Rovigo si prepara al salto dei Crociati. Con due nuovi innesti

Da La Voce di Rovigo, con la firma di Paolo Romagnolo

Cresce la tensione in viale Alfieri. Lo scontro al vertice contro i Crociati di Parma si avvicina. In tutto l’ambiente rossoblu si respira l’aria dei grandi appuntamenti; dietro
l’apparente serenità di un gruppo che continua a lavorare con intensità e impegno in campo e in palestra, aumenta l’adrenalina e la convinzione che il sorpasso in vetta al campionato
di Eccellenza possa davvero essere un obiettivo alla portata.
Ne è convinto soprattutto il coach Polla Roux che proprio in queste ore sta pensando
alle tattiche da usare sabato, sul prato delBattaglini, per contrastare la formazione
nata dalla fusione tra Rugby Parma e Noceto. In un comunicato diffuso ieri dalla società rossoblu, si informa che per la delicata sfida saranno disponibili entrambi i nuovi acquisti
giunti a Rovigo durante le festività natalizie. Mentre la pratica per il tesseramento
del centro Joe Van Niekerk è già stata completata, è prevista per oggi pomeriggio
la conclusione dell’iter per il definitivo inserimento in rosa del pilone Luigi Milani. Al coach
Polla Roux il compito di decidere se lanciarli subito nella mischia dal primo minuto o utilizzarli a match iniziato. Il sudafricano potrebbe aggiudicarsi la maglia numero 13, andando finalmente a completare con Pace una coppia di centri di ruolo (fino ad ora il coach rossoblu ha prevalentemente usato, a fianco dell’ex Viadana, il giovane De Gaspari,
dirottato ai centri dall’ala). Ma anche un utilizzo di Milani nella prima linea dei Bersaglieri non sembra affatto improbabile. Utili indicazioni per plasmare il XV “anti Crociati”
saranno sicuramente uscite dall’allenamento congiunto che la squadra ha sostenuto ieri sera, a Badia, con i giocatori di Stefano Bordon. Ma per riuscire nel sorpasso ai danni degli emiliani, non basteranno scelte tattiche azzeccate; conteranno molto la concentrazione e
l’approccio ad un match che si prospetta combattuto fino al fischio finale.

Mondiale quasi alle porte: il borsino delle protagoniste

Un articolo che ho scritto per il sito di Radio R101

Al 9 settembre mancano nove mesi, o poco più. Quel giorno inizia il Mondiale in Nuova Zelanda, due giorni dopo il debutto dell’Italia contro l’Australia. Come stanno le squadre più attese?

Nuova Zelanda: scoppia di salute. Gli All Blacks hanno appena finito un anno da incorniciare, con un’unica sconfitta contro l’Australia ad Hong Kong. Partita gettata al vento dai tuttineri che l’avevano in mano e che l’hanno persa all’ultimo secondo. Capita. Un Tri-Nations spaventoso, in cui hanno annichilito wallabies e Sudafrica. E scusate se è poco. Un gioco spettacolare e potente, una infinità di soluzioni e – da novembre – il talento di Sonny Bill Williams in più. Sembra tutto perfetto: oggi il Mondiale gli All Blacks possono solo perderlo. La condizione ideale per l’ennesima delusione iridata.

Sudafrica: i campioni del mondo in carica arrivano da un anno negativo. Poteva essere addirittura disastroso, e così è stato fino ai test-match autunnali, dove però si sono registrati sensibili miglioramenti nel gioco e nei risultati. La conduzione tecnica è incerta, ma uomini e talento ce ne sono in abbondanza. E il gioco tipicamente spartano ed efficace degli Springboks non necessita di un lungo “tirocinio”. Saranno sicuramente protagonisti, ma che peccato vedere uno come Habana ricevere palloni con il contagocce…

Australia: squadra molto giovane, talentuosissima e in crescita. Deve migliorare nella concentrazione: troppi alti e bassi nel corso di una stessa gara, con giocate spettacolari che si alternano a improvvisi black-out. Tra quattro anni, in Inghilterra, sarà probabilmente la squadra da battere. In Nuova Zelanda sulla carta partirà invece un po’ più indietro.

Francia: continuo a pensare che sia la più seria pretendente al titolo assieme ai padroni di casa. Una prima parte di 2010 fenomenale, poi un lento ma costante calo, culminato nel tracollo interno con l’Australia dello scorso novembre (59 a 16, mica bazzecole). Ci sono problemi tra la federazione e i club per l’utilizzo dei giocatori, qualcuno critica a viso aperto il ct Lievremont. Ma è una squadra che sa unire potenza, velocità e imprevedibilità come nessun altro. Quasi, nessun altro.

