I Pumas e un ko che mette a nudo il nostro movimento. Ci siamo seduti su un divano?

Credo che lo si possa dire già ora, purtroppo: il tour delle Americhe non potrà che avere un bilancio negativo. Potremo anche battere Canada e Stati Uniti – anzi, dobbiamo farlo – ma non sono quelle due partite che possono dare un segno alla spedizione. E il fatto di battere le due formazioni nordamericane con risultati più o meno larghi è poco più di un dettaglio e due vittorie ora sono davvero il minimo sindacale, con tutto il rispetto per i nostri avversari.
La partita che doveva dare un significato complessivo a questo mese di giugno era quella di San Juan contro l’Argentina e l’abbiamo persa. E perdere con l’Argentina ci può anche stare: loro sono al numero 7 del ranking mondiale, noi all’undicesimo posto (e temo che dopo questo fine settimana la Scozia ci superi), tanto per dire, basterebbe questo. Il punto è come perdi, e noi sabato sera abbiamo perso proprio male.

E il ko di San Juan diventa in qualche modo pardigmatico, simbolico. Ci dice a che punto sta il nostro movimento. Sabato sera abbiamo perso contro una squadra formata da un numeroso gruppo di giovani di belle speranze prese per mano da qualche giocatore di grandissima esperienza. Perché è vero che a guidare i padroni di casa c’erano un certo Contepomi e tal Roncero (a proposito, un pilone 35enne che fa una meta degna di un centro di 25 anni. Questo dovrebbe dire qualcosa sulla nostra difesa…), e che con loro c’erano giocatori che militano in Europa in club importanti (Biarritz, Agen, Sale Sharks, Exeter), ma la maggior parte militavano in club che si chiamano Tucuman, Rosario, SIC, Cordoba, Newman, Belgrano o Pucarà. Il ct argentino Phelan ha infatti deciso che i 24 giocatori che faranno parte della rosa-base del Rugby Championship verranno usati poco o nulla in questo mese di test-match: stiamo parlando di Amorosino, Imhoff, Leguizamón, Figallo, Rodríguez, Lobbe, Bustos, Agulla, Ayerza e Juan Martín Hernández. Giusto per citarne solo alcuni. Quella che ha messo ko l’Italia magari non sarà la “squadra B”, ma di sicuro non la rivedremo molto presto. Certo, anche gli azzurri lamentavano qualche assenza – Parisse su tutti – ma non sono paragonabili a quelle argentine.
Il discorso va però allargato. Tra le grandi del mondo rugbistico il movimento italiano e quello argentino sono quelli con i margini di crescita più ampi. Però uno ha imboccato da tempo la strada giusta e l’altro sembra essersi un po’ smarrito, o forse seduto. Difficile capirne i perché: da una parte abbiamo un’Argentina che nel 2007 arriva terza al Mondiale, quattro anni più tardi arriva ai quarti di finale del torneo iridato, buttata fuori dalla squadra che si laureerà campione. Una partita equilibratissima per un’ora, poi la meta all blacks che rompe l’inerzia (e se vi ricordate l’azione di quella meta i biancocelesti sono arrivati a un niente da un intercetto che avrebbe loro spalancato le porte della marcatura. E oggi parleremo di un’altra storia). Nel frattempo i Pumas hanno costruito una U20 che ai mondiali di categoria in corso in Sudafrica ha battuto nel giro di pochi giorni Francia e Australia. Il tutto senza che la nazionale maggiore abbia mai partecipato in pianta stabile a un qualche torneo di rilievo. Ora lo farà con il Rugby Championship, e per tutti nel giro di 2/3 anni saranno dolori veri.
Vogliamo parlare dei club? Da noi c’è un torneo semi-professionistico o blandamente professionistico e due franchigie che giocano nel professionismo vero. In Argentina ci sono tornei magari importanti (la Copa Personal o l’URBA) ma il professionismo è lontano anni-luce e i giocatori fanno altro nella vita. Di fatto il movimento argentino il professionismo non lo conosce se non nella sua ristretta, ristrettissima, élite. La stessa IRB non fornisce il numero dei tesserati: andate sul sito del board internazionale, cercate le Union, trovate l’Argentina e vedrete segnato uno “0”. L’Italia invece può contare su 71.494 tesserati e 1.103 club. Ora, è chiaro che l’Argentina non è ferma al palo e che nel paese sudamericano il rugby gode di una certa tradizione, però i Pumas possono contare su un bacino demografico che è più ristretto rispetto al nostro per circa 20 milioni di unità. Eppure la loro “produzione” di giocatori è qualitativamente superiore alla nostra. Perché?
Le risposte sono molteplici, ma io credo che il tutto si possa in qualche modo far convogliare in una sorta di mood che il movimento italiano ha preso dopo l’ingresso nel Sei Nazioni. E’ come se si fosse accontentato di entrare nella festa che conta e ora gli basti rimanerci senza grossi patemi e senza grosse ambizioni. Siamo nel gruppo, la cosa ci basta e abbiamo perso “appetito”. Gli argentini invece sembrano avere molta più fame di noi (e alle nostre spalle dovremmo guardarci da nordamericani, romeni e georgiani…). Intendiamoci, non parlo dei giocatori, che quando scendono in campo danno tutto quello che hanno. E Brunel fa quello che può con il materiale che ha in mano.
Il problema sta nella testa, nel cuore e nello scheletro del nostro movimento. La FIR? Certo, ha la “colpa” – a mio personalissimo parere – di aver ristretto la sua visuale solo alla Nazionale, lasciando troppo perdere quello che le sta attorno e che però è quello che dà la linfa (o dovrebbe dare) al gruppo azzurro. Forse ci si è accontentati dell’allargamento numerico del movimento, quasi che dalla quantità dovesse per forza di cose uscire anche la qualità. E un po’ di qualità sicuramente c’è, ma non basta. Non basta perché servono giocatori ma servono anche tecnici, arbitri, dirigenti all’altezza. L’Argentina ha un ct argentino, noi nemmeno ci proviamo ad averne uno italiano. L’Argentina ha la capacità e l’umiltà di chiamare un certo Graham Henry a darle una mano con il suo Alto Livello.
Da troppo tempo poi i tecnici delle nostre nazionali “minori” sono protagonisti di un continuo riassestamento, quasi che con le stesse tessere si continui a cercare di comporre lo stesso puzzle. Che però rimane sempre incompleto. Qua e là si inserisce qualche tessera nuova ma anche qui i risultati non arrivano, anche perché più che un problema di tessere è un problema di puzzle.
La Fir dicevo, certo, ma non è che i club italiano abbiano meno colpe. Ovvio che ci siano delle eccezioni, ma il panorama generale è quello che è. E così i giocatori latitano e i risultati non arrivano. Quando potremo sperare di giocarci un Mondiale Juniores come quello che stanno facendo i Pumitas?
C’è bisogno di una scossa elettrica, di una frustata che percorra tutto il nostro movimento, da capo a piedi. Questione di uomini? Forse, di sicuro questione di obiettivi e atteggiamento. Che i 70mila dell’Olimpico per la Scozia sono un risultato semplicemente sbalorditivo (l’ho scritto più volte), ma dobbiamo rimettere le cose al posto giusto: quei 70mila non sono e non devono essere il risultato a cui tendere, devono essere il riflesso e la logica conseguenza dei risultati ottenuti sul campo. Che latitano da tanti, troppi anni. O ci vogliamo accontentare di 2-3 vittorie l’anno?

