Fotoderby/2: Getty Images

Dall’ufficio stampa Aironi

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Fotoderby/1: Sabrina Conforti

Sabrina Conforti e il derby celtico

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Il derby che fu: l’opinione di Rugby Union Times

Ecco come il sito racconta il derby di venerdì scorso. La firma è quella di Marco Ermocida

Va a Treviso il primo derby italiano della storia Celtica. Pioggia, freddo, campo pesante e un Monigo mezzo vuoto per ovvi motivi – peggior giorno dell’anno, la vigilia di Natale, non poteva essere scelto – caratterizzano un match brutto, noioso e nervoso (2 ammoniti, qualche accenno di rissa) , con ritmi e contenuti tecnici più da Top 10 che da Magners League.

4 pedate di Botes e il solito drop di Burton condannano gli Aironi alla 10a sconfitta in campionato. A poco è servita la meta di carattere segnata da Tebaldi al 20′ su un calcio respinto a Botes: la franchigia mantovana, seppur in continua crescita, paga ancora i lanci persi in touche, le troppe ingenuità disciplinari e un nervosismo tanto inutile quanto deleterio: vedi proteste insensate di Ongaro sul 12-10 Treviso che fanno perdere agli Aironi un piazzato a favore da facile posizione. Il punto di bonus è solo una magra consolazione. Tra i neroargento bene Toniolatti, Favaro e Staibano. Troppo pochi i minuti giocati per giudicare la partita di Buso mentre sempre più priva di valore aggiunto si dimostra la scelta di continuare a puntare su Penney e Pizarro.Gongola invece la Benetton, che sciupa  (con Botes al piede), azzarda troppo (alcune scelte di gioco un pò spavalde per un derby) e concretizza poco palla alla mano, ma è cinica quel che basta per aggiudicarsi il derby e cogliere la 5a vittoria stagionale in Magners. Tra i leoni in evidenza giovani scalpitanti come Sepe e Filippucci, che, viste le qualità e la voglia dimostrata oggi, avranno sicuramente a breve altre possibilità per accomulare minuti importanti e dimostrare ulteriormente il loro valore.

Venerdì prossimo replay della sfida a Viadana.

Il derby che fu secondo Rugbryca

Un bel blog, un’ottima analisi a firma di Pasquale Giordano

Davanti ad un esigua cornice di pubblico il Benetton Treviso vince 15-10 il primo derby d’Italia, avendo la meglio sugli Aironi, che comunque conquistano un punto di bonus. Tra una settimana la rivincita

Non è stata di certo una delle partite migliori a cui il pubblico della Magners League ha assistito quest’anno, ma il primo derby d’Italia in terra celtica è stato comunque emozionante. Non per il gioco, noioso e ripetitivo, ma per i contenuti. Inedita veste per il bistrattato med

iano Tito Tebaldi che oggi si è travestito da “francese”, producendosi in un’avvincente sfida con l’altro mediano di mischia, cosa che ha ravvivato un match altrimenti buio.

Alla sag(r)a degli errori

Scivola il primo tempo in una sag(r)a infinita di errori di handling. Probabilmente a causa del terreno fangoso che insozza la palla, ad ogni contatto di gioco l’ovale vola via manco fosse un’anguilla. In ragion di ciò si alternano delle fasi in cui le due squadre si studiano guardinghe senza scoprirsi troppo, a delle altre in cui delle fiammate improvvise sembrano poter stravolgere il risultato.

Le squadre hanno un atteggiamento positivo pur non giocando un rugby spettacolare. Treviso cerca fin da subito di imporre il proprio gioco trovando quando possibile la touche invece che i pali.

Su un calcio del mediano di mischia trevigiano, Botes, gli Aironi riescono ad intercettare la palla consentendo a Tito Tebaldi di schiacciare in meta e trasformare subito dopo per il temporaneo 7-3.

Treviso comincia, dalla segnatura dell’unica meta dell’incontro, ad asserragliare gli Aironi nella propria metà campo. I biancoverdi trevigiani, però, sembrano meno lucidi ed entusiasmanti del solito, tanto che sciupano delle ottime occasioni per errori di trasmissione o per un controllo difettoso dell’ovale. Il Benetton riesce comunque ad inquadrare per ben tre volte (2 calci di Botes e un drop di Burton) i pali chiudendo il primo tempo sul 9-7.

