Pensieri a caldo e domande: un po’ di cose sul caso-Aironi

La botta a caldo è molto forte. Morti gli Aironi, o quasi. La teoria ci dice infatti che se Melegari e soci dovessero recuperare un nuovo sponsor entro il 25 aprile la franchigia viadanese potrebbe anche rientrare dalla finestra, ma credo che sia un esercizio di pura filosofia.
Dunque due anni di vita, solo due anni di vita per tornare al punto di partenza. Ho parlato con un paio di consiglieri che hanno partecipato all’incontro di Parma (non chiedete i nomi, Top Secret) ed entrambi mi hanno confermato che l’atmosfera è stata “costruttiva” e “positiva”. Che le difficoltà della franchigia era esclusivamente – e dici poco – economiche e che le richieste non erano ricevibili da parte della FIR anche per motivi di convenienza e di correttezza: la federazione, questo il ritornello, non può aiutare gli Aironi e non Treviso, anche se il Benetton non versa in acque agitate.
La domanda che tutti si fanno è: ora che succederà? Il 25 aprile è solo poco più in là di dopodomani, presentare un progetto serio e concreto è difficile, quasi impossibile. Voci già iniziano a circolare: si riparla di una cordata romana per dare vita a quei Pretoriani prima ammessi e poi bocciati due anni fa. Altri rumors riportano il baricentro della questione attorno a Parma. Altre ancora più a nord, verso Milano.
Credo che in queste due settimane abbondanti ne sentiremo e vedremo delle belle.

Alcune cose però vanno dette. Intanto la tempistica: i bilanci di Benetton e Aironi sono stati chiusi a gennaio, la situazione alla fine di quel mese era già chiara. Che senso ha tirare per le lunghe fino ad aprile? Io, vista proprio la tempistica mi aspettavo una soluzione diversa, mi aspettavo già da oggi l’annuncio della presa in carico da parte della FIR della franchigia. La federazione poteva farlo, ma ha preferito probabilmente prendere una via più larga e che depotenziasse le probabili polemiche che avrebbero seguito quell’opzione.
Annunciare un bando per un impegno economico così gravoso e con così pochi giorni equivale a giungere quasi certamente alla opzione di scorta, chiamiamola così, alla franchigia federale. E forse è proprio lì che si voleva arrivare, fin dall’inizio.
Magari le vicende che dovrò raccontare da qui al 25 aprile mi smentiranno, ma non ci scommetterei.
E infine una piccola domanda: che fine farà Viadana? Andrà in Eccellenza? Sparirà?

Ufficiale, nuovo bando per gli Aironi. Le decisioni del Consiglio Federale

dall’ufficio stampa FIR

Si è riunito oggi a Parma il Consiglio Federale della FIR presieduto da Giancarlo Dondi.

Il Consiglio, in apertura di lavori, ha respinto all’unanimità le dimissioni del vice-presidente Barzoni.

L’organo di governo del rugby italiano ha successivamente esaminato la situazione degli Aironi Rugby, ritenendo suo malgrado di non poter accettare le richieste economiche della franchigia – oltre quanto già messo a disposizione dalla FIR – per proseguire l’attività.

Il Consiglio ha pertanto disposto all’unanimità la revoca della licenza di partecipazione alla franchigia Aironi Rugby dal Rabodirect PRO12 al termine della stagione sportiva in corso.

E’ stato conseguentemente approvato un nuovo bando di partecipazione volto ad identificare una nuova entità sportiva per la partecipazione al Rabodirect PRO12.

Il bando, di imminente pubblicazione, prevede come termine ultimo per la manifestazione di interesse il 25 aprile 2012.

Il Consiglio ha altresì deliberato che in mancanza di adeguate candidature, la FIR per ottemperare agli impegni assunti nei confronti del Rabodirect PRO12, parteciperà temporaneamente con una squadra a gestione federale.

 

Aironi, Treviso e FIR: sul rischio di ballare da soli

E’ il giorno degli Aironi, del Consiglio Federale che a pochi chilometri da Viadana – si tiene a Parma – dovrà decidere del destino immediato della franchigia lombardo-emiliana. Salterà fuori l’eroe dell’ultimo minuto (leggi uno sponsor) che salverà i nostri prima che la casa venga distrutta dal fuoco? Difficile. Melegari ritira le dimissioni che sono già sul tavolo? Mah… La FIR accetterà le richieste che arrivano dagli Aironi? Quasi fantascienza.
Un nuovo bando ripartendo da zero? E quali sarebbero gli sponsor disposti a intervenire?Non ci credo.
La franchigia federale? Sbaglierò, ma è l’ipotesi più probabile e la più semplice da mettere in piedi. Entra la federazione che decide il da farsi e stop.
Certo il presidente Dondi ha detto che di franchigia federale non ne vuole sentire parlare ma che se necessaria lo farebbe per un periodo di tempo limitato. Che per un politico navigato come l’attuale presidente FIR è quasi un annuncio. Poi sul “temporaneo” si può discutere: per mezzo secolo i discendenti dei Savoia non hanno potuto fare rientro in Italia per la XIII Norma TRANSITORIA della Costituzione. Transitoria, temporanea. Il concetto di tempo può diventare molto labile.