46 pensieri riguardo “I Pumas e un ko che mette a nudo il nostro movimento. Ci siamo seduti su un divano?”

  1. Il punto è che ci vorrebbe una visione d’insieme più ampia. Parlo per la mia esperienza: le squadre delle serie inferiori hanno l’obbligatorietà delle Under. Come vengano formate queste Under non è dato sapere e così, guardando i risultati delle serie giovanili, si vede la pochezza del nostro movimento. Squadre che non hanno mai segnato un punto e altre che ne hanno fatti 1000 in poche partite. E non parliamo dei tecnici. Non è colpa dei tecnici, sia ben chiaro, ma non mi ricordo quand’è che una persona qualunque della FIR abbia fatto un giro per capire come stiano le cose e quali sono i problemi delle società e come possano crescere. A me piacerebbe poter avere a disposizione, anche una settimana l’anno, un allenatore di 3° o 4° livello che mi spieghi nuove cose, che mi faccia vedere i miei limiti, mi piacerebbe che la mia squadra e le Under crescessero confrontandosi con nuove sfide. L’ABC. Guardare poi la mail federale dice tutto. Si sono prodigati subito per mandare i moduli per le adesioni di squadra per i test match e il 6 Nazioni, ma per una qualunque altra richiesta ci vuole una vita. Mi piacerebbe che la FIR che uscirà dal voto presidenziale possa essere una Federazione improntata al ricambio generazionale, alla valorizzazione delle competenze e al dialogo con tutti i territori e non solo con il Nord e, se serve con il Centro. Qua c’è fame di crescita, qua c’è fame di sfide! Mi piacerebbe che tutta l’Italia fosse riformata secondo il sistema delle franchigie, con accademie territoriali per tecnici, dirigenti, arbitri e atleti. Un sistema seriamente strutturato, non la solita accozzaglia tra la voglia di professionismo e il rimpianto dei bei vecchi tempi, in cui capitava che battevi l’Argentina perché il giorno prima i ragazzi si erano svuotati una cantina.

