Terremoto nel mondo arbitrale. Il boss del fischietti dell’International Board Paddy O’Brien lascia la sua posizione per diventare il responsabile degli arbitri del rugby a 7. Un ruolo importante all’interno del Board, soprattutto in proiezione olimpica, ma innegabilmente un passo indietro.
Un terremoto che colpisce anche il processo di selezione degli arbitri. Al posto di O’Brien infatti viene messo un panel di quattro grandi ex fischietti: Lyndon Bray e Tappe Henning (SANZAR), Donal Courtney e Clayton Thomas (ERC). Il panel si dovrà incontrare almeno quattro volte all’anno con il principale compito di compilare la lista degli arbitri d’elite, ora composta da questi nomi: George Clancy (Irlanda), Jérôme Garcès (Francia), Craig Joubert (Sudafrica), Nigel Owens (Galles), Jaco Peyper (Sudafrica), Chris Pollock (Nuova Zelanda), Romain Poite (Francia), Alain Rolland (Irlanda) e Steve Walsh (Australia).
Categoria: Movimento Italia
Dalla FIR: queste le categorie giovanili per la stagione 2012/2013
Comunicati, silenzi e pasticci italiani: cosa succede tra FIR, Aironi e Treviso?
E ora? Cosa succederà dopo la giornata dei comunicati? Prima Treviso, poi in serata quello FIR. A fare da contorno gli sbuffi che arrivano da Viadana. Non c’è che dire, un bel panorama. E siamo solo all’inizio.
Un paio di giorni fa ho scritto che sembra che tutti i nodi che da tempo vanno formandosi nel rugby italiano abbiano deciso di venire allo scoperto. In 48 ore ne è arrivata la conferma. Le prossime settimane saranno caldissime, c’è da scommetterci, anche perché il perodo elettorale non aiuterà.
Il clima sembrava rasserenarsi, poi l’esplosione praticamente contemporanea di più bubboni. A fare detonatore le non-decisioni di un Consiglio Federale piuttosto anomalo e più probabilmente quello che è successo nelle settimane immediatamente precedenti. Cosa è stato detto o cosa non è stato detto prima del Consiglio federale? Quali comunicazioni e segnali sono stati lanciati tra FIR, Benetton Treviso e Aironi? Quali invece sono stati taciuti? E perché?
In questa intricata vicenda c’è una federazione che accusa le franchigie (beh, soprattutto una…) di inseguire solo interessi ed obiettivi “privati” slegati dal bene collettivo del movimento. Di riflesso c’è una federazione accusata di muoversi in maniera autoritaria e unilaterale, con decisioni schizofreniche guidate da mire autoconservative.
Torti e ragioni sono probabilmente ben distribuiti, ma quello che tutti dovrebbero avere ben presente è solo la crescita del movimento italiano, attraverso la nazionale ma anche attraverso le squadre celtiche. Senza dimenticare il rafforzamento della base.
Rimanendo alla parte alta della piramide sarebbe bene chiarire gli eventi delle ultime settimane. Perché qualcosa comunque non torna.
Prendiamo ad esempio le famose “migliorie” al capitolato FIR/Franchigie. Il vicepresidente federale Saccà ha detto chiaro e tondo che la federazione ha avvisato il Benetton Treviso il 2 di marzo delle proposte che il Consiglio avrebbe affrontato di lì a un paio di settimane. La stessa cosa però non è avvenuta con gli Aironi: è qualche giorno che il presidente Melegari dice di essere venuto a conoscenza dei dettagli delle “migliorie” solo dalla stampa, e nessuno da Roma lo ha smentito. Perché Treviso è stata messa a conoscenza e Viadana no? Quale la ratio di una decisione simile? Intendiamoci: il mio non è un atto di accusa verso chicchessia, ma solo il tentativo di capire il perché.
Di Treviso si potrà forse dire che è isolazionista e arroccata nella sua Marca, ma se c’è una cosa che non manca nel comunicato diffuso dai biancoverdi è la chiarezza: la richiesta alla FIR di sedersi attorno a un tavolo assieme agli Aironi è addirittura gridata. In nome di quei principi di quel capitolato che è stato secretato. E anche qui ci piacerebbe sapere perché.
