Nuove nubi su L’Aquila, gli imprenditori non mantengono le promesse

Marianna Galeota per Il Capoluogo

A quattro mesi dal “summit” dell’imprenditoria aquilana per il salvataggio in extremis dell’Aquila Rugby, convocato dal presidente dell’Ance Gianni Frattale che ottenne le promesse di sostegno alla società neroverde da parte degli costruttori dell’associazione, solo alcuni di loro, ad oggi, hanno assolto agli impegni presi nello scorso luglio. Dei 650 mila euro che i costruttori aquilani avevano garantito per la sopravvivenza della società nero verde, infatti, attualmente sono arrivati nelle casse del club aquilano solo 148 mila.

L’Aquila Rugby, ora, chiede chiarimenti agli imprentori dell’Ance e lo fa attraverso il suo Direttore generale Massimiliano Placidi (…) «Nel consiglio d’amministrazione dello scorso 16 agosto – spiega Placidi –  quando ho riorganizzato lo staff tecnico e trattato con i procuratori dei giocatori, pianificando la società ho predisposto un conto economico preventivo per la stagione 2011 – 2012, tenendo in considerazione anche i 650 mila euro promessi che fanno, senza dubbio, la differenza. Ho redatto questo conto proprio per non doverci trovare a fine stagione con i soliti problemi».

I soldi promessi, quindi, diventerebbero per la società nero verde fondamentali nella pianificazione di un campionato del costo di un milione di euro perché, qualora venissero a mancare, andrebbero a creare un “buco” nel conto economico stipulato “al centesimo” facendo affidamento, nella copertura delle spese, anche sugli attesi fondi degli imprenditori. (…)

PER LEGGERE TUTTO L’ARTICOLO CLICCATE QUI

Tre Fontane, ci siamo!

Dal sito della Rugby Roma

Al via domani dal notaio la Ssd Rugby Roma a r.l.,con presidente Riccardo Mancini (Amm.re Delegato Ente EUR), che raggrupperà tre (Rugby e Altro, Porta Portese Rugby Roma 2000 e I Cavalieri) delle quattro (la quarta è la Nuova Rugby Roma) società alle quali la CONI Servizi, congiuntamente, aveva affidato la gestione del Tre Fontane.
Nel rispetto di questo protocollo la Rugby Roma da lunedì 21 novembre, ultimate le pratiche di allaccio delle utenze, riaprirà ufficialmente l’impianto delle Tre Fontane con una convenzione di gestione partecipata che riserverà alla soc. Nuova Rugby Roma la quota parte del 25% con relativa partecipazione percentuale alle spese pregresse e da affrontare per la gestione sino al 30.06.2012.
La Rugby Roma, ove da parte della soc.Nuova Rugby Roma non venisse esercitato il suo quarto di cogestione, sempre con riferimento all’affidamento da parte della CONI Servizi, gestirebbe in toto il Tre Fontane lasciando alla stessa soc. Nuova Rugby Roma in utilizzo, con relativo canone (dato che i campi sono tre) pari ad un terzo delle spese generali, un campo di allenamento con due spogliatoi per l’intera stagione 2011/2012.

Radio – A “Rugby 101” c’è Amerino Zatta: “Speriamo in un accordo con la FIR, però…”

Lo scontro che rischia di spaccare il rugby italiano e una lunga chicchierata con uno dei diretti interessati, il presidente biancoverde Amerino Zatta. Per cercare di capire quale sia lo stato dell’arte a qualche giorno dall’incontro che potrebbe cambiare il volto del rugby italiano. Con lui ho parlato di stranieri, soldi, capitolati (“è segreto perché così ci è stato chiesto dalla FIR”) e nuovi ct (“Mallett? L’abbiamo visto forse due volte in quattro anni…”).
Zatta conferma il rischio di fuoriuscita dalla Celtic ma spera in una soluzione positiva del caso.

PER SENTIRE E/O SCARICARE “RUGBY 101” CLICCATE QUI

Treviso e Fir: “privati” e “statalisti”, chi giù dalla torre?

Stai a vedere che alla fine è solo una “questione politica”, nel senso però meno rugbistico del termine. Perché nella diatriba Fir/Benetton alla fine ha ragione Treviso non solo in virtù dei suoi risultati sportivi, ma perché è un “privato”, mentre quei cattivoni della FIR hanno torto perché “statalisti” (e che una federazione sia “statalista” mi sembra davvero il minimo).
Non lo dico io, ma lo sostiene Right Rugby.
Ora, la FIR ha mille responsabilità per la situazione che si è venuta a creare (e magari pure il Benetton….) ma buttarla sul privato/pubblico fa un po’ ridere.
In Italia l’unico privato che funziona veramente è Treviso. Questo è inattaccabile. E funziona dannatamente bene. Però non lo si può elevare a sistema automaticamente. In molte altre parti il privato va abbastanza bene, in altre vivacchia, in altre ancora… lasciamo perdere. Lo stesso dicasi per le federazioni: ci sono quelle che funzionano a meraviglia e altre che balbettano. Anche qui, elevarle a sistema è un errore.
Quindi chi pensa così – secondo quel blog – è un terzista, un bel modo per dire che uno non è sufficientemente coraggioso da scegliersi una parte (già, essere “partigiani”, ecco una definizione che da quelle parti non prenderebbero un granché bene).