  2. Hai proprio ragione, ci siamo davvero seduti. Ma c’eravamo proprio piantati nei primi 5 anni dopo l’ingresso, quando dovevamo avere il coraggio di lasciarci alle spalle il rugby semi professionistico, e ridimensionare le rivalita’ e squadre a cui molti tenevano.

    Negli ultimi invece abbiamo fatto qualcosa. Ma l’abbiamo fatto senza approccio strategico, senza idea, cambiando approccio al primo ostacolo, senza un piano da implementare. Ci siamo messi in movimento, ma senza sapere dove andare, come e quanto metterci. Urge un ‘white paper’, da parte di una commissione, con un allenatore internazionale ed il meglio che il movimento offre coinvolti.

  3. Serve appoggio continuo alle società ed ai tecnici che le società, con sacrifici ed investimenti economici, provano a formare. Un continuo visitare le società da parte di tecnici federali (la nostra società neonata dalla passione di un gruppo di amici vecchi rugbysti con un campionato under 20 e uno under 16 appena terminati non ha mai ricevuto una visita di un incaricato Fir che ci insegnasse qualcosa) con continui imput.
    Meno lavoro per le fantomatiche selezioni ma più lavoro in appoggio alle società. Se non crescono le competenze della base non si potrà mai far crescere qualitativamente il movimento.

  4. con canada e stati uniti non sarà affatto facile, non parliamo di vittorie con ampio punteggio, cerchiamo di portare a casa almeno una vittoria col canada, altrimenti ci restano solo gli stati uniti …
    comunque è anche un problema di uomini, abbiamo portato via bocchino, che fa la panca a prato (sì lo so sempr elui, ma è “paradigmatico” di un certo modo di fare e di pensare, come dicono quelli bravi) e gli emerging vincono con due mete di chiesa, capitano a prato, schierato apertura ..

    e così per inciso mi chiedo se guidi dia noia a qualcuno in federazione, mi pare che finora sia fra i tecnici più vincenti in italia …

    1. @oliver63, non sono convinto. con Bocchino la squadra ha, secondo me attaccato di piu, paradossalmente portando piu’ leadership del burton di ieri. in piu’ la nazionale A ne ha fatto di vittorie con bocchino in campo, e bocchino ha giocato molto, e molto da titolare quest’anno. come calciatore e’ poco affidabile, e questo e’ oggettivo.

      detto questo, chiesa e’ andato bene. vediamo come e se si ripete. e se si ripete spero lo prendano alle zebre e vediamo come va. le aperture delle zebre saranno importanti per capire l’idea che ha brunel per i prossimi 2 anni.

      1. secondo me bocchino butta molto fumo negli occhi, fatto sta che fa cose buone alternate ad errori molto gravi … ieri ho visto il buco interno che gli ha preso contepomi e mi ha fatto paura, si è sdraiato per terra senza nemmeno tentare un placcaggio … poi mi si dirà che era colpa di favaro, e va bene, troviamo sempre giustificazioni, ma a me non piace …

    2. @oliver, era posizionato male, ma e’ anche scivolato. ma c’e’ poco da difendere, il giocatore e’ quello. fa cose buone alternate a cazzate. purtroppo fino ad oggi e’ uno dei pochi che ha giocato titolare in eccellenza, e’ ancora la terza scelta in nazionale. speriamo il futuro ci porti giocatori piu’ completi e mentalmente solidi.

      1. Scusami ma qualsiasi persona che capisce di rugby Bocchino lo colloca in un campionato Inglese o Francese bene che vada in seconda divisione.

  5. condivido pienamente e volendo si poteva essere anche piu critici. la cosa fastidiosa della partita è stata la mancanza di voglia di lottare, di battere l’avversario diretto. e basta con sta storia del pack che ha dominato, ma dove? sorvolerei anche sui favori personali, vedi il rinnovato goffo tentativo federale di trovare anche quest’anno una squadra per mauro bergamasco (come mallett in nuova zelanda peraltro); vedi mete di roncero e senatore (aveva 3 metri di vantaggio)..inoltre sarebbe ora di finirla di cercare “bestie” fisicate secondo il teorema ascione, e cominciare da chi sa tenere la palla in mano..piu facile costruirlo dopo il fisico!!! quanto alla stasi del movimento sarebbe necessaria una rivoluzione culturale, a partire dalle scuole ( alcuni addirittura vorrebbero abolire le 2 ore settimanali di ed.fisica)..rendere obbligatoria la pratica sportiva e farne una materia di studio come un’altra, com’è negli altri paesi..sarebbe gia una buona base penso..

