Dopo Irlanda-Italia: Mafia, Vaticano, medaglie a una sola faccia e le isole britanniche che ci sbeffeggiano

Un attacco sguaiato. E’ questa la prima cosa che mi è venuta in mente dopo aver letto l’articolo “Italian outhalves will be Ireland’s greatest assets” (lo trovate qui) a firma di Matt Williams e pubblicato sabato mattina sull’Irish Times, prima di Irlanda-Italia.
D’altronde, quando uno paragona la FIR alla mafia e al Vaticano… Ora, la nostra federazione avrà anche mille colpe, ma la mafia direi che è una roba troppo seria e drammatica. Tra l’altro, a dirla tutta, trovo davvero curioso l’accostamento tra mafia e Chiesa.
Ed è un peccato, perché la sguaiatezza dei paragoni leva l’attenzione da un fondo di verità che nell’articolo in questione comunque c’è. Iniziamo intanto da qualche stralcio:
“…i dirigenti italiani sono convinti della loro infallibilità. Hanno modellato il programma d’allenamento come la missione di Gesù. Viene richiesto di trasformare l’acqua in Chianti, di fare, insomma, miracoli. E se qualcosa va storto, come la Chiesa, non si prendono mai le loro responsabilità”.
Oppure: “Come la Mafia, puntano spesso una pistola carica alla testa degli allenatori per motivarli. Minacce di licenziamento se non vincevano match del Sei Nazioni, e alla fine i tecnici si sono presi le colpe e il proiettile”.
Altro giro di giostra: “Ora abbiamo Burton e Botes. Cercare di vincere un match internazionale senza delle aperture di qualità è come lanciarsi dall’aereo senza paracadute. Non conta quanto provi, il risultato sarà sempre lo stesso. E anche se Brunel è sulla panchina da poche settimane, i Padrini del rugby italiano daranno la colpa a lui. La Federazione italiana, invece, è colpevole di non avere avuto una strategia per sviluppare apertura di alta qualità. E la cosa assurda è che lo sanno da un decennio”.
Chiudiamo qui: “Un piano di sviluppo di elite player dovrebbe venir fatto su tutto il globo, trovando giocatori di qualità, eleggibili e imporli a Treviso e Aironi. E obbligare gli altri club italiani ad avere solo aperture italiane”.

Eppure a me è piaciuta molto di più la “parabola” delle tre letterine che apriva l’articolo. La storiella è questa: all’arrivo di un nuovo coach la società fa trovare sulla sua scrivania tre lettere, con scritto rispettivamente “da aprire dopo 5 sconfitte”, “da aprire dopo 10 sconfitte” e “da aprire dopo 15 ko”. Nella prima c’è scritto di dare la colpa al vecchio allenatore, nella seconda ai giocatori e nella terza si ordina all’allenatore di scrivere tre letterine…
Comunque, dicevamo delle verità descritte nell’articolo dell’Irish Times.
Beh, è oggettivo che in questi anni il ricambio nello staff dirigenziale FIR è stato piuttosto limitato e tolto alcuni soggetti davvero capaci – come l’attuale team manager della nazionale, Luigi Troiani, ad esempio (ma non è certo l’unico) – si è spesso trattato di figure che hanno dimostrato di non essere all’altezza del compito. Capita, succede, l’importante è che si rimedi, ma questo non sempre è stato fatto. Molti di questi soggetti poi non sono stati lasciati a casa ma hanno trovato altre posizioni sempre all’interno della FIR.
E’ oggettivo che dopo Dominguez non abbiamo più avuto un’apertura davvero degna di questo nome. Colpa che in questo caso la federazione condivide però con club e società.

Non è bello cercare “untori” e distribuire colpe. Però non sarebbe così brutto se il vertice FIR ogni tanto facesse pubblica ammenda. Non sempre ovviamente, ma quando appare evidente che la federazione qualche responsabilità le ha. D’altronde nessuno – e giustamente! – dice nulla quando si dice che “questa gestione ha portato l’Italia nel Sei Nazioni”. Tutto vero, e questo è un enorme merito del presidente Dondi, ma ogni medaglia ha il suo rovescio. E conta pure quello, anche se ha una faccia che non ci piace tanto. Se ne sono accorti pure all’estero.

ps: a proposito, sapete come chiudeva la cronaca di Irlanda-Italia sul Sunday Telegraph di ieri? Così: “Ireland now travel to France for that rearranged match next weekend. Italy? They’re going nowhere.”

10 pensieri riguardo “Dopo Irlanda-Italia: Mafia, Vaticano, medaglie a una sola faccia e le isole britanniche che ci sbeffeggiano”

  1. Caro Paolo, fatta la tara di un certo “razzismo” anglosassone, rugbistico e non, nei confronti dell’Italia, il pezzo di Williams solleva molte questioni che personalmente trovo vere.
    Grazie al 6N la FIR è la seconda federazione del CONI per budget ma, a 12 anni dall’ingresso del 6N, non mi pare vi siano stati miglioramenti sostanziali. Anzi, mi pare che il gap del livello medio tra rugby italiano e le nazioni di vertice si sia un po’ allargato.
    Dopo 12 anni si comincia a realizzare che la strada degli oriundi/equiparati è stato un “doping” che ci ha tenuti a galla, ma ha lasciato voragini nella formazione. Ora c’è un ripensamento, forzato in parte, visto che gli argentini sono entrati nel 4N e cominciano ad avere un campionato “vero”.
    Ora abbiamo due squadre celtiche, più grazie a Mallet – così denigrato – che a Dondi, ma permane il problema della formazione “trascinata” dei prospetti, tenuti inutilmente in serie A, come ha giustamente fatto rilevare Munari.
    In definitiva, non vedo programmi seri, aldilà della nazionale non vedo strategia di crescita concreta. Vedo solo un sistema che vuole autoalimentarsi, sopravvivere e continuare a dettare i tempi all’interno degli angusti confini nazionali.

