Federazione, franchigie e quel capitolato misterioso

Antonio Liviero per Il Gazzettino

Va riscritto il capitolato che regola i rapporti tra Fir e franchigie. Lo sostiene il consigliere federale Luigi Torretti, 52 anni, manager pubblico ed ex presidente del Venezia Mestre. Torretti, come si esce da questo conflitto Fir-Benetton? «L’unica è mettere le parti attorno a un tavolo e trovare un punto di equilibrio».
Le sembra facile?
«Da un lato bisogna tener presente che le competenze di Treviso oggi in Italia non le ha nessuno, forse neppure la federazione. E che sarebbe un suicidio pensare di non utilizzarle al meglio. Dall’altro il Benetton deve essere consapevole di non poter continuare a rappresentare se stesso ma di doversi inserire in un contesto più ampio sia in ambito territoriale che federale».
Lei ha chiesto che la mediazione sia svolta direttamente dal presidente Dondi. Perché?
«Con tutto il rispetto per Sacca e Checchinato, i quali sicuramente faranno il massimo (l’incontro ci mediazione con Treviso è previsto il 21, ndr), ritengo che in una situazione così difficile debbano spendersi i vertici. È il momento dei generali, non dei luogotenenti. Mi auguro che Dondi ci ripensi e decida di mettere in campo tutta la sua autorevolezza».
È censurabile il fatto che il Benetton si sia rivolto a un organo federale sulla norma che riduce gli stranieri e che abbia spedito delle raccomandate?
«Direi di no. Esistono appositi livelli istituzionali a cui rivolgersi. L’importante è che la maniera sia corretta».
Ma allora?
«Siamo in un momento in cui la tensione è salita e qualsiasi azione, da una parte o dall’altra, sembra una provocazione».
Cosa ne pensa della riduzione degli stranieri da 3 a 5?
«L’obiettivo è giusto, ma va condiviso. Mentre è evidente che le franchigie non sono state coinvolte. Treviso è preoccupato per le ricadute economiche in quanto ha contratti in essere, la Fir invoca una maggior competitività della nazionale. Bisogna trovare un giusto equilibrio e prima di tutto dialogare». (…)
Il segreto sul capitolato tecnico con le franchigie?
«Fa parte della cultura complessiva del Paese. Non c’è motivo perché accordi fatti nell’interesse del movimento non debbano essere pubblici».
Non crede che alla sua scadenza questo accordo andrebbe riscritto in maniera condivisa?
«Se ci sono obiettivi comuni la politica dell’imposizione non paga per nessuno. Il progetto Celtic è nato con forzature, sotto forti pressioni dei partner stranieri. Ma il progetto sta andando avanti positivamente. Una riscrittura del capitolato, una sorta di patto trasparente, che parta da un’analisi costruttiva e condivisa dei contenuti, non potrebbe che rafforzare il rugby italiano, ed è dunque auspicabile».

Treviso e la guerra con la FIR, parla Zatta: “La Benetton in Eccellenza? Se necessario, sì”

Ivan Malfatto su Il Gazzettino

TREVISO – Il Benetton Treviso rischia l’esclusione dalla Rabodirect Pro12 la prossima stagione. Torneo dove è attualmente sesto con 4 vittorie e 4 sconfitte. Il motivo è il contenzioso a suon di carte bollate (un ricorso alla corte federale e 4 raccomandate) con la Federazione per il cambiamento in corsa delle regole di partecipazione. Se la mediazione chiesta dalla Fir non avrà esito, la proposta dell’incontro tra le parti sarebbe il 21 novembre, a gennaio la cacciata potrebbe diventare realtà. Anche se il presidente Giancarlo Dondi afferma «di non volerla prendere nemmeno in considerazione».
Amerino Zatta, è un rischio concreto?
«Non voglio rimanere in paradiso a dispetto dei santi – risponde il presidente del Benetton – Se la Fir vuole partecipare in proprio alla Pro 12 lo faccia. Basta saperlo e programmarlo».
Se succederà davvero cosa farete?
«Prenderemo atto. Cercheremo di capirne i motivi. E torneremo da dove siamo venuti. Nel campionato italiano d’Eccellenza. Dove per competere ci basterà un budget molto minore».
Se invece vi daranno la possibilità di continuare?
«Vorremmo vincere ancora di più in Pro12. Provare a fare un salto di qualità in Heineken Cup. Continuare a dare il meglio della nostra esperienza alla nazionale italiana, come sempre fatto finora».
Qual è il motivo del contenzioso con la Fir?
«Una serie di situazioni che sono venute meno rispetto a quanto fissato nel capitolato iniziale di partecipazione alla Celtic tra Fir e franchigie».
Anche di natura economica, oltre al risaputo numero di stranieri ridotto da cinque a tre?
«Sì, c’è pure un problema economico. Rispetto a come eravamo partiti oggi i numeri stanno dicendo cose decisamente diverse».
Zatta non entra nel dettaglio, perchè il capitolato lo vincola alla segretezza. Ma sembra si tratti del contributo federale alle franchigie non in linea con quanto pattuito. Più altri importanti problemi di gestione. Sullo sfondo del contenzioso ci sono anche le prossime elezioni Fir e l’ipotesi di una franchigia alternativa al Benetton con base in Veneto, allestita da vecchi tessitori federali e affidata alla guida tecnica di un ex et azzurro. Per far chiarezza basterebbe togliere il segreto dal protocollo Celtic. Perchè la federazione non lo fa?

