Finale RWC 2011, Parigi come Cardiff?

Sabato scorso al Millenium Stadium si sono presentati in 61mila e rotti per assistere alla semifinale tra Galles e Francia proiettata su una serie di maxi-schermi.
Domenica mattina si bissa, ma a Parigi: lo Stade de France sarà infatti aperto a tutti i tifosi che vorranno sostenere i bleus – e perché no, gli All Blacks – dalla periferia della capitale francese. Le porte verranno dischiuse alle 9 del mattino. Ovviamente tutto gratis, ma bisogna prima registrarsi sul sito dello Stade de France.

Video: diario di un 19 ottobre da fine Mondiale

Uenuku – Brad Thorn: “Il mio ascensore? I fan!”

di Stefania Mattana

Sarà la sua ultima partita a livello internazionale, quella che qualche testata ha definito un “Canto del cigno”. Eppure, la parabola discendente di Brad Thorn è sembrata poco discendente durante la semifinale contro l’Australia. Sta di fatto che dal 23 ottobre prossimo, la maglia che Big Bad Thorn ha vestito per tanti anni andrà sulle spalle di qualcun altro. E lui non sembra essere troppo preoccupato: “Qualunque cosa accada, questa sarà la mia ultima partita in maglia tuttanera. Andrò a giocare in Giappone, è un bel posto.”

Dalla sua prima meta con gli All Blacks nel 2003 è passato qualche anno e una montagna di botte e di sfide. Un passato da stella nella League e poi l’approdo in Union, i successi con i Crusaders e i Tri Nation vinti. Alla variegata bacheca di coppe portate a casa da Thorn manca solo quella più importante, quella che manca anche alla Nuova Zelanda, da 24 anni. Ma lui non sembra soffrirne la pressione.

Thorn chiacchiera con i giornalisti parlando dei suoi comportamenti in campo a volte un po’ borderline – giustificandosi perché lui è un tipo sanguigno – del lavoro in mischia e dell’importanza dell’essere una vera squadra quando ci si trova a costruire una buona contro ruck, oltre ad analizzare i loro prossimi avversari francesi. A 36 anni suonati, un veterano come Thorn potrebbe anche discutere di meno dell’aspetto tecnico e dell’esperienza in campo, ma il tempo sembra essersi davvero fermato per lui, nonostante tutto. Anzi, rimane ancora affascinato dal popolo di fan che lo acclama, allo stadio così come per la strada. E la gente lo sa: Thorn è uno degli All Blacks preferiti e acclamati dalla folla.
“Da Steward Island fino alla North Island, ho visto un sacco di gente che ci aspettava per salutarci mentre lasciavamo l’hotel per lo stadio. Qualcuno dice che i fan ci creano troppa pressione. Per me il loro supporto è come un ascensore.” – ha detto Thorn – In Nuova Zelanda tutti amano la Coppa del Mondo, e per questo vogliono che noi facciamo il nostro meglio per portarla a casa.”

Un gigante cattivo in campo, Thorn, che diventa amorevole e affettuosissimo con i suoi fan. Il motivo non risiede solo nel ruolo privilegiato che ricopre, ma c’è anche una motivazione personale che spiega tutta questa sua empatia, come una sorta di trasfert.
“Da quando avevo 8 anni ho vissuto in Australia, e anche io tifavo gli All Blacks durante i mondiali, e so quanto si possa tifare per gli All Blacks. Quando vedo i fan mi ricordo di quando anche io ero uno di loro, e mi relaziono con loro di conseguenza. Quando sono con loro mi godo il momento e basta.”

Domenica sarà l’ultima partita per Brad Thorn. Forse la sua preoccupazione maggiore sarà quella di perdere i suoi adorati fan, più che non giocare più per la Nuova Zelanda. Ma noi siamo convinti che i fan continueranno ad adorarlo. D’altronde, un All Black rimane All Black anche se indossasse sempre e solo il kimono.

