L’immagine ormai la conosciamo: è la campagna pubblicitaria in “sostegno” alle tre gare interne degli azzurri del Sei Nazioni 2011. I loghi di FIR, CONI e Comune di Roma; la scritta “L’Italia chiamò”, naturale proseguimento de “L’Italia s’è desta” della campagna dei test-match di novembre; qualche monumento famoso della capitale, il campo da rugby e quella nebbiolina che fa forse un po’ troppo breccia di Porta Pia. Quisquilie comunque. Poi c’è Mirco Bergamasco, in corsa e con una palla in mano. Già, la palla. Che però sembra moltissimo quella irlandese, bianca e verde. Sembra perché probabilmente è quella irlandese. Che sia un gesto simpatico verso i primi ospiti che veranno a trovarci al Flaminio? Comunque, quisquilie anche queste. L’importante sarà batterli sul campo gli irlandesi. Con o senza la “loro” palla.
Mese: gennaio 2011
Castro, tra scelte di cuore e ottimismo pre-Irlanda
Christian Marchetti di Solorugby ha incontrato il numero 3 azzurro nel raduno della Borghesiana
A Martin Castrogiovanni l’Inghilterra ha dato tanto. Notorietà, prestigio internazionale e, dal punto di vista umano, “tante cose che non puoi dimenticare. Sono quelle che ti porti fino alla tomba”. Ecco perché il pilone azzurro ha rinnovato recentemente il suo accordo con i Leicester Tigers per altri tre anni. “Certo, se avessi accettato la proposta dello Stade Français avrei guadagnato di più ma la mia è stata una scelta di cuore”.
Quattro stagioni finora a Leicester, però, sono state anche piene di pioggia e freddo. “Lasciare quelle condizioni meteo per arrivare qui a Roma, con questo sole, non può che aiutarti a preparare meglio questo Sei Nazioni”. In una pausa del raduno pre-Irlanda allora il pilone azzurro è una fontana di ottimismo: vuole un grande torneo e non si fida moltissimo delle notizie che giungono dall’Irlanda, quelle che vogliono il XV del Trifoglio fiaccato dagli infortuni.
“Ci siamo concentrati sulla difesa – riferisce allora Castro – perché consideriamo quell’aspetto un nostro punto di forza nei loro confronti. Hanno trequarti forti, vanno benissimo in touche e noi dovremo limitare il più possibile il loro possesso, rallentare il gioco e coprire gli spazi. In prima linea manca Hayes? Visti i loro ricambi in mischia avremo comunque dei problemi. Dobbiamo essere al 100% perché sarà proprio la mischia la chiave di volta”
In 7, per aiutare il XV
Da Rugby 1823
Abbiamo già detto delle polemiche nate tra Pasquale Presutti, coach del Petrarca Padova, e la Fir riguardo alle continue e prolungate pause del Campionato d’Eccellenza causa nazionale e coppe europee. Un tema del quale avevo già parlato mesi fa su La Settimana Sportiva, ma che torna in auge, anche se i tempi e gli eventi portano a conclusioni rinnovate.
Abolita (per fortuna) l’inutile Coppa Italia, con un Torneo d’Eccellenza senza scopo, il campionato italiano di rugby si è ridotto a uno spezzatino indigesto che si trascina per mesi nell’anonimato e nella dimenticanza. Ai club costa soldi (anche se il campionato è chiuso per ferie gli stipendi si pagano comunque!), agli spettatori annoia restare lontano dai campi per settimane e ai giocatori serve poco. Un’esigenza, quelle delle pause in concomitanza con gli impegni dell’Italia, che andava bene in passato, ma che oggi è assurdo, quando il 100% degli azzurri viene pescato dalla Celtic League.
E, allora, come uscirne? La soluzione ci sarebbe e servirebbe non solo a mantenere vivo l’interesse sul massimo campionato, a rendere meno antieconomico per i club il rigido inverno europeo, ma potrebbe dare una spinta a quella disciplina che, anche se in Fir se ne dimenticano spesso, tra cinque anni sarà olimpica: il rugby seven. La soluzione ce la dà l’Inghilterra, dove dalla scorsa stagione alla fine dell’Aviva Premiership si è disputato un torneo di rugby a sette tra i club d’eccellenza (questa sì che è vera) britannici. Eliminiamo i tempi morti durante l’anno, continuiamo a far disputare l’Eccellenza anche a novembre, febbraio e marzo e facciamo, così, terminare il massimo campionato italiano all’inizio di primavera. E poi? Poi organizzare un torneo di livello di rugby seven, nel quale i club d’Eccellenza possono schierare i loro giocatori per far prendere loro confidenza con la disciplina, migliorare nell’handling e dare alla Federazione un parco giocatori già pronti per poter venir inseriti in una nazionale seven che, magari, potrebbe iniziare anche a essere decente. Sempre che ciò non faccia schifo…
Dahlia: una decisione arriverà oggi? PS: si continua a NON parlare di rugby
La Lega di seria A ha bisogno di più tempo. All’assemblea dei soci di Dahlia, che oggi vorrebbero chiudere l’attività, la richiesta di proseguire le trasmissioni almeno fino al 15 febbraio
Alle società di serie A servono almeno altre due settimane per elaborare e discutere ipotesi alla crisi di Dahlia tv. Ma il tempo sembra non esserci, è infatti convocata per oggi l’assemblea dei soci dell’emittente: all’ordine del giorno la chiusura dell’attività. Se il programma non subirà variazioni da domani calerebbe il buio sulle partite di 8 squadre di serie A (Cagliari, Catania, Cesena, Chievo, Lecce, Parma, Sampdoria e Udinese) e oltre 270mila abbonati non potrebbero più fruire del servizio che hanno pagato.
