Rugby e combine, un rapporto inesistente. Quasi.

Il doping nello sport rimane il fenomeno di maggior rilievo, rappresenta in fatti quasi il 96% dei casi di frode. Le combine sportive rappresentano invece il 3%, solo la metà (l’1,63%) sono legate alle scommesse; mentre l’abuso di informazioni riservate è all’1,5% circa. In altri termini, i casi di doping accertati sono 35 volte quelli di combine, addirittura 60 volte quelli di combine legate a scommesse. Lo dice una ricerca condotta dal CIBS (International Centre for the Business of Sport) della Coventry University e commissionata da Remote Gambling Association (RGA), European Gaming and Betting Association (EGBA) e European Sports Security Association (ESSA).

La ricerca si basa su un unico database in cui sono stati raccolti 2.089 casi di frode sportiva accertati tra il 2000 e il 2010. I casi di doping accertati sono 1998. Quelli di combine invece sono appena 57 (di cui 33 legati alle scommesse, 22 quelli determinati da altri fini), la maggior parte dei quali verificatisi in Europa (30 casi) e in Asia (19). Per quanto riguarda l’Europa, 21 casi riguardavano il calcio (13 quelli legati alle scommesse); seguono le corse ippiche (4 casi tutti legati alle scommesse). Si è registrato un caso ciascuno per basket, corse motoristiche, rugby e tennis, ma solo per quest’ultimo sport la combine era legata alle scommesse. I paesi europei maggiormente esposti si sono rivelati la Gran Bretagna (4 casi di combine legate alle scommesse e 1 non collegato al gioco) e l’Italia (3 casi di combine legata a scommesse e 2 non collegati al gioco); segue la Germania (rispettivamente 2 e 2 casi).

Aironi verso i Tigers con un nuovo sponsor

dall’ufficio stampa Aironi

Il vice presidente degli Aironi Stefano Cantoni, l’head coach Rowland Phillips e il capitano Marco Bortolami hanno rappresentato la franchigia a Parigi in occasione della presentazione ufficiale dell’Heineken Cup.
Il primo appuntamento per i nero-argento è in programma sabato pomeriggio alle 14,30, quando allo stadio Brianteo di Monza si aprirà la fase a gironi con la sfida ai vice campioni d’Inghilterra Leicester Tigers guidati dal pilone azzurro Martin Castrogiovanni.
“E’ un momento importantissimo della stagione – spiega Marco Bortolami – perché il livello dell’Heineken Cup, e in particolare del nostro girone, quest’anno è altissimo. Credo sarà una sfida grandissima che la squadra dovrà affrontare nel migliore dei modi. Iniziano contro un avversario molto solido che lascia poco a chi li affronta. Dovremo fare una partita perfetta a livello tattico e a livello fisico, perché dovremo fronteggiarli sulla fisicità che è la prima qualità di tutte le squadre inglesi”.
Oltre ai Tigers, nel girone degli Aironi sono inseriti anche gli irlandesi dell’Ulster e i francesi del Clermont: “Sono tre squadre che puntano a vincere l’Heineken Cup, già questo spiega bene la sfida che ci troveremo davanti. La prima partita a Monza sarà una grande occasione anche per tutti i nostri tifosi, per cui credo che la squadra debba essere cosciente dell’impegno che avrà di fronte e di dover fare 80 minuti di battaglia all’ultimo sangue per fronteggiare gli avversari”.
A Monza si va verso il tutto esaurito, che vorrebbe dire 10mila spettatori e il nuovo record per una partita di Heineken Cup in Italia: “Diecimila persone sono uno stimolo e una responsabilità in più. Spero siano uno stimolo per la nostra squadra, che trovi ancora più energie di quelle che è riuscita a mettere in campo fino ad ora, perché sarà un incontro durissimo a livello tattico che fisico e di motivazione. Spero sia una grande festa prima di tutto e sono sicuro che gli Aironi si dimostreranno all’altezza, coscienti dell’importanza dell’impegno che abbiamo di fronte”.
L’anno scorso in Heineken Cup arrivò la prima storica vittoria nella breve storia della franchigia, con il successo sul Biarritz (all’epoca vice campione d’Europa). “L’obiettivo di quest’anno – conclude Bortolami – è quello di prendere al volo le opportunità che ci capiteranno, proprio come accaduto l’anno scorso. Dobbiamo però anche essere realisti e non farci illusioni perché giochiamo contro tre squadre che non commetteranno errori di presunzione. Certo è che dovremo giocarci le nostre chance, scendere in campo fin dal primo minuto dando il 100% per creare le condizioni per ottenere un risultato importante. In pochi l’anno scorso avrebbero scommesso sulla nostra vittoria contro Biarritz, per cui credo dovremo entrare in campo con la stessa determinazione e provarci, perché se l’opportunità sarà lì, dovremo coglierla”.

