Treviso e Fir: “privati” e “statalisti”, chi giù dalla torre?

Stai a vedere che alla fine è solo una “questione politica”, nel senso però meno rugbistico del termine. Perché nella diatriba Fir/Benetton alla fine ha ragione Treviso non solo in virtù dei suoi risultati sportivi, ma perché è un “privato”, mentre quei cattivoni della FIR hanno torto perché “statalisti” (e che una federazione sia “statalista” mi sembra davvero il minimo).
Non lo dico io, ma lo sostiene Right Rugby.
Ora, la FIR ha mille responsabilità per la situazione che si è venuta a creare (e magari pure il Benetton….) ma buttarla sul privato/pubblico fa un po’ ridere.
In Italia l’unico privato che funziona veramente è Treviso. Questo è inattaccabile. E funziona dannatamente bene. Però non lo si può elevare a sistema automaticamente. In molte altre parti il privato va abbastanza bene, in altre vivacchia, in altre ancora… lasciamo perdere. Lo stesso dicasi per le federazioni: ci sono quelle che funzionano a meraviglia e altre che balbettano. Anche qui, elevarle a sistema è un errore.
Quindi chi pensa così – secondo quel blog – è un terzista, un bel modo per dire che uno non è sufficientemente coraggioso da scegliersi una parte (