Difficoltà e passione: Roma riparte

Valerio Vecchiarelli per Il Corriere della Sera Roma

Piano piano la tela bianconera prende forma. C’è molto da rammendare per mettere qualche toppa ai buchi creati dagli ultimi anni della gestione di Paolo Abbondanza, ma al termine di questa settimana finalmente il progetto Rugby Roma 1930 vedrà la luce. Il presidente Sandro Missori guida la cordata di ex giocatori e nuovi «pasionari» che hanno voluto gettare un’ancora di salvataggio al più prestigioso club della Roma ovale, Umberto Montella e Marco Gabrielli stanno lavorando per dare una fisonomia alla struttura tecnica, l’avvocato Andrea Rossi si occupa di tutte le beghe legali, il resto è una sorta di azionariato popolare che viene richiesto a chi ha a cuore la vecchia maglia bianconera.

Venerdì il gruppo ha preso possesso del campo delle Tre Fontane, aspettando la consegna ufficiale della gestione da parte del Comune: «Ma lì ci sono 500 ragazzi, noi ci siamo impegnati per iscrivere la squadra al campionato di Eccellenza, credo che quello sia un passaggio obbligato», dice Umberto Montella, una delle anime dell’operazione salvezza. Nell’aria c’è una netto ridimensionamento di quell’idea di professionismo che ha rovinato il rugby italiano, fino a portarlo a una difficile crisi economica: allenamenti la sera per dar modo ai giocatori di fare altro per guadagnarsi da vivere, una politica di rimborsi spese accorta, 2 0 3 stranieri di grande nome intorno a un importante allenatore e poi la conferma del gruppo che quest’anno, tra mille difficoltà, ce l’ha messa tutta per tirare avanti con dignità. In partenza, però, ci sono Persico, D’Apice, Boscolo, Pavan, Saccardo, Cicchinelli e Rawson e allora se ci saranno soldi da spendere, saranno messi tutti sul settore giovanile. Per adesso tanto lavoro oscuro, anche se c’è un campionato da affrontare e una lunga stagione da inventare.

Cavinato e Calvisano, oggi la presentazione

Eugenio Barboglio per Brescia Oggi

A lui è legato il primo successo, dei due, del Calvisano nel campionato italiano di rugby. Quello con ancora tutte le migliori dentro, quello prima dell’era nella quale la parola franchigia rimandava al massimo al basket Nba e mai si sarebbe pensato che potesse avere un posto anche nel rugby. Invece lo ha avuto, da quando è andata in porto l’operazione Celtic League, sono nati i superclub, le franchigie appunto, e il campionato di Eccellenza o Super 10 ha perso Treviso e Viadana e non è più stato lo stesso. Meno eccellente e meno super di quando lo vinse Andrea Cavinato.
Appunto di Cavinato parliamo, il tecnico di quel primo scudetto, la felicità più pura, perché la prima, che si sia provata nella Bassa del rugby. Quel 25-20 al Treviso, la «sua» Treviso, nel senso di Cavinato appunto, che della capitale della Marca è figlio. Figlio doc, nato nel cuore, nella centralissima piazza Duomo, da una famiglia di rugbisti imparentata con altre di rugbisti (sua mamma è una Casellato, il cognome di tanti giocatori della storia biancoverde), in quegli intrecci e filiere che solo da quelle parti, nella culla del rugby italiano, si possono trovare, ancor oggi.
A sei anni da quel trionfo Cavinato torna oggi a Calvisano. E non è, non può essere, un ritorno qualsiasi, proprio in virtù di quel precedente splendente e ancora impresso nella memoria, ma non irripetibile poiché la società dei Gavazzi e dei Vaccari, dei Vigasio e dei Casali la bissò tre anni dopo con alla guida un francese con il cognome da druido di Asterix: Marc Delpoux. Non più con Cavinato, lo «Special One» degli allenatori di rugby, come lo definiranno più tardi per via del suo “caratterino” che è notorio nell’ambiente e che lui è il primo a riconoscere: «Non sono facile da gestire, sono un terremoto», confessò la notte del trionfo di Padova.

ANDREA SE ne era andato da Calvisano due anni prima, dopo la sconfitta nella finale disputata ancora con la Benetton Treviso dell’amico ed ex giallonero Craig Green. «La responsabilità era mia» ammise allora nel dopogara del monzese stadio Brianteo, sapendo già che l’avventura nella Bassa non avrebbe avuto un seguito, era al capolinea. Che un nuovo assalto al cielo, se gli fosse ricapitato di ritentarlo, non sarebbe stato con il club bresciano. Se ne andò a Parma e poi, dopo la rivoluzione Celtic League che ridisegnò (ma succede spesso) la mappa dei campionati nazionali, di nuovo alle giovanili azzurre, dove stava anche quando, nell’estate del 2004 Gavazzi gli telefonò per affidargli le chiavi della sua di rivoluzione: tanti italiani di belle speranze con i quali riuscire dove per quattro volte si era fallito: vincere lo scudetto e raccogliere l’eredità della Concordia Brescia, rimasta irrivendicata per troppo, per trentanni. E il bizzoso architetto veneto ci riuscì, grazie ai ragazzi portati dalla nazionale junior (un’operazione che forse in qualche misura si sta ripetendo) ma anche con la precisione di Fraser, infallibile giustiziere di Treviso, con la fisicità di Ackermann e Ngauamo, con le ultime ma ancora devastanti accelerazioni di Paolo Vaccari, con la fantasia di Griffen, l’unico eroe del Plebiscito che da oggi ritroverà sui campi del San Michele.

