Dondi annuncia: “La Nuova Franchigia non giocherà a Viadana”. E fa un po’ il vago…

Leonardo Bottani su La Gazzetta di Mantova

«La documentazione è già partita o sta per partire per Viadana. D’altra parte, la mail di richiesta in federazione è arrivata solo martedì o mercoledì». Inizia con un’affermazione che lascia un po’ perplessi la risposta di Giancarlo Dondi al sollecito dell’avv. Guido Martinelli, del foro di Bologna, che sta seguendo la questione della bocciatura della proposta degli Aironi 2 di Silvano Melegari. Dal 21 maggio, giorno del ‘no’ del Consiglio Fir per «insostenibilità economico-finanziaria», a Viadana si attendevano al più presto un documento ufficiale e invece non è arrivato niente. Di qui la protesta del legale fatta ieri tramite la Gazzetta. Dondi minimizza: «La relazione della Commissione che ha dato parere negativo era ovviamente già pronta e credo che sia già stata spedita o, al massimo, lo sarà all’inizio della settimana prossima. E’ certo nel loro diritto avere i dettagli: è solo una questione di poco tempo».
Dettagli, appunto, vale a dire le motivazioni che hanno cancellato il lavoro e gli investimenti
di Melegari e dei soci del Rugby Viadana rimasto alla fine solo nella franchigia dopo
l’uscita di scena anche del Colorno. Dettagli sui quali Dondi fa solo una mezza anticipazione
in mezzo ad altre affermazioni che lasciano, ugualmente, qualche dubbio. In questi
giorni si è vociferato che il progetto Aironi 2 poggiasse su un bilancio inferiore ai 7 milioni
di euro richiesti dal bando.
«Non so – risponde Dondi -. La vicenda non l’ho seguita direttamente e, per di più, il 21 maggio sono entrato che il Consiglio era già in corso. Ma non credo sia stato solo per questo.
Comunque, abbiamo fatto le cose seriamente come sempre. Certo, si può anche sbagliare o
meno. Ma posso garantire che la questione è stata trattata con la più assoluta serietà».
Una di queste affermazioni («la vicenda non l’ho seguita direttamente») cozza contro le affermazioni di Melegari che ha sostenuto più volte di aver parlato in varie occasioni con Dondi dei dettagli e di avergli fornito della documentazione aggiuntiva richiesta, proprio la
sera prima del Consiglio.
La settimana prossima intanto Dondi annuncia che verranno ufficializzati i dettagli del nuovo club filo-federale: «A oggi – conclude – non si giocherà a Viadana: ci siamo sentiti
ma non ci siamo accordati».

Aironi vs FIR, la palla passa agli avvocati

Alberto Fortunati per La Gazzetta di Mantova

Dopo il comunicato stampa della Fir del 21 maggio, nel quale si annunciava la bocciatura della proposta di una nuova franchigia in sostituzione degli Aironi, il Rugby Viadana si prepara a passare all’attacco con un sollecito perentorio nei confronti della Federazione,
che a tutt’oggi ha taciuto di fronte alla richiesta della società presieduta da Silvano Melegari di avere chiarimenti in ordine alle reali ragioni del «niet» alla proposta doviziosamente predisposta dallo staff.
Entro martedì, qualora da Roma non dovessero arrivare risposte adeguatamente convincenti, il Rugby Viadana interverrà presso gli organi federali con un ulteriore sollecito,
come illustra l’avvocato Guido Martinelli, del Foro di Bologna: «Partiamo dal presupposto –
sottolinea Martinelli – che una proposta di questo tipo va, per buona educazione, accolta o
bocciata con un documento ufficiale. Dalla Fir è giunto solo un comunicato stampa, per
di più contenente un falso. L’insostenibilità economica di una società non ancora fondata ma già attiva con fidejussioni è una contraddizione in termini. Viadana ha inviato una
richiesta di chiarimenti, di cui abbiamo conferma della ricezione in Fir via fax e via mail, a
fronte della quale permane un silenzio che fa solo il gioco della scelta di distruggere gli Aironi per ripartire verso l’ignoto con forze meno conosciute. Ogni giorno che passa rende
più arduo il silenzio della Fir e demolisce le possibilità di allestimento di una nuova franchigia all’altezza del prestigio della Celtic League. Di fronte a noi c’è una sola scelta, quella di esigere una risposta formale dalla Fir, per illustrare a quelle realtà economiche private che erano sensibili al progetto e che hanno movimentato 7 milioni di euro le ragioni per le quali sono prese a pesci in faccia. C’è una fidejussione che scade il 30 giugno e sino a quella data è a disposizione di chi volesse accogliere il solo progetto serio inviato alla Fir».

