Gli scatti di Giorgio Mazzitelli, al seguito della nazionale azzurra impegnata nel Sei Nazioni nella capitale della Terra d’Albione.
Qui tutta la gallery, per ora accontentatevi di questo cielo sopra Twickenham
Fotogallery: gli Scudieri in soccorso dei Leoni
Qui tutti gli altri scatti di Daniela Pasquetti, degli Scudieri Prato, il gruppo di tifosi organizzati dei Cavalieri
Inghilterra, fotografia di una rivoluzione
Guido Alessandri su Tuttosport
L’Inghilterra del rugby sta completando la seconda rivoluzione in quindici anni. Alla fine degli Anni 90 ha ridisegnato organizzazione federale, struttura tecnica e formazione per andare a vincere – quattro anni dopo – il Mondiale d’Australia.
Stavolta Martin Johnson, lo skipper di allora, ha messo mano all’operazione ormai tre anni fa e ora ha costruito una corazzata. Sicuramente la fragile Italia vista sabato a Twickenham lo ha aiutato, ma uomini nuovi in mischia (il pilone Corbisiero, ad esempio), una mediana da paura puntata su Youngs e Flood e soprattutto il killer Ashton all’ala sono la virata europea verso il rugby dell’emisfero Sud, quello ispirato al più dinamico e rapido gioco a XIII. L’Inghilterra vista sabato è la migliore dell’ultimo decennio e raccoglie i frutti di un movimento che – stando a sondaggi e statistiche pubblicate nei giorni scorsi nel Regno
Unito – con un tesseramento balzato a oltre due milioni e mezzo di tesserati ha nuovamente
preso la supremazia intema nei confronti nientemeno che del calcio. E così passano anche i tuffi in meta di Ashton, laddove il rigore e la tradizione avrebbero fatto inorridire i puristi del secolo scorso. Anzi, quei tuffi piacciono e fanno godere come minimo tutti gli 80.810
di Twickenham. E’ anche un’Inghilterra capace di vincere a Cardiff, come non accadeva
dal 2003. Guardacaso, otto mesi dopo gli uomini in maglia bianca festeggiavano il loro primo titolo iridato.
Fra due settimane c’è il primo esime vero: la Francia arriva qui dentro ed è la Francia che nell’ultimo Sei Nazioni ha dominato realizzando il Grande Slam. Sarà questo il vero duello di quest’inverno, un confronto che anticiperà almeno in parte il futuro immediato ma che
probabilmente accenderà la luce sui destini del rugby internazionale.
Dopo Twickenham: la freddezza necessaria
Guido Alessandri su Tuttosport di oggi. Concordo praticamente su tutto.
Serve molto ghiaccio, e non soltanto per raffreddare le molte botte prese dagli azzurri
sabato a Twickenham. Serve ghiaccio soprattutto per conservare una freddezza
sufficiente per dare un senso, una dimensione, un’interpretazione a un 59-13 che fa
impressione e riporta – a prima vista – tutta la banda indietro di dieci anni. In realtà non è cosi, se riusciamo ad andare oltre la pura statistica. Sabato, là dentro il “tempio” del rugby,
è successo che un’Inghilterra in piena esplosione abbia travolto ungruppo con vecchi limiti fisici e tecnici che sta cercando lentamente di alzare la testa. E’ un’Italia che ha appena imboccato la strada della Celtic League, dove una buona percentuale dei nostri migliori ragazzi sta facendo esperienza, ma che ancora non ha capito che le due squadre mandate lassù devono lavorare in sintonia con la Nazionale. E’ un’Italia che se cade nella trappola
di invocare la testa del ct Mallet fin da subito sarà costretta a ricominciare daccapo per la quinta volta in dodici anni. Viene da chiedersi in cosa l’annunciato Brunel, aspirante sostituto di Mallett, potrebbe fare meglio di Nick. Ma viene anche da chiedersi se sia il caso di voltare pagina a sei mesi dal Mondiale di Nuova Zelanda. E soprattutto: non è l’Inghilterra, soprattutto questa (e nemmeno la Francia) l’obbiettivo da assaltare bensì Irlanda – quasi battuta una settimana fa al Flaminio – e Galles e Scozia. Tre squadre alla portata di ragazzi che stanno cercando di raggiungere chi è già a un gradino più in alto. Detto tra noi, è meglio ricordare che nel rugbyi miracoli non succedono.
Treviso-Munster, ultima per Dahlia?
Da La Tribuna di Treviso
Situazione televisiva della Magners sempre in alto mare. Le riprese non sono garantite, e il service padovano «Studio Scialpi» (32 anni di esperienza) è sotto di 250 mila euro. Il responsabile dell’agenzia veneta Matteo Scialpi si è presentato con due collaboratori in sala stampa al Monigo per denunciare la situazione di incertezza. «Non abbiamo mai preso un soldo da Dahlia, stiamo producendo solo perché amiamo il rugby». Quella di ieri — match peraltro in differita, proteste di abbonati anche al nostro centralino — potrebbe essere stata l’ultima volta del rugby sulla emittente che in estate aveva firmato un quadriennale con la Magners. «La Fir nei giorni scorsi sembrava garantire prospettive in una nuova emittente in chiaro — continua Scialpi — ma la Magners vuole arrangiarsi. Non so come faremo con i nostri 25 dipendenti e altrettanti collaboratori che rischiano seriamente di restare a piedi. E noi di perdere anche l’arretrato»