  2. Si sa: “spaghetti e mandolino” i soliti luoghi comuni. Invece io vorrei soffermarmi sulla partita e guardare in faccia la realta’. Dopo la grande battaglia contro l’Ighilterra mi aspettavo un Italia migliore di quel fallimento che si e’ rilevato in campo. Gli azzurri hanno giocato senza carattere. Aldila’ delle aperture che sicuramente sono un capitolo drammatico per quanto mi riguarda, tutta la squadra non ha girato per il verso giusto. Botes e’ da tenerlo lontano dai calci piazzati e l’articolo di Williams riassume la debacle di Burton che sento molto vicina al mio parere: “Against England, the Italian number 10, Kris Burton, attempted a drop goal from straight in front and 40 metres out. The ball came off Burton’s foot then traveled sideways along the ground towards the corner post and crossed the touch in goal line. A “worm burner” drop goal from in front of the posts to the sideline. I have watched a lot of rugby over a lot of years but I have never seen anything like that”, anche io ho guardato molto rugby e non ho mai visto a questi livelli dei tiri cosi’ facilmente sbagliati. La cosa che piu’ mi ha amareggiato pero’ e’ stata la dichiarazione di Castrogiovanni minuti prima dell’inizio dell’incontro (ho guardato la partita sulla BBC); alla domanda della gioranlista a bordo campo sulla previsione dell’incontro Castrogiovanni risponde: “sara’ un match combattivo ma vincera’ l’Irlanda”. Come vincera’ l’Irlanda?! Ma con quale spirito allora scendi in campo? Da lui non me lo aspettavo un commento simile e tra l’altro inesatto a meta’ perche’ oltre alla sconfitta plateale non ho notato nessuna combattivita’.

    1. guarda che Castrogiovanni non era in campo, quindi il suo era il parlare non di uno che deve dare il 101% in partita, ma di uno che obiettivamente sa come stanno andando le cose!
      cos’è questo machismo, questo “con questo o su questo”, questo “se avanzo seguitemi, se indieterggio sparatemi”?
      se sei immobilizzato e la partita te la devi vedere dal televisore allora non solo puoi ma devi parlare chiaro, l’Italia non aveva nessuna chance contro l’irlanda e lo si sapeva! bene,

      1. Ciao Lorenzo, certo che Castrogiovanni non era in partita ma il mio discorso non c’entra con il machismo a tutti i costi ne se sei in campo a giocartela o meno. Il punto e’ che il “tanto perdiamo” da un giocatore come lui mi e’ suonato veramente male…ma perche’ non avevamo nessuna chance, perche’ non ce la saremo potuta giocare contro l’Irlanda?? La condizione mentale dell’Italia nel secondo tempo e’ stata terribile; non voglio essere negativo a tutti i costi perche’ io credo in questa Italia e in tutto quello che fino ad ora si e’ costruito ma non credo ne condivido le performance di questo tipo. Certo, se si deve perdere si perde ma non perdiamo prima dell’inizio. Quindi se la verita’ e’ che non abbiamo nessuna chance se non forse come dice andreac contro la Scozia? Ma allora che ci andiamo a fare…giochiamocele tutte a tavolino o al fanta rugby. Rispetto la tua opinione ma non la condivido nello spirito.

  3. l’articolo dice solo la verità come Castro del resto, se però invece di fare i permalosi prendessimo spunto da articoli come questo per migliorarci e si decidesse di puntare su giocatori italiani nei ruoli chiave, probabilmente arriveremo a qualcosa e non dovremo, tra 10 anni, sperare di vincere solo l’ultima partita con la Scozia di turno….

    1. andreac sono daccordo sulla permalosita’ ma della dirigenza F.I.R. pero’ (sono loro che prendono le decisioni mica i tifosi)…daccordo in toto con la scelta dai vivaii italiani…pero’ il commento di Castrogiovanni anche se poteva averlo pensato se lo doveva tenere per se perche’ la mentalita’ secondo me non e’ quella giusta; non puoi entrare in campo e pensare che la squadra avversaria abbia gia’ vinto non credi?

      1. completamente d’accordo, si entra in campo per vincere e poteva starsene zitto…adesso però è ora di voltare pagina o quello che di buono si è costruito rischiamo di perderlo.quest’anno ad esempio abbiamo l’olimpico pieno…con questo tipo di prestazioni tra tre anni sarà vuoto…purtroppo!!!

    2. Io vorrei vedere sempre un Italia come quella contro l’Inghilterra o come quella che vinse dopo una grandissima prestazione contro la Francia!

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