Gli Aironi riaprono le ali? Rumors da Viadana dicono che…

Il 25 aprile si sta avvicinando. Quel giorno la FIR farà sapere la sua circa il bando per i prossimi due anni di Pro12, una sola posizione “riaperta” dopo l’estromissione forzata degli Aironi.
E questi sono giorni di voci e rumors continui: che succederà? Chi si presenterà? Ci sarà una franchigia federale?
E se gli Aironi rientrassero clamorosamente in gioco? Lo si mormora a mezza voce da qualche giorno, ma oggi Insiderugby ha raccolto voci molto più consistenti. Ve ne propongo uno stralcio:

Arrivano segnali rassicuranti dalle parti protagoniste della querelle che ha monopolizzato le attenzioni del movimento ovale italiano nelle ultime due settimane. Salvo clamorosi dietro-front dell’ultima ora infatti, la partecipazione degli Aironi alla prossima stagione di RaboDirect Pro12 sarebbe stata assicurata da un intervento congiunto sull’asse Viadana-Roma. (…)
il presidente della franchigia lombardo-emiliana Silvano Melegari avrebbe assicurato personalmente la parte di budget andata in fumo con la rinuncia da parte del main sponsor della passata stagione, Monte dei Paschi, e con il ritiro della maggior parte dei soci parmigiani intervenuti in sede di costituzione della società impegnata tra i professionisti europei. Da parte sua la Federazione contribuirebbe con lo staff tecnico (capo allenatore il francese Gajan e staff che comprenderà anche il tecnico dei trequarti Alessandro Troncon) (…)

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I giocatori rispondono all’AIR, e la mandano in touche

Qualche giorno fa l’annuncio in anteprima de Il Grillotalpa della costituzione della nuova Associazione Giocatori. Poi la replica dell’AIR (e le mie riflessioni)
Ora a metter i puntini sulle “i” sono i giocatori con un comunicato duro ma deciso (cliccate per espandere l’immagine)

 

L’AIR “risponde” al nuovo sindacato dei giocatori. Ma sorvola su troppe cose…

La notizia della nascita di una nuova associazione di giocatori ha provocato l’immediata reazione dell’AIR, fino a ieri l’unico sindacato di categoria.
Dalle pagine di Solorugby, intervistato da Christian Marchetti, il presidente dell’AIR Stefano Di Salvatore lancia i suoi attacchi alla nuova “creatura”.
Secondo Di Salvatore si tratterebbe di una sorta di macchinazione dei procuratori e lo dice apertamente: “non si sa se questa nuova struttura andrà in favore dei giocatori o, piuttosto, dei loro procuratori. A me sembra che dei 4 milioni promessi dalla Fir alle due franchigie una parte importante sarebbe gestita dai procuratori stessi”.
Difende l’ipotesi di una franchigia federale: “Questi ragazzi lo sanno o no che, se un domani gli Aironi venissero sostituiti da una franchigia federale avrebbero le spalle più che coperte? Oggi hanno il 60% delle spettanze garantite dalla federazione, il restante 40% garantito da fideiussioni bancarie. Domani? La verità è che il ruolo del procuratore nel rugby italiano sta occupando spazi sempre più ingombranti”.
Poi pone problemi di legittimità, diciamo così: “L’Air resterà al suo posto, sempre riconosciuta da Fir e Coni. Bisognerà invece vedere, con i primi passi che muoverà questa nuova organizzazione, se avrà lo stesso riconoscimento e se tutelerà davvero i propri associati come facciamo noi da anni. Curerà l’interesse generale o piuttosto di pochi?”.
Infine la minaccia di uno sciopero: “C’è la concreta possibilità che gli azzurri arrivino addirittura ad uno sciopero, rinunciando così alla tournée di giugno nel continente americano. Beh, questo esula assolutamente dalle convizioni che l’Air ha sempre portato avanti in tutti questi anni”.

