“Non voglio tenere sotto osservazione solo le squadre di alto livello, come quelle di Celtic League, ma anche la ’base’ del rugby italiano”. E così dopo aver fatto visita alla Lazio e all’Accademia, oggi il neo Ct azzurro Jacques Brunel è stato ospite dell’Aquila Rugby che ha effettuato un team-run sul campo di Paganica (L’Aquila).
”Lo avevo promesso – ha continuato Brunel – al coach neroverde Massimo Di Marco, dopo aver assistito alla gara Reggio Emilia-L’Aquila, che sarei venuto a vedere l’allenamento della sua squadra”. Poi ha aggiunto: ”Il team manager dell’Italrugby Gino Troiani è dell’Aquila e lui mi ha detto che se non venivo qui non potevo capire il rugby italiano”.
È intervenuto Troiani che ha affermato di “aver fatto solo una battuta”.
Alla domanda su cosa si aspetti di vedere dalle visite ai club, Brunel ha risposto: ”Spero di vedere qualche giovane interessante che possa essere utile nei prossimi anni. Non conosco bene tutto il mondo rugbistico italiano, ma credo che stia crescendo”. (…)
Oltre alle formazioni del campionato d’Eccellenza, Brunel farà visita anche alle squadre di serie A. Intanto domani assisterà al match Reggio Emilia-Crociati Parma e domenica Calvisano-Rovigo.(…)
Categoria: Movimento Italia
Grana contratti, supervertice dei giocatori a Verona. Ma bocche cucitissime
Si è svolto a Verona un vertice molto importante. Quasi un centinaio di giocatori con i rispettivi agenti e procuratori si sono incontrati per fare il punto sulla situazione dei loro contratti.
La FIR lo scorso luglio ha redatto infatti dei nuovi accordi facendoli approvare dall’AIR, associazione che però non ha mai avuto un mandato da parte degli atleti. Certo, è l’unica associazione presente in Italia, ma quanti sono i giocatori interessati iscritti all’AIR?
Gli atleti delle due franchigie – di loro sostanzialmente si parla – quel contratto tra l’altro non lo avrebbero nemmeno visto prima della stesura definitiva arrivata sulle scrivanie di Viadana e Treviso. Un contratto che prevede, ad esempio, che i giocatori non possano cambiare squadra senza il via libera federale o che non possano sottoscrivere contratti di sponsorizzazione con aziende diverse da quelle che sostengono la nazionale.
Una entrata piuttosto pesante che però nei palazzi federali è giustificata dal fatto che la FIR paga il 60% degli stipendi di giocatori e parte degli staff celtici. Insomma, situazione non semplice, perché a Viadana e – soprattutto – Treviso si teme che questa vicenda possa diventare una sorta di cavallo di Troia federale per aumentare il controllo, diciamo così, romano sulle due franchigie.
Materia complessa quindi, con mille aspetti da tenere ben presenti. Bene, oggi a Verona – come dicevamo all’inizio – un importante incontro. Presenti praticamente tutti o quasi i giocatori di Benetton e Aironi, mancavano giusto alcuni stranieri, c’era anche delegazione di giocatori dell’Eccellenza.
Bocche cucitissime però. Agenti e procuratori hanno avuto mandato di non rilasciare nessuna dichiarazione ufficiale e ufficosa. La paura è quella di aggiungere benzina a una questione già fin troppo ricca di materiale infiammabile.
In programma un incontro con la FIR, ma per il momento non è stato fissato nessun calendario.
Tra FIR e Treviso torna un po’ di sereno
Prima, lunedì scorso, l’incontro tra Fir e Benetton , dai toni concilianti. Poi, venerdì, il rinvio della sentenza sui ricorso presentato da Treviso contro le norme sugli stranieri, ritenute
dal club troppo restrittive. E’ stata una settimana importante, per il futuro del Benetton in Celtic. Nessuna certezza, ma l’apertura del dialogo e il rinvio di un verdetto che potevano
riaccendere le scintille di un contenzioso infinito hanno contribuito a rasserenare animi, orizzonti e rancori, più o meno.
Treviso sembra più certa del suo orizzonte. La Fir ha ribadito che nessuno si sogna di spostare la squadra da Treviso (men che meno di rinunciare alle risorse messe a disposizione da Benetton e dal presidente Zatta). Certo, anche i risultati del campo aiutano, se non altro perchè Viadana deve ancora sintonizzarsi sul torneo. Poi, sul piano concreto, potrebbe venir accolta positivamente da Treviso una prossima chiamata di Brunel per l’eleggibile Botes (meno probabile quella di Vermaak, anch’egli eleggibile ma non un mostro in difesa, come ha ribadito ahinoi sabato) perchè si libererebbe un altro posto da straniero, e dopo Van Zyl Treviso potrebbe di fatto rientrare nei canoni delle nuove regole. E questo aiuterebbe a sminare uno dei punti più roventi del contenzioso in corso.