Sarà Azimut il main sponsor degli Aironi per le sei partite della fase a gironi di Heineken Cup.
Il logo del gruppo finanziario comparirà sulle maglie azzurre degli Aironi a partire dalla sfida di sabato prossimo allo Stadio Brianteo di Monza contro i vice campioni d’Inghilterra dei Leicester Tigers che inaugurerà il cammino della franchigia italiana nella massima competizione rugbystica europea per club.
Un legame, quello tra Azimut e gli Aironi, che nasce da qualità e valori condivisi. Azimut si identifica infatti per la propria indipendenza sul mercato, per la centralità del cliente, la semplicità dei propri prodotti ma anche la stabilità del management, la velocità con cui è necessario muoversi sul mercato, l’obiettivo di una crescita continua. Valori che possono essere accostati agli Aironi, realtà giovane nata proprio per confrontarsi con il meglio del rugby europeo e far crescere i giovani talenti della palla ovale italiana.
Azimut è a fianco degli Aironi già dalla passata stagione e proprio sabato scorso ha scelto le strutture degli Aironi – il centro tecnico Lavadera Village e poi lo Stadio Zaffanella – per ospitare la convention dei propri promotori.

Crusaders e Rebels in mischia a Singapore

Che ne dite di un Crusaders-Rebels in quel di Singapore? E’ quello a cui stanno pensando le due franchigie di Super Rugby. In realtà più che parlare stanno ormai quagliando, visto che lo stesso chiefs executive dei Melbourne Rebels, Steve Boland, ha fatto sapere di avere già firmato dei contratti con il promoter di Singapore. Il problema quindi è il quando, se già nel 2012, ma per il 2013 e 2014 la cosa è pressoché certa. Dettaglio importante: si tratta di un test di preparazione al Super Rugby, una “amichevole” quindi, non della gara valevole per il torneo per club più importante dell’Emisfero Sud.

E il Consiglio confermò (o quasi): l’Italia vestirà azzurro Adidas

E’ un segreto di Pulcinella, tutti lo sanno e nessuno lo conferma ufficialmente. L’Italia cambierà sponsor tecnico, entrando nella famiglia Adidas. Il logo di Robe di Kappa rimarrà sulla maglia dell’Italia fino al 30 giugno 2012 (in pratica per tutto il tour estivo).
Un cambio che segna l’ingresso dell’Italia nel club di Argentina e – soprattutto – All Blacks. Intendiamoci, il Consiglio Federale di ieri non ha ufficializzato nulla, perché ancora non può farlo. Ma le cronache ci dicono che se n’è parlato e che la conferma dai piani alti è arrivata.
Ciao Kappa, benvenuta Adidas!

RWC 2011: tra successo sportivo e flop economico (ma non per gli All Blacks)

Io ne avevo parlato in maniera più sarcastica qualche giorno fa prendendola anche più alla lontana. Giacomo Bagnasco de Il Sole 24 Ore invece snocciola i freddi numeri.

