L’addio al Rovigo: i perché di Casellato

Il Resto del Carlino, articolo di Umberto Nalio

DOMENICA non sarà solo Mogliano che sfida il Rovigo, ma anche il ritorno al recente passato per Umberto Casellato allenatore in corsa dei trevigiani che lo scorso anno, nelle vesti di allenatore dei rosso blu, ha condotto una stagione in chiaro scuro, con toni a volte accesi ma con un risultato finale che l’ex mediano di mischia delia Marca non cancellerà mai dalla memoria. Casellato aveva dichiarato, in occasione delia sua venuta a Rovigo, che un allenatore italiano di rugby non poteva essere considerato tale se nel corso della sua carriera non aveva allenato i Bersaglieri. Viene quindi spontaneo chiedergl i perché non è rimosto in Polesine, considerato il fatto che era già stato confermato dalla nuova dirigenza e che aveva già dato le sue indicazioni per comporre la nuova rosa..» «Tra le varie richieste — precisa Casellato — avevo inserito anche il nome di quello che avrebbe dovuto essere il mio collaboratore diretto, colui che ritenevo affine a tutto ciò che io voglio dal rugby. Prima dell’ultimo incontro con la dirigenza ho interpellato l’interessato per sapere se era già stato contattato dalla Rugby Rovigo: mi ha risposto che nessuno lo aveva cercato, facendomi chiaramente intuire che in via Alfieri si pensava ad un altro personaggio». Si può finalmente svelare questo nome? «Si trattata di Titta Casagrande con il quale mi sarei sentito più sicuro, mentre la prospettiva era quella di dover fare tutto da solo, compito che non mi sentivo di svolgere, ecco perché me ne sono andato». Sono poi arrivati rimpianti per la scelto fatta? «Certamente. A Rovigo stavo bene perché è una città che vive di rugby. Lì ho ancora molti amici e penso anche di aver lasciato qualche cosa, avendo anche ricevuto tanto in cambio, nonostante le tante problematiche che hanno contraddistinto la stagione». Come stai preparando la partita di domenica? «Come tutte le altre, impostando i piani di gioco in funzione delle caratteristiche dei Rovigo, ma non come pensano molti. Domenica non ci sarà Casellato contro la Femi Cz, ma i giocatori dei Migliano contro quelli del Rovigo». Ci sarà spazio ancora per le esuberanti esternazioni con gli arbitri, oppure la lunga squalifica ti ha messo un freno? «Contro la Lazio ho perso all’82’ per un calcio inesistente, ma non me la sono presa con l’arbitro, perché i miei hanno letteralmente buttato ai vento la vittoria. A Viadana invece, l’anno scorso, avevamo dominato la partita ed una direzione di gara gravemente insufficiente ha chiaramente falsato il risultato, ecco il perché della mia reazione». Un pronostico per domenica? «La classifica paria chiaro a favore del Rovigo. Spero di poterli contenere, senza che facciano il bonus, ma soprattutto che i miei giochino una bella partita». Invece il compionato chi lo vincera? «Prato e Rovigo sono le candidate più accreditate, mentre il Petrarca non mi convince». Se potessi togliere tre giocatori rossoblu e portarli a Mogliano, chi sceglieresti? «Senza alcun dubbio Basson, Mahoney e Ravalle».