    1. @mezeena, non penso (ma non ci mettao la mano sul fuoco) che Brunel e mallett avessero alcuna intenzione di dare premi alla carriera. se fanno giocare Mauro e’ perche’ lo ritengono all’altezza nel ruolo di 7 puro. dove tra l’altro ci sono solo due opzioni, lui o favaro.

      Che poi sia andato agli aironi, con lo sconto del 60%, e per 6 mesi, era la cosa giusta da fare per gli Aironi che avevano molti infortunati, ed un altro con quella esperienza, qualita’, a meta’ stagione, a prezzo scontato non lo trovavi.

      1. boh io non riesco a darmi altre spiegazioni..ricordi il mondiale?barbieri ha giocato un tempo con l’australia, direi piuttosto bene..finito sul 6a6..poi piu nulla..non dico che abbiam perso per quello, però la cosa è piuttosto strana..la cosa piu importante alla fine è il campo e i risultati penso siano sotto gli occhi di tutti..sinceramente penso che al momento ci siano elementi piu degni anche in eccellenza..e da quant’è che non giocava?mentre favaro ha fatto un gran campionato..mah!!!

      2. Scusami anche qui però Mauro Bergamasco di cui ho grande rispetto per il suo passato oggi non è tra i primi 10 flanker in Italia. Sia onore al suo passato ma il suo presente è penoso per i livelli che ha avuto.

      3. e comunque non loro ma su pressioni di dondi ovviamente..penso che non sarà mai libero al 100% il selezionatore italiano..perlomeno finche ci sarà questa dirigenza federale

    2. hai centrato il problema…vedo tanti under che non son cpaci di correre con il pallone in mano, che non sanno addattare la propria corsa alle diverse situazioni…noi a bambini di sei anni facciamo giocare 7000 tornei già li facciamo credere dei campioni…tutto il resto vien di conseguenza

  6. Penso che chiunque abbia buon senso e sia in buona fede non possa che concordare con quanto scritto.
    Le ricette per migliorare la situazione possono essere molte, ma credo che il problema stia nel fatto che a molti fa comodo il mantenimento dello status quo. Com’è stato ricordato più volte, i vertici FIR sono lì in quanto votati da qualcuno, sono l’espressione del movimento, piaccia o no.
    Ci vorrebbe una vera e propria rivoluzione culturale, il coraggio di prendere una direzione e percorrerala. Ma in un paese immobilista come l’Italia è un’impresa davvero ardua.
    Il rugby italiano è nazionale-centrico (e un giornalista con i galloni e le stellette intervistato qui dal grillotalpa ha detto che “è giusto che sia così”…), ma per esprimere una nazionale forte bisogna avere un movimento forte. I Pumitas, per esempio, testimoniano l’ottima salute del movimento argentino mentre i risultati della nostra U20 dovrebbero dire a chi di dovere che c’è qualcosa che non va.
    “Ci vuole tempo per crescere” litania ripetuta allo sfinimento in questi 12 anni di 6N. Ma il rugby è uno sport (complicato, difficile, esigente ok), ma non è una disciplina mistica. Se in 12 anni siamo riusciti quasi a regredire c’è di che preoccuparsi.

  7. Devo purtroppo tornare ad una segnalazione fatta da Vittorio Munari; La FIR i soldi che riceve non li spende per il movimento, ma per i propri dirigenti ed altri “impegni” federali. Quindi di conseguenza le squadre italiane (Franchigia Zebre esclusa!!!!!!) debbono arrangiarsi con le briciole della FIR e le proprie finanze, per chi le ha!!! Poi ho visto mezza partita dell’U 20 e…..perpiacere… La FIR mandi in giro per l’italia i suoi delegati a visionare le varie giovanili, evitando di fossilizzare l’attenzione sulle Accademie che, a mio parere, sono un bacino d’utenza un po’ limitato e limitante.

    1. l’Accademia di Tirrenia è una fabbrica di impiegati, purtroppo il meccanismo che ti porta ad essere selezionato dall’ultimo anno di under 16 e da lì sei un “arrivato”, perchè nessuno ti schioda più da quel posto, è fallimentare …
      i posti in Accademia dovrebbero essere ri-discussi tutti gli anni … il potenziale di un ragazzo non è già definito a 15 anni … ci sono ragazzi che a 15 anni sono dei fenomeni e a 18 sono finiti, purtroppo è così …

      1. In altro articolo affermo che probabilmente Tirrenia viene chiusa, per parole di un accademico di Mogliano.

      2. @tony: oibò questa veramente … ma da chi avresti sentito questa informazione … io sono della zona e mi lascia esterrefatto (oltrechè contento) …

      3. Cosa certa al figlio di una persona che preferisoco non nominare accademico a Mogliano è stato detto che all’interno della Fir stà prevalendo la corrente che vuole che si chida Tirrenia per i seguenti motivi: Gli accademici per mancanza di maturità fisica sopratutto in mischia hanno subito troppo a livello fisico, inoltre il grado di istruzione che si da è di livello troppo basso, per intenderci Cepu con maturità regalate. Vogliono pertanto quelli di questa corrente che i giocatori di interesse nazionale siano messi sotto contratto dalla Federazione e piazzati con minutaggio garantito in club che vanno dalla serie A all’Eccellenza fino al Pro 12. Seguiti da tecnici federali.