Caso Aironi e Nuova Franchigia, un articolo che ricostruisce la storia ma che suscita perplessità

Vi propongo alcuni stralci da un lunghissimo articolo di Enrico Borra pubblicato su La Meta in edicola. Ci sono alcune cose che non mi tornano. O che mi lasciano un po’ perplesso:
– “Giulio Toniolatti, Alberto De Marchi e Simone Favaro hanno firmato per Treviso e Lorenzo Romano con i Saracens ma ci sono forti pressioni affinché invertano la rotta”. Non capisco, si tratta di gente adulta e vaccinata. Le firme su un pezzo di carta non valgono ormai davvero più nulla? Le loro volontà?
– “In questo senso le posizioni più delicate sono quelle di Michele Campagnaro e Angelo Esposito, “opzionati” a suo tempo dal DG di Treviso Vittorio Munari e ora in bilico tra la maglia biancoverde e le richieste che giungono da Roma”. Campagnaro, Esposito e aggiungo Morisi, vogliono andare a Treviso e hanno informato la FIR della loro volontà. Non è che siano stati opzionati.
– “la colpa massima che posso attribuire a Melagari è quella di aver rispettato l’iniziale capitolato FIR”. Non capisco, che altro doveva fare? Firmare un accordo e poi fregarsene?
– “Il fatto che, forse, la fideiussione degli Aironi non sia esigibile come paventato da qualche ben informato, si sapeva da un pezzo”. Quindi gli Aironi sono entrati in Celtic senza avere le carte in regola e la FIR lo sapeva? Chissà cosa ne penseranno i Pretoriani. O più semplicemente il board celtico. Proprio una cosa “all’italiana”…
– “nemmeno Treviso è stato in grado di portare una fideiussione ma solo una lettera della famiglia Benetton con l’impegno a garantire la somma richiesta. Se ragioniamo in termini di esigibilità, carta straccia”. Quindi nemmeno Treviso aveva le carte in regola per entrare in Celtic e anche in questo caso la FIR avrebbe eluso le regole. Tutto molto normale, tutto molto bello… Se l’intenzione era quella di sottolineare la bontà dell’operato della federazione temo che il risultato sia un mezzo boomerang. Ma forse mi sbaglio. Ecco alcune parti dell’articolo.

