Accordo Auckland Blues-FIR: è game over

E’ fatta. No, aspetta un attimo. Mi spiace, no grazie. Fermo un po’, a me interessa. Non se ne fa nulla, costa troppo.
No, non ho la sindrome di Tourette. Non ancora, almeno.
Quelle frasi un po’ sconnesse segnano le fasi delle trattative tra FIR e Auckland Blues per uno scambio che prevedeva uno stage di tecnici e una decina di giocatori italiani in Nuova Zelanda alla “corte” di una delle franchigie che partecipano al Super Rugby e la permanenza in Italia di uno staff neozelandese come scambio di cortesie (se vi interessano tutte le fasi della trattativa e i principali punti previsti dal piano andate a questo link).
Dopo che si era arrivati a un passo dalla firma, con il previsto arrivo del plenipotenziario dei Blues a Roma Andy Dalton a metà febbraio, c’è però stato un brusco stop. Un “no” che aveva creato qualche fibrillazione in FIR: a dire stop era stato Carlo Checchinato, ma il responsabile dell’Alto Livello della federazione aveva incrociato le lamentele del Coordinatore Tecnico Federale Franco Ascione, che pareva intenzionato ad usare il suo budget pur di portare avanti il progetto (costi stimati, circa 90mila euro).

Bene, ora siamo arrivati alla conclusione: dalla FIR è infatti arrivato un no definitivo all’accordo, adducendo a motivi economici. Novantamila euro non sono pochi, in effetti, ma il gioco valeva la candela: sarebbe stata una grande opportunità di crescita per un gruppo di giocatori e tecnici che avrebbero poi trasmesso le nuove conoscenze a compagni e colleghi. Certo questo non basta per far fare un salto di qualità ai nostri ragazzi e all’U20, la squadra interessata dal progetto, ma male non avrebbe fatto. Anzi. E quello che in FIR vedono come “costo” io lo leggo piuttosto come “investimento”. Parere personalissimo quest’ultimo, prendetelo quindi con le molle e per quello che può valere. E i soldi di cui si parla non sono miei.
In federazione comunque tengono a precisare che il “no” di oggi non esclude progetti simili già a partire dal prossimo anno, anche se i soggetti interessati non saranno neozelandesi ma – diciamo così – geograficamente più compatibili (leggi anche: meno dispendiosi).

C’è comunque un ultimo strascico poco simpatico. Ad Auckland stanno ancora aspettando una risposta definitiva da Roma. Definiamo “aspettando”: non sono stupidi, hanno capito che la cosa non si farà e quindi si stanno muovendo diversamente, ma una comunicazione ufficiale dalla FIR non sarebbe ancora arrivata. Uso un eufemismo: non l’hanno presa benissimo…

Riccardo Pavan “permit player” per gli Aironi. E una puntualizzazione su Chillon

dall’ufficio stampa FIR

Si comunica che, su richiesta degli Aironi Rugby, il giocatore Riccardo Pavan (Femi-CZ Rovigo,1 cap) è stato messo a disposizione dalla Società di appartenenza in qualità di permit player per la diciassettesima giornata del Rabodirect PRO12.

Caso Chillon: la FIR nel primo pomeriggio ha fatto sapere che era a conoscenza dello stato influenzale del giocatore; inoltre, proprio alla luce della temporanea indisponibilità dell’atleta, è stato consentito alla Società richiedente (Benetton Treviso) di poter continuare ad avvalersi eccezionalmente del giocatore sino a sabato (e non a mercoledì) qualora lo ritenesse opportuno.

Fir-Treviso, nuovo incontro e clima che si rasserena

Da La Gazzetta dello Sport

Incontro tra il vicepresidente Fir Nino Saccà e il n. 1 di Treviso Amerino Zatta, ieri, sulla Celtic. Così Saccà: «La collaborazione procede, l’incontro è stato positivo». C’è da limare, però, sull’eventuale passaggio del pilone Alberto De Marchi dagli Aironi a Treviso: «Se ci sarà chiesto il nullaosta valuteremo: sta alla Fir ripartire gli azzurri». Intanto il ct Brunel dovrebbe liberare alcuni giocatori di Treviso per il match di Celtic sabato col Munster. «La decisione è dello staff azzurro».

Elvis Lucchese per Il Corriere del Veneto

Segnali di distensione tra la Fir e il Benetton, Dopo l’incontro con Dondi lo scorso 26 gennaio, il presidente Amerino Zatta ha visto ieri a Tirrenia il vice-presidente della Federazione Antonino Saccà per una lunga riunione. Treviso doveva in sostanza formulare le sue proposte per nuove regole con cui gestire la partecipazione alla Pro12 delle due franchigie azzurre. «Un deciso passo avanti verso la soluzione dei principali problemi», definisce Zatta l’esito dell’incontro. Ciò che il Benetton chiede è un allargamento della rosa e un utilizzo più articolato dei giocatori in prestito (i cosiddetti «permit player»), per evitare la paradossale situazione di trovarsi con una squadra contata in occasione degli impegni della Nazionale. Ma le questioni più spinose da sciogliere riguardano il contributo economico federale e i contratti degli azzurri. «Da parte della Fir c’è oggi una ampia disponibilità ad ascoltare le nostre ragioni — spiega il presidente del Benetton — siamo vicini ad un accordo sia sul fronte tecnico che amministrativo. Ora dovremo mettere nero su bianco ciò che è stato definito a parole già nell’incontro con Dondi, e ulteriormente chiarito questa volta». (…)

Blues e FIR, scontro in federazione sul “no” all’accordo?

