Elezioni FIR: il programma di Gavazzi a fine agosto. E pensa a tre franchigie celtiche

L’Associazione Rugby Futuro ha intervistato Alfredo Gavazzi (non vorrei sbagliarmi, ma credo sia nata per sostenere la candidatura a presidente FIR dello stesso Gavazzi).
Una intervista lunghissima di cui vi propongo uno stralcio mentre quella integrale la potete trovare a questo link.
Una intervista importante perché per la prima volta il candidato in questione scende un po’ più nel dettaglio del programma, anche se l’annuncio dello stesso è rimandato a due/tre settimane prima del voto.

(…) D: iniziamo dall’analisi di quanto fatto negli ultimi anni. Lei, in quanto consigliere federale, hapartecipato agli ultimi quattro mandati sotto la Presidenza di Giancarlo Dondi.

Come lei sa ho ricoperto diverse cariche all’interno della Federazione negli ultimi sedici anni e ho avuto modo di vivere dall’interno i momenti salienti che hanno portato la Federazione a oggi. Quanto fatto dal 1996 al 2012 rappresenta il cambiamento più importante che il rugby italiano sia stato capace di compiere nella sua intera storia. Nel 1996 ho ricoperto la carica di tesoriere della Federazione e nessuno avrebbe mai immaginato che saremmo stati capaci di passare da un bilancio vicino agli 8 miliardi di lire – circa 4 milioni di Euro – provenienti principalmente dal contributo CONI, al bilancio Federale di oggi, intorno ai 40 milioni di Euro, basato principalmente su aspetti commerciali quali diritti televisivi e sponsorizzazioni. Questo fatto non è stato solo la conseguenza dell’entrata nel Sei Nazioni ma anche dell’attività assidua del nostro Presidente sotto il profilo commerciale. Questo dato, unito alla crescita del numero di tesserati, che sono saliti da circa 26 mila a oltre 96 mila, rappresentano alcuni importanti traguardi raggiunti durante la Presidenza di Giancarlo Dondi,
oltre all’entrata nel Sei Nazioni quali soci paritetici alle altre Union, ai 70.000 spettatori dell’Olimpico contro la Scozia. Non vorrei dimenticare, inoltre, che sono state eliminate sia le tasse gara che le tasse di iscrizione ai campionati, oltre ad incentivare il reclutamento con i finanziamenti del Progetto di Base.
Giancarlo Dondi, inoltre, è diventato componente del Comitato Esecutivo dell’IRB. (…)

D: sia lei che il Presidente Dondi avete più volte sottolineato l’intento di dare una continuità attraverso la sua candidatura. In che modo, però, intenderebbe innovare la Federazione, qualora venisse eletto?

Ringrazio il Presidente Dondi per il suo appoggio. Chi mi conosce sa che ho sempre espresso le mie idee, anche se, qualche volta fuori dal coro. Esistono differenze tra me e Giancarlo Dondi, com’è giusto che sia, abbiamo ognuno la propria cultura e mentalità ma, soprattutto, oggi i tempi e le esigenze sono diversi rispetto alle sfide degli ultimi sedici anni. La Federazione deve essere in grado di affrontare nuovi scenari, in quanto, non solo il ruolo del rugby italiano è cambiato ma è il rugby moderno ad essersi evoluto
radicalmente e richiede un equilibrato mix di continuità e innovazione. Il concetto che io e Giancarlo Dondi intendiamo trasmettere è proprio questo: “l’innovazione nella continuità”. Ecco perché il mio programma sarà in funzione delle nuove esigenze.

D: a questo proposito, lei non ha ancora presentato un programma elettorale, quando intende ufficializzarlo?