    2. minutaggio garantito???altre regole assurde dopo quella del 10???ma per favore..si ha solo da imparare dagli stranieri, purchè degni..e garantire minutaggio è la morte della competizione interna..ci si risparmierebbe in allenamento per giocare i minuti garantiti..bel modo di far crescere i giovani..teatro dell’assurdo!

      1. @mezeena, sono daccordo con te sul minutaggio.

        sulla regola delle aperture invece si. perche’ se bastasse imparare dai 10 stranieri che giocano in eccellenza, oggi avremmo decine e decine di aperture, che invece, oggettivamente non ci sono. non dimentichiamo che Bocchino e’ ancora la terza apertura della nazionale, e che Griffen e Wakarua decidono i campionati. e’ oggettivo che le nostre squadre ed allenatori d’eccellenza non sanno/vogliono/possono formare aperture italiane.

        di aperture straniere capaci, in eccellenza, ce ne sono pochissime negli ultimi 10 anni. diventano una scorciatoia per tecnici e societa’.

        come per le accademie, rimpiazziamo un sistema che non funziona (e sfido chiunque a dire che funzioni) con delle regole, anche se non perfette, e vediamo se funzionano. tra 3/4 anni vediamo se funzionano o meno. peggio’ di cosi’ non si puo’.

  8. siamo molto vicini a dilapidare il margine di notorietà e immagine positiva del rugby in italia, i semplici appassionati cominciano a mangiare la foglia, persa anche questo fattore la federazione che ha puntato tutto sulla nazionale resterà in braghe di tela…

  9. Ho letto tante buone ragioni per non votare alle prossime elezioni nè l’attuale presidente e nemmeno i consiglieri attuali oltre che cambiare dalla sua testa il settore tecnico. Hanno talmente tanti danni che per risollevarsi occorreranno anni di duro lavoro.

  10. tutto vero..è verissimo che a scuola si sperimenta poco lo sport,e quel poco si riduce a basket,atletica,pallavolo..ed è sicuramente vero che manca competenza tecnica e che le rivalità societarie,invece di portare all’innalzamento del livello, spesso lo abbassano in nome del”meglio un uovo oggi che una gallina domani”…però,secondo me,nn basta a spiegare tutto il problema..nei parchi,nei campetti,nelle spiagge vedi il pallone da calcio,da basket,da volley,ma mai il pallone ovale (io da ragazzo giocavo a calcio 10h al giorno oltre agli allenam con la squadra,la palla ho imparato a stopparla e a calciarla da solo,sperimentando con gli amici..i ragazzi che giocano a rugby non giocano mai oltre le 2/3volte a sett in cui fanno allenam) ..pensateci bene:nelle fasi statiche siamo al livello di tutti i migliori perchè sono parti che puoi allenare,ma il buco di un trequarti,la visione di gioco e la fantasia di un apertura fanno parte del bagaglio di un giocatore(pensate che a pirlo abbia insegnato qualcuno a vedere il compagno libero anche quando è girato di schiena??e perchè in brasile o argentina senza soldi nè strutture escono fenomeni di tecnica calcistica ogni secondo??)…70000spettatori all’olimpico,ma quanti di questi sono in grado di capire che fallo ha fischiato l’arbitro o soprattutto perchè nn l’ha fischiato??la nazionale italiana è un icona mediatica di impegno,purezza e lealtà,ma dalla sua vittoria o sconfitta non dipende la felicità di un paese,o perlomeno dei 70000 che hanno assistito al match(io dopo italia-england 6 nazioni ero incavolato nero x una irripetibile occasione persa,non ho visto nessun altro allo stadio come me)…non è percepito come una cosa seria,perciò faticherà sempre ad arrivare al miglior livello(pensate che se l’arbitro da il calcio che c’era alla francia negli ultimi minuti della finale mondiale, in nuova zelanda ridono e applaudono??no vanno a casa a piangere..TUTTI!!!

