“Qualche amico rugbista starà forse aspettando al varco questa rubrica per un’altra spremuta di bile, da vomitare poi eventualmente nei commenti qui sotto. Come, con fin troppa grazia, la scorsa settimana. Spiacenti se resteranno delusi, ma abbiamo una mezza idea di parlare d’altro: un conto è dire cose dopo una vittoria storica come quella sulla Francia, altro è dopo una sconfitta che vale l’ennesimo mestolo della collezione. Torneremo eventualmente sull’argomento ovale quando si vincerà, quindi, a occhio e croce, alla metaforica scomparsa del prossimo pontefice. Ci limitiamo ad osservare sommessamente che il “bravi tutti, sempre e lo stesso”, vale solo dalle nostre parti: in paesi un po’ più evoluti con la palla ovale, i risultati contano eccome. Dare un’occhiata alla stampa inglese della domenica, dopo la sconfitta della Rosa in Irlanda che pure non ha impedito la vittoria del torneo”.
Così Carlo Genta, giornalista di Radio 24, torna sull’argomento-rugby dopo un articolo che la scorsa settimana aveva fatto un certo rumore nel mondo degli appasionati di palla ovale.
Mi sono anche scaricato i podcast delle ultime due puntate della sua trasmissione “A tempo di sport” (scusa Carlo, ma non sempre riesco a sentirti in diretta. Vale uguale, no?).
Ed ascoltando quanto detto davanti ai microfoni e quanto scritto su il sito de Il Sole 24 Ore rimango della mia opinione. E cioè che tu, Carlo, abbia di questo mondo una idea piuttosto limitata. Niente di male, ognuno si sceglie i suoi ambiti e le sue passioni. Ci mancherebbe. Però bisognerebbe mantenere quella freddezza che ci rende consci dei nostri “limiti”. Un esempio: io mi posso fare una idea di dove stia andando il movimento cestistico italiano. Ma seguo poco, non conosco quel mondo, so che le mie sarebbero opinioni in qualche modo molto parziali. Agisco quindi di conseguenza.
Il tuo errore, se si può definire così (comunque è la cosa che a me fa arrabbiare), è quello di fare cadere dall’alto sentenze che hanno un brutto retrogusto di arroganza. Del genere “adesso vi spiego io come vanno le cose”. Ora capisco che per chi fa il nostro lavoro questo sia un rischio piuttosto diffuso. Però basta fare un po’ di attenzione. E rendersi conto – scusa se mi ripeto – dei propri limiti. Il punto non è quello che dici, ma soprattutto il “come”. Quei silenzi, quei sorrisetti malcelati sono veramente fastidiosi e fanno leggere le tue critiche sotto una luce diversa. Quella della maleducazione. Dire le stesse cose ma con un tono meno saccente ti risparmierebbe un sacco di critiche. E non sarebbe nemmeno brutto.
Continui a battere il chiodo sul rapporto inversamente proporzionale tra successi economici e successi agonistici del rugby. La cosa è ovviamente stupefacente se si applicano i comuni schemi. Lo diventa molto meno se uno si prendesse un briciolo la briga di conoscere un po’ di più un mondo “altro” (magari facendosi accompagnare da un bravissimo giornalista come Giacomo Bagnasco). O almeno di farlo se lo si vuole criticare in maniera così poco elegante ed educata (aggiungerei alla tua equazione di sorpresa anche un altro elemento: le 35-40mila persone che puntualmente corrono a riempire gli spalti quando gioca la nazionale. Chiamale poche).
Infine vorrei segnalarti una cosa: nel 2010 la nazionale di calcio ha incontrato nell’ordine Camerun, Messico, Svizzera, Paraguay, Nuova Zelanda, Slovacchia, Costa d’Avorio, Estonia, Isole Far Oer, Irlanda del Nord, Serbia, Romania e Germania (nel 2011). A parte l’ultima nessuna – ripeto, nessuna – delle altre squadre ci è davanti nel ranking mondiale. La più vicina è la Slovacchia (22a), a fronte del nostro 11° posto. Bene, solo tra novembre e questo mese di marzo l’Italrugby ha incontrato 8 squadre (Argentina, Australia, Fiji, Irlanda, Inghilterra, Galles, Francia, Scozia) e tutte le erano davanti nella classifica mondiale. Due vittorie e 6 ko, vero, ma a giocare con i migliori succede.
L’Italia del calcio ha vinto solo con Serbia (a tavolino), Far Oer ed Estonia. La mia domanda è molto semplice: se avesse giocato con squadre più avanti nel ranking quali credi che sarebbero stati i risultati? E pensi che avresti usato lo stesso sarcasmo un po’ sguaiato che usi per altre discipline? Io scommetto di no.
Ps: mi auguro tu non voglia considerare questo mio scritto come “un’altra spremuta di bile da vomitare”. Mi basterebbe quello. Figuriamoci avere una qualche risposta…
Ciao
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