Congiuntamente con i miei collaboratori e con il comitato elettorale abbiamo tracciato il
programma ma abbiamo deciso di presentarlo al termine di una serie d’incontri che
svolgeremo sul territorio al fine di ascoltare e raccogliere tutti i possibili spunti che ci
aiutino a renderlo attinente alle aspettative delle Società. Presenteremo il programma definitivo verso la fine di agosto, anche se, leggendo quest’intervista si possono già intuire le linee guida del nostro programma. (…)
Sono convinto che occorra programmazione e che i programmi a breve termine rappresentano il supporto per quelli a medio termine, così come questi ultimi costituiscono la base per gli obiettivi di lungo periodo, che rappresentano il vero
traguardo.
Attraverso un costante monitoraggio devono essere analizzati i risultati di breve termine, così come devono essere evidenziate eventuali problematiche inaspettate.
Questo processo porta, anno con anno, ad apportare le necessarie modifiche per concretizzare gli obiettivi di medio e lungo periodo.

D: entriamo nello specifico di alcuni argomenti. Quali sono le sue idee per quanto riguarda il settore tecnico?

Come ho accennato in precedenza, i tecnici Federali e i tecnici dei club devono lavorare insieme attraverso un interscambio virtuoso. Le due esperienze sono diverse e complementari, è importante che un tecnico, dopo aver lavorato per un periodo in Federazione possa completare il proprio percorso lavorando nelle Società, così come un tecnico cresciuto all’interno di un club possa avere l’opportunità di un’esperienza in Federazione. Credo che sia giunto il momento di definire e valorizzare una Scuola italiana e una metodologia italiana nella formazione dei nostri tecnici.
Il Centro Studi della FIR necessita di un più cospicuo investimento, affinché, possa offrire alle Società una serie di servizi e strumenti. La Federazione potrà aiutare le Società a dotarsi degli strumenti e delle metodologie più moderne di lettura e analisi dei dati e potrà mettere a disposizione gli highlights delle partite del campionato di Eccellenza. Vede, oggi esistono innumerevoli strumenti tecnologici che possono permettere la creazione di un network attraverso il quale condividere informazioni.
Penso a uno strumento web a supporto della formazione che sia aperto al contributo degli allenatori italiani e stranieri, anche in questo caso creato dal lavoro comune di FIR e club.
E’ importante predisporre una conferenza annuale degli allenatori italiani della durata di tre giorni, gestita dalla FIR e aperta a tutti gli interventi degli allenatori. Inoltre, bisogna allestire una nuova struttura di formatori dedicati al tutoraggio. (…)

D: a questo proposito vedrebbe positiva una ristrutturazione dei campionati? Potrebbe essere funzionale al supporto dell’alto livello?

Non lo ritengo necessario allo stato attuale. Un campionato di Eccellenza a 10-12 squadre, una serie A divisa in due gironi da 12 squadre ciascuno e quattro gironi da 12 club per la Serie B, sono una formula adatta. Visto che non sono presenti nel rugby italiano le Leghe, proporrò di istituire commissioni miste FIR – Società – Arbitri per il coordinamento e lo sviluppo dei campionati, però sarebbe anche interessante per il rugby Italiano, la nascita di una Lega di Eccellenza.
Per quanto riguarda l’alto livello, è più equilibrato l’allestimento di tre franchigie le quali possano diventare il punto di riferimento per una struttura piramidale composta da quattro club di Eccellenza e quattro Accademie ciascuna. Inoltre, tornando sempre al fulcro del nostro progetto, la nostra proposta è quella di strutturare un vero campionato Under 14, mentre i campionati Under 16 e Under 20 verranno
suddivisi in tornei di Elite, a carattere nazionale, e campionati regionali o interregionali. (…)

D: come vede il rugby a 7?
Il circuito Seven diventerà sempre più importante, dato che sarà presente alle prossime Olimpiadi. La Federazione dovrà investire in questo settore strutturando un dipartimento a se stante che si occupi dello sviluppo del rugby a 7, sia a livello giovanile (maschile e femminile) che a livello seniores costruendo gruppi specifici per il gioco del Seven.

D: si è parlato parecchio del problema della trasparenza legato al bilancio della FIR. Qual è la sua posizione a questo proposito?