Sabato, nel marasma del prepartita dell’Olimpico, è passata abbastanza inosservata la notizia del brusco stop all’ipotesi di collaborazione tra FIR e Auckland Blues. Nel darne notizia Solorugby sottolineava che l’alto responsabile per l’Alto Livello federale Carlo Checchinato in una mail spedita in Nuova Zelanda metteva un pietra tombale sulle possibilità di accordo con un “No, grazie”.
Bene, le cose alla fine sembrano non essere così definitive e pare che il Coordinatore Tecnico Federale Franco Ascione sia intenzionato ad usare il suo budget per poter mettere in piedi almeno la prima parte del progetto, quella che prevede che il prossimo aprile 10 giocatori e un allenatore delle giovanili azzurre si rechino ad Auckland per uno stage di 12 settimane. Ricordo che si tratterebbe del primo esempio di collaborazione così stretta tra una franchigia neozelandese del Super Rugby e una federazione nazionale.

Parlo di budget perché il problema sembrano essere solo i soldi: circa 90mila euro. Checchinato, nel giustificare il suo no, aveva addotto alla “congiuntura economica sfavorevole”. Quindi alla crisi. Ora, che il momento non sia di migliori siamo tutti d’accordo, ma ormai si va avanti così dal 2008/2009. E 90mila euro non dovrebbero essere una cifra così pazzesca per una federazione importante come la FIR. Non è mai bello o giusto fare i conti in tasca agli altri, però…
La vicenda mette in luce un altro paio di aspetti che vale la pena di sottolineare: ad esempio che a Roma o non la vedono alla stessa maniera o comunque non si parlano un granché tra di loro. Stupisce infatti il no definitivo di Checchinato in qualche modo smentito a stretto giro dalla volontà di Ascione di portare a casa l’accordo. E in tutto questo non sarebbe male capire che cosa pensa/vuole il presidente Dondi. Come vive questa diversità di vedute su un progetto che potrebbe avere delle importanti ricadute sul movimento italiano e che proprio per questo dovrebbe essere ben indirizzato 8in un senso o nell’altro) dalla carica che rappresenta.
Inoltre Checchinato invece di chiudere le porte così bruscamente non poteva cercare magari di negoziare sul numero di giovani da mandare o cercare di mantenere un buon rapporto con una delle più imporanti franchigie down-under? Magari introducendo un primo step di un pattuglia ridotta a 4-5 giocatori più l’allenatore, una soluzione che avrebbe mantenuto aperta una via alla trattativa, cosa che invece un “no, grazie” non fa.
Infine un’ultima cosa: i contatti tra FIR e Blues sono iniziati qualche mese fa. Le cose sono andate di corsa per un po’, poi un brusco stop, un silenzio federale di qualche settimana prima di dire sì però solo a una parte del progetto. Appena una settimana più tardi la mail di Checchinato. Non credo di andare molto lontano dalla verità se scrivo che ad Auckland gli stop, le ripartenze e i dietrofront non hanno lasciato una grandissima impressione.

Soldi e mercato, torna a risalire la temperatura tra FIR e Treviso

da La Tribuna di Treviso, di Andrea Passerini

Altro che tregua armata. Torna il nervosismo fra la Federazione e il Benetton, come se non bastasse il «nodo» Aironi. Il fronte Celtic è ancora inquieto, andiamo con ordine. E partiamo dagli Aironi. Prima della fine del torneo del Sei Nazioni un esecutivo e un consiglio federale dovranno discutere del futuro della selezione mantovana. E’ certo che la Fir non starà a guardare, tant’è vero che Dondi, in’un’intervista alla Gazzetta di Mantova, ha già anticipato possibili supporti di natura tecnica o anche più consistenti aiuti. Leggi risorse finanziarie. Certo che a quel punto dovrebbero essere parificate le condizioni fra Viadana e Treviso.
Nel quadro di incertezza, continuano però le voci che vogliono lo spostamento (parziale o totale) della franchigia a Parma, dove sarebbero pronte a scendere in campo (o meglio, sulla maglia) i importanti aziende. Non a caso, l’onorevole leghista Gianni Fava, ex presidente del club, ha voluto subito fermare la ridda di indiscrezioni. «Gli Aironi resteranno a Viadana, serve però presentare un piano a breve e medio termine alla Fir».

E veniamo a Treviso. Sono passati pochi giorni dall’incontro distensivo fra Dondi e Zatta,
che le nuove tornano ad offuscare il cielo.
Cos’ è accaduto? Dicono che Roma abbia saputo dell’interessamento di Treviso per il pilone
sandonatese Alberto De Marchi, in forza agli Aironi. Il Benetton probabilmente lascerà partire a fine stagione uomini di prima linea (Allori?) e si sta guardando attorno. A Roma è rimbalzata anche la voce di un’opzione firmata dal giocatore, ma non è confermata.
Tanto è bastato in ogni caso a far saltare la mosca ai vertici federali, che non vedono di i buon occhio un Treviso acchiappatutto, e che soprattutto vogliono ribadire il ruolo di supervisor sulle destinazioni dei giocatori di interesse nazionale, e in particolare su una distribuzione il più possibile equa del gruppo. A cominciare da prima, terza linea e
mediana.
D’altro canto non è un mistero che la situazione incerta degli Aironi sta portando molti giocatori di Viadana a riconsiderare il loro futuro in riva al Po. Ma pochi hanno offerte dall’estero, e l’alternativa di alto livello si chiama Treviso. Qualcuno avrebbe anche sondato il terreno. Poche settimane, pò il mercato esploderà. La Fir manda già un avvertimento. Club avvisato…