    1. Hai ragione, la nazionale di rugby è più un evento mediatico che l’espressione di un movimento di appassionati. Ho amici che sono andati a vedere la nazionale, ma che non capiscono nulla di rugby e non sanno che la Benetton non gioca il campionato italiano (e sto in provincia di Treviso…). La colpa è anche della retorica che circonda il rugby. Il 3° tempo, i valori, le onorevoli sconfitte ecc. Tutto vero, per carità, il rugby è uno sport estremamente formativo, ma a livello professionistico non puoi pensare di far crescere un movimento con la retorica e con i 70.000 dell’Olimpico se a vedere le partite di Eccellenza di sono 1000 persone (di media, se va bene) e quelle di Celtic poco più.

  11. Stiamo parlando di Argentina e Italia e delle strade intraprese e allora occorre dire come stanno le cose.
    I problemi per noi nascono con l’arrivo del professionismo nel rugby e vediamo come hanno reagito i 10 grandi :
    SA, NZ,Australia hanno i loro campionati più il Super rugby.
    Francia, Inghilterra hanno potenziato i loro tornei facendoli diventare grandi.
    Scozia, Galles, Irlanda hanno costruito la CL perchè da soli non potevano competere.
    L’Argentina per ragioni “geografiche e magari economioche non ha avuto la possibilità di mettere su un campionato professionistico ed allora ha puntato tutto sul COSTRUIRE LA BASE facendo fare ai suoi giocatori migliori i professionisti all’estero.

    L’ Italia cosa ha fatto ?
    Ha mendicato 2 posti in CL : questa è la risposta al professionismo della nostra BECERAZIONE
    ( Federazione di beceri) depotenziando il nostro torneo che è diventato di seconda terza classe.
    Non abbiamo seguito nè la via dei grandi paesi nè la via argentina e i risultati si vedono.
    Abbiamo invece FIR che complotta contro i clubs siano essi di CL o di Eccellenza e allora dove vogliamo andare?
    Seduti, no nemmeno seduti, ma sprofondati perchè quando uno è seduto può sempre rialzarsi; noi fino a che ci sono questi schettino possiamo solo incagliarci.

  12. Sottoscrivo in pieno quanto detto nell’articolo di testa del resto rispecchia perfettamento gli appunti miei fatti recentemento. O ci muoviamo senò ci vuole una decina di anni per risollevarci.

  13. il fallimento si può scrivere in poche parole…Mentre la FIR continui a reclutare le giovani promesse tenendo conto per esmpio dell’altezza dei giocatori….non dico altro….

    1. Valeria forse non sai chi è il grandissimo Dirk Naudè: lui ha allenato l’under 16 di un college sudafricano con cui ha vinto il trofeo aldo milani per 3 anni consecutivi e sai come faceva a scegliere i giocatori? li metteva sulla bilancia e poi tirava una striscia col pennarello sul muro, se tu eri sotto la tacca stavi fuori….poi…ovviamente questo lo sontengo da sempre e non mi stancherò mai di ripeterlo è questione di COMPETENZE in primis anche dei tecnici che hanno il coraggio di dire ad un ragazzo cambia sport o tu arriverai fin lì…qui li portiamo tutti a Tirrenea è li facciamo già sentire arrivati

  14. @oliver63. Cosa certa al figlio di una persona che preferisco non nominare accademico a Mogliano è stato detto che stà prevalendo la seguente corrente all’interno della Fir : Siccome nel campionato che sta disputando gli accademici sopratutto in mischia stanno subendo a livello fisico per mancanza di eperienza e maturità fisica, inoltre per il livello istruttivo livello cepu, diplomi regalati. Sono orientati a piazzare sotto contratto federale con minutaggio garantitro, i ragazzi di interesse nazionale in club che vanno dalla serie A alla Pro12.

  15. Bellissimo articolo. Complimenti!
    Temo sia troppo tardi per rialzare la testa, purtroppo.
    Non capisco chi critica questo o quel giocatore.
    Occorre capire che non possiamo fare sempre i conti con gli “spiccioli”, occorre allargare la base. E lo deve fare la FIR, ma con la testa, non con le poltrone.
    Serve un ricambio generazionale ai vertici.
    E subito, perché per cambiare ci vorrà tempo.

