Credo si possa dire senza timore d’essere smentiti che l’atmosfera che circonda le Zebre non sia delle migliori. Parlo degli appassionati italiani e anche degli addetti ai lavori. Attorno alla nuova franchigia c’è una sorta di “attesa depressa”, un speriamo-non-piglino-troppi-schiaffi-ma-sarà-difficilissimo.
Le condizioni in cui sono nate le Zebre certo non aiutano, la formazione della rosa poi è andata decisamente meno liscia di quanto ci si aspettasse (Masi, Furno, Romano, D’Apice, Staibano: tutti nomi dati per certi e che poi hanno scelto altrimenti) e pure sui metodi di arruolamento si è molto rumoreggiato. I tifosi poi hanno ancora il dente avvelenato e non sono pochi quelli che non esitano a definire un assassinio premeditato quello commesso ai danni degli Aironi. Sulla vicenda – va detto – nessuna delle parti in causa può dirsi scevra di colpe e alla stessa maniera nessuna l’ha finora raccontata tutta. Ma questo è il passato, al massimo una parte dell’oggi.
Perché questi giorni stanno rivelando anche un altro aspetto che sui giornali e sui media non finisce, ma che è giusto portare alla luce: il clima interno alla squadra – nonostante tutto quello che ho scritto prima – è splendido. Una situazione che mi è stata confermata da più fonti, alcune totalmente disinteressate e se vogliamo anche poco “simpatizzanti” nei confronti delle Zebre.
I ragazzi sono entusiasti e gasatissimi, sanno che fanno parte di un progetto che può diventare qualcosa di importante e prenderne parte fin dall’inizio regala loro stimoli forse inattesi. Sanno di giocarsi un anno potenzialmente decisivo per la loro carriera e paradossalmente – ma forse non troppo – la mancanza in rosa di tanti “senatori” aumenta a dismisura spazi e responsabilità. Un’atmosfera molto bella per nulla scontata, viste le premesse descritte sopra.
Ora sarà compito del duo Gajan-Troncon e di tutto lo staff delle Zebre non disperdere e gestire al meglio questo patrimonio inaspettato di entusiasmo. Un carburante necessario ma pur sempre un carburante e quindi infiammabile: senza entusiasmo non si va da nessuna parte, ma porta con sé la tendenza a strafare. E passare dalle stelle alle stalle può essere cosa assai rapida, soprattutto se si lavora con del “materiale” (leggi giocatori) giovane e inesperto. Due brutti ko possono bastare per mutare di colpo l’atmosfera. I ragazzi devono sapere che l’annata sarà durissima, inutile raccontarsi bugie, ma che se riescono a uscirne a testa alta… beh, allora comincerà una storia tutta da raccontare.
Mese: luglio 2012
Super Rugby: gli highlights dell’ultima giornata di regular season
bulls lions
Kirwan ce l’ha fatta: è il nuovo head coach degli Auckland Blues
Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli. Così nel 1783 Vittori Alfieri scriveva a Ranieri de’ Calsabigi. Ma l’autore potrebbe essere anche John Kirwan, che anche lui quando si mette in testa una cosa…
JK ce l’ha fatta: è lui il nuovo head coach degli Auckland Blues.
Prende il posto di Pat Lam dopo una stagione davvero disastrosa per la franchigia neozelandese. L’ex ct di Italia e Giappone ha firmato un contratto di due anni: “Sono onorato e felice – ha detto Kirwan – é un momento eccitante ed emozionante. Spero di iniziare una nuova era di innovazioni e successi”.
L’ex ala All Blacks non si è però fermato qui: “Sono emozionatissimo di tornare ad allenare in Nuova Zelanda. Auckland è casa mia e io sono orgoglioso di essere un uomo-Blues, qui ho iniziato la mia carriera”.
Kirwan ha dovuto superare una agguerrita concorrenza e nelle ultime ore era tornata fortissima l’ipotesi di una conferma di Lam, uomo molto vicino a Graham Henry e che avrebbe dato il via a una rivoluzione lenta e per piccoli passi. I Blues e la NZRU (che paga gli stipendi degli staff tecnici di tutte le franchigie) hanno invece optato per un taglio netto con il passato.
ora per JK inizia una nuova e importantissima avventura, per l’oggi e per il domani: i Blues possono infatti essere la principale porta d’ingresso per il pianeta All Blacks.
Sonny Bill Williams non ci sta: “Non sono un mercenario”
“La gente pensa che ogni volta che il mio manager esce di casa provi a vendermi a chiunque. Ma non è così, è vero l’opposto. La verità è che lui non sa quasi nulla. La verità è che io cerco di dare il meglio che posso sul campo, se poi ci riesco è chiaro che le offerte arrivino di conseguenza”.
SBW cerca di scrollarsi di dosso l’immagine di giocatore attaccato solo ai soldi, sempre pronto a saltare da un contratto all’altro. E lo fa con una intervista a EWN Sport: “In tanti mi criticano perché firmo sempre contratti da un anno, ma in pochissimi pensano alla pressione che questa cosa mi mette addosso: sono praticamente costretto a migliorarmi sempre. Se non gioco bene poi nessuno mi vuole: la gente, prima di esprimersi, dovrebbe considerare il problema nel suo insieme”.
Poi apre di nuovo una finestra sul futuro: “Non so cosa succederà. Di certo so soltanto una cosa: se dovessi tornare in Nuova Zelanda potrei giocare solo con la maglia dei Chiefs, così come se dovessi tornare in Francia non potrei che indossare solo la divisa del Tolone”.
Il giocatore giusto una settimana fa ha annunciato che lascerò la madre patria – e la maglia degli All Blacks – per andare a giocare in Giappone e nella League australiana.