(…)Inutile girarci attorno: la franchigia che verrà parte in gravissimo ritardo rispetto a tutte le altre partecipanti formazioni europee. Dopo la durissima salita che era toccata agli
Aironi insomma, si riparte per un sentiero ancor più ripido. (…)
La scelta di “federalizzare” la seconda franchigia avrebbe un senso tecnico se e solo se la stessa fungerà da “palestra settimanale” per una parte consistente delle rose delle tre principali nazionali del nostro movimento. (…)
Scontata la sede a Parma. Impensabile, infatti, aggiungere alla valanga di avversità da affrontare nell’emergenza anche il trasloco in un’altra sede. Quasi tutti i giocatori “chi ve” abitano all’interno dei confini della città ducale e per questo si è intelligentemente propeso per la soluzione meno traumatica. Almeno per il momento. (…)
La parte più complessa e delicata dell’operazione rimane senza dubbio quella dei contratti. In teoria si invoca un passaggio in massa della rosa ex Aironi alla neo-nata realtà, in pratica si deve ripartite da zero nei rapporti con i giocatori. Giocatori che sono comprensibilmente innervositi dalla situazione (…)
Carlo Del Fava è volato a Newcastle e questo è l ‘unico movimento assodato. Giulio Toniolatti, Alberto De Marchi e Simone Favaro hanno firmato per Treviso e Lorenzo Romano con i Saracens ma ci sono forti pressioni affinché invertano la rotta. Gli altri, Andrea Masi compreso, attendono i movimenti dei nuovi incaricati per capire il da farsi ma la nuova associazione che rappresenta i pro di Treviso e Aironi ha già messo per iscritto le proprie intenzioni. Che non è certamente accomodante. C’è poi da capire la posizione dei tanti giovani che usciranno dall’Accademia di Tirrenia e che, gioco forza, avrebbero nella franchigia federale un naturale sbocco sull’alto livello intemazionale. In questo senso le posizioni più delicate sono quelle di Michele Campagnaro e Angelo Esposito, “opzionati” a suo tempodal DG di Treviso Vittorio Munari e ora in bilico tra la maglia biancoverde e le richieste che giungono da Roma. (…)
La conferma di tutti gli elementi di pregio della rosa del Benetton e l’arrivo di Loamanu, Budd e La Grange (con il nome del pilone in arrivo ancora da rivelare) rendono i veneti lontani anni luce, anche e soprattutto per la rodata e affidabile organizzazione di Treviso, dalle velleità della newco federale. (…)
Passiamo alla politica. Sull’argomento ho letto le più stralunate teorie complottiste, tutte ovviamente con protagonista il presidente federale. Tutte con l’unico fine di portare a Parma la franchigia. Facciamo, quindi, un salto nel passato e ricordiamoci che Dondi ha dato l’ok all’ingresso in Celtc League solo perché costretto dalla situazione economica delle società italiane. (…) Per Dondi, Benetton e Aironi avrebbero significato la chiusura di un cerchio e, sopratutto, la risoluzione di un problema: limitare ad un cospicuo investimento “centralizzato” le velleità distruttive del goffo e illuso professionismo italiano. La società di Melegari si è sempre dimostrata collaborativa e, per questo, ha ricevuto un trattamento particolare. Perché chi si dimentica che lo staff offerto dalla FIR agli Aironi era un ‘regalo’ da oltre mezzo milione di euro in più rispetto a quanto già assicurato, è in evidente mala fede. Se da Viadana non fossero arrivati segnali allarmanti e le relative richieste di aiuto infatti, il caso Aironi non sarebbe mai sorto e lo Zaffanella avrebbe continuato ad ospitare Pro 12 e Heineken Cup almeno fino al giugno 2014.
(…) la colpa massima che posso attribuire a Melagari è quella di aver rispettato l’iniziale capitolato FIR. Forse così facendo Viadana non avrebbe potuto partecipare al bando iniziale per mancanza di garanzie, certo, ma quello che si è portata in casa la famiglia Melegari è stato senza dubbio un bel nido di serpi. Gli adii, i colpi di scena firmati da dei club che sono passati in un amen dal vantarsi tra i salotti di mezza Europa della partecipazione agli Aironi, allo scappare con la coda tra le gambe al momento della presentazione del conto, sono forse l’aspetto più triste che ci lascia in eredità questa vicenda. (…)
La querelle delle fideiussioni è una semplice farsa. Il fatto che, forse, la fideiussione degli Aironi non sia esigibile come paventato da qualche ben informato, si sapeva da un pezzo è il motivo è molto semplice: nel 2009 (ma con tutta probabilità sarebbe così anche oggi) nessuno nel mondo della palla ovale italiana poteva permettersi di mettere sul piatto (o mettere a rischio) la cifra richiesta dalla FIR a garanzia dell’ingresso tra i professionisti. Questo è provato dal fatto che nemmeno Treviso è stato in grado di portare una fideiussione ma solo una lettera della famiglia Benetton con l’impegno a garantire la somma richiesta. Se ragioniamo in termini di esigibilità, carta straccia (non stiamo parlando di intenzioni, e questa non è una critica ai Benetton, sia chiaro, ai quali al contrario si dovrebbe erigere un monumento all’ingresso del Comunale di Monigo…).

A Genova il nuovo sindaco preferisce il rugby al vescovo Bagnasco (che dire… bravo!)

Lettera firmata e inviata al Secolo XIX. Interessante…

Il Secolo XIX riporta con grande clamore, nei toni della riprovazione, l’assenza del sindaco al pellegrinaggio alla Guardia in compagnia del vescovo Bagnasco, anche se ciò non era obbligo derivante da funzioni istituzionali… Nello stesso tempo, a giudicare dalla
manciata di righe in ultima pagina, lo stesso quotidiano non reputa invece particolarmente interessante, la presenza del sindaco all’incontro di rugby del Cus Genova contro i Rangers di Vicenza, valido per l’ingresso in serie A della formazione Universitaria…
Eppure erano presenti, oltre al primo cittadino, che ha seguito tutta la partita, per esempio il Rettore dell’Università, la quale elargisce, tanto per informazione, circa 200mila euro al Cus, e circa duemila appassionati di rugby, nello stadio Carlini, restaurato da poco, con la dotazione di un manto in erba sintetica. La sezione del Cus Rugby genovese ha una storia sportiva niente male, e un presente fatto non solo di sport ma anche di solidarietà. Detto ciò, come tutti sanno, la stampa è uno strumento di formazione delle opinioni, a partire dalle informazioni. Perciò, fornire informazioni equilibrate, corrette, complete, seguendo il criterio dell’obiettività, è il modo di eseguire il compito cruciale di un quotidiano, che sta nel suo essere al servizio della realtà e dei fatti. I cittadini forse amerebbero obiettività, equilibrio, notizie reali e minori pretese di interpretazione.
SIMONETTA E FAUSTO MIGNANEGO

Il 28 maggio Massimo Calandri aveva scritto questo articolo per le pagine genovesi de La Repubblica

