Lo scontro con Treviso, la profonda crisi in casa Aironi, la nazionale di Brunel, le elezioni federali. L’impressione – fortissima – è che siamo giunti a un momento davvero delicato per il rugby italiano. I prossimi mesi disegneranno un nuovo scenario, qualunque cosa succeda. Sarà un panorama migliore o peggiore? Difficile dirlo, ma i nodi che da tempo in qualche modo frenano il nostro movimento sembrano essere arrivati al pettine tutti assieme.
I rapporti franchigie-FIR. Per un paio di anni siamo andati avanti dicendo che tra le due squadre celtiche ce n’era una avversa alla federazione (Treviso) e una molto, molto vicina (Aironi). Fotografia non sbagliata, ma le cose in realtà sono un po’ più complesse, con Viadana che per due anni avrebbe fatto in realtà buon viso a cattivo gioco: rapporti con Roma meno buoni di quanto si raccontasse e condizionati da uno sbilanciamento di forze certo non a favore della giovanissima franchigia, debole da un punto di vista organizzativo ed economico. Come tutte le cose appena nate. Rapporti che si sono fatti sempre più tesi, fino a giungere agli scontri dell’ultima settimana. In riva al Po si aspettavano qualcosa di molto diverso da quanto uscito dal Consiglio Federale di venerdì scorso. Più fonti interne agli Aironi mi hanno raccontato la situazione che vi ho appena descritto, fonti che poi mi hanno confermato che fino a ieri sera a Viadana non è stata recapitata nessuna comunicazione con il dettaglio delle “migliorie” al capitolato per il torneo celtico e che le stesse sono state lette da Melegari in giù solo su giornali e siti.
Se poi si entra nel merito le cose non migliorano, con problemi e criticità sul lato economico e sui nuovi paletti per i giocatori, ma quello che ha fatto arrabbiare praticamente tutti agli Aironi è stata “l’offerta” gratuita di un intero staff tecnico. Per i modi e per i contenuti. Il presidente Melegari ha tuonato dai giornali: “non voglio gli scarti della Federazione”. Da Roma avrebbero sondato il terreno per vie traverse per avere chiarimenti sul perché di questa dichiarazione che evidentemente non si aspettavano. Ma Melegari deve aver raggiunto da tempo una sorta di punto di non ritorno e questa volta non è stato zitto.
E la definizione “scarti” non è certo piaciuta nemmeno in ambienti federali, ma di Alessandro Troncon e Carlo Orlandi (perché è inutile giraci attorno, di loro si sta parlando) il patron viadanese non ne vuole sentire parlare. Brunel infatti avrebbe già comunicato alla FIR che non intende più avvalersi della loro collaborazione: appena arrivato il ct aveva detto che avrebbe preso una decisione in merito al suo staff dopo il Sei Nazioni e ora – a torneo concluso – il duo Troncon/Orlandi non farebbe più parte del suo progetto. L’offerta Fir è stata vissuta come un’offesa fatta agli attuali tecnici delle due franchigie, a prescindere dai risultati tecnici fin qui raggiunti da Benetton e Aironi. E mi permetto di aggiungere che se io fossi uno tra Orlandi e Troncon proprio felice non sarei.
Chiudo con una battuta che mi è stata riferita da qualcuno interno agli Aironi: “Lo vuoi sapere quante volte in due anni le tre realtà interessate dal torneo celtico (FIR, Treviso e Aironi, ndr) si sono incontrate e sedute attorno a un tavolo per parlare dei problemi, programmare, discutere o anche soltanto litigare? Zero. E non per colpa nostra o di Treviso. Non è mai successo. Né a livello politico con incontri tra i presidenti, né tantomeno a livello operativo e tecnico con i direttori generali. Con una organizzazione così dove vogliamo andare?”.
Parole che, dette nello stesso giorno in cui a Parigi si apre una tre-giorni di discussione plenaria a tutti i livelli del rugby francese, fanno davvero male.