  16. Caro Paolo, anche il cuore più forte, senza un riciclo di sangue nuovo, è destinato a fermarsi. Se l’afflusso di giocatori nuovi cresciuti dal basso è stato volutamente bloccato, pensando di guadagnare posizioni nel ranking con operazioni-cartolina di natura artificiale, il destino è segnato. La dirigenza attuale della FIR in questi anni ha pensato di poter disattendere questa banale regola della Natura, ignorando la propria base e pensando di poter “alimentare” la Nazionale ricorrendo a pericolosi surrogati quando non ad improbabili “autotrasfusioni” piuttosto che seguire una “alimentazione” sana. Ora è troppo tardi, la Natura gli sta presentando il conto e in questi casi non c’è altra soluzione che il decesso. Signori, se sapete leggere tra le righe e soprattutto se vi è rimasto un pò di amore per questo sport, non aspettate l’ultima umiliante sconfitta che vi scardinerà finalmente da quelle poltrone, dimettetevi prima di renderci ancora ridicoli al mondo. Ve lo chiede l’ultimo arrivato, da un punto di osservazione privilegiato: dal basso. Francesco Lucca, presidente, Cilento Rugby ASD. francesco.lucca@cilentorugby.it

  17. L’articolo in questione è molto preciso e indubbiamente ci pone delle riflessioni. Credo però sia un pò troppo pessimistico. Il tour delle americhe non può avere già da subito un esito negativo, e nè va detto che battere Canada e USA debba essere per noi un “minimo sindacale”. Ovviamente le nazionali nordamericane sono un livello sotto di noi, ma sono squadre in grande crescita, che daranno tutto. Il Canada è appena sotto di noi nel ranking mondiale, mentre per quanto riguarda gli USA non ci dimentichiamo che, nonostante la vittoria con bonus, ai mondiali ce l’hanno fatta sudare, soprattutto sul piano fisico. Vincere con queste nazionali è quasi obbligatorio, ma non dobbiamo sottovalutarle, e chiudere il tour con due vittorie è certamente positivo.
    Per quel che concerne la partita con i Pumas penso che vada vista a sè, come un incidente di percorso. Un percorso iniziato a Parigi con quel tipo di gioco spavaldo in attacco, passato poi per l’Olimpico con quella quasi vittoria contro l’Inghilterra ed infine con quel successo contro la Scozia (anche se c’è da dire che in quell’occasione l’Italia non fu brillante e gli scozzesi giocarono solo in difesa). Indubbiamente è stata una partita che ha fatto emergere delle lacune, ma non bisogna demonizzare il movimento italiano.
    Con l’ingresso in Celtic League penso che siano cambiate molte cose, in positivo, e il nostro rugby ha assunto una struttura gerarchica molto interessante. Anzitutto c’è un alto livello che è rappresentato dalle due franchigie e dal campionato di Eccellenza (il Super 10), che non definirei affatto semiprofessionistico o “blandamente professionistico”, dal momento che i primi quattro club classificati partecipano alla Challange Cup. Questa situazione, cioè quella di avere due competizioni (Pro12 ed Eccellenza) le cui squdare possano partecipare a tornei internazionali, non ha eguali a livello mondiale, visto che ad esempio i campionati di club di Galles, Scozia e Irlanda hanno un carattere semiprofessionistico e non possono far partecipare le loro squadre alla Challange Cup. O ancora, spostandoci nell’emisfero sud, anche i singoli club di Sud Africa e Nuova Zelanda hanno un carattere assai dilettantistico visto che lì contano le franchigie che partecipano rispettivamente alla Currie Cup e alla NZ NPC. Poi ci sono altri Paesi in cui, non essendoci un campionato a livello di franchigie, puntano molto sui singoli club, come proprio l’Argentina, oppure l’Australia, i cui campionati statali sono di indiscusso spessore. Seppure il nostro livello è quello che è, la nostra situazione è unica, e direi molto interessante, e lo sarà soprattutto dalla prossima stagione quando i club di Eccellenza che parteciperanno alla Challange Cup potranno utilizzare i permit players dagli altri club del campionato. Inoltre penso che sia di rilievo anche la struttura delle nostre serie minori, come ad esempio la suddivisione della Serie A in un girone d’eccellenza (A/1) e un girone 2 (A/2). Questa stuttura così gerarchica penso che sia utile per selezionare sempre più giocatori di talento. Certo, dai mondiali fino ad ora sono stati soltanto cinque i giocatori chiamati dall’Eccellenza per la nazionale (Canavosio, Bocchino, Morisi, Giazzon e Festuccia), un pò pochi, ma già l’Italia Emergenti e le accademie federali si stanno muovendo in questo senso. Anche l’Italia u.20 lo sta facendo, e, seppure non so quando potremo essere davvero competitivi per un mondiale di categoria, va notato che in questa competizione sudafricana ci sono molti giovani che giocano già titolari in Eccellenza (Morsellino, Bisegni, Apperley, Calabrese, Mammana, Maistri, Ferro, Odiete).