(…)la vittoria finale frutterà sicuramente entrate significative per la Nzru, la federazione neozelandese, adesso in grado spingere ancora più a fondo sull’acceleratore dell’appeal di quella che era già di gran lunga la squadra di rugby più famosa del mondo; mentre l’International rugby board (cioè la federazione internazionale) conclude la manifestazione con un incasso ben più modesto rispetto all’edizione di Francia 2007.
Né l’una né l’altra delle facce di questa medaglia possono sorprendere. Rispetto a quattro anni fa, la competizione si è svolta in un Paese che conta 4,5 milioni di abitanti (contro i 65 milioni della Francia), è decisamente lontano da quasi tutto il resto del mondo e, per di più, ha un fuso orario che non favoriva certo audience straordinarie per i mercati televisivi europei, quelli più importanti per la palla ovale. Dai 350mila visitatori stranieri nella nazione transalpina si è scesi ai 100mila che hanno raggiunto la Nuova Zelanda. Logico che ne abbiano risentito le entrate da merchandising e da pacchetti “hospitality”, così come è facile presumere che anche dai diritti tv e dalle sponsorizzazioni siano arrivate somme meno consistenti. L’Irb pensava di realizzare un surplus netto inferiore del 25% rispetto ai 122,4 milioni di sterline totalizzati nel 2007. In realtà, le cose sono andate anche peggio: la cifra incassata, secondo le prime stime, arriva a 80 milioni di sterline, con una perdita che sfiora il 35 per cento.
Perciò, se si parla della riuscita sul piano organizzativo è più che legittima la soddisfazione del presidente uscente Bernard Lapasset (che punta alla riconferma ma se la deve vedere con l’inglese Bill Beaumont). Se invece il discorso si sposta esclusivamente sui soldi, è chiaro che qualche problema c’è. L’Irb ricava dalla Coppa del mondo il 95% dei suoi introiti e, chiaramente, il ridimensionamento degli incassi avrà ripercussioni negative anche sugli investimenti effettuati a favore del movimento su scala planetaria. Non per niente, i dirigenti dell’organismo internazionale si sono cautelati per tempo scegliendo due sedi “forti” dal punto di vista finanziario sia per il 2015 sia per il 2019 (quando il torneo esordirà in Asia, precisamente in Giappone, che garantisce presenze di appassionati e soprattutto l’interesse di numerosi sponsor, anche locali).
Fra quattro anni, invece, si va in Inghilterra, con uno sconfinamento in Galles per giocare anche al Millennium Stadium di Cardiff: già prenotati gli impianti più capienti, compresi i templi calcistici di Wembley, a Londra e dell’Old Trafford, a Manchester. Si punta alla cifra record di 3 milioni di spettatori sugli spalti. Un numero più che doppio rispetto al milione e 400mila biglietti venduti in Nuova Zelanda e decisamente più alto anche del primato attuale, che è stato stabilito in Francia con 2,2 milioni di presenze. La vendita di biglietti è stata l’unica fonte di entrate per il comitato organizzatore neozelandese. In cassa è arrivato l’equivalente di circa 155 milioni di euro, a fronte di 175 milioni di euro di spese. I 20 milioni di rosso saranno ripianati per due terzi dal Governo e per un terzo dalla federazione. Su un fronte più generale, comunque, uno studio indipendente commissionato durante il torneo da MasterCard (uno dei partner della manifestazione) ha quantificato in 435 milioni di euro i benefici economici diretti per la Nuova Zelanda e in circa 1,2 miliardi le ricadute positive più a lungo termine.
Quanto alla federazione, non viene da un momento particolarmente florido. Ha chiuso il bilancio 2010 con un passivo di 5,5 milioni di euro (di cui 3,7 milioni per spese collegate alla Coppa del mondo) e sicuramente sconterà nel 2011 la mancanza di una classica fonte di guadagni, quella originata dalla tournée europea che si svolge normalmente a novembre e che, com’è ovvio, quest’anno salterà. Steve Tew, ceo della Nzru, si è spinto addirittura a minacciare la mancata partecipazione della Nuova Zelanda ai prossimi Mondiali se la ripartizione dei fondi da parte dell’Irb non terrà presente questo fattore. Una cosa francamente poco sportiva. Mike Miller, suo pari gradi in seno alla federazione internazionale, ha risposto, abbastanza piccato, che nessuno è indispensabile… (…)

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