La rivolta dei manifesti di Mogliano

Alberto Dupré su Il Gazzettino di Treviso di oggi

D a ieri Mogliano è tappezzata da una cinquantina di strani manifesti. Su sfondo grigio scuro la foto di un signore in mezzo ai ragazzini dell’under 10 del Marchiol Mogliano Rugby e sotto il testo di una lettera aperta. Il signore e autore del testo del manifesto è Cesare Misserotti, 68 anni, residente a Mogliano, titolare di una galleria d’arte a Treviso in via Roggia, ex allenatore di minirugby della società trevigiana che milita nel campionato di Eccellenza. Lo scopo del manifesto, consegnato anche ai quotidiani locali e alla Federazione Italiana Rugby è quello di spiegare ai genitori e ai cittadini moglianesi il motivo del suo allontanamento dal Marchiol. Una clamorosa iniziativa di protesta che Misserotti si è pagato regolarmente versando al Comune la tassa di affissione che gli dà diritto all’esposizione dei manifesti per dieci giorni. Tutto in regola. Come ha confermato il sindaco Giovanni Azzolini che ha fatto controllare anche il testo dalla polizia municipale per verificare che non ci fossero gli estremi di una diffamazione. Misserotti l’ha fatta comunque grossa. E non se ne pente. «Ho dato la mia vita al rugby – ha spiegato ieri da Bologna dove si trova per lavoro – . Per 30 anni ho allenato il minirugby a Mogliano e anche in questa stagione avevo iniziato dando un mano come aiuto allenatore dell’under 10. Sennonché a fine ottobre mi ha chiamato il General manager Alessandro Moscardi comunicandomi l’esonero motivato dal fatto che offuscavo gli allenatori più giovani. Questo non è assolutamente vero pechè gli allenatori erano liberi di decidere. Io davo solo una mano perché dopo una vita passata nel rugby penso di sapere come si trattano i ragazzini. Sono stato un punto di riferimento per la società e lo sono tutt’ora per i genitori dei ragazzini. Non mi va giù il fatto che il signor Moscardi, solo perché è stato capitano della Nazionale, decida di fare piazza pulita mandando tutti a quel paese. Sono stato uno dei vecchi a fondare il rugby a Mogliano. Non ho mai percepito nessun rimborso spese perché la salvezza delle società dilettantistiche si fonda proprio sul volontariato”. Ma non era più semplice per Misserotti chiarirsi con i dirigenti evitando questo clamore? “Sono disposto ad un dibattito pubblico con i genitori presenti – ha ribattuto l’ormai ex allenatore – ma non mi interessa parlare a quattr’occhi solo con i dirigenti. Era giusto spiegare a tutti i motivi per cui sono stato allontanato e chi lo ha deciso ora deve prendersi le proprie responsabilità. Posso anche accettare la decisione di essere messo da parte ma non condivido né i tempi né i modi. Ho sofferto enormemente per questa decisione». E tale è stata l’amarezza che niente lo ha fermato. Men che meno la valutazione delle possibili conseguenze del suo gesto. «Mi aspetto azioni legali da parte del Marchiol ammette -ma il mio avvocato mi ha detto che non c’è nessun rischio visto che non ho offeso nessuno ma solo chiarito come stanno le cose»

Di seguito la risposta di Alessandro Moscardi, consigliere del Mogliano Rugby ed ex capitano azzurro, pubblicata sempre oggi sulle pagine dello stesso Gazzettino

L’accusato principale del manifesto affisso da Cesare Misserotti è il consigliere Alessandro Moscardi. L’ex capitano della nazionale italiana di rugby, responsabile dell’area tecnica, non vorrebbe parlare. Ma poi si sfoga: «Posso capire la delusione e lo sfogo della persona ma penso che questa volta Misserotti sia andato oltre i limiti». Poi il racconto di come sarebbero andate effettivamente le cose: «Gli avevamo proposto – ricorda Moscardi – di fare l’accompagnatore dell’under 12 ma lui seguiva tutti gli allenamenti mettendo in disparte l’allenatore. E’ stato richiamato ma lui continuava a fare di testa sua e a quel punto abbiamo deciso di allontanarlo. A Mogliano abbiamo un progetto tecnico sul settore giovanile che portiamo avanti da due anni. Tutti gli allenatori hanno condiviso questo progetto tranne lui. Posso anche capire che a quasi 70 anni sia difficile cambiare mentalità. Ma chi è inserito in una struttura deve anche rispettare le regole. Con lui non c’è stata mai nessuna lite. Ho ancora grande rispetto per lui e per quello che ha fatto. Penso però che il suo comportamento sia stato irrispettoso nei confronti della società»”. Amareggiato è il presidente Roberto Facchini: “E’ stata una scelta tecnica e non c’era nulla di personale nei suoi confronti. Penso sia anche giusto ringiovanire le file degli allenatori e in ogni caso gli era stato offerto un incarico nell’under 12. Tempo fa durante le nostre riunioni aveva fatto un paio di sceneggiate che non mi erano piaciute. Ho già incaricato il mio avvocato di verificare se ci sono gli estremi per una querela. Devo pensare a tutelare l’immagine della mia società. Questa sua uscita penso sia un danno anche per i ragazzini. Sono anche disponibile a dimettermi da presidente e lasciargli la squadra se lui ci mette

 

Doping: presto in campo Ralepelle e Basson. Forse

Da La Gazzetta dello Sport

In Sudafrica è stata rinviata la decisione su Mahlatse Ralepelle et Bjorn Basson, i dueSpringboks positivi alla metilesanamina durante il tour di novembre. Dal 1 gennaio 2011, la Wada ha inserito la sostanza in una lista minore, a causa dei numerosi casi di assunzione involontaria emersi negli ultimi mesi. Se gli atleti riusciranno a dimostrare l’involontarietà, è probabile una riduzione della squalifica. Per i due, che avrebbero attribuito la positività a un «nuovo integratore», si parla di una riduzione dello stop a tre mesi dalla positività, e quindi potrebbero tornare a giocare già il 19 febbraio.

Dahlia verso il “salvataggio”. Tutto ok per il calcio, ma il rugby?