Io sono dell’idea che entrambe le parti – FIR e Benetton – abbiano le loro ragioni e i loro torti e che l’unica soluzione è sedersi a un tavolo, rinunciare entrambe a qualcosa e trovare un accordo. E questo fa di me probabilmente un terzista mio malgrado. Vabbé, non perderò il sonno per questo, però questa roba del pubblico privato mi fa pensare.
Parlare, in bene, di Treviso è inevitabile. Ma anche molto facile, perché se ci si guarda attorno il panorama italico non è così confortante. Vogliamo vedere cosa hanno fatto i privati dalle altre parti? Parliamo di Roma? Di L’Aquila? Vogliamo parlare di Milano che sta ancora pagando i danni dell’ubriacatura di metà anni ’90?
Treviso ha trovato un equilibrio quasi perfetto: il grande mecenate tanto ricco quanto intelligente da non intromettersi e da scegliersi i giusti collaboratori. Un equilibrio difficilmente replicabile (ribadisco: vogliamo parlare di Milano?).
Passiamo alle Federazioni. Ce n’è per tutti i gusti. Scozia e Nuova Zelanda sono “stataliste” al 100%, Australia e Iralanda sono una intelligente via di mezzo, il Galles è un “terzista” (anche lui!) di altro tipo con un paio di franchigie gestite direttamente dalla Federazione e altre invece completamente “private”.
Poi ci sono le “private” per antonomasia, Francia e soprattutto Inghilterra. Ma il discorso lì è diverso, perché il numero di società e l’enorme bacino umano renderebbe impossibile una direzione centralizzata. Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Galles, Scozia, Irlanda sono bacini di grandissima tradizione ma infinitamente più piccoli.
Tra questi esempi ce ne sono alcuni che vanno benissimo, altri molto male, altri ancora che andavano bene qualche anno fa e male adesso o viceversa.
L’intelligenza dice quindi che si dovrebbe essere abbastanza elastici, pronti a cambiare direzione e ad apportare modifiche con poche rigidità ideologiche. Qualcuno, a mo’ di sfottò, chiama questo atteggiamento terzismo. Per me è solo buon senso.

ps: nell’articolo in questione si metteva in dubbio l’autorefrenzialità trevigiana. La ricaduta di una realtà grande e importante come Treviso è innegabilmente limitata. Non è un difetto, è una scelta (e una cosa anche molto diffusa in Italia). Ma non può essere davvero quella la strada per far crescere il movimento anche fuori dai territori di tradizione rugbistica.  In Veneto lo puoi anche fare senza grossi problemi, magari in Calabria (è un esempio) no.

Doping, si sgonfia il caso Giusti?

Federico Fusetti per Il Mattino di Padova

Prednisone e prednisoione sono i due farmaci a base di cortisone trovati nelle urine di Filippo Giusti, terza linea del Petrarca, che ieri è stato sospeso in via cautelare dal Tribunale Nazionale Antidoping del Coni. Nel primo campione analizzato, i laboratori di Roma hanno rilevato la presenza di queste sostanze, inserite nella lista proibita e considerata doping. Il controllo risale al 22 ottobre, effettuato al Plebiscito di Padova
dopo il match di campionato dei bianconeri contro I Cavalieri Prato, tra l’altro, ironia
della sorte, il club da cui Giusti proviene, nel quale militava la scorsa stagione.
Nel quartier generale della società, alla Guizza, nessuno però si scompone. E’ arrivata la comunicazione ufficiale, ma i dirigenti hanno già tirato fuori dai cassetti delle segreterie i documenti che chiariranno l’accaduto.
«Abbiamo seguito tutte le procedure previste – afferma il ds Corrado Covi – prendiamo
atto della decisione, ma la consideriamo un’iniziativa dovuta del Coni, noi aspettiamo gli
sviluppi fornendo la massima collaborazione alle autorità, e naturalmente il massimo appoggio all’atleta, che secondo noi si è comportato bene».
Entra più nello specifico il dottor Carlo Àndreoli, medico sociale del Petrarca. «Scherziamo?
Siamo stati noi ad avvisare in anticipo il Coni, in pratica anticipando che il giocatore sarebbe
stato trovato positivo in caso di controlli, come abbiamo fatto molte altre volte. Filippo
aveva un’infiammazione all’orecchio, e uno specialista otorinolaringoiatra gli ha
prescritto il farmaco, a base di cortisone. Abbiamo compilato tutti i moduli previsti, li abbiamo inviati per fax con largo anticipo, avvisando che avremmo iniziato la cura in via urgente, perché non è che uno, se è ammalato, puoi aspettare a curarlo solo dopo aver ricevuto l’autorizzazione. Abbiamo chiesto di proseguire la cura per una settimana, come
era opportuno fare».
Tra l’altro, ricordano dal Petrarca, Giusti in quella partita si è pure infortunato alla spalla,
e non ha più giocato nelle settimane successive. L’inghippo sarebbe, secondo la società,
nella tempistica della trasmissione dei documenti. (…)