Il problema però in realtà è un altro e sta più a nord. Il problema vero è il rapporto con Treviso, vero asse politico del rugby italiano, perché oggi ovviamente si parlerà anche di quello. Perché Benetton e Aironi sono sulla stessa barca e pur con alcune differenze chiedono le stesse cose. Soprattutto di sedersi attorno a un tavolo in maniera collegiale, visto che per due anni non è mai successo. Per discutere, confrontarsi, magari litigare, comunque dirsi le cose in faccia e non solo attraverso comunicati sibillini.
Oggi si parla di Aironi guardando a Treviso, perché alla fine la domanda è semplice: che farebbe Treviso se dovesse avere a che fare con una franchigia federale apertamente “nemica” sul piano politico? Una franchigia federale – come concetto generale – ci può stare benissimo ma in presenza di regole certe e condivise, con un certo respiro di tempo e che mettano sullo stesso piano il pubblico e il privato, diciamo così. Che però non è esattamente lo scenario che andrebbe a comporsi al di qua delle Alpi. E se la federazione alla fine si trovasse a ballare da sola?

No al palloncino, Scott Palmer (ex Treviso) a processo

Fabio Poloni per La tribuna di Treviso

Si rifiuta di sottoporsi all’alcoltest: Scott Palmer a processo. Il codice della strada lo ha placcato durissimo: dire «no» al cosiddetto palloncino ha portato il rugbista neozelandese, quattro volte campione d’Italia con la maglia del Benetton Treviso, alla denuncia per violazione dell’articolo 186 del codice della strada. Ieri mattina si è aperto il processo a suo carico: il gigante rischia una multa da 1.500 a 6.000 euro e l’arresto da sei mesi a un anno.
Non soffiare nell’etilometro non è affatto una strategia vincente: il comma 7 dell’articolo
186, infatti, equipara il rifiuto alla rilevazione di un tasso alcolico superiore a 1,5. In pratica, il massimo della stangata. Palmer, 34 anni, è stato fermato da una pattuglia lungo la strada jesolana. Era al volante, da solo. Alla vista dell’alcoltest, però, il colosso neozelandese (un metro e 93 per oltre un quintale di peso) si è rifiutato di soffiare. Non è un buon
modo per evitare multa e denuncia, anzi: Palmer è finito a processo, che si è aperto ieri in
tribunale a Treviso. Palla lunga rinviata dalla giustizia: dovranno essere sentiti come testimoni gli agenti che hanno fermato il rugbista, si torna in aula fra quasi un anno, il primo febbraio del 2013.
Nato in Nuova Zelanda e cresciuto rugbisticamente nell’Auckland, Palmer è arrivato in Italia nel 1999, ingaggiato dal Silea (oggi San Marco). Nel 2002 il grande salto: Palmer approda al Benetton. Rimarrà in biancoverde per sei stagioni, vincendo quattro scudetti,
una coppa e una supercoppa italiana. A fare notizia, oltre alla sua potenza in campo, era
sato anche un suo flirt con Elisabetta Canalis. Una storia mai ufficializzata, ma finita
sulle pagine di tanti rotocalchi di gossip. Galeotto fu, si disse all’epoca, un incontro in occasione della festa di Natale 2004 della Benetton Treviso, festa di cui la splendida ex velina era madrina.

Treviso (i giocatori) trema. Ovvero, quando Vittorio Munari si incazza

da La Tribuna di Treviso, Andrea Passerini

«Adesso dovete dimostrare, in queste tre partite che restano, di essere all’altezza della Celtic, ancor prima che a vincere, come pure sarebbe negli auspici di tutti. Senza pensare alla prossima stagione, ai contratti, al futuro». Non sono le parole testuali, ma il discorso di Vittorio Munari ieri ai giocatori del Benetton, subito dopo la seduta tecnica di Smith sul match, è stato chiarissimo.
La società non ha gradito, più che la sconfitta di Swansea, il modo in cui è maturata. E ha
provveduto ad inviare ai giocatori – ma era presenta anche lo staff- un messaggio esplicito. A tre match dalla fine, il Benetton è nono in classifica, ma non vince dal 31 dicembre 2011. E se è vero che per molti aspetti è migliorato, in questa seconda stagione, nello stare in campo – non più tariffe salate, a parte appunto Swansea – è andato indietro nel gestire i momenti importanti dei match, fra vantaggi gestiti e occasioni fallite.
Sarà anche per questo che Munari ha chiamato in causa, per il match di sabato, la squadra per quanto visto in campo a cominciare dalla mischia ma coinvolgendo anche gli altri reparti, le indiscrezioni – nessuno aveva tanta voglia di parlare, ieri – dicono che abbia citato
espressamente il pacchetto perché dopo il primo ingaggio assolutamente perfetto abbia poi
perduto tutti gli altri ingaggi del match, finendo sistematicamente sotto. «E sapete quanto a
me piaccia la mischia…» avrebbe aggiunto per stemperare il momento. E ancora ha sottolineato i primi 5 punti d’incontro in campo aperto, fra avanti a trequarti, nessuno dei quali è stato favorevole ai leoni, fra «in avanti», placcaggi subiti o palloni usciti dalla parte dei gallesi.
«Non penso sia un problema fisico, ma mentale, a questo punto» avrebbe poi concluso Munari ricordando che l’alto livello della Celtic chiede ai giocatori di dare il 101% anche quando non si è nemmeno al 1000%». Un invito palese a mostrarsi degni del livello della Celtic, senza alibi alcuno. Quanto a società e staff, Munari ha parlato anche della sfida del club, al secondo anno in Celtic, fra problemi di dialogo con la Fir e dimensioni reali del movimento italiano, dove poter attingere le risorse per il futuro.