L’Italrugby in America per ricominciare: sarà rivoluzione?

Fabrizio Zupo per Il Mattino di Padova

(…) Si apre un tour di rifondazione, il ct vuole il suo gruppo. Rompendo le vecchie gerarchie.
Brunel quel che aveva detto a Bologna al suo esordio ha fatto: equilibrio, giovani e staff che rimane sino a dopo al 6 Nazioni, sino a quando «non saprò tutto sugli azzurri».
Un errore al debutto con l’Inghilterra (il cambio in regia), giovani lanciati e confermati (Venditti, il “nostro” North e Morisi) in attesa che dall’Under 20 arrivino gli Esposito, i Campagnaro per fare dei nomi; lo staff sempre più “bleus” con Berot per i suoi tre-quarti e Gajan scelto per la Franchigia federale a cui ha ceduto Troncon, mentre Orlandi dopo vent’anni di azzurro in campo e da coach della mischia, va ad insegnare in aula.
Una “sintonia” tecnica e di rispetto con Smith e Munari della Benetton. Di certo Brunel vuole avere in mano tutto il quadro, usando la Nazionale Emergenti per tenere in caldo a ritmi da Nazionale non solo i “permit player” dell’Eccellenza per le Franchigie, ma veri e propri candidati alla maglia azzurra in ogni evenienza. (…) Non trenta ma novanta azzurri da tenere sott’occhio. (…)
Sereno Marco Bortolami, riportato a nuova vita da Brunel dopo un paio d’anni di sipario
decretato da Mallett. Ha vinto la concorrenza sull’altrettanto tecnico della touche Van Zyl, giocherà a fianco del capitano di Treviso Antonio Pavanello a cui Brunel ha restituito in morale i 2 cm che prima parevano sempre escluderlo. Il padovano sarà capitano contro i Pumas in attesa di Parisse: «È finita la vicenda Aironi con un sospiro di sollievo. Noi giocatori ci siamo trovati nel frullatore nel passaggio fra le due. Ma ora possiamo concentrarci sul gioco. Penso che questo tour assomigli molto a quello di Kirwan nel 2002. Lì si formò il gruppo che ha giocato questi 10 anni. (…)

Rovigo punta i piedi e “dichiara guerra” alla Nuova Franchigia

dal sito del Rovigo Rugby

Due anni fa nel ripartire da zero, con rinnovato entusiasmo, la Femi-CZ Vea Rugby Rovigo Delta riuscì a mettere insieme, nel mese di luglio, una rosa competitiva. Quella che è stata una necessità dettata dalla contingenza non doveva diventare però una pericolosa abitudine e già nel campionato 2011-2012, ed ora in questa fase, i dirigenti si sono mossi con buon anticipo per costruire la squadra da mandare in campo nel successivo campionato.
Negli anni scorsi le franchigie che partecipavano alla Celtic League si erano mosse in anticipo e forti dell’attrattiva che esercitavano hanno disposto dei giocatori italiani facendo il bello ed il cattivo tempo. Con la novità dei permit-player si veniva poi a creare una situazione di ulteriore disagio a carico delle Società di Eccellenza, alle quali non restava altro che prendere atto della situazione ed impostare il proprio lavoro tenendo conto delle disponibilità offerte dal mercato (ma almeno le cose si sapevano prima).
Quest’anno, con il colpevole ritardo con cui si è dato vita alla franchigia di ispirazione federale, il disagio si è fatto imbarazzante e si corre il rischio di vedere vanificato il lavoro svolto.
In questi ultimi giorni i responsabili della franchigia hanno contattato due giocatori del Rovigo (Andrea Bacchetti e Filippo Cristiano) per convincerli ad entrare nella predetta franchigia; in precedenza era stato tenuto lo stesso comportamento con Giazzon.
I due giocatori sono comprensibilmente in difficoltà e combattuti tra l’idea di rispettare la parola data (Bacchetti ha già firmato con Rovigo e Cristiano aveva già raggiunto un accordo di massima) e quella di aderire all’opportunità di fare un’esperienza così importante.
Con molta probabilità le “pressioni” esercitate dai responsabili della franchigia porteranno i due giocatori lontano da Rovigo e ben poco potrà fare La Femi-Cz Vea.
In queste condizioni la Società rimane orgogliosa dei progressi dei propri giocatori e non potrà che prendere atto della situazione, per cui il Presidente Zambelli rimane in attesa di conoscere la destinazione di due giocatori che in maglia rossoblu hanno saputo distinguersi e cercherà di rimediare, alla eventuale loro assenza, dando risposta alle esigenze della squadra cercando, quindi, nuove soluzioni. L’impressione, però, che in tutto questo ci sia qualcosa di profondamente ingiusto, di irrispettoso per il ruolo delle società di base, lascia l’amaro in bocca e mette in risalto la prevaricazione da parte della Federazione che sembra lanciare il messaggio, sbagliato, che il Campionato di Eccellenza non meriti la dignità di annoverare giocatori e sponsor pubblicitari di prima fascia, vera linfa per tutto il movimento giovanile.