Uenuku – Medaglie e bonus: vincitori e vinti in Euro

di Stefania Mattana

Sicuramente ve lo sarete chiesto anche voi qualche volta, mentre assistete a una finale a squadre o a una staffetta: ma le riserve o gli infortunati prenderanno la medaglia?
Ce lo siamo chiesti anche noi, pensando al beffardo destino di pedine fondamentali per gli All Blacks come Dan Carter e Mils Muliaina. Quattro anni di battaglie in campo, una carriera stellare e un mondiale a tutta, e poi si fanno male e non gli danno un bel niente?

Il direttore della Coppa del Mondo, Kit McConnell, ha rassicurato tutti gli infortunati e i panchinari di turno: le medaglie verranno consegnate a tutti e 30 i membri della squadra. E ovviamente, la medaglia andrà al collo anche di coloro che hanno sostituito gli infortunati. “Chiunque sia stato accreditato e abbia avuto un ruolo nel torneo otterrà la sua medaglia”, sono state le parole di McConnel. E così, tirano un sospiro di sollievo anche Colin Slade, Morgan Parra (ancora in forse per la sfida di domenica) e tutti gli altri fissi in panchina o prematuramente tornati a casa.

E se la parte romantica dello sport parla di medaglie, c’è anche quella meno epica che parla del denaro sonante. Infatti, così come la simbolica medaglia spetta di diritto a tutti i partecipanti al torneo, è vero pure che gli stessi riceveranno di conseguenza un bonus per l’eventuale vittoria. E la Francia in questo campo sorpassa di non poco gli avversari kiwi.

Infatti, secondo Midi-Olympique e Rugbyrama, i giocatori francesi percepiranno un bonus di 180 mila Euro in caso di vittoria, e di 140 mila euro nel caso arrivassero secondi. A testa, s’intende.
Ad ogni All Black, invece, in caso di vittoria spetterà un gettone di 100 mila Euro.
Cifre che fanno girare la testa, e che secondo il capo dell’Associazione dei giocatori di rugby neozelandese, Rob Nichol, non sono da paragonare tra loro.

“I giocatori francesi non sono pagati dalla federazione come qui in Nuova Zelanda, ma dai singoli club. Ricevono bonus e incentivi a seconda della prestazione e delle partite quando giocano per la nazionale, per cui non hanno un’entrata garantita quando giocano per la Francia. Qui in Nuova Zelanda invece è la federazione che paga i giocatori non solo quando giocano per gli All Blacks (poco più di 4 mila Euro in media a settimana), ma anche quando giocano nei vari club. É come paragonare le mele con le arance, sono strutture diverse che non possono essere confrontate”.

Infine, Nichol tiene a precisare che non sono di certo i soldi il motivo che spinge gli All Blacks a vincere: “I bonus sono un’attrattiva decisamente bella, ma i ragazzi sono intrinsecamente motivati ​​ad uscire dal campo con la coppa. Bonus o non bonus”.
E chissà com’è, ci crediamo pure noi. Ma crediamo pure che questo principio valga anche per i ragazzi francesi.

L’Australia per il bronzo rivede Beale

Venerdì wallabies e gallesi si contenderanno la piazza meno prestigiosa del podio. Una gara che si preannuncia bella e spettacolare.
Robbie Deans ha annunciato la formazione titolare in maglia gialla, con il numero 15 c’è un graditissimo ritorno

Australia: 15 Kurtley Beale, 14 James O’Connor, 13 Adam Ashley-Cooper, 12 Berrick Barnes, 11 Digby Ioane, 10 Quade Cooper, 9 Will Genia, 8 Ben McCalman, 7 David Pocock, 6 Scott Higginbotham, 5 Nathan Sharpe, 4 James Horwill (c), 3 Salesi Ma’afu, 2 Tatafu Polota-Nau, 1 James Slipper.
Replacements: 16 Saia Faingaa, 17 Ben Alexander, 18 Rob Simmons, 19 Radike Samo, 20 Luke Burgess, 21 Anthony Faingaa, 22 Robert Horne.