Franchigie/FIR, il Benetton Rugby scende in campo e precisa

dall’ufficio stampa Benetton

Con riferimento a dichiarazioni recentemente apparse sulla stampa, Benetton Rugby tiene a precisare che mai ha richiesto notizie anticipate sulle decisioni del Consiglio Federale. Tantomeno se definite “in via del tutto riservata”.

Precisa inoltre, che null’altro è stato chiesto da Benetton Rugby  oltre a quanto stabilito e riportato nella documentazione di accesso alla Celtic League e nel Capitolato Tecnico e Sportivo.

Pertanto, allo stato attuale, ogni aggiunta o nuovo regolamento sopravvenuto, dalla firma del Capitolato in poi, è stato deciso, nei tempi e nei modi, unilateralmente dalla F.I.R..

Continueremo a richiedere la disponibilità della F.I.R. per un confronto con le due franchigie che sia reale, costruttivo e trasparente, e che persegua il raggiungimento di quegli Scopi Federali che la F.I.R. ha inteso indicare nel Capitolato Tecnico e Sportivo da noi sottoscritto.

FIR, Aironi e Benetton, l’incrocio da autoscontro del rugby italiano

Lo scontro con Treviso, la profonda crisi in casa Aironi, la nazionale di Brunel, le elezioni federali. L’impressione – fortissima – è che siamo giunti a un momento davvero delicato per il rugby italiano. I prossimi mesi disegneranno un nuovo scenario, qualunque cosa succeda. Sarà un panorama migliore o peggiore? Difficile dirlo, ma i nodi che da tempo in qualche modo frenano il nostro movimento sembrano essere arrivati al pettine tutti assieme.
I rapporti franchigie-FIR. Per un paio di anni siamo andati avanti dicendo che tra le due squadre celtiche ce n’era una avversa alla federazione (Treviso) e una molto, molto vicina (Aironi). Fotografia non sbagliata, ma le cose in realtà sono un po’ più complesse, con Viadana che per due anni avrebbe fatto in realtà buon viso a cattivo gioco: rapporti con Roma meno buoni di quanto si raccontasse e condizionati da uno sbilanciamento di forze certo non a favore della giovanissima franchigia, debole da un punto di vista organizzativo ed economico. Come tutte le cose appena nate. Rapporti che si sono fatti sempre più tesi, fino a giungere agli scontri dell’ultima settimana. In riva al Po si aspettavano qualcosa di molto diverso da quanto uscito dal Consiglio Federale di venerdì scorso. Più fonti interne agli Aironi mi hanno raccontato la situazione che vi ho appena descritto, fonti che poi mi hanno confermato che fino a ieri sera a Viadana non è stata recapitata nessuna comunicazione con il dettaglio delle “migliorie” al capitolato per il torneo celtico e che le stesse sono state lette da Melegari in giù solo su giornali e siti.

Se poi si entra nel merito le cose non migliorano, con problemi e criticità sul lato economico e sui nuovi paletti per i giocatori, ma quello che ha fatto arrabbiare praticamente tutti agli Aironi è stata “l’offerta” gratuita di un intero staff tecnico. Per i modi e per i contenuti. Il presidente Melegari ha tuonato dai giornali: “non voglio gli scarti della Federazione”. Da Roma avrebbero sondato il terreno per vie traverse per avere chiarimenti sul perché di questa dichiarazione che evidentemente non si aspettavano. Ma Melegari deve aver raggiunto da tempo una sorta di punto di non ritorno e questa volta non è stato zitto.
E la definizione “scarti” non è certo piaciuta nemmeno in ambienti federali, ma di Alessandro Troncon  e Carlo Orlandi (perché è inutile giraci attorno, di loro si sta parlando) il patron viadanese non ne vuole sentire parlare. Brunel infatti avrebbe già comunicato alla FIR che non intende più avvalersi della loro collaborazione: appena arrivato il ct aveva detto che avrebbe preso una decisione in merito al suo staff dopo il Sei Nazioni e ora – a torneo concluso – il duo Troncon/Orlandi non farebbe più parte del suo progetto. L’offerta Fir è stata vissuta come un’offesa fatta agli attuali tecnici delle due franchigie, a prescindere dai risultati tecnici fin qui raggiunti da Benetton e Aironi. E mi permetto di aggiungere che se io fossi uno tra Orlandi e Troncon proprio felice non sarei.

Chiudo con una  battuta che mi è stata riferita da qualcuno interno agli Aironi: “Lo vuoi sapere quante volte in due anni le tre realtà interessate dal torneo celtico (FIR, Treviso e Aironi, ndr) si sono incontrate e sedute attorno a un tavolo per parlare dei problemi, programmare, discutere o anche soltanto litigare? Zero. E non per colpa nostra o di Treviso. Non è mai successo. Né a livello politico con incontri tra i presidenti, né tantomeno a livello operativo e tecnico con i direttori generali. Con una organizzazione così dove vogliamo andare?”.
Parole che, dette nello stesso giorno in cui a Parigi si apre una tre-giorni di discussione plenaria a tutti i livelli del rugby francese, fanno davvero male.