UN SINDACO che fa sognare, questo sì. Ieri pomeriggio Marco Doria si è presentato a sorpresa allo stadio Carlini per la finale dei playoff di rugby tra Cus Genova e Vicenza. In palio c’era la seria A, ma per gli universitari – sconfitti all’ andata dai veneti 9-30 – l’impresa appariva sinceramente impossibile. Pure, sotto lo sguardo attento ed entusiasta del primo cittadino i ragazzi genovesi sono andati vicinissimi al miracolo. E c’ è stato un momento – quando i nostri conducevano per tre mete ad una, gli avversari alle corde – che davvero sembrava fatta. Invece no, purtroppo. Il Cus alla fine ha vinto l’ incontro (26-24) ma i vicentini hanno complessivamente avuto la meglio per la differenza dei punti. Peccato. È stata comunque una bellissima giornata di sport e molto all’ inglese, con Doria che è sceso in campo (insieme al Rettore, Giacomo De Ferrari, al presidente del Cus Genova, Mauro Nasciuti, e all’ amministratore di Sportingenova, Adriano Anselmi) ed ha stretto la mano ai giocatori delle due squadre, ricevendo un regalo dal capitano Francesco Cadeddu. Poi il sindaco si è seduto in mezzo al pubblico – oltre duemila presenti – , circondato da ex atleti cussini, omoni che urlando per l’ emozione della partita cercavano di spiegargli le fasi di gioco. Enrico Musso, suo rivale al recente ballottaggio, era poco lontano. Il match è stato divertente, con sette mete e un interminabile terzo tempo (birra, pasta al forno e trofie al pesto, tutto gratuito) cui hanno preso parte anche gli spettatori.

Jacques Brunel, Treviso e la Nuova Franchigia: parla il ct

Andrea Bongiovanni per La Gazzetta dello Sport

Dal raduno di una settimana a Soncino/Orzinuovi, a quello lampo di Roma: con alcune certezze in più. Per numerosi giocatori della Nazionale che stasera si ritrovano nella
Capitale, da dove sabato partiranno per l’Argentina e il tour delle Americhe, i giorni scorsi sono stati molto delicati. In ballo il futuro professionale e, quindi, personale. Finalmente, dopo settimane di dubbi, ora la situazione è un po’ più chiara. Gli Aironi hanno chiuso definitivamente le ali (dodici dei trenta azzurri dell’attuale gruppo arrivano da lì) e la nuova franchigia battente bandiera Fir ha preso forma. Il bello è che, per quanto occulto, il direttore delle operazioni, soprattutto di quelle prettamente tecniche, è Jacques Brunel. Dichiararlo, per diversi motivi, non è politicamente corretto. Ma è nella realtà dei fatti.  Per lo sport italiano si tratta di una clamorosa prima volta. Mai una squadra di così alto livello è stata direttamente gestita da una federazione. «Il legame tra noi e la franchigia — dice Brunel, sul volto un’abbronzatura da campo — sarà molto forte. Sono state trovate valide soluzioni, vantaggiose per tutto il movimento. Ricalcano quelle adottate nei Paesi rugbisticamente più evoluti, dal Galles alla Scozia. Il periodo di transizione, per gli atleti coinvolti, non è stato facile. Ma adesso penso possano essere sereni. I rapporti con Treviso saranno diversi? Sì, ma ugualmente improntati sulla collaborazione reciproca. Su queste basi, per esempio, poggia il mio con l’allenatore Franco Smith. Gestiamo gli stessi giocatori, tecnicamente e fisicamente: loro per trenta settimane all’anno, noi per quindici. Non possiamo non remare nella stessa direzione».

(…)Per la franchigia, a totale capitale federale e con Parma sede operativa, resta da risolvere il problema della denominazione ufficiale, dell’eventuale coinvolgimento diretto di consiglieri Fir e del campo di gioco: sarà uno tra quello di Moletolo, nella stessa Parma, il Mirabello di Reggio Emilia o lo Zaffanella di Viadana. In queste ore, dopo una serie di colloqui individuali, va definendosi la rosa dei giocatori: l’ossatura, naturalmente, sarà quella degli Aironi. Dovranno accettare una riduzione economica. «Siamo sollevati – dice a nome di tutti Marco Bortolami, che il 9 giugno in Argentina, assente Sergio Parisse, con ogni probabilità tornerà capitano azzurro dopo cinque anni (Castrogiovanni l’alternativa) – in
molti facevamo già base a Parma con famiglia. E il coinvolgimento di Brunel è una garanzia». Del gruppo non faranno più parte Masi (al Lione), Alberto De Marchi e Toniolatti
(a Treviso), Romano (ai Saracens), Staibano (ai London Wasps), Del Fava (al Newcastle), mentre tra gli inserimenti ci sarà Giazzon e probabilmente Bocchino, Ferrarmi, Majsterovic e Barbini. La Nazionale ha una nuova costola.