Come sappiamo tutti i tesserati possono accedere al bilancio della Federazione. Per dissipare ogni dubbio ritengo che il bilancio della FIR, non solo debba essere accessibile, ma che debba essere pubblicato e inviato alle Società. Il mero bilancio dovrebbe essere affiancato da altri indicatori, come avviene nel mondo anglosassone, penso che vadano rilevati e comunicati gli indici di performance. In questo modo sarà possibile evidenziare gli obiettivi prefissati e quelli effettivamente conseguiti, la cosiddetta “performance review”.

D: passiamo alla competizione elettorale, qualora fosse eletto, ritiene necessario rivedere l’assegnazione di una franchigia a Treviso, come ha fatto la FIR nel caso di Viadana?

Credo che non sia corretto pensare che la FIR abbia escluso Viadana e gli Aironi dalla possibilità di partecipare alla Celtic League. La Federazione è intervenuta, esclusivamente, in quanto non vi erano più le condizioni economiche a supporto di
un campionato di Celtic League. Mi dispiace molto per Silvano Melegari che ha investito energie, tempo e denaro in questo progetto. Chiunque dia tanto al rugby merita rispetto e stima da parte di tutti.
Per quanto riguarda la Benetton Treviso trovo che sia una risorsa importante per il rugby italiano e una Società che ha sempre lavorato bene per l’alto livello. Occorre trovare una nuova strada per confrontarci, non sarà difficile trovare le soluzioni che diano le giuste soddisfazioni alla Società e che siano a supporto della crescita della Nazionale e del rugby italiano. (…)

Elezioni FIR: voci e ballottaggi eventuali, Gianni Amore dice la sua

Gianni Amore ha scritto e diffuso una lettera aperta al movimento. Ve la propongo:

Da dieci giorni questa lettera è riposta in un cassetto, in attesa di pubblicarla. L’abbiamo pensata io e il mio staff, nel momento in cui hanno cominciato ad essere troppe le telefonate e le illazioni sulla mia candidatura. Ho solo una faccia e i “forse” usati nei miei riguardi, non mi appartengono. 

Eccone il testo a cui seguirà la prossima settimana la corrispondente video-lettera, con la quale crederete ancora di più se sono un abile stratega o una persona di cuore.

Sono da troppi anni nel mondo del rugby, conosco bene le parti nobili e meno nobili di questo sport, ho giocato tallonatore, abituato alle sfide aperte, preparato alle scintille da contrasto diretto, per non considerare altro che l’assunzione di atteggiamenti espliciti, trasparenti, privi di contorte strategie, oltre ogni convenienza politica.

Ho la presunzione di affermare che la mia candidatura, abbia scosso dal torpore il nostro rugby che si stava passivamente convincendo che la presidenza federale era un ruolo insostituibile, che le elezioni erano solo una formalità inutile. A questa scossa hanno contribuito anche la montagna di mete subite, che le nostre nazionali non mancano di collezionare in giro per il mondo e finalmente un risultato importante è arrivato….spero non si offenda nessuno….il monarca ha abdicato concedendo la costituzione repubblicana!

Sono convinto a causa dei miei inevitabili limiti politici, di non essere in partenza il più forte, di essere un vaso di vetro tra vasi di coccio, ma coloro che sposano le mie visioni, la mia passione, il mio entusiasmo mi voteranno consentendomi di raggiungere una percentuale maggiore di quella che inizialmente mi hanno accreditato del 10%. Nel mio viaggio elettorale ho trovato sale sospettosamente deserte (il problema sta manifestandosi anche ad altri), ma ricevo costantemente dimostrazioni di sostegno e apprezzamento. Tuttavia ciò che dà più certezze sul mio risultato elettorale è l’arrivo di telefonate di tipo politico che hanno forse lo scopo di scongiurare un possibile ballottaggio….il vaso non è poi così frangibile!

La mia scesa in campo è stata motivata dall’unico obiettivo di sostituire sedici anni di scelte indisturbate, con idee, innovazioni, rivoluzioni che appartengono al mio entusiasmo e alle mie competenze, necessarie a ribaltare con un lavoro preciso ed assiduo una situazione che non esito a definire disastrosa, nonostante i tanto decantati successi di pubblico che fra pochissimo tempo si riveleranno effimeri. Ma le mie ambizioni di conquistare la Presidenza non mi possono impedire di ipotizzare l’eventualità del ballottaggio, sul quale intendo dichiarare anticipatamente le mie intenzioni, che spero siano un motivo in più per convincere gli elettori e far regolare l’atteggiamento ai miei avversari politici.