Aironi, Melegari si dimette? Il presidente a Il Grillotalpa: “No comment”

Le voci, insistenti, si stanno inseguendo da questo pomeriggio, sempre più forti. In serata Rugby 1823 è uscito con la notizia delle ormai probabili dimissioni del presidente degli Aironi Melegari. Che contatto dal sottoscritto ha dichiarato un laconico “No comment, non posso rilasciare dichiarazioni”. A rendere la giornata di Melegari davvero difficile anche un incidente sul lavoro in uno stabilimento della sua azienda, dove una lavoratrice ha perso la vita.
Le voci comunque sono fondate e altre fonti molto vicine al presidente Melegari mi hanno confermato la sua volontà di dimettersi. Probabilmente nei prossimi giorni ci sarà l’annuncio, dopo che lo stesso Melegari avrà fatto formalmente conoscere le sue volontà al Consiglio d’Amministrazione della franchigia.
A spingere Melegari verso le dimissioni, peraltro per nulla inaspettate, il peggioramento dei rapporti con la FIR divenuti insostenibili dopo le cosiddette “proposte migliorative” del capitolato. Proposte mai giunte da Roma, ne ho avuto la conferma poco fa dai vertici Aironi, e che a Viadana hanno visto e letto dai giornali. Nessun peso o quasi avrebbe invece avuto la volontà di Colorno di sfilarsi dalla franchigia.

Una lezione francese per tutto il nostro movimento, dalla FIR in giù

Si chiamano Assises nationales du rugby français e riuniscono circa 180 protagonisti della palla ovale d’oltralpe. Dura tre giorni durante i quali questi personaggi – dirigenti, manager, giocatori, arbitri, procuratori, allenatori (diversi ex ct della nazionale compresi) e chi più ne ha più ne metta – si incontrano e discutono delle problematiche e del futuro del movimento ovale transalpino.
Ad aprire i lavori questa mattina nella sede della federazione di Parigi il presidente della stessa, Pierre Camou.
Cinque i temi-guida: nazionale e rugby di alto livello (che si occupa anche della questione importantissima e molto sentita in Francia del calendario); club e sviluppo della pratica del rugby; organizzazione e relazioni istituzionali; sviluppo delle risorse economiche; gioco, valori e attori della pratica del rugby.

Certo, è la prima volta che avviene anche in Francia, ma se paragoniamo il tutto all’Italia, un po’ di invidia c’è. Inutile negarlo. I comparti stagni, gli interessi di bottega e dal respiro cortissimo che ancora dominano il panorama della politica ovale in Italia sono fin troppo evidenti, e le vicende che hanno fatto da contorno al recente Consiglio Federale non fanno che confermarlo. Non che in Francia manchino i problemi, ma quantomeno si prova ad affrontarli pubblicamente e con incontri faccia a faccia. Magari qualche francese decide di candidarsi alle prossime elezioni federali…

Aironi e Treviso: ecco tutte le “modifiche migliorative” della FIR

Andrea Passerini per La Tribuna

«Zatta non può dire di non sapere quale sia la riforma del protocollo Celtic e di attendere
comunicazioni: gli è stata inviata il 2 marzo, la conosce bene. Dispiace: come Fir facciamo un ulteriore sforzo per accogliere le istanze delle squadre a beneficio del movimento italiano, privilegiando gli aspetti tecnici a quelli economici, come dire la sostanza delle questioni »
Nino Saccà, vicepresidente della Fir ambasciatore nei rapporti con Treviso e Aironi, mette i puntini sulle «i». La conferma che il clima fra Fir e Treviso è tornato… nuvoloso, dopo la
parvenza di una tregua molto distesa. Ma torniamo alla riforma. Ecco i punti salienti.
Liste e minutaggi addio.
Scompaiono i tabulati delle polemiche e il tetto dei minuti: semplificazione. Rose da 42.
Il forfait. Contributo da 3 milioni: 2 come indennizzo per l’impiego dei giocatori in nazionale, 1 per la soprattassa chiesta dal board della Celtic.
Lo staff gratis. L’unica norma decisa dal consiglio Fir venerdì: comprende 1 o 2 tecnici,
un general manager, un medico, un «fisio» e un preparatore atletico (cadeau da 600 mila euro almeno). Fra i tecnici papabili, anche «Toni» Green.
Permit players. La Fir conferma le norme. Ma consentirà alla franchigia che presti più di
10 giocatori alla nazionale di utilizzare, nel Sei Nazioni, fino a 5 stranieri.
Mercato e trasferimenti. La Fir chiede ai club di venir informata per tempo sui passaggi di giocatori azzurri o emergenti fra le due selezioni. Invoca un e principio di equilibrio nelle distribuzione dei giocatori nei vari ruoli fra le due piazze. Vedi il caso del pilone De Marchi, che voleva venire a Treviso da Viadana. Ma si annunciano casi
anche in terza e nelle mediane.
Giovani. Chi esce dalle Accademie sarà seguito due anni: se però in una franchigia dovessero giocare poco (qui sì torna un minutaggio), avrà diritto a cambiare squadra. Norma per i vari Esposito, Campagnaro, Morisi.
Equiparabili subito italiani. Se una franchigia tessererà eleggibili di interesse nazionale (leggi Ambrosini), essi potranno giocare subito in Celtic come italiani, senza aspettare la convocazione azzurra