Ora, io non sono né un avvocato difensore né un rappresentante del nuovo sindacato, però qualche domanda le parole del presidente AIR me la pongono.
L’accusa di “strumentalizzazione” lascia un po’ il tempo che trova. Che gli appetiti dei procuratori siano cresciuti con l’avvento del professionismo è fuori di dubbio, ma non mi pare che finora si sia verificato nulla di simile. Magari qualche caso, non lo metto in dubbio, ma il trend generale non mi pare quello. Ed è tutto da dimostrare – allo stato attuale – che gli interessi dei procuratori divergano da quelli dei giocatori. C’è poi questa tendenza a vedere i giocatori come dei bambinoni non del tutto cresciuti e/o maturi. Direi che non è così , a meno che non si voglia fare diventare generale qualche caso particolare.

La minaccia di sciopero: voci di ipotesi di sciopero da parte dei giocatori erano circolate un paio di mesi fa. Rumors, indiscrezioni che dicevano che gli atleti erano pronti a usare quest’arma sempre come extrema ratio, s’intende. Nulla di ufficiale comunque. Quello però su cui sorvola Di Salvatore è che i giocatori erano pronti a scioperare contro quell’ipotesi di contratto – che ancora è in piedi, anche se non se ne parla – proposta dalla FIR e controfirmata dall’AIR. E i giocatori delle due franchigie, più una rappresentanza di quelli dell’Eccellenza, dopo un incontro carbonaro a Verona avevano dato mandato al consigliere Paolo Vaccari (eletto in quota giocatori) di far conoscere e ufficializzare il loro “no” a quell’accordo con una lettera portata in Consiglio Federale. I giocatori hanno sconfessato l’operato dell’AIR in quella occasione.
Il paventato sciopero e quanto appena detto si collegano poi nel vero nocciolo della questione: che rappresentanza reale ha l’AIR? Quanto è diffusa tra i giocatori? Perché a me risulta che le intere rose delle due franchigie celtiche abbiano dato mandato all’avvocato D’Amelio di dar vita alla nuova associazione. Che sono poi il 95% di quelli che poi – in teoria – secondo il presidente AIR dovrebbero scioperare. E se è vero che questa nuova associazione nasce dall’alto è altrettanto vero che eserciterà una fortissima attrattiva sui giocatori delle categorie più in basso, a partire dall’Eccellenza. E forse è questo quello che teme il presidente Di Salvatore.

A QUESTO LINK L’INTERA DI INTERVISTA DI SOLORUGBY AL PRESIDENTE AIR

Se la FIR mette le mani sul mercato delle Accademie (per ora…)

Ieri, prima di tutti, il Grillotalpa vi ha dato la notizia della nascita di una nuova associazione di giocatori. Oggi le pagine di Rovigo de Il Resto del Carlino ci raccontano un rumors che potrebbe accendere nuovi fuochi nel rugby italiano. Vediamo cosa scrive Andrea Nalio

L’IMMINENTE sessione di mercato potrebbe essere scossa da una novità importante in merito al trasferimento degli atleti italiani. Pare infatti che la Federazione sia intenzionata ad acquisire tutti i cartellini dei giocatori delle Accademie, divenendone di fatto
proprietaria, a fronte di un indennizzo comunque riconosciuto al club dove lo
stesso atleta è cresciuto.
Successivamente, i giocatori, verrebbero ‘girati’ alle società che ne facessero eventuale richiesta. Una novità assoluta, già sposata da federazioni dell’emisfero australe dove, i giocatori, sono sotto contratto con la stessa federazione. Una strada che pare voler intraprendere anche il rugby italiano, per ora limitato ai giocatori delle Accademie
federali.