Preferire un candidato ad un altro dipende unicamente dai contenuti dei rispettivi programmi, sui quali ho difficoltà di comprensione. Se le intenzioni programmatiche del sig. Gavazzi possono essere desunte dall’intenzione di perseguire la continuità della gestione attuale, nel caso del sig. Zatta la comprensione è meno scontata.

Siamo tre dottori al capezzale di un malato: Gavazzi è certo che le cure che ha finora somministrato vanno bene e faranno campare il paziente ancora meglio di come sta adesso (perché secondo il suo parere non sta poi così male), io e Zatta facciamo una diagnosi pressoché identica, ma mentre io mi sento in dovere di spiegare cura, posologia, terapia, farmaci, interventi chirurgici, riabilitazione, convalescenza, tempi di guarigione, il presidente del Treviso continua a riconfermare con la sicurezza generata dalla sua indiscussa autorevolezza che il malato soffre e che si adotteranno le cure giuste per farlo guarire…ma quali siano faccio fatica a capirlo. Il problema è che se queste cure salvano il cuore, ma rendono il malato paralitico o se per farlo respirare si deve sostenere con il polmone d’acciaio non sono d’accordo, perché sono convinto che il malato è guaribile, non solo con la necessaria cura, ma con il coinvolgimento diretto suo e della propria famiglia, condizione indispensabile per collocarlo nel suo futuro con una logica sostenibile.

I miei collaboratori e molti miei sostenitori mi dicono: “Zatta ti ha copiato il programma!”. Li fermo subito perché non ho la presunzione di pensare che i mali del nostro rugby abbiano il mio copyright, che possa fare mie, le analisi scontate di un movimento in difficoltà, che il ricorrere ad un evento istituzionale come gli Stati Generali da me per primo annunciati, non sia altro che una modalità storica alla quale i popoli hanno ricorso in situazioni di pericolo o disordine istituzionale. Ma è altresì sacrosanto che il ribadire solo la diagnosi sulla quale si possono raccogliere grandi consensi non è sufficiente per me e spero non lo sia neanche per gli elettori.

Esorto quindi i miei due competitors a compromettersi apertamente di fronte al movimento in modo più chiaro, udibile, diffuso, stampato, dettagliato e quindi comprensibile, di descrivere a me come a tutti gli elettori le soluzioni ai problemi, unici elementi di giudizio perché soltanto nel come si intende intervenire, io collaborerò con quel medico che, se non sarò io, lo dovrà far rialzare dal letto.

Ci sono malati che si fanno curare dal medico di cui hanno una stima cieca, che hanno paura a chiedere, che non vogliono capire come verranno curati, che consegnano passivamente la loro vita in mano ad altri, che rinunciano a partecipare al destino delle proprie sorti. Io mi considero un medico che vuole coinvolgere il malato nella guarigione, che ha bisogno della sua collaborazione, che mi deve raccontare come si sente, non intendo prendermi la responsabilità di fare tutto da solo senza monitorare costantemente il suo stato di salute. E’ lui che mi dirà che sta bene attraverso i miglioramenti conseguiti. 

Spero non si vada a votare ancora una volta per abitudine, per convenienza, per speranza, per non rischiare, o peggio ancora per clientelismo, per la mania di ricorrere ad un uomo preparato, ma che non avrà mai la forza e la potenzialità di tutto il movimento.

E’ un occasione elettorale che richiede di mettere da parte quella prudenza che in questo momento non è proprio opportuna per il bene del rugby che ha bisogno di idee innovative, di modernità, di visioni imprenditoriali, al posto di quell’anzianità, di quella decantata esperienza che stanno diventando zavorre pericolose.

