Eccellenza 2011/2012: slideshow da Cavalieri

Petrarca, una panchina ancora in alto mare

Federico Fusetti per Il Mattino di Padova

In archivio la stagione, e soprattutto un quinto posto che ha lasciato l’amaro in bocca, il Petrarca pensa al futuro. Il raduno è fissato per la metà di luglio, il campionato di Eccellenza inizierà due mesi dopo, il 22 settembre. Molti però i nodi da sciogliere. Il presidente Enrico Toffano, dopo il rompete le righe di tre settimane fa, sigillato da una cena al “Centro Geremia”, ha iniziato un giro di incontri con i vari giocatori, insieme al ds Corrado Covi,
per sondare le intenzioni dei singoli, e per gettare le basi per la nuova rosa. A partire dal tecnico, che non è ancora stato deciso. Congelata per il momento la posizione di Presutti, inizialmente destinato ad altri incarichi, e attualmente in vacanza, ma che sembra abbia avuto anche contatti con altre società, i dirigenti avevano sondato la disponibilità dell’ex All Black Craig Green, attuale responsabile della Nazionale Under 20, ma in scadenza di contratto, e di Umberto Casellato, tra i principali “responsabili” dell’eliminazione del Petrarca con il suo Mogliano. Con entrambi, però, ai quali si era pensato di affidare un progetto tecnico ad ampio respiro, non si sarebbe raggiunto l’accordo. Casellato poi è stato confermato da Mogliano. (…)

Rovigo scalpita, ma la franchigia federale frena il mercato

Alice Sponton per Il Gazzettino di Rovigo

«Con l’avvento della franchigia federale siamo in standby». A confermarlo è Fabio Coppo, neo direttore sportivo della Rugby Rovigo che a meno di una settimana dal suo insediamento, fa il punto del mercato rossoblu. «Come ha già detto il presidente Francesco
Zambelli, in linea di massima quasi tutti i giocatori della passata stagione hanno confermato
la volontà di rimanere a Rovigo anche per il prossimo campionato. In questo momento,
però, la nascita della nuova franchigia federale (è di sabato scorso la notizia, ndr) condiziona
giocatori e rispettivi procuratori. Alcuni sono incerti sul da farsi, come per esempio l’ala Andrea Bacchetti, il tallonatore Davide Giazzon e lo stesso centro Joe Van Niekerk. Le prospettive di giocare in Celtic League attirano i ragazzi. Il palcoscenico europeo è
importante e inoltre non aderire al progetto federale, sarebbe un po’ come rifiutare la
Nazionale. Diventa quindi difficile per Rovigo come club, come le altre società di Eccellenza,
mettersi in competizione con questa realtà nascente ».
Coppo rileva che «un’altra situazione riguarda quella dei possibili ingaggi di giocatori
uscenti dalle Accademie federali. Non è ancora ben chiaro se questi ragazzi verranno o
meno messi a disposizioni dei club dell’Eccellenza. Attendiamo sviluppi per capire come
muoverci anche su questo fronte». (…)

Calvisano, identikit di un’isola felice

Domenico Calcagno per Il Corriere della Sera

Le maglie sono gialle e nere a strisce orizzontali perché quando si trattò di comprare la prima muta erano quelle che costavano meno. Il rugby a Calvisano non ha le radici profonde di altri centri del Veneto, ma non esiste oggi in Italia un posto dove il rugby è così
strettamente intrecciato alla vita di una comunità. A Calvisano, bassa Bresciana orientale, meno di 9 mila abitanti, 28 chilometri da Brescia, 48 da Mantova e altrettanti da Cremona, il rugby è giovane ma sta già vivendo la sua seconda era. Arrivò nel 1970, prese forma all’interno del Gruppo Pesa, associazione culturale e ricreativa che si riuniva in un palazzo in piazza della Repubblica, vicino alla pesa pubblica appunto. I fondatori, i primi fedeli, sono
ancora oggi all’interno 0 vicini alla società.
(…) A Calvisano chi gioca a rugby nel Camini sta benissimo: se gli si rompe la macchina il meccanico arriva subito, se gli si rompe la lavatrice arriva l’idraulico. Anche perché a
Calvisano, che nel 2009 decise di abbandonare il massimo campionato e ripartire dalla A2, la terza serie, hanno appena vinto coppa Italia e scudetto, il terzo dopo queffi del 2005 e del 2008, la prima era. Tre anni fa si candidò con Parma per un posto in Celtic League,
nome della franchigia i Duchi, ma quella squadra rimase sulla carta. Allora la scelta di ridimensionarsi.
«Fu una scelta dolorosa, ma fatta in funzione delle nostre tasche — spiega Alfredo Gavazzi, anima del Calvisano e consigliere federale —. Nel 2009 la crisi nel Bresciano era pesante, molte aziende che ci seguivano hanno dovuto abbandonarci. Non è stato facile, siamo stati costretti a cedere grandi giocatori, ma era l’unica cosa da fare».
Calvisano ripartì con la seconda squadra, i suoi giovani e qualcuno che era rimasto, come Paul Griffen, nato a Dunedin, a sud dell’isola del sud della Nuova Zelanda, da 10 anni nella Bassa, 42 presenze in maglia azzurra. Subito arrivò la promozione in A1, l’anno
successivo quella in Eccellenza e sabato scorso lo scudetto. «E vero, abbiamo fatto in fretta a risalire. Abbiamo speso il giusto, costruito una squadra equilibrata. Abbiamo potuto sfruttare le nostre strutture, avevamo alle spalle anni di vertice. Poi abbiamo avuto
anche un po’ di fortuna, ma quella serve dappertutto, non solo nel rugby. Quando siamo scesi in À2 abbiamo perso un po’ di appeal, ma l’anno scorso, il giorno della promozione c’erano 1.500 persone, quest’anno 3 mila. Il pubblico è tornato, l’affetto per la squadra forse è anche cresciuto».
(…) Ma non ha nessuna voglia di ritentare il salto in Celtic League: «Assolutamente no — è
categorico Gavazzi —, stiamo bene come stiamo». Come Griffen, la bandiera, 37 anni e nessun rimpianto. «È vero, potevo andare via nel 2009 — racconta —, ma io sono convinto che quando le cose vanno male bisogna dare una mano, non scappare. Ho giocato davanti a 80 mila persone, è stato bello, ma è il passato. Sabato è stato altrettanto bello vincere
qui, sul nostro campo. A Calvisano sto bene, posso andare in bici con i miei figli, passeggiare a piedi nudi e poi Milano è vicina, Venezia e il Garda anche. Il rugby al massimo livello è stata una grande esperienza, ora mi godo altri piaceri. Per esempio camminare in paese adesso: tutti ti salutano e ti sorridono».