In un contesto così difficile la Lega Calcio chiede tempo. Dopo il ‘fallimento’ venerdì dell’assemblea della Lega di Serie A, le società hanno bisogno di altri giorni. Almeno altre due settimane “per elaborare e discutere ipotesi di soluzione alla crisi di Dahlia tv”. “Le società – ha spiegato il presidente della Lega di A, Maurizio Beretta – chiedono tempi più ragionevoli, fino al 15 febbraio, e ora attendono la decisione dell’assemblea dei soci di Dahlia in programma il 31 gennaio (oggi, ndr)”. “È fondamentale – ha spiegato Beretta – che gli azionisti consentano tempi più ragionevoli, seppur sempre molto stretti, per la ricerca di una soluzione”.
Ma quali sono le possibilità? La Lega allontana l’ipotesi, ventilata nei giorni scorsi, di costituire una propria televisione che produca e trasmetta le partite ‘orfane’ di Dahlia. “Siamo impegnati nel conseguire l’obiettivo di tutelare gli interessi delle società e dei tifosi che devono poter veder le partite e questo si può fare al meglio se ognuno fa il proprio mestiere”.
Mediaset, che nei giorni scorsi aveva allontanato le ipotesi di un suo interessamento a Dahlia, sta a guardare, anche se sembra che alla fine i diritti delle partite finiranno proprio in mano al gruppo di Cologno Monzese.
Mogliano-Rovigo non finisce in campo: scintille tra coach
Alberto Dupré su Il Gazzettino di Treviso
Come tutti i derby non poteva mancare un po’ di polemica a fine partita. Il tutto è successo quando l’allenatore Polla Roux è andato a complimentarsi con il collega Umberto Casellato che per tutta risposta gli ha detto che Rovigo ha vinto solo grazie alla fortuna.
Parte da qui l’analisi di Roux: “Mi dispiace lavorare in un ambiente dove c’è certa gente. Io sono stato gentile facendogli i miei sinceri complimenti per la partita, ma per tutta risposta mi ha detto che avevamo avuto solo fortuna! Purtroppo anche in passato Casellato ha
avuto comportamenti simili, mi dispiace. E’ un allenatore presuntuoso e questo si è visto anche nella sconfitta di oggi (ieri n.d.r) contro di noi dove sono stati puniti per voler giocare sempre la palla. A volte bisogna essere più umili nel gioco e accontentarsi di fare punti. Contro la Lazio hanno perso allo stesso modo per voler giocare quando la partita era
ormai finita”.
Episodio a parte come giudica la vittoria della sua squadra?
“Sono contento del risultato, era molto importante vincere fuori casa. Abbiamo
veramente sofferto, anch’io in tribuna ho patito molto questa partita. Non abbiamo
certo giocato la nostra migliore partita ma ci siamo difesi con grinta e determinazione
per 70′ e questo è positivo anche per le prossime partite”.
Alla vigilia Casellato aveva parlato di “limitare i danni”. Era solo pretattica visto il risultato finale?
“Un po’ penso di sì, poi lui aveva sicuramente una motivazione in più essendo un ex. La pretattica non mi ha in ogni caso condizionato, noi abbiamo fatto come sempre il nostro gioco. Sapevo che Mogliano sarebbe andato a 1000 all’ora per metterci sotto. Sono stati bravi perché hanno fatto gioco per 80′ e questo è un doppio merito per una squadra che
non fa le Coppe. Era una partita che potevamo anche perdere ma siamo stati bravi
a sfruttare meglio le opportunità avute. Su 3 occasioni che abbiamo avuto una l’abbiamo trasformata con la meta decisiva di Zorzi”.
Quindi non c’è rammarico per il punto bonus sfumato che vi è costato il primo posto?
“Io penso che prima bisogna pensare a vincere la partita e poi si può pensare allo spettacolo. Il buon gioco non sempre paga. Mogliano ha avuto a disposizione 2-3 calci sotto i pali che avrebbe fatto meglio a piazzare, bisogna sempre trovare l’equilibrio tra il fare
gioco ed il fare punti”.
Cosa non le è piaciuto della sua squadra?
“I nostri avanti sono stati sempre sotto pressione e quando accade questo è poi tutta la squadra a soffrire di conseguenza. Comunque ci servirà da lezione per le prossime partite. Il nostro calendario è duro visto che dovremo affrontare in trasferta il GranDucato Parma,
Padova e Prato. Oggi ci sta andando bene, domani non si sa quindi è meglio tenersi stretti questi 4 punti presi contro una buonissima squadra”.

