Nelle scorse settimane se n’era parlato ma alla fine non se n’è fatto nulla, “colpa” della mediocre stagione del Perpignan e della conseguente paura del suo presidente Paul Goze di partire lancia in resta e di ritrovarsi con poco più di un pugno di mosche e un risultato economico insoddisfacente.
Stiamo parlando della “festa catalana”, quella che lo scorso anno aveva portato a Barcellona oltre 50mila tifosi che avevano riempito come un uovo lo stadio Montjuïc in occasione del quarto di finale di Heineken Cup tra Perpignan e Tolone.
Quest’anno si era pensato di bissare in occasione del match di Top 14 tra i giallorossi e il Tolosa, in programma venerdì sera, ma il patron del Perpignan ha preferito soprassedere e rimandare il tutto al prossimo anno.
Quella eliminazione di Heineken Cup che brucia: Cotter risponde agli alibi dei Saracens
I Saracens, appena finita la partita, avevano subito trovato un alibi, i soldi e quel salary cap che in Francia è più alto che in Inghilterra. Sarà che a buttarli fuori dall’Heineken Cup è stato sì il Clermont, ma grazie al piede di Brock James (australiano) e alla meta di Lee Byrne (gallese). Come ho già scritto ieri i soldi e il tetto salariale più alto di certo aiutano, però non bastano. Ulster, Edimburgo e Leinster non possono contare su quei soldi ma sono in semifinale, quindi di cosa stiamo parlando?
Anche il coach del Clermont, Vern Cotter, non la pensa poi molto diversamente e non lo manda dire: “Certo il nostro salary cap è più elevato, ma non è quello a determinare il risultato, non ci si può fermare a questo, non abbiamo certo vinto grazie a quello”. E qualcun altro a Clermont ha fatto notare che non è che ai Saracens manchino gli stranieri o i giocatori di formazione sudafricana…
I Crusaders vanno in Brasile a fare quello che i Blues dovevano fare in Italia…
“A Confederação Brasileira de Rugby (CBRu) acaba de anunciar a celebração de um Memorando de Entendimentos com a Federação de Rugby de Canterbury e o Crusaders (Nova Zelândia) com a finalidade de auxiliar o desenvolvimento do rugby no Brasil e a implementação do programa de alto rendimento da Confederação”.
Lo so, è portoghese, però con un briciolo di sforzo si capisce benissimo il senso.
Avete presente l’accordo FIR/Auckland Blues saltato perché a Roma lo ritenevano troppo costoso? Ecco la federazione brasiliana lo ha stretto con i Crusaders. L’annuncio è stato dato in Sudamerica.
L’accordo prevede due fasi: Tabai Matson, ex all-blacks e parte integrante dello staff tecnico di Canterbury andrà a San Paolo a partire dal 12 aprile. Il 28 aprile sarà raggiunto da altri due tecnici della franchigia neozelandese, uno per gli avanti e uno per i trequarti. I tre prepareranno la nazionale brasiliana per un torneo che si svolgerà a Santiago del Cile tra il 17 e il 27 maggio. Questa la prima fase.
Successivamente infatti i vertici della federazione brasiliana e dei Crusaders si troveranno per stendere un contratto a lungo termine.
Un colpaccio per una federazione giovane ma dalle grandi potenzialità, finora nota soprattutto per i divertentissimi spot (finito l’articolo ce n’è uno) pensati per introdurre il rugby in un paese che sembra respirare solo il calcio.
Quella dei Crusaders è però solo la prima goccia di quella che potrebbe diventare una cascata, sono infatti molte le nazionali e i club che sono in trattativa per concludere accordi simili con altre realtà neozelandesi (e magari anche con gli stessi Crusaders). L’obiettivo delle nazionali è evidentemente quello di crescere in vista dei Mondiali 2015 e soprattutto 2019. Senza dimenticare l’appuntamento olimpico di Rio de Janeiro del 2016.
E tutto questo non fa che aumentare il rammarico per il rifiuto di Roma a concludere l’accordo con i Blues quando ormai si era già agli ultimi dettagli.
Ma forse noi non ne abbiamo bisogno.
PS: comunque a Auckland aspettano ancora una risposta ufficiale da parte della FIR…
