazioni 2011, allo stadio “M. Battaglini”,alle ore 14.30.

La delegazione irlandese è stata accolta all’aeroporto di Linate (MI) da Matteo Foschi, seconda-terza linea rossoblù che ricoprirà il ruolo di liason officer durante il soggiorno delle atlete in città. Nel tardo pomeriggio le ragazze sosterranno un leggero allenamento prima di rientrare all’Hotel Capital dove alloggeranno in questi giorni.

Procede serenamente il raduno della Nazionale Italiana di Rugby Femminile accolta tra i flash dei fotografi dei giornali locali che stanno offrendo la massima visibilità all’evento. L’Italdonne oggi ha sostenuto allenamento mattutino al Battaglini, nel pomeriggio sarà a Frassinelle e completerà la preparazione stasera al Polo Natatorio.

Domani, sabato 5 febbraio, appuntamento ufficiale al Palazzo della Provincia. Alle ore 12.00 le autorità locali porteranno il loro saluto alla Nazionale italiana e alla Nazionale irlandese. In serata è prevista la cena delle delegazioni all’Hotel Villa Regina Margherita.

Continua senza sosta il sostegno della città al grande evento. In occasione del ricevimento in Provincia, le associazioni Ascom e Confesercenti offriranno l’aperitivo alle squadre, staff, autorità e alla stampa presente. Cureranno la preparazione del momento conviviale il Caffè Nazionale e il Caffè della Borsa di Rovigo.

In questi giorni di duri allenamenti è stato importante il sostegno di “Area Drink” di Fabio Temporin che ha regalato 1.600 bottigliette di acqua, fondamentali per l’intero fabbisogno delle squadre.

Un grazie particolare da parte del Comitato Organizzatore “Le Rose Rovigo Rugby” va alle Posse Rossoblù che oltre ad ideare le coreografie della tifoseria hanno deciso di offrire tutti i materiali necessari per rendere speciale per le azzurre e per le irlandesi questa loro prima gara del Sei Nazioni 2011.

Domani chiude la prevendita dei biglietti al Caffè Nazionale: fino alle 19.30 sarà possibile acquistare i tickets per la partita (5 euro, under 16 gratis). Da domenica si potranno acquistare alle biglietterie dello stadio “Battaglini” a partire dalle ore 13. Oltre un migliaio i biglietti già venduti.

La mostra fotografica “L’Aquila: 6 aprile 2009. Per non dimenticare” rimarrà aperta fino a lunedì 7 febbraio. Orari di apertura dalle 10.00 alle 12.00; dalle 16 alle 19.30. Ingresso libero.

Sei Nazioni, quando l’ovale arriva da lontano

Domenico Calcagno per Il Corriere della Sera

Il 27 marzo del 1871, Scozia e Inghilterra si affrontarono a Raeburn Place, il prato che costeggia Stockbridge Street a Edimburgo, accanto alla palazzina vittoriana del Cricket and Football Club. Fu, quello, il primo incontro internazionale di rugby e l’embrione di tutto quello che sarebbe successo dopo, compreso il Sei Nazioni, giocato per la prima volta nel 1883 dalle Home Unions, Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda, le squadre fondatrici, e vinto dagli inglesi. Questa sera, a Cardiff, inizia l’edizione numero 128, le squadre, le Nazioni, da quattro sono diventate sei e il passare degli anni non ha incrinato il fascino del Torneo, lo ha solo trasformato in una macchina da soldi. Anche chi non ha mai assaggiato il Sei (o Quattro o Cinque) Nazioni come Sean Fitzpatrick, che ha però collezionato 95 maglie nere degli All Blacks, non ha nulla da obiettare sull’unicità dell’avvenimento: «È il torneo più bello che esista, anche se quasi mai in quel torneo si gioca il miglior rugby».