Aironi-Fir, la versione di Tonni. E se Treviso…

Ivan Malfatto per Il Gazzettino

Prima gli onerosi «ma non fuori mercato contratti dei cinque azzurri fatti rientrare
dall’estero, condivisi con il responsabile alto livello e l’apposita commissione Fir». Leggi
Carlo Checchinato e il vice presidente Nino Saccà. Poi l’uno-due stile pugilistico: «Nel
giro di cinque mesi a cavallo dell’estate scorsa i soci non hanno rispettato gli impegni e
lo sponsor si è ritirato». Leggi la componente di Parma della franchigia e il Monte Paschi
Siena. Così gli Aironi si sono trovati in difficoltà economica. Hanno chiesto alla federazione un aiuto finanziario «lasciando ad essa stessa valutarne la congruità» per continuare l’avventura in Pri12. Invece la franchigia presieduta da Silvano Melegari è stata esclusa dal torneo. Con la revoca della licenza nel consiglio federale del venerdì di Passione (pasquale). E ora risponde impugnando la decisione davanti alla giustizia sportiva, perchè ritiene di avere diritto a quella licenza. «Siamo i primi ad ammettere di aver commesso errori, ma una volta passata la nottata gli Aironi troveranno la forza di risalire, di tornare a volare, con la politica dei piccoli passi. Come ha sempre fatto in quarant’anni di vita il Viadana».
La ricostruzione dei fatti è di Franco Tonni. Direttore sportivo della franchigia e anima del
rugby viadanese. Una versione dal fronte Aironi che sottende una responsabilità etica e operativa della Fir sulla vicenda che sta scuotendo il mondo del rugby italiano. Con l’operazione del rientro degli azzurri dall’estero nodo centrale. «Era uno degli obiettivi del passaggio al sistema delle franchigie -spiega Tonni – Una direttiva fortemente caldeggiata dalla federazione per il bene della Nazionale. Noi ci siamo dati da fare. Riportando in Italia Aguero, Perugini, Bortolami, Masi e Orquera con contratti pluriennali. Non a cifre folli, come si dice in giro, ma in linea col mercato, con quanto avrebbero preso in Francia e Inghilterra. Sopraggiunta nel giro di pochi mesi la difficoltà finanziaria, difficile da superare nella contingente situazione economica italiana, abbiamo chiesto alla Fir un aiuto ulteriore per onorare fino a scadenza tali contratti. Prima a livello informale, poi con una lettera portata in consiglio. Non mettevamo cifre, lasciavamo alla federazione stabilirne l’entità».
La cifra necessaria sembra sia qualche centinaio di migliaia di euro. Tant’è che la Fir ha
risposto con l’offerta dello staff gratuito, stimabile sui 400-500 mila. «Staff rifiutato perchè
non lo ritenevamo di livello per il percorso finora fatto dagli Aironi, non perchè abbiamo
disprezzato l’offerta» continua Tonni. Così si è arrivati alla revoca della licenza. E al «buio
oltre il ricorso» a cui è appeso oggi il destino della seconda franchigia di Pro12.
Obiezione a tutto ciò: se la Fir avesse dato i soldi per i contratti agli Aironi avrebbe fatto due pesi e due misure rispetto a Treviso. «A mio avviso no – spiega Tonni – Non hiedevamo la carità. Non dicevamo date i soldi a noi perchè siamo meglio degli altri. Chiedevamo un aiuto, anche un prestito da restituire in tempi migliori, per far fronte a un momento oggettivo di difficoltà innescato da una strategia caldeggiata dalla Fir e non seguita da Treviso, visto che gli azzurri si erano offerti pure al Benetton, ma non li ha presi. Insomma, c’era da fare passare la nottata…». Invece è stata spenta la luce. Ora il rugby italiano attende di sapere come finirà il ricorso degli Aironi. Chi presenterà la candidatura alternativa per il bando di franchigia che scade il 25 aprile. «Vedremo se qualcuno avrà il coraggio di farlo -dice Tonni – soprattutto fra chi in consiglio federale ha votato per la revoca della nostra licenza». Oppure come sarà gestirà la franchigia federale “temporanea” (si chiamerà Azzurri? Cristian Gajan allenatore?), nel caso sia questa la soluzione. La morale conclusiva di Tonni è però amara: «Nel rugby professionistico italiano esistono solo due grandi famiglie. Una potente, i Benetton, l’altra generosa, i Melegari. Indurle a sparire, anche a Treviso potrebbero stufarsi dell’andazzo, non è la soluzione più illuminata».