Inghilterra: insieme al Sudafrica è forse la “grande malata” del rugby mondiale. Non gioca bene, a ogni passo avanti ne fa seguire uno indietro. ok, novembre è stato tutto sommato positivo, ma l’Inghilterra è andata avanti a strappi. Sarà tra le protagoniste? Sicuramente: gli inglesi, come i tedeschi nel calcio, non muoiono mai. E non dimentichiamoci che nel 2003 hanno vinto un Mondiale giocando maluccio (eufemismo).

Irlanda: la squadra che ha stupito e fatto applaudire nel 2009 è un lontano ricordo. Gli uomini in maglia verde si sono parecchio involuti, c’è grinta e voglia ma spesso non basta. Rimangono forti, ma meglio per l’Italia, no?

Galles: furore agonistico, cuore – da sempre le caratteristiche del XV in maglia rossa – ci sono sempre e non mancheranno mai. C’è anche del talento (Shane Williams su tutti, ma anche l’ormai certo ritorno di Gavin Henson) che però va un po’ ad intermittenza. Non insuperabili, ma come dice un vecchio adagio inglese, “i gallesi non li batti mai, al massimo fai un punto più di loro”.

Scozia: Come l’Italia. Possibilità di vittoria finale meno di zero. I quarti sarebbero già un ottimo risultato. Come l’Italia, appunto.

Argentina: nel 2007 in Argentina fu la sorpresa, arrivando al terzo posto. Oggi i pumas sembrano un po’ appannati. Però mai fidarsi di loro: nelle grandi occasioni si trasformano.

 

I primi 4 mesi di Celtic League

Da Rugby 1823

Il 2010 è entrato nella storia del rugby italiano per l’ingresso di Treviso e degli Aironi nella Celtic League. Quattro mesi di palla ovale celtica, ventidue partite giocate, sei vittorie. Ma anche Monigo e Zaffanella pieni di appassionati, cambi di tecnici, giovani italiani esplosi e delusioni cocenti. Dentro e fuori dal campo. E dopo un girone completato si può tirare una prima, sommaria, somma sull’avvenura italiana in Celtic League. Senza dimenticare che, le somme vere, si tireranno tra almeno un anno e mezzo.

Quello che seguirà, infatti, è solo il punto della situazione di un’avventura che è ancora “work in progress”. Nessun giudizio definitivo, quindi. Nessuna bocciatura senza appello, né esaltazioni premature. Solo una breve, lista, di quello che in questi primi mesi di Celtic League ha funzionato o meno nella storia degli Aironi e di Treviso.

I più celtici
1. Sei vittorie su undici partite. Il girone d’andata del Treviso è, da un punto di vista sportivo, qualcosa che pochi avrebbero immaginato il giorno dell’esordio. Mancano i punti di bonus, che pesano in classifica, ma i veneti sono a un solo successo di distanza da chi lotterà per i playoff.

2. Comunicazione 2.0. Un sito internet funzionale, un canale tv su Youtube aggiornato con tutti gli highlights, fotografie offerte da una delle agenzie più importanti e la gestione della pagina di Facebook di alta qualità. La comunicazione degli Aironi è già proiettata al professionismo, anni luce davanti al rugby italiano.

3. Giovani azzurri. Nonostante le continue polemiche sui troppi stranieri, è innegabile che l’avventura celtica sta facendo crescere esponenzialmente una generazione di rugbisti italiani che, difficilmente, avrebbero potuto migliorare restando nel vecchio Super 10. Da Giulio Toniolatti a Tito Tebaldi, da Paul Derbyshire a Tommaso Benvenuti, da Lorenzo Cittadini a Simone Favaro. Senza dimenticare i Pavanello, gli Zanni, i Pratichetti, Staibano, Bernabò, Sgarbi, Ghiraldini che finalmente si confrontano settimanalmente con l’alto livello. Sperando che, presto, lo stesso accada per Buso, Benettin, Gori, Bocchino e gli altri azzurri che avranno occasione di crescere in maniera importante.

4. Stranieri di valore. Ok, qualche sola se la sono presa anche a questo giro. Il Laharrague d’inizio stagione, o il Maddock trevigiano, per esempio. Ma giocatori come Botes, Marshall, De Waal (esploderà, aspettate e vedrete), i due Williams, Krause, e Van Zyl sono giocatori di livello che meritano il posto che si sono guadagnati.

5. Massacri evitati. Chi si aspettava delle ripassate storiche è rimasto deluso. Qualcuno, ironicamente, si è chiesto come avrei commentato un 60-17 subito dalle italiane (risultato di Ospreys-Scarlets). L’avrei commentato per quello che era, una lezione pesante. Lezione che, a oggi, Aironi e Treviso non hanno dovuto seguire, visto che i maestri celtici hanno vinto, ma mai stravinto. E, forse, questo è il risultato migliore delle italiane, ancor più dei sei successi di Treviso.

