Heineken Cup: l’Ulster stupisce tutti e spedisce il Munster a casa (16-22)

Una mezzora completamente dominata dall’Ulster, che si porta sul 19 a 0. Poi il colpo di coda negli ultimi dieci minuti della prima frazione: meta di Zebo e calcio di O’Gara. Si va al riposo sul 19 a 10.
Munster all’inizio del secondo tempo sembra prendere il sopravvento, ma la squadra di Belfast ricompatta le linee e riequilibra la situazione. Il XV in maglia rossa spinge ma con le idee econfuse, l’Ulster difende bene con ordine e determinazione. L’ultimo lungo attacco della Red Army non serve a nulla, finisce 22 a 16.
Dopo Tolosa nuovo quarto-shock: Munster a casa e in semifinale va l’Ulster. Meritatamente.

Fotogallery: scatti dal turno 7 di Super Rugby

Le gare del venerdì

E quelle del sabato

Zanni, Cittadini e Ghiraldini rimangono a Treviso. E De Marchi…

Andrea Passerini per La Tribuna di Treviso

Telefoni roventi alla Ghirada. No, non chiama la Fir, che ha appena cancellato gli Aironi e cerca una franchigia per sostituire il club mantovano. A proposito, scommettiamo che dalla parti di Roma capitale, o della Parma tanto cara al presidente, si stanno già muovendo? Ma attenzione, anche Calvisano e Milano sono in fibrillazione, mettendo Monza sul piatto come stadio.
Chiamano i giocatori di Viadana, che fra meno di un mese saranno di fatto appiedati. E cercano un futuro sull’altra sponda italiana di Celtic per restare ad alto livello: non è che i club esteri facciano più sfracelli, per avere i migliori italiani. E in attesa di conoscere dove nascerà la nuova seconda franchigia, l’alternativa è trovare un posto nel Super 10, super di nome ma non certo nei contratti.
I bene informati raccontano che si fa prima a dire chi non abbia cercato il direttore generale. «La Fir potrebbe risolvere il problema creando due franchigie a Treviso – ha commentato un addetto ai lavori – Benetton 1 e Benetton 2, una delle due con dimensione veneta..». Provocazione:? Certo. Ma visto com ‘è finita con gli Aironi…
Tornando alla disparsa dei giocatori di Viadana, Treviso, ovviamente, non può accogliere un simile esodo. Ma intanto ne ha approfittato per perfezionare l’accordo con Alberto De
Marchi il pilone di San Dona già opzionato, ma che la Fir aveva bloccato, invocando una
distribuzione pilotata dall’alto dei migliori giocatori del movimento italiano. Altri Aironi?
Difficile: sin qui il mercato di Treviso si muoveva al di fuori di quegli orizzonti.
Rinnovati intanto i contratti di Sgarbi, Semenzato, McLean. Restano anche Zanni e Cittadini, che pure avevano avances dall’estero. Sempre più probabili le partenze di De Waal e Vermaak, che tornano in Sudafrica. Potrebbe non vestire più il biancoverde Garcia, mentre de Bernardo sarebbe orientato a tornare Oltralpe, in Pro D2.
Quanto invece alla futura seconda franchigia, potrebbe parlare trevigiano il nuovo staff,
che verrebbe offerto dalla Federazione: si tratta di Christian Gajan, già al Benetton, con l’assistant Alessandro Troncon, più o meno informalmente proposti anche a Viadana nelle ultime settimane, quando la situazione sembrava ancora recuperabile. La Fir ha tutto l’interesse a collocare gli elementi dello staff azzurro che dovessero risultare in sovrannumero nel momento in cui Brunel comunicherà le sue intenzioni. Vacilla anche Carlo Orlandi, sin qui assistant della mischia della Nazionale, le cui quotazioni sembrano perdere quota. Intanto un epurato, nello staff tecnico azzurro, c’è già: Toni  Green, fatto fuori da under 20 e accademia dopo una sola stagione. Con lui ha pagato Chini, coach dell’under 18.

La rabbia di Barzoni. E il consigliere Aironi tira in ballo Treviso

Da La Gazzetta di Mantova

Da persona corretta, Cesare Barzoni, dopo aver confermato le dimissioni al Consiglio
Fir, solo ora interviene a commentare: «Innanzitutto, le dimissioni erano e restano irrevocabili. Quindi il fatto che il Consiglio le abbia respinte è un problema che non si pone nemmeno. Ho passato due anni a cercare di far tenere agli Aironi determinati atteggiamenti in linea con quanto chiesto dalla Fir (…)”
“E’ indubbio invece che Treviso ha ricevuto un trattamento diverso rispetto agli Aironi nel passaggio a 2 milioni di contributo per i giocatori dopo averne incassati 1,4 il primo anno a fronte dell’1,8 della franchigia. Poi ha avuto italianizzati due giocatori mentre i giochetti dei ruoli per aggirare i limiti sullo schieramento degli stranieri è stato punito con una multa di qualche centinaio di euro». Insomma, sintetizza Barzoni, come hanno accontentato Treviso, potevano accontentare gli Aironi.

Prato e il miraggio celtico

Riccardo Tempestini per le pagine di Prato de Il Tirreno

A seguire la finale del Trofeo Eccellenza, venerdì al Chersoni c’era anche il tecnico Andrea De Rossi, ma prima di parlare del Calvisano, ecco un commento sulla situazione del rugby italiano alla luce dell’esclusione degli Aironi dalla Celtic decisa dalla Fir.
«E’ una situazione molto delicata e di enorme importanza per il futuro del rugby Italiano, nessuno credo pensasse fino in fondo ad una esclusione della franchigia, penso che gli addetti ai lavori pensassero alla fine ad un accordo anche se in extremis con la federazione, questo non è accaduto e quindi adesso si apriranno nuovi scenari seguiti da inevitabili polemiche. In sostanza credo che ci siano problemi da ambo le parti, il primo è la comunicazione, ma il problema più grosso è la mancata programmazione a lungo termine, in Italia è molto difficile che un club te lo permetta ma sopratutto ci creda, ovviamente a parte qualche caso».
Secondo la Fir una franchigia costa 7 milioni di euro. In questa situazione economica generale, com’è possibile trovare uno o più sponsor per gestire una franchigia di rugby, a parte la Benetton naturalmente?
«In effetti trovare sponsor non è molto semplice in questo momento, credo che il futuro sia proprio nei propri mezzi , intendo dire crearsi dei ritorni interni facendo investimenti sul club a livello cittadino e regionale di promozione cioè non solo puntare sull’evento rugby al sabato ma creare altre iniziative collaterali per far appassionare anche persone e famiglie esterne al rugby, passare una domenica allo stadio ma non solo perché c’è la partita. E’ chiaro che serve programmazione, tempo, soldi e persone giuste che ci credano».
Di questi tempi che futuro può avere un progetto Tre?
«A dir la verità il progetto Tre si è un po’ arenato, per tanti motivi, abbiamo però iniziato una collaborazione cittadina con tutte le realtà pratesi che sta avendo un buon ritorno. Credo che comunque il futuro sia unire le forze per un unico obiettivo e penso che il progetto Tre sia il nostro futuro». (…)