Solo a queste condizioni si conosceranno pubblicamente le mie intenzioni rispetto ad un ballottaggio che se ci sarà vorrà dire che non sono riuscito a persuadere l’elettorato con la mia azione per vincere da solo.

Farò di tutto per impedire che le elezioni si riducano ad un gioco già fatto ad una spartizione tra potenti, non collaborerò, non venderò i miei voti per un vantaggio personale.

Il rugby è di tutto il movimento non di poche persone che ritengono di far tutto da soli, ma di chi è capace di valorizzare le risorse esistenti e in molti casi nascoste. Sui campi c’è un movimento vivo, entusiasta che ha voglia di fare e che non chiede perché non sa a che porta bussare e che ha la certezza di non essere molto considerato. Non si punisca chi vuole fare, chi merita ascolto, sostegno e spazio. Non favoriamo progetti all’ombra del campanile, non diamogli una prospettiva locale, ma nazionale. Non isoliamoci, non creiamoci ostacoli a vicenda alimentando polemiche infinite o sarà la fine del rugby italiano. Cosa sarebbe stata la mia vita senza rugby, cosa sarei io oggi senza sapere il significato della lotta, del rischio, del crollo, della rinascita, del dolore dell’infortunio e della voglia di tornare in campo. 

I miei voti non hanno prezzo se non davanti ad un programma chiaro, della cui realizzazione l’autore dovrà farsi responsabile, io per primo se dovrò diventare il Presidente dei rugbisti.

Gianni Amore

Elezioni FIR: la Toscana con Gavazzi. Pare

da Toscarugby

La Toscana si schiera in blocco, o quasi, con il candidato designato da Dondi come proprio successore. Sabato scorso Alfredo Gavazzi era infatti presente nel centro Coni di Tirrenia all’asseblea delle società rugbistiche toscane, tenutasi proprio nel centro Coni, sede dell’Accademia del Rugby Francescato.
L’incontro di Tirrenia, alla presenza anche dell’attuale vicepresidente Nino Saccà (che dovrebbe ricoprire lo stesso ruolo anche in caso di vittoria di Gavazzi) e di Fabrizio Gaetaniello, padrone di casa in qualità di direttore del centro Coni, ma anche membro dell’attuale consiglio Fir (e candidato anche alle prossime elezioni), è stata l’occasione per il movimento toscano della pallaovale di fare il punto della situazione sulla stagione appena conclusa e presentare le prime novità per l’anno a venire, ma è stata anche l’opportunità per i presidenti o i delegati delle società del “granducato” di conoscere da vicino uno dei tre candidati alle prossime elezioni federali (gli altri due sono Gianni Amore e Amerino Zatta).
L’appoggio di Saccà e di Gaetaniello a Gavazzi e al progetto di continuità dell’attuale Federazione Italiana Rugby, non può che far pendere l’ago della bilancia da parte delle società toscane a favore dello storico patron del Calvisano in vista delle prossime elezioni. (…)

PER LEGGERE TUTTO L’ARTICOLO CLICCA QUI

Retroscena azzurro: anche Trieste era in corsa per l’Australia

Ivan Malfatto per Il Gazzettino

Nazionale di rugby a Nordest? No grazie. Dopo i test match di Fontanafredda con il Canada (2006), Padova con l’Australia (2008) e Udine con il Sudafrica (2009) la mancata assegnazione di incontri dell’Italia all’area più rugbistica del Paese,
durata a lungo, sembrava superata. Invece ha vissuto un altro significativo episodio
nell’assegnazione dei prossimi test match autunnali. I quali dopo il no delle rispettive società di calcio a dare gli stadi di Torino, Milano e Bologna, si disputeranno nelle seguenti sedi: Italia-Tonga a Brescia (10 novembre), Italia-All Blacks a Roma (17), Italia-Australia a Firenze (24).
Nelle festival delle assegnazioni modificate dopo l’annuncio per tutte e tre le partite,
spunta anche il retroscena della bocciatura da parte della Fir della candidatura del Nordest. Con la città di Trieste e lo stadio “Nereo Rocco” (32.000 posti). Per la sfida del 24 novembre con i Wallabies.
L’input a presentara la candidatura agli organizzatori friulano-giuliani era venuto dagli
stessi uffici federali dopo il no di Bologna. Forse memori di un precedente. Anche nel 2009 il Nordest era stato tagliato fuori dalle assegnazioni. Salvo poi recuperare il match con gli Springboks, per il no della Fiorentina a Firenze. (…)
Salvo poi vedere abortito il tutto. Pare da una fredda telefonata del presidente
Giancarlo Dondi in persona che diceva più o meno: «Non insistete sulla candidatura».
Infatti era già stato trovato l’accordo con Firenze. Non solo per Italia-Australia, ma per
avere un test match all’anno. (…)