Una lezione francese per tutto il nostro movimento, dalla FIR in giù
Si chiamano Assises nationales du rugby français e riuniscono circa 180 protagonisti della palla ovale d’oltralpe. Dura tre giorni durante i quali questi personaggi – dirigenti, manager, giocatori, arbitri, procuratori, allenatori (diversi ex ct della nazionale compresi) e chi più ne ha più ne metta – si incontrano e discutono delle problematiche e del futuro del movimento ovale transalpino.
Ad aprire i lavori questa mattina nella sede della federazione di Parigi il presidente della stessa, Pierre Camou.
Cinque i temi-guida: nazionale e rugby di alto livello (che si occupa anche della questione importantissima e molto sentita in Francia del calendario); club e sviluppo della pratica del rugby; organizzazione e relazioni istituzionali; sviluppo delle risorse economiche; gioco, valori e attori della pratica del rugby.
Certo, è la prima volta che avviene anche in Francia, ma se paragoniamo il tutto all’Italia, un po’ di invidia c’è. Inutile negarlo. I comparti stagni, gli interessi di bottega e dal respiro cortissimo che ancora dominano il panorama della politica ovale in Italia sono fin troppo evidenti, e le vicende che hanno fatto da contorno al recente Consiglio Federale non fanno che confermarlo. Non che in Francia manchino i problemi, ma quantomeno si prova ad affrontarli pubblicamente e con incontri faccia a faccia. Magari qualche francese decide di candidarsi alle prossime elezioni federali…
Aironi e Treviso: ecco tutte le “modifiche migliorative” della FIR
Andrea Passerini per La Tribuna
«Zatta non può dire di non sapere quale sia la riforma del protocollo Celtic e di attendere
comunicazioni: gli è stata inviata il 2 marzo, la conosce bene. Dispiace: come Fir facciamo un ulteriore sforzo per accogliere le istanze delle squadre a beneficio del movimento italiano, privilegiando gli aspetti tecnici a quelli economici, come dire la sostanza delle questioni »
Nino Saccà, vicepresidente della Fir ambasciatore nei rapporti con Treviso e Aironi, mette i puntini sulle «i». La conferma che il clima fra Fir e Treviso è tornato… nuvoloso, dopo la
parvenza di una tregua molto distesa. Ma torniamo alla riforma. Ecco i punti salienti.
Liste e minutaggi addio.
Scompaiono i tabulati delle polemiche e il tetto dei minuti: semplificazione. Rose da 42.
Il forfait. Contributo da 3 milioni: 2 come indennizzo per l’impiego dei giocatori in nazionale, 1 per la soprattassa chiesta dal board della Celtic.
Lo staff gratis. L’unica norma decisa dal consiglio Fir venerdì: comprende 1 o 2 tecnici,
un general manager, un medico, un «fisio» e un preparatore atletico (cadeau da 600 mila euro almeno). Fra i tecnici papabili, anche «Toni» Green.
Permit players. La Fir conferma le norme. Ma consentirà alla franchigia che presti più di
10 giocatori alla nazionale di utilizzare, nel Sei Nazioni, fino a 5 stranieri.
Mercato e trasferimenti. La Fir chiede ai club di venir informata per tempo sui passaggi di giocatori azzurri o emergenti fra le due selezioni. Invoca un e principio di equilibrio nelle distribuzione dei giocatori nei vari ruoli fra le due piazze. Vedi il caso del pilone De Marchi, che voleva venire a Treviso da Viadana. Ma si annunciano casi
anche in terza e nelle mediane.
Giovani. Chi esce dalle Accademie sarà seguito due anni: se però in una franchigia dovessero giocare poco (qui sì torna un minutaggio), avrà diritto a cambiare squadra. Norma per i vari Esposito, Campagnaro, Morisi.
Equiparabili subito italiani. Se una franchigia tessererà eleggibili di interesse nazionale (leggi Ambrosini), essi potranno giocare subito in Celtic come italiani, senza aspettare la convocazione azzurra