Treviso-FIR, rassegna stampa (estera) di una guerra italica

Per una volta anche la stampa straniera parla di “cose italiane”, ma c’è poco da vantarsi visto che la vicenda è quella della diatriba tra Benetton Treviso e FIR. E come ne parlano?
Ecco come la trattano i principali siti del mondo (incredibile, in Francia – almeno on-line – la questione viene snobbata…)

Planet Rugby – Leggi qui l’articolo

Rugby Week – Leggi qui l’articolo

Rugby365 – Leggi qui l’articolo

Fotogallery: presentazione di un nuovo ct

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La stupida guerra tra FIR e Benetton

C’è “unanime rammarico e preoccupazione”. Si parla di “comportamenti e atteggiamenti nei confronti della Federazione Italiana Rugby (ricorsi, raccomandate etc.) che non appaiono conformi a quello spirito collaborativo necessario”. Ma soprattutto l’annuncio del “tentativo che sarà effettuato, in via ultimativa, per normalizzare la situazione”.
Tutto scritto nel comunicato ufficiale FIR al termine del Consiglio Federale ch si è tenuto sabato a Bologna.
Espressioni come “via ultimativa” e “normalizzare” significano solo una cosa: che la guerra tra Federazione e Benetton Rugby è ormai aperta, anche se si va avanti per scaramucce. Per il momento, ché la scintilla per la battaglia in campo aperto è solo da trovare, ma non credo che sarà difficile scovarla. Anzi.
Che la Federazione e la migliore espressione del rugby in Italia (a qualsiasi livello: tecnico, agonistico, sportivo, organizzativo e manageriale) entrino in conflitto è sconcertante, drammatico, persino ridicolo. Una follia bella e buona. Stupido.
Cercare di scovare un “buono” e un “cattivo” in una situazione simile è esercizio inutile, una perdita di tempo che non porta a nulla. E’ come dire che gli israeliani sono più “buoni” dei palestinesi e viceversa. Ci sarà sempre qualcuno che ricorda un episodio, un personaggio o un momento che mette in dubbio le tue scelte e che rovescia la frittata.
Lo stesso dicasi per questa situazione: la Fir ha spesso manifestato una certa “irritazione” nei confronti dell’autonomia trevigiana? Innegabile. E per combatterla a volte è ricorsa a decisioni d’imperio che erano ufficialmente prese “per il bene del movimento”, ma che forse avevano anche la controindicazione di mettere un qualche bastone tra le ruote alla Marca Trevigiana.
D’altra parte però si può ben dire che Treviso proprio con i suoi pregi è anche l’esasperazione del principale e più diffuso difetto italico: la cura del proprio giardinetto senza curarsi un granché di quanto avviene al di là della propria staccionata. Treviso se lo può permettere perché ha un Mecenate tanto ricco quanto intelligente, uno che ha cacciato una valanga di soldi ma che ha avuto l’accortezza di scegliersi validissimi collaboratori dietro a una scrivania o nei ruoli chiave dello staff tecnico. E non è una cosa così scontata: a Milano, tanto per dire, ancora si paga lo tsunami berlusconiano di metà anni Novanta. Nessuna riflessione politica, intendiamoci, ma i soldi da soli possono avere un effetto dirompente e distruttivo. Ripeto: guardate la situazione milanese.
Uno potrebbe obiettare che Treviso deve essere totalmente padrona di se stessa, proprio per i soldi e le forze investite. Verissimo, ma nemmeno il Benetton vive da solo su una pianta in mezzo al nulla. Il vero problema è la ormai quasi incomunicabilità tra le due parti, acuita da rivalità e antipatie personali. Il clima è ormai talmente deteriorato che qualunque passo fatto da una delle parti, anche il più sincero e innocente, viene preso, esaminato e sviscerato dall’altra per cercare di capire dove sta la fregatura.

Cosa può succedere? In teoria la FIR potrebbe ritirare soldi e sostegno (e giocatori) per dirottarli verso una terza franchigia celtica di cui si parla da tempo. Treviso avrebbe le forze per continuare, ma sarebbe comunque un brutto colpo, inutile girarci attorno.
D’altra parte a chi gioverebbe una simile scelta? A nessuno, o quasi. Gli unici a guadagnarci qualcosa potrebbero essere quei “gruppi di potere” (scusate, ma non so come altrimenti definirli) che si stanno facendo la guerra. Uno dei due potrebbe anche ritrovarsi in mano con lo scalpo dell’altro, ma poi? Una vittoria effimera, nel migliore dei casi. Come gridare “vittoria!” in mezzo a un cumulo di macerie.
Il tutto poi avviene nel momento in cui si stanno consegnando le chiavi della nazionale a un tecnico nuovo, uno che dovrebbe gestire il più autonomamente possibile questa situazione. Il rischio però che subisca pressioni, e di diventare quindi anche un eventuale facile capro espiatorio, è altissimo
Questa è una guerra in cui tutti hanno solo da perdere. Una guerra stupida, stupida e stupida. La FIR fa bene – benissimo! – a indicare una strada nella gestione degli stranieri, ma deve avere anche l’accortezza di prendere in considerazione i contratti in essere e situazione contingenti. Treviso deve rinunciare a una autarchia totale che non ha un grande senso. Nessuno può permettersi di dire o ordinare cosa fare o meno, ma bisogna sedersi intorno a un tavolo e decidere ASSIEME quale strada prendere. La Fir deve indicare la via, ma sui modi in cui prenderla bisogna esercitare la non facile arte del compromesso. Quella che dice che devi anche rinunciare a qualcosa.