La seconda parte del match comincia con un noiosissimo, ma inevitabile, ping pong tattico. Gli Aironi sembrano più compatti, Treviso, invece, appare nervoso e deve aggrapparsi ancora una volta al piede di Botes che calcia in mezzo all’acca altri 6 punti.La partita cala d’intensità, cresce la frustrazione e con essa il nervosismo. L’italiano Damasco, arbitro dell’incontro, è costretto ad estrarre un giallo per parte per evitare che la partita si incattivisca oltre il consentito.Con lo scorrere inesorabile del cronometro la sfida esaurisce tutti i contenuti e si consuma lentamente, fino a diventare soporifera. Treviso controlla il match e alla fine fa suo il primo derby italiano. Tra sette giorni la rivincita, ma in casa degli Aironi.

Tebaldi schiaccia in meta l’ovale (per gentile concessione Montepaschi Aironi)

Tebaldi il francese

Nella tradizione transalpina il mediano di mischia è il factotum della squadra: smista i palloni, propizia le azioni di meta, quando può segna e calcia in mezzo ai pali tutto ciò che si muove tra i suoi piedi. In questa vigilia ovale di natale Tito Tebaldi si è travestito da francese. Bistrattato in nazionale e dalla critica, il ventitreenne di Parma è stato autore di un’ottima e convincente prova. Si dice che forse Tobias Botes vestirà la maglia azzurra e Tebaldi, conscio che il sudafricano di Treviso è un osso duro, ha ostentato in campo quella sicumera che gli era difettata un mese fa nei test match. E’ stato lui a prendere la palla e a trasformare la meta che aveva appena segnato. Fatta eccezione per un calcio sbilenco, il nostro non è sembrato cavarsela male dalla piazzola. A torto o ragione questa è la riprova che Tebaldi ha dei margini di miglioramento e che si impegna per superarsi.

Benetton e Aironi, gli ultimi momenti

A firma di Pasquale Giordano, sempre da Rugbryca

Mancano ormai pochi attimi carichi di tensione e i protagonisti, siamo certi, sono già con il pensiero al campo. Staranno in questi momenti ripassando ogni gesto, per affinarlo con cura, tendendo alla perfezione cui tutto il movimento anela. Non ci si improvvisa campioni e non lo si diventa di certo in una notte, ma danzare sul filo della concentrazione è l’unico modo per ingannare la sorte.
Bassi, tocco, pausa, ingaggio. Si chiama la giocata. La palla esce dalla mischia e schizza fino alle mani del mediano d’apertura. Altro schema, altre geometrie. Dalla cubica potenza del pacchetto di mischia, alle fulminee traiettorie della linea dei trequarti. Non c’è spazio per l’improvvisazione. O forse si? Se il tuo avversario ti aspetta compatto, presentati sparpagliato. Se il tuo avversario conosce le tue mosse sorprendilo là dove non crede tu possa giungere.
Si giocherà sulla tracotanza delle prime linee e sulla presenza delle terze, sul salto delle seconde in touche e sulla rapidità delle mani del mediano. L’unica cosa sulla quale non si potrà contare sarà il bluff. Si è tra giocatori abili e rapidi nel leggere le carte. Così, fare un pronostico, sarebbe asserire che il rugby è una scienza esatta. Forse mestiere da indovino.
L’Italia, il resto dell’Italia che non vive nella Marca o nel terreno fertile degli Aironi, guarda con interesse e nel frattempo ha inviato i suoi emissari sotto le vesti di arbitri per regolare il confronto. Aspetto a dividersi, a parteggiare per gli uni o gli altri. I discendenti dei guelfi e dei ghibellini vogliono capire se la sfida di oggi è una faccenda intestina alla élite o se, al contrario, è l’incedere di un’onda destinata a travolgere tutti.
Ma adesso si arresti la lingua e il pensiero. E’ il momento propizio perchè le chiacchiere e le parole lascino il campo agli sguardi e ai silenzi, agli urli e ai muscoli: è tempo del confronto. Vada in scena il primo atto di quella commedia in lingua italiana a cui l’Europa un giorno guarderà con interesse.
Si levino in alto i calici e si brindi al futuro: ad maiora!