Viadana chiude le porte all’ipotesi-Eccellenza

Articolo di Leonardo Bottani per la Gazzetta di Mantova del 21 Maggio 2012, dalla pagina facebook degli Aironi

Il presidente Melegari :”Chiedere di giocare in Eccellenza? Sarebbe come tornare indietro di 20 anni. Non voglio più avere a che fare con questa gente”.  Il presidente federale Dondi : “Franchigia totalmente federale? Io spero ancora di trovare nuovi soci ai quali offrire un nostro staff gratuito”.

Il giorno dopo la mazzata Silvano Melegari è ugualmente arrabbiato ma meno ultimativo nelle sue affermazioni. «Ho chiuso col rugby» aveva detto a caldo poco dopo la notizia, pur ufficiosa, della nuova bocciatura del progetto di rilancio degli Aironi.

«Ho chiuso col rugby di alto livello – puntualizza -. Hanno calpestato la mia dignità, non voglio più avere a che fare con questa gente. Resto a gestire il Rugby Viadana ma solo le giovanili. Chiedere di giocare in Eccellenza? Assolutamente no finché sarò presidente. Non ha senso, sarebbe come tornare indietro di 20 anni».

In effetti il patrimonio di giovani della società giallonera è considerevole, con le eccellenze dell’U.20 e dell’U.16 entrambe in gara per il titolo italiano. I più grandi ieri hanno vinto 21 – 0 a Padova contro il Valsugana e restano in corsa per la finalissima. L’U.16 ha perso 20-7 a Vicenza ed è invece tagliata fuori. Quanto al destino della nuova entità sulla quale oggi forse la Fir farà chiarezza (è previsto un comunicato dopo aver prima informato il Board della Celtic del segreto di Pulcinella), lo stesso Melegari conferma di aver sentito in passato la voce che porta nel Bresciano. In effetti prende piede l’ipotesi di Calvisano quartier generale e luogo di allenamenti mentre le gare si dovrebbero giocare sempre a Viadana per tutelare gli investimenti della Regione Lombardia. Il presidente della Fir, Giancarlo Dondi, tuttavia, ieri ha affermato di cercare ancora la strada di una nuova società alla quale comunque fornire lo staff gratuito anche per tutelare Treviso. Pare infatti che l’idea sia ancora di sfruttare le strutture del Lavadera Village di Viadana per gli allenamenti (anche per questioni logistiche, visto che i giocatori sono tutti accasati tra Viadana e Parma) mentre le partite non sarebbero giocate solo a Viadana ma anche in altri stadi del Nord Ovest. Compreso il Rigamonti di Brescia dove il 10 novembre l’Italia sfiderà Tonga. Ma sono voci che si rincorrono. Sarebbe ora che la Fir finalmente parlasse, e parlasse chiaro.

Le parole del vice presidente della Fir e presidente del Calvisano, Alfredo Gavazzi.

«Viadana è stata bocciata perché aveva presentato una candidatura non convincente, un po’ un pasticcio. Ora si dovrà costituire una società, una srl controllata dalla Fir e con la partecipazione di altri eventuali soci, che gestirà la seconda franchigia. Bisognerà trovare la sede e lo stadio dove giocherà».

Calvisano sì è candidato per ospitarla.

«Preferisco stare fuori da questa partita- conclude Gavazzi – perché non dicano che mi faccio la franchigia coi soldi della federazione. Ora c’è da risolvere la questione contratti, perché vorremmo che gli ex-Aironi che resteranno nella nuova squadra firmino subito, prima della tournée della Nazionale in America. Poi la società si farà, e gestirà la nuova squadra come deve, nell’interesse della Nazionale».