Dibattiti ovali – Nuovo Statuto: un’analisi e un po’ di domande in attesa di risposta

La scorsa settimana la FIR ha diffuso il testo del nuovo Statuto voluto e imposto dal CONI. Non è facile muoversi in questo genere di documenti, un po’ per il linguaggio molto tecnico e a volte sibillino. E un po’ perché per poter dare un giudizio con cognizione di causa bisognerebbe essere in grado di poter dire cosa c’è nel testo che si va esaminando e anche (soprattutto?) cosa non c’è, magari rispetto alle bozze e ai documenti presentati e votati in precedenza.
Il presidente del CUS Padova Roberto Zanovello mi ha inviato una “lettura” su alcuni aspetti del nuovo Statuto. Io ve la giro così come l’ho ricevuta. Se qualcuno ha qualcosa da ridire, sottolineare o controbattere sappia che qui le porte sono aperte per tutti, dal presidente FIR sino all’ultimo dei tifosi. Scrivetemi e io pubblico.
Ecco la lettera di Roberto Zanovello.

IL nuovo Statuto della FIR . Il CONI smentisce pesantemente la Federazione.

IL Nuovo Statuto della FIR dopo diverse e lunghe vicissitudini è stato finalmente approvato dal CONI con delibera n. 98 del 23 giugno 2012, che ha approvato il testo del Commissario ad Acta dello stesso CONI prof. Giulio Napolitano, che ha deliberato con provvedimento n. 959 dell’11 giugno 2012.
Finalmente. E’ da settembre del 2010 che questo Statuto doveva essere approvato (!). Alla fine abbiamo dovuto aspettare l’intervento del CONI per questa decisione. E’ da ricordare comunque che la FIR avrebbe potuto, quando ha chiesto la nomina del Commissario ad Acta (con nota del 22 novembre 2011), optare per la convocazione dell’Assemblea Straordinaria per l’approvazione di questo documento. C’era il tempo e sarebbe stato un importante passaggio per confrontarsi con le società affiliate. Qualcuno ci dovrebbe dare in questo senso, più di qualche spiegazione (Il Presidente ed il Consiglio Federale), visto che si è preferito un commissariamento ad un rapporto con le società.

Il primo ed eclatante dato che emerge dalla lettura del Nuovo Statuto, è comunque che il CONI “elimina”, smentendo clamorosamente la FIR, quella che era l’architettura portante su cui si reggeva la proposta della Federazione così come portata all’Assemblea Straordinaria del 25 giugno 2011 (poi andata deserta). E cioè la modifica all’art. 14: “Vincolo sportivo dei tesserati giocatori” e dell’art. 20: “Diritto di voto delle Società affiliate”. Vengono cassate ed eliminate le proposte del Consiglio Federale e riportato in vigenza il testo del vecchio Statuto. Considerate le polemiche emerse su questi punti, la decisione del CONI è secca ed esemplare: via tutto.
Se fosse passato quanto proposto dalla FIR avremmo avuto una modifica del vincolo dei giocatori tesserati molto pesante nei confronti delle società di formazione, e si sarebbero modificati i criteri di assegnazione dei voti delle società per le assemblee non più e solo sulle attività fatte negli anni, ma sui risultati. Tutto questo (e il fatto era in sé era scandaloso) senza mai averne parlato con la “base del movimento”.