Questo mentre aleggia sempre un piano «B» attivato a Nordest da una cordata di rugbisti, imprenditori e politici, pronti a intervenire nel caso in cui, come si temeva nei giorni scorsi,
si dovesse arrivare alla rottura. Difficile però che il ruolo di manager o head coach, in ogni caso, spetti a Kirwan, nome gettonatissimo.. John guarda alla panchina dell’Inghilterra (dopo le indiscrezioni trapelate Oltremanica) o a un incarico di prestigio in Nuova Zelanda. Per coronare il suo grande sogno – guidare un giorno gli All Blacks – deve avere il curriculum richiesto dalla federazione neozelandese: o una big europea o 5 stagioni da coach in Nuova Zelanda.
FIR-Treviso, si rinvia. Ma quel silenzio fa rumore.
“Intanto è stata rinviata a gennaio la sentenza della corte di prima istanza Fir sul ricorso di Treviso riguardante la riduzione da 5 a 3 stranieri per la Celtic League 2012-13”.
Si è quindi deciso di prendere del tempo. Magari porterà consiglio, magari servirà a raffreddare le acque. Boh.
Il problema però oggi è un altro. Il problema è che è tutto qua. Una riga buttata dentro un articolo che parlava della partita degli Aironi. Una sentenza che tutto il mondo ovale italiano attende con una certa dose di ansia – ancorché non definitiva – e tutto quello che si trova nella rassegna stampa è solo quella frase.
Intendiamoci, non ce l’ho certo con la stampa e con i giornalisti, vittime in questo caso dell’incredibile silenzio della Federazione.
Non dico che andavano contattati tutti i giornalisti che seguono il rugby in Italia (e però non siamo un esercito: veniamo informati del cambio del dottore della nazionale ma di questo nulla?), ma almeno un comunicato sul sito. Invece nulla, silenzio assoluto.
Non credo di poter essere annoverato tra quelli che attaccano la Fir a prescindere, anzi, cerco sempre di sentire e soppesare le ragioni di tutti riservandomi poi di farmi ovviamente una opinione. Ma non credo di sbagliare se dico che questa volta la FIR l’ha fatta fuori dal vaso. Il silenzio, questo silenzio, non si giustifica.
Segnali di fumo dall’incontro FIR-Treviso: bianchi, neri o grigi?
Ivan Malfatto per Il Gazzettino
Il vice presidente della Fir Nino Saccà: «E stato un incontro positivo. Non c’è stata rottura. C’è al contrario la volontà di superare questo momento e di collaborare». Il presidente del
Benetton Treviso Amerino Zatta: «È stata una riunione interlocutoria. Dove oltre alle dichiarazioni di collaborazione, sulle quali siamo sempre stati d’accordo, abbiamo espresso alla Fir i nostri dubbi economici e sulla modifica delle regole di partecipazione al Pro12».
Fumata nera, grigia o bianca? Dalle parole dei due contenti non è dato saperlo. Lo diranno presto i fatti. A partire giovedì dalla sentenza della Corte federale sul ricorso Benetton
per la riduzione degli stranieri da 5 a 3. È stato questo l’esito dell’atteso incontro-mediazione avvenuto ieri a Bologna fra Benetton e Fir, rappresentate da Zatta e l’avvocato Aldo Laghi, Saccà e Carlo Checchinato. La sensazione è che l’ipotesi di esclusione della franchigia veneta dal Pro12 si allontani. Ma altrettanto lontana pare la soluzione del nodo economico, pregiudiziale per superare il contrasto. Treviso chiede certezza sui contributi Fir alle franchigie e rispetto di quanto pattuito nel protocollo d’intesa. Saccà invece ribadisce: «Sulla questione economica la nostra posizione è rimasta la stessa già espressa da
tempo».
Saccà conferma poi la notizia della multa subita dall’Italia alla Coppa del Mondo per pubblicità occulta, in contrasto con le regole di esclusiva dettate dagli organizzatori. «Sono state contestate all’Italia una piccola etichetta sulle divise che il costruttore non ha tolto come era stato pattuito e altri marchi personali esposti da alcuni giocatori. Alla fine la vicenda si è composta in maniera onorevole in entrambi i casi». Così dal rischio di
pagare centinaia di migliaia di euro la Fir ne ha sborsate solo poche migliaia.