    Tornando alla situazione argentina, anche lì il rugby ha una struttura molto interessante e di grande livello. Anzitutto ci sono venticinque unions provinciali che gestiscono i locali campionati di club, alcuni dei quali, come il Top 14 dell’URBA, hanno un livello pari a quello della nostra Eccellenza. Diverse selezioni provinciali, poi, che partecipano in marzo al campionato provinciale argentino, possono essere paragonate per livello alle franchigie celtiche. La suddivisione nelle numerose unions consente sicuramente di selezionare meglio i giocatori per la nazionale. Questa struttura dell’UAR, che indubbiamente dà i suoi frutti, dipende però necessariamente dalla vastità del territorio argentino. C’è anche da dire che in Nuova Zelanda, un Paese esteso quanto l’Italia e con neanche cinque milioni di abitanti, di unions provinciali ne esistono ben 26! Ma la Nuova Zelanda è la Nuova Zelanda…
    Va detto inoltre che, al di là dei grandi Pumas che giocano in Europa, molti giocatori argentini che ora giocano in nazionale sono emersi in questi ultimi anni grazie all’esperienza sudafricana della Vodacom Cup, con gli Argentina Jaguars prima, e il Pampas XV poi. E adesso con l’ingresso nel “Four Nations” (questo sarebbe il vero nome da attribuire a quello che sarà il prossimo Rugby Championship) tutto il movimento argentino ne gioverà.
    Una differenza, a mio avviso sostanziale, tra il nostro movimento e quello argentino deve essere vista soprattutto sul piano culturale. In Argentina il rugby è arrivato negli anni ’70 dell’ ‘800 grazie alle prime famiglie inglesi che emigrarono nella nazione sudamericana, mentre da noi la prima squadra di rugby è nata a Milano nel 1910, e abbiamo dovuto aspettare altri vent’anni prima di avere un vero e proprio campionato nazionale. Inoltre in Agentina il rugby si è radicato da subito nel territorio, andando di pari passo con il seguitissimo calcio. In Italia invece direi che il confronto con il calcio è assolutamente impari.
    Tuttavia penso che il nostro movimento stia crescendo moltissimo. Ad esempio quando ho iniziato a giocare a rugby nel 2000 a Roma c’erano soltanto quelle quattro/cinque società storiche. In questi anni ne sono nate tante altre nella capitale e in provincia, soprattutto a livello amatoriale, anche se alcune hanno lasciato il tempo che hanno trovato durando magari solo una stagione. L’interesse per la palla ovale in Italia dal Sei Nazioni in poi è decisamente aumentato. Da due anni e mezzo con altri ex rugbysti e semplici amatori organizziamo delle partite di rugby nel parco romano di Villa Ada, e sono rimasto stupefatto dal grande numero di ragazzi che sono venuti. C’è chi ha fatto solo una comparsata, ma diversi altri, che non conoscevano minimamente questo sport, si sono appassionati a tal punto che ora ne sono dei fans irriducibili. Questo era un esempio per dire che in Italia c’è sempre più voglia e curiosità di capire e conoscere il rugby, e non penso proprio che ci fosse una maggioranza di inconpetenti alle partite dell’Olimpico, come ho letto in qualche commento precedente.
    Tornando sul piano dei giocatori, certamente il gran numero di squadre di rugby nate in Italia negli ultimi anni non andrà a compensare con quella qualità che il nostro movimento vorrebbe esprimere, ma dobbiamo essere molto fiduciosi.
    In conclusione (e magari mi scuso per la prolissità, ma sono un grande appassionato di questo sport e volevo esprimere un giudizio completo in merito alla discussione): brutta partita contro i Pumas? Si. Un passo indietro? Senz’altro. Criticare negativamente il nostro movimento? Assolutamente no.

    1. Canada e USA sono assolutamente da rispettare, però la nazionale vuole giocarsela e magari vincerla con Irlanda, Galles, eccetera… Le due nazionali nordamericane sono alla nostra portata e dobbiamao batterle punto. Non credo esistano giustificazioni per risultati diversi.
      Non demonizzo il movimento, ma siamo fermi da anni. Dici della Challenge: sì , ci partecipiamo, ma hai presente i risultati?
      Il movimento italiano cresce? Sì, soprattutto in temini quantitativi. La nostra U20 da tanti anni è ferma al palo, idem la nazionale, che al di là di qualche sporadica vittoria – anche di pregio – non va. Questi mi sembrano dati oggettivi. I giocatori fanno quello che possono, ma la crescita e le prospettive che hanno caratterizzato l’Argentina dopo il 2005 noi oggi ce le sognamo. Siamo fermi al 2000, dico solo questo. Dobbiamo riprendere a muoverci

    2. l’urba per me è superiore all’eccellenza..e non solo per le statistiche, punti, mete, tempo giocato etc. quanto per una maggiore tecnica, fisicità, spettacolarità..insomma è molto piu divertente..dovremmo copiarli di più!!!

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