Ospreys, radiografia di un successo “proletario”

Antonio Liviero e la sua rubrica “Mischia aperta” su Il Gazzettino

Il volo trionfale degli Ospreys in Pro12 è di quelli tosti. Non è dovuto solo alla stanchezza di un Leinster satollo dopo il trionfo in Heineken Cup. La vittoria dei gallesi viene da lontano.
Nasce dalle ceneri della squadra galattica che ha fatto da prototipo alla nazionale gallese
e che ha conquistato la Celtic League nel 2005, nel 2007 e nel 2010. Quel gruppo si era imborghesito: troppe star sempre più difficili da gestire sia in termini economici che di comportamento. Così durante l’estate, sulle orme di Henson, sono stati lasciati partire i vari Phillips, Hook, Byrne, Collins e Holah. Un vuoto tecnico enorme. Anche perchè la Coppa del Mondo teneva lontani i giocatori più importanti e non era scontato che i giovani fossero pronti a voltare pagina rispetto al rugby fashion delle ultime stagioni. La franchigia ha stabilito allora un paio di regole che hanno fatto discutere e persino sorridere. La prima: vietate le abbronzature artificiali (lampade o creme che siano). La seconda: per poter calzare gli scarpini colorati, ultima frontiera trendy degli sponsor, bisogna aver giocato 50 partite ufficiali con gli Ospreys o in alternativa 12 col Galles. Insomma, guerra aperta al divismo, specie quello precoce.
A novembre è toccato all’allenatore degli avanti Jonathan Humphreys, ex capitano dei
Dragoni rossi, motivare i provvedimenti richiamando la squadra ai valori della working
class. «Vogliamo tornare alla nostra cultura – ha tuonato in un discorso che resterà memorabile -. Questa terra è rappresentata dai metalmeccanici non dagli impiegati di banca. I nostri tifosi non sono elegantoni, non si tingono i capelli né frequentano i centri di bellezza. Vogliamo essere in sintonia con loro. I giocatori guadagnano più degli operai, ma i valori sono gli stessi». (…)
Meno spettacolo e più grinta. Infatti coraggio, determinazione e freddezza hanno reso possibile la rimonta nella finale di Dublino, ripetendo con la squadra operaia l’impresa che due anni prima era riuscita col “dream team”. La mischia ha fatto venir meno una delle piattaforme offensive preferite del Leinster, il combattimento e la pressione in zona di placcaggio hanno fatto il resto ben gestiti da Webb e Biggar, coppia di mediani al di
sopra della media. D’accordo, ci sono state le due mete di Shane Williams, all’ultima partita
con i “falchi”. Ma anche le sue marcature stavolta sono sembrate più di lotta che di
finezza. E poi con la barba plebea che si è lasciato crescere ha dimostrato di aver preso alla lettera il discorso sulle creme autoabbronzanti e le meches. (…)

McKenzie fa la raccolta differenziata dei rumors

Lo schema è questo: Richard Graham lascia i Western Force e va ad allenare i Reds. Ewen McKenzie, attuale coach della franchigia di Brisbane, sale di un gradino e diventa il director of rugby dell’intera Queensland Rugby Union. Tutto questo a partire da fine 2012.
Certo ci sono le voci che vogliono McKenzie indirizzato verso la panca wallabies (a Robbie Deans il contrato scade tra un anno) ma diciamo che lo scenario più probabile è il primo.
Ora in Australia si diffondono nuovi rumors, con McKenzie che andrebbe ad allenare i Waratahs. Lui taglia corto: “Io a Sydney? Queste voci sono solo spazzatura”. Direi che può bastare come risposta…

Lo Stade Francais completa lo staff

Sarà David Auradou il nuovo allenatore degli avanti del club di Parigi. Prende il posto dell’argentino Mario Ledesma. La notizia, già nell’aria da qualche giorno, è ora confermata.
Confermato invece il responsabile dei trequarti Christophe Laussucq.