Altre modifiche sono state portate dal Nuovo Statuto recependo i”principi informatori” deliberati dal CONI”. Li riportiamo di seguiti senza avere la pretesa di ricordali tutti, ma perché rappresentano notevoli novità:

All’Art. 25 – Il Consiglio Federale – Composizione ( Nuove Norme)
1. Il Consiglio Federale è composto dal Presidente della Federazione, che lo presiede, e da dieci consiglieri federali di cui:
a. due tra i tesserati giocatori eletti dai delegati dei giocatori;
b. uno tra i tecnici eletti dai delegati provinciali dei tecnici;
c. sette tra gli altri tesserati della Federazione eletti dagli Affiliati.

AI Consiglio federale partecipano senza diritto di voto gli eventuali membri italiani eletti nel Consiglio della IRB, FIRAAER, SIX NATION ed E.R.C.

All‘Art. 26 – Competenze del Consiglio Federale (Nuove norme):
– Comma 1): “Il Consiglio Federale è l’organo preposto alla verifica della corretta esecuzione del programma tecnico-sportivo, alla valutazione dei risultati sportivi conseguiti e alla vigilanza sul buon andamento della gestione federale. Il Consiglio opera in conformità alle finalità previste dall’art.2 e alle direttive approvate dall’Assemblea Generale”.

– Comma f) : “Il Consiglio Federale adotta gli indirizzi per lo gestione amministrativa della Federazione e definisce i criteri per l’impiego dei fondi a disposizione della Federazione”.

Vengono modificate i numeri di composizione del Consiglio Federale, 10 in tutto.
Viene eliminato completamente il Comitato Esecutivo spostando le competenze al Consiglio Federale ed introdotto all’art. 28 Bis Il Comitato di Presidenza, che è un organo di supporto (non obbligatorio) all’attività del Presidente. In sostanza vengono riportate prerogative decisionale ed esecutive all’interno del Consiglio Federale che finora risultava più un organo di ratifica delle decisioni del Comitato Esecutivo. Non è poco, si porta una centralità di decisione all’organo eletto dall’Assemblea Generale.

All’art. 49 – Esercizio finanziario vengono introdotti due sostanziali novità:
Comma 9) : “Il bilancio consuntivo annuale e le relazioni illustrative, dopo l’approvazione del C.O.N.I., devono essere trasmessi a tutte le società ed associazioni aventi diritto a voto, oppure pubblicizzati per il tramite del sito federale”.
Comma 10): “ove la FIR costituisca società strumentali allo svolgimento dei propri compiti, il loro bilancio deve essere pubblicato e allegato al bilancio federale anche ai fini dell’approvazione di quest’ultimo da parte del C.O.N.I. “

Alcune domande su questo ultimo art. 49 del Nuovo Statuto, che è esecutivo. Sono rivolte all’attuale Presidente e Consiglio Federale ma anche ai candidati alla Presidenza FIR:
1) Quanti giorni, ore e minuti dovremo aspettare perché il bilancio consuntivo annuale e le relazioni illustrative siano trasmessi alle società affiliate o pubblicizzati tramite il sito federale? Sarebbe opportuno inoltre, visto che siamo a fine mandato quadriennale della FIR, che venissero messi a disposizione oltre al bilancio consuntivo 2011 anche i bilanci consuntivi 2008, 2009 e 2010.
Il tutto in considerazione che la prossima Assemblea Ordinaria sembra sia convocata a settembre 2012. Diamoci il tempo di conoscere qualcosa della realtà economica della FIR, senza dover andare a Roma per prendere visione di questi documenti, come qualcuno ci ricordava in questi giorni (!?).

2) La FIR può costituire società strumentali allo svolgimento dei propri compiti, con le precisazione contenute al nuovo comma 10. La gestione della nuova franchigia federale delle “Zebre” come viene organizzata ? Chi firma e chi paga e con quale criterio vengono investite risorse economiche di tutto il movimento su questa iniziativa?

14 luglio 2012
Roberto Zanovello
Presidente CUS Padova Rugby