I meno celtici
1. Zero vittorie in undici partite. Non ci sono giri di parole da fare quando un intero girone si chiude senza un successo. Gli Aironi hanno iniziato con grande difficoltà l’avventura celtica e a oggi non hanno ancora portato a casa una vittoria. Il successo con Biarritz è stato un buon segnale, come le ultime prestazioni, ma la strada degli Aironi sul campo da gioco è ancora lunga.

2. Comunicazione caduta. La Celtic League, come disse Franco Bernini, doveva togliere il rugby italiano dalla pagina dei necrologi della Gazzetta. Insomma, doveva servire a dare visibilità alla palla ovale anche al di fuori dell’Italrugby. Un risultato per adesso non ottenuto. Se vi è un po’ più di spazio, la copertura mediatica della lega celtica in Italia è ancora pietosa. Dalle tv alla stampa sembra che le vicende di Treviso e Viadana non interessino agli italiani. I motivi? Immaginabili. Le soluzioni? Difficili da raggiungere.

3. Dahlia appassita. Un canale semisconosciuto, commenti tecnici di livello infimo, segnale digitale che appare e scompare a sorpresa nelle varie regioni italiane e una crisi economica che rischia di farla fallire. La scelta Board/Fir di puntare su Dahlia è stata una scommessa persa. Lo avevamo detto e ribadito fin dal principio: all’inizio era meglio rinunciare a una fetta della torta per garantirsi visibilità e qualità televisiva.

4. Territorio ristretto. E’ uno dei punti su cui si è già discusso a lungo, fin dal principio. Treviso e Viadana rappresentano un territorio limitato, il centrosud è tagliato fuori dall’avventura celtica e l’incapacità (di Treviso) di fare squadra con le altre realtà venete ha ristretto ancora di più il campo. Un problema senza soluzione, attualmente. Su questo punto si deve aspettare il futuro e la possibilità, che non è utopia, di novità nei prossimi anni.

5. Troppo pane e salame societario. Fiducia (per gratitudine e amicizia più che per meriti o capacità) alle persone che sono state vicine alla società negli anni della nascita e crescita, ma che arrivano da una realtà dilettantesca e “alla buona”; incapacità di costruire un patrimonio professionale all’altezza della sfida celtica. Treviso e Aironi sono ancora lontanissimi, da un punto di vista di struttura societaria e mentalità, dagli standard minimi richiesti nello sport professionistico del nuovo millennio. Questa dev’essere una fase transitoria, ma rapida, per arrivare a due società che sappiano confrontarsi con sfida più impegnative del Super 10. Franco Bernini, per sua stessa ammissione non adatto al professionismo estremo della Celtic League, dev’essere l’emblema di tutta la pulizia che deve venir fatta, a tutti i livelli. Come sottolineato anche da Checchinato.

6. Quel brutta pasticciaccio federale. E’ il peccato originale dell’avventura celtica. Il caos creato dalla Fir tra il 2009 e l’inizio 2010 è un peso che la Celtic League azzurra si porterà avanti ancora a lungo.

Top 14: 5 punti di penalizzazione per il Bourgoin

Ora è ufficiale. La Direction nationale d’aide et de contrôle de gestion (DNACG) della Ligue nationale de rugby (LNR, la federazione francese) ha inflitto 5 punti di penalizzazione per il il CS Bourgoin Jallieu. La società transalpina, nel mezzo di una pesante crisi finanziaria, secondo alcune voci rischiava adirittura la retrocessione. Una decisione invitabile quella presa dalla federazione francese, visto che il club celeste-granata aveva tempo fino al 31 dicembre per chiudere il bilancio d’esercizio relativo alla stagione 2009/2010. La società sperava in una proroga di un mese, ma la Francia non è l’Italia…
Il Bourgoin, attualmente ultimo in classifica, ha annunciato ricorso in appello.
Il buco nel bilancio della società viaggerebbe intorno al milione e mezzo di euro

Gareth va a Hollywood. Anzi: è a Hollywwod

Del film di Rourke sul monumento del rugby gallese abbiamo detto più volte. Intanto il buon Gareth ha già iniziato un mini-tour a Los Angeles con un fitto programma di appuntamenti, ché da quelle parti la palla ovale è si conosciuta, ma nella sua versione più buzzurra. Primo stop a uno dei talk show più noti a quelle latitudini, l’Ellen Degeneras Show. Questo il suo intervento