La Gazzetta dello Sport di oggi. La firma è di Antonello Capone

Le tappe sono forzate, gli incontri proseguono anche di notte, la navetta Milano-Roma è continua. Fosse stata un’operazione normale si sarebbe persa tra mille riunioni e assemblee, visto che è eccezionale e in tempi strettissimi sta venendo a meraviglia: la Lega Serie A sta salvando Dahlia Tv, messa in liquidazione dopo il dietrofront del magnate svedese Wallenberg e ne sta facendo un vero e proprio investimento, fondando la prima tv della Lega. Una rivoluzione perii calcio e la tv, ma anche per il mercato dei diritti. La delegazione della Lega guidata dal presidente Maurizio Beretta e composta da Marco Bogarelli (Infront), Bruno Ghirardi (legale) ed Ezio Maria Simonelli (commercialista) ha già ottenuto Ok fondamentali dopo la delega a trattare dell’assemblea di venerdì (si riunisce anche il 28 e il primo febbraio) : dall’autorità garante della concorrenza e del mercato (Antonio Catricalà: «Tutelare gli abbonati»), al ministro delle attività produttive Paolo Romani, al liquidatore Mauro Paolini. Ora trattative con Gabriele Galateri di Genola, Franco Bernabè e Giovanni Stella di Telecom, socio Dahlia e concessionario rete di trasmissione. Supercoppa io Cina 3 anni La Lega affitterebbe il ramo d’azienda di Dahlia con marchio, diritti Tv (esclusiva per il digitale terrestre di 8 club per 2 anni) e gestione totale della tv, con personale quasi tutto di Filmaster. Entro due anni l’acquisto. La tv della Lega garantirebbe la concorrenza sul Dt; tutelerebbe i 270 mila abbonati ed eviterebbe la class-action; salverebbe buona parte dei 50 milioni di diritti che deve avere la A (21,5 quest’anno in cui ne ha già presi 8,5 e 30,5 quello venturo) e i soldi per la Lega B (Abodi ha ricevuto 1,5 su 9). La Lega infine si smarcherebbe dalle morse di Sky, Mediaset e Rai. Direbbe: considerate cari i diritti per A, Coppa Italia, Supercoppa? Okay, ce li teniamo e trasmettiamo su Dahlia… Beretta ha anche raggiunto l’accordo con per far giocare la Supercoppa per altri tre anni in Cina. Lascerà per diventare top manager UniCredit con questi nuovi colpi.

Lignano, ultima tappa prima della Nuova Zelanda?

Rosario Padovano per il Messaggero Veneto

Il ritiro premondiale della nazionale italiana di rugby la prossima estate a Lignano? L’assessore regionale allo sport, Elio De Anna, ci crede e oggi a Roma incontrerà il general manager azzurro, Carlo Checchinato, per ottenere l’ok. De Anna, ex nazionale degli anni Settanta, in passato è già riuscito a portare Zanni e compagni in regione: la prima volta nel 2006 a Fontanafredda, dove gli azzurri hanno affrontato e battuto in un test match il Canada (l’assessore a quell’epoca era presidente della provincia di Pordenone); la seconda volta, ed è ricordo recente, nel novembre del 2009, quando lo stadio Friuli ha ospitato la sfida ai campioni del mondo del Sudafrica davanti a oltre 30 mila spettatori. Le possibilità che De Anna convinca ancora una volta la Federugby ci sono, anche perchè è terminato, dopo 4 anni, il rapporto di collaborazione con la Valle d’Aosta sede abituale dei ritiri della Nazionale. «Vedrò Cecchinato per concretizzare la volontà espressami dalla Nazionale di svolgere la preparazione per i Mondiali nella nostra regione – ha dichiarato Elio De Anna – il luogo prescelto per il ritiro è la Ge.Tur. di Lignano. Sul piatto della bilancia c’è una contropartite economica della regione, che vede in questa iniziativa la possibilità di promuovere attraverso il rugby l’immagine del Friuli Venezia Giulia». Il ritiro premondiale potrebbe cominciare ai primi di agosto e durare un paio di settimane. I Mondiali che si giocheranno in Nuova Zelanda cominceranno il 9 settembre e l’Italia debutterà 111 contro l’Australia. Prima del mondiale gli azzurri disputeranno due amichevoli. La prima in casa il 13 agosto, contro il Giappone, nazionale che in quel periodo sarà in Italia per svolgere la preparazione; la seconda a Edimburgo contro la Scozia, la nazionale che sancì l’eliminazione di Troncon e compagni dall’ultimo Mondiale al termine della prima fase, nel 2007. La Fir vuole che la partita si giochi nella stessa regione dove si svolge il ritiro. «Trieste è esclusa per motivi di spazio – afferma De Anna – Udine ha uno stadio troppo grande per una nazionale come il Giappone. Vorrei, perciò, riportare l’Italia a Fontanafredda, vicino al Veneto». Lo stadio Tognon sarebbe, però, considerato troppo piccolo dalla Fir. Rosario Padov