Ha ragione l’ex tallonatore. Il rugby più moderno, veloce, tecnologico e scintillante appartiene al Sud del mondo. Ma in Gran Bretagna, Irlanda, Francia e Italia, spesso con la pioggia battente e la minaccia della nebbia (non a Roma ovviamente), si gioca il Sei Nazioni, un evento consolidato da una liturgia ultrasecolare, che è stato per tantissimi anni un regolamento di conti tra britannici e celti e oggi è uno spettacolo in grado di produrre un impatto pari a 630 milioni di euro sull’economia della sola Inghilterra, di portare un milione e 100 mila persone allo stadio e di tenerne 300 milioni davanti alla tv.

Il rugby è nato ufficialmente nel 1823, quando William Webb Ellis, studente della scuola di Rugby, prese la palla tra le mani e cominciò a correre verso la porta avversaria tra gli sguardi esterrefatti di compagni e avversari. In realtà le origini del gioco sono molto più confuse e controverse e il primo abbozzo di regolamento venne scritto il 26 gennaio 1871, quando i rappresentanti di varie scuole inglesi si ritrovarono al Pall Mall (un ristorante) di Londra e, tra le altre cose, fondarono la Rugby Football Union, la federazione inglese. Da allora, ovunque andassero, gli inglesi non hanno mai rinunciato a mettere in valigia bastoni piatti per il cricket e palloni ovali. E se oggi i migliori nell’esercizio sono neozelandesi, sudafricani e australiani, il cuore, i luoghi sacri del rugby sono ancora tutti sull’isola, a cominciare dalla fortezza dei bianchi, Twickenham, lo stadio costruito nel verde di Richmond upon Thames, a ovest di Londra, su campi destinati nell’800 alla coltivazione dei cavoli. La Rugby Union comprò il terreno nel 1907 per 5.572 sterline, 12 scellini e 6 pence, l’anno successivo venne ultimata la prima tribuna e il «Cabbage patch», letteralmente: la cavolaia, diventò la casa dei Maestri.

L’evoluzione di Twickenham è l’evoluzione del rugby. Stadio piccolo e scomodo, ampliato un pezzo alla volta, seguendo la crescita della popolarità del gioco. Tra i ’60 e gli ’80 la partita dell’Inghilterra era uno spettacolo che cominciava molto prima del calcio d’avvio. Sui prati attorno allo stadio si perdeva il conto delle Rolls e delle Bentley posteggiate in bell’ordine mentre i rispettivi proprietari si dedicavano a raffinatissimi pic-nic. Tovaglie di fiandra, preziose porcellane e finissimi cristalli, pietanze ricercate e champagne. Era l’élite d’Inghilterra che andava a vedere il suo sport preferito, lo stesso sport che aveva giocato a Cambridge e a Oxford. Il gioco dell’Impero.

Oggi Twickenham raduna 82 mila persone a partita. Pochissimi arrivano ancora con le Rolls e le Bentley, quasi tutti viaggiano in treno. Nessuno si dedica più a sofisticati pic nic perché a Twickenham ci sono quattro ristoranti e un numero imprecisato di bar che aprono 90 minuti prima della partita e chiudono 90 minuti dopo. I discendenti degli habitué del pranzo sull’erba, compresi William e Harry, i figli di Carlo e Diana, oggi si radunano nel Vip’s Player Lounge, nel South Stand, dove pagando parecchie sterline si possono incontrare a tavola vecchi giocatori che raccontano le loro storie e, finita la partita, anche quelli che hanno appena fatto la doccia. Il tutto in un ambiente molto british, dove si respira quell’aria sospesa tra tradizione e familiarità più inglese del Big Ben e dove è vietata la cravatta essendo l’abbigliamento di rigore «emphatically informal».

In questo mondo esclusivo, l’Italia è entrata nel 2000. Ha preso molte botte e qualche volta (sette per la precisione) le ha date. Non è semplice per gli azzurri misurarsi con gente che ha il rugby nel dna, ma nonostante tutto il tempo è ancora dalla loro parte. Se la Francia ha impiegato 49 anni per vincere il Torneo, perché dovrebbe fare meglio l’Italia che domani contro l’Irlanda inizia il suo 12° Sei Nazioni?