ANCHE STAVOLTA il suo percorso arriva dalla nazionale giovanile, che ha appena guidato in un Mondiale junior chiuso con il minimo sindacale di un 11esimo posto che evita agli azzurrini l’esclusione dalla élite giovanile ma conferma che i grandi sono lontani oggi come un tempo. Come forse anche il 47enne figlio di Ennio, mediano di mischia della Treviso degli anni ’50, deve aver detto, senza i giri di parole che la sua indole non conosce, al capo della Fir Giancarlo Dondi in un polemico addio. Non lo sapevamo, ma quello del Brianteo dell’8 giugno di cinque anni fa invece era un arrivederci.

Il sogno del Rovigo è grande, grosso e irlandese

Da Il Resto del Carlino

Un sogno destinato a rimanere tale. Forse, troppo incredibile da essere anche solo preso in considerazione dalla società di via Alfieri. Ma la notizia che il magnifico pilone destro irlandese John Hayes è senza squadra, alimenta i desideri di chi, un campione dalle sue doti, vorrebbe vederlo all’opera non solo in televisione. Il trentottenne giocatore, infatti, non è stato confermato dai Munster, squadra con la quale ha collezionato ben 206 apparizioni negli ultimi anni, ed oltretutto ha anche il contratto in scadenza con la federazione irlandese (terminerà dopo la Coppa del Mondo). Una maglia, quella dei Verdi, che Hayes ha indossato 104 volte, diventando negli anni un’icona per il rugby britannico ed, in particolare, per quello irlandese. Simbolo che, dalla prossima stagione, sarà alla ricerca di una squadra. L’ultima, probabilmente, di una carriera fantastica e costellata di successi. Pilone destro, con grande esperienza anche a livello internazionale, oltre a uomo immagine conosciuto in tutto il mondo. Caratteristiche che potrebbero far comodo alla mischia rossoblu, troppo sofferente anche nell’ultima stagione, magari per regalare al pack rodigino una perla rara nel rugby italiano. Un giocatore, oltretutto, che sarebbe in grado di insegnare ai giovani piloni in rosa tante malizie del mestiere, imparate negli anni durante le tante battaglie affrontate. A smorzare tuttavia i facili entusiasmi è l’ingaggio presumibilmente proibitivo del giocatore. Un ostacolo che farà di Hayes un semplice, quasi impossibile, sogno di inizio estate.

“Solo” un lamento o già un canto funebre? Un bel video per L’Aquila Rugby

Bocchino e Frati, ufficialmente Cavalieri

Dal sito de I Cavalieri Prato

Finalmente e’ ufficiale Filippo Frati entra a far parte dello staff tecnico dei Cavalieri. Attesa la scadenza del 30 giugno, i Cavalieri Estra Prato sono lieti di ufficializzare l’arrivo di Filippo Frati nello staff tecnico pratese.
39 anni compiuti un mese fa, Frati ex tecnico dei Crociati vanta un passato di ottimo livello come giocatore (con 4 presenze anche in nazionale) e come allenatore prima a Noceto e poi dopo la fusione con i Crociati, con cui ha scalato i campionati fino alla promozione in Eccellenza l’anno scorso. Quest’anno ha guidato al quarto posto in classifica i Crociati Parma, confermandosi tecnico giovane ma di ottimo livello.
Nel momento dell’ufficializzazione di Frati, la societa’ vuole salutare e ringraziare per il lavoro svolto, per la competenza, ma anche per l’umanita’ e la disponibilita’ che ha sempre dimostrato Fabio Gaetaniello, con la speranza che in un futuro prossimo le strade dei Cavalieri e di Fabio possano ricongiungersi di nuovo. 

I Cavalieri ingaggiano Bocchino. Primo importante colpo di mercato per i tuttineri pratesi che hanno firmato il mediano di apertura della nazionale italiana ed ex Viadana Riccardo Bocchino. Acquisto importante per i tuttineri del presidente Fabrizio Tonfoni che con la conferma di Wakarua e di buona parte dei trequarti e l’acquisto di Bocchino hanno un reparto di ottimo valore. Lo staff tecnico pratese sta comunque lavorando per completare tutti i reparti con giocatori in grado potenziare la squadra che tanto ben ha fatto in questa seconda storica stagione in Eccellenza e prima nelle Coppe Europee.