Padova non crede a una franchigia veneta per il Pro12

Da Il Mattino di Padova, Federico Fusetti

Mancano i soldi, e la Federazione decide di togliere agli Aironi di Viadana la licenza per
partecipare alla Celtic League dell’anno prossimo. Un provvedimento pesante, che si ripercuoterà su tutto il rugby di vertice italiano. E che potrebbe avere ripercussioni in Veneto, anche se non immediate.
La Fir ha indetto un bando di partecipazione a cui rispondere entro il 25 aprile, e al quale
potrebbero ripresentarsi anche gli stessi Aironi. In passato si era parlato di una franchigia
che unisse Padova a Rovigo, oppure di una realtà regionale, magari ribattezzata Dogi,
selezione a inviti che tanti ricordi ha lasciato nei tifosi degli anni ’80.
«Intanto occorrerebbe sapere esattamente quali sono gli accordi tra Aironi e Federazione», spiega il direttore sportivo de! Petrarca Corrado Covi, che dei Dogi è stato tante volte protagonista.
«Io spero che gli Aironi trovino la forza di rialzarsi, altrimenti il messaggio che daremo come rugby italiano sarà davvero negativo, un brutto spot per noi. Le scelte strategiche
della Federazione per l’alto livello degli ultimi anni sono state tutte finalizzate a creare due franchigie, se poi va a finire così…».
Sul possibile intervento delle società venete, però, Covi è scettico. «Per esperienza diretta
so che tutte le società dell’Eccellenza hanno i loro grattacapi, e l’impegno principale è
quello di arrivare a fine stagione senza problemi finanziari. Dal momento che il nodo principale sono i soldi, però, trovo altamente improbabile che una cordata veneta possa mettere su piatto cinque, sei milioni di euro in due settimane». (…)

9 pensieri riguardo “Padova non crede a una franchigia veneta per il Pro12”

  1. Ma qualche anno fa non c’era stata una selezione veneta che aveva giocato contro la nazionale mi sembra… non ricordo il nome però…

  2. Di franchige venete ce nè gia una basta e avanza sinceramente. Poi come diceva il buon Vittorio Munari è tutta da vedere di mettere d’accordo due società. Dove si gioca a Padova al Plebiscito o a Rovigo al Battaglin. E gli allenamente dove si svolgono a Rovigo o a Padova. E i tifosi ? VPPaPaPadova e Rovigo basta vedere la finale di campionato 2011 come è andata a finire. Treviso a fatto bene a fare per conto suo. La seconda franchigia sarebbe bello che fosse espressione di un rugby diverso da quello assistenziale vedi Aironi o fatto con matrimoni fra

    1. Non ci sono franchige in Veneto e la Benetton non è una frachigia, Treviso, pur dall’alto dei suoi ottimi ed indiscutibili risultati, in Pro12 è esattamente quello che dice Munari ovvero, ripetendo le tue parole da un altro punto di vista: una Socoetà che non è capace di mettersi d’accordo con nessuno che gioca solo a Monigo e non prende in considerazione altri stadi più grandi nemmeno per eventi speciali ed i cui tifosi sono ancora fermi alle rivalità Treviso-Padova-Rovigo. Treviso è ancora così ancorata al passato al punto che questo stesso intervento, ne ho fatti altri di identici, verrà tacciato quando va bene di campanilismo ma soprattutto in maniera ben più volgare dai tifosi della marca.
      Treviso non è una franghigia al punto che in Veneto si parla continuamanete di farne una ed è solo la violenta crisi economica generale che lo impedisce non certo il “modello Munari” .

      1. in questo sono assolutamente d’accordo con te Stefano, in Italia più che di franchigie sarebbe più esatto parlare di squadre Pro che collaborano nei modi più diversi con le altre realtà nazionali (ad es. permit players o gestione di giovani/prospetti), in quanto non esiste nessun nesso di gestione tra Treviso e Padova o Rovigo, ma una realtà separata gestita da una società con i suoi tesserati e supportata e indirizzata da un main sponsor potente che per suo interesse (e ci mancherebbe altro!) è interessato a certi palcoscenici e si può permettere economicamente di supportare questa realtà!

  3. una selezione potrebbe essere molto più interessante per la amlin, così da creare un gradino intermedio tra pro12 ed eccellenza, i soldi recuperati potrebbero essere spartiti tra le società coinvolte in proporzione ai giocatori (magari solo italiani o al max eleggibili), che vengono dati alla selezione/franchigia stessa, ecco che si risolvono i problemi di tifoserie e sede, in quanto si potrebbe giocare o ad anni alterni (uno a rovigo, uno a padova, uno a mogliano) o senza sede fissa. si potrebbe essere più competitivi in coppa, il campionato non subirebbe grosse scosse in quanto le squadre potrebbero continuare a giocare senza inaridire ulteriormente l’eccellenza, per un paio di mesi i giocatori, in prospettiva migliori, potrebbero giocare ad un livello superiore, alzando, una volta rientrati in squadra, il livello del campionato e di tutto il movimento; chiaramente questo discorso potrebbe valere anche per il resto d’italia, con la zona centro (prato, lazio, reggio), con la zona nord ovest (parma, calvisano) con il sud (aquila, catania), solo per parlare dell’eccellenza.

    1. Gian, a me la tua idea piace moltissimo. Credo sia impraticabile, perché prevarrà il particolarismo e l’interesse nel ricevere dalla Amlin quei soldi che servono per il bilancio.

      1. sarebbe un discorso molto complesso che dovrebbe partire dalla federazione (se fosse affidabile) con un progetto di almeno 5 anni per arrivarci, ma il nostro provincialismo e gli interessi particolari, nonchè la mancanza cronica di fondi a cui si fa riferimento nell’articolo, rendono questa soluzione quantomeno difficilmente praticabile; il problema fondamentale è che ad ora personalmente non vedo soluzioni per la seconda franchigia e temo che, alla lunga, anche treviso potrebbe andare in difficoltà (ad es per uno sganciamento del main sponsor), dato che il rugby al di fuori della nazionale non raccoglie (come soldi) niente, uno dei tanti problemi di base che bisognerebbe sistemare per avere una squadra ed un movimento di vertice.

  4. Treviso non è per nulla una franchigia, ma un club con i soldi che fa da sè e per sè e non rappresenta il veneto, anche se agli appassionati veneti fa piacere potere vedere il rugby di alto livello. Il triveneto non ha una franchigia che li rappresenta quindi.
    Dogi. Il problema tifosi non esiste, i Dogi avrebbero la simpatia di tutti. Si potrebbe giocare con alternanza a Pd e Ro con stadi sempre pieni. Ma Padova e Rovigo soldi non ne hanno e chissà se hanno le capacità manageriali, soprattutto a Rovigo.

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