Il Mondiale 2.0, un successone

Multimedialià, social network, apps… paroline che ci hanno in qualche modo cambiato la vita. E anche quella del Mondiale di rugby.
I numeri di questa edizione? Eccoli: l’app ufficiale – che funziona con tutti i software Androis, Windows 7, iPhone e BlackBerry ha registrato oltre tre milioni di download e da questa sono stati scaricati e visti circa 17 milioni di clip e video nonché qualcosa come 350milioni di pagine, la pagina facebook ufficiale ha più di 1,4 milioni di “like”. Centomila le persone che invece hanno seguito il Mondiale anche via Twitter.
Dal sito internet ufficiale le pagine viste sono state “appena” 120 milioni.

Francia-Nuova Zelanda, parla il TMO (azzurro!)

di Stefano Semeraro per La Stampa

Domenica ci sarà un italiano nella finale dei Mondiali di rugby, il suo nome è Giulio De Santis, e non indosserà nessuna maglia particolare. Perché la finale se la vedrà davanti a uno schermo tv, nascosto in un box dell’Eden Park di Auckland ma in costante contatto radio con l’arbitro e la cabina regia. De Santis, romano, 44 anni, sarà infatti l Tmo, il «Television Match Officer» della finale fra Nuova Zelanda e Francia. L’uomo della moviola che l’arbitro, il sudafricano Craig Joubert, chiamerà in causa in diretta se si tratterà di assegnare una meta incerta, disegnando con le mani un rettangolo nell’aria. Un grande onore per un italiano, e per De Santis una saporitissima ciliegina su una carriera iniziata 25 anni fa proprio per colpa di un All Black. «A 19 anni giocavo terza linea nella S.S Lazio», racconta, «e in prima squadra ero bloccato da Zinzan Brooke, un mito dei Tutti Neri venuto a giocare da noi. Però la passione era tanta, e così, capito che come giocatore non avrei trovato spazio, decisi di fare l’arbitro». Un strada non facile, intrapresa quando l’Italia recitava da parente povero alla tavola ovale. «Dieci, quindici anni fa l’Italia si affacciava al grande rugby, e da arbitro scontavi un po’ il fatto di essere l’ultimo arrivato. Ti ritenevano non del tutto affidabile. Questa mia finale è anche frutto dell’impegno di tutta la federazione italiana e del presidente Dondi. Abbiamo lavorato, studiato gli arbitri, nel 2000 la nostra nazionale era la più penalizzata sul piano della disciplina, ai Mondiali del 2007 siamo stati i più virtuosi. Alla fine quella di domenica è una partita che vale miliardi, e se la Nuova Zelanda non vince, altro che crisi: nel Paese dove esiste persino un ministro del rugby
scenderà la notte».
Una responsabilità non da poco. «Ho un sogno-incubo che mi assale da quando si è palesata la possibilità della designazione», sorride De Santis, «e cioè che allo scadere, con la partita ancora in bilico, arrivi una decisione cruciale affidata al Tmo. Perché nonostante le oltre 20 telecamere, il ralenti e tutti gli ausili elettronici, ci sono casi su cui gli stessi addetti ai lavori si spaccano a metà. La tecnologia, alla faccia di Biscardi, non è la panacea, è solo un sistema che serve per risolvere i casi più eclatanti, e solo quelli che accadono in area di meta, altrimenti il gioco sarebbe continuamente interrotto. Ci sono però situazioni, come certe maul che collassano in area di meta, in cui non scioglie il dubbio, persino gli addetti ai lavori si spaccano a metà, e purtroppo il Tmo non può dire all’arbitro: scusa, fai tu».
Nel rugby il referee ha una dimensione diversa da quella che ha nel calcio, per i giocatori è una vera guida in campo: «E in campo è ancora molto rispettato, mentre l’arrivo del professionismo ha aumentato molto le tensioni pre e post-partita. Qui in Nuova Zelanda poi
la pressione dei media è enorme. A ogni azione un arbitro di rugby di falli ne vede magari dieci, ma deve distinguere al volo fra quelli materiali e quelli accidentali. Deve spostarsi molto, corre 7-8 chilometri a partita e prende centinaia di decisioni. Il Tmo in questo
senso ha un compito più “infame”: se l’arbitro sbaglia 10 decisioni su 200, ha fatto il 5 per cento di errori. Io magari domenica di decisioni ne dovrò prendere solo una. Ma se la sbaglierò rischierò di cambiare la storia un Paese».

Video: gli highlights della finalissima Francia-Nuova Zelanda. Quella del 1987

Francia e All Blacks, piccole schermaglie in tinta. Questioni di maglie

Con grande anticipo sul resto della stampa italiana la scorsa settimana – era il 12 ottobre – le nostra Stefania Mattana e la sua rubrica “Uenuku” avevano dato la notizia che la Francia – in caso di raggiungimento della finalissima di Auckland – avrebbe lasciato agli All Blacks l’onore di indossare la loro prima maglia. Francia e Nuova Zelanda hanno conquistato la possibilità di giocarsi il titolo mondiale, e con ogni probabilità vedremo i neozelandesi in nero e i galletti in bianco.
Dico con ogni probabilità perché con l’avvicinarsi del fischio d’inizio dallo staff francese qualche mugugno inizia a sentirsi.
A prendere la decisione di lasciare la prima maglia ai padroni di casa era stato Jo Maso, al seguito della nazionale transalpina: la scelta per prassi spetta alla squadra ospite. La Nuova Zelanda aveva fatto lo stesso nel 2007 proprio con i francesi, quando ai quarti aveva lasciato il “bleu” ai padroni di casa indossando invece un – orribile – grigio.  Maso ha restituito la cortesia, ma alcuni giocatori hanno espresso qualche critica. A parlare sono stati Lionel Nallet e Aurélien Rougerie che sostanzialmente hanno detto “i tifosi ci incitano dicendo Allez les bleus, non Allez les blancs. Ma non importa, conta solo uscire dal campo con la maglia sporca”. Sulla stessa linea d’onda, per una volta, anche il ct Lievremont: “Avremmo preferito giocare con la nostra maglia tradizionale, certo, ma è un dettaglio. Avremmo potuto giocare in rosa o in viola”.

 

Biglietti & Mondiali: obiettivo raggiunto

268,7 milioni di dollari neozelandesi incassati, 87% dei biglietti disponibili venduti. Queste le cifre annunciate nella notte dal comitato organizzatore del Mondiale, checome target si era prefissato un incasso di 268,5 milioni di dollari. Un obiettivo che in molti avevano messo in discussione dopo la “rimozione forzata” di una sede come Christchurch dopo il terremoto dello scorso febbraio.
La finalissima di domenica è ovviamente sold-out, mentre per Australia-Galles, che vale il terzo posto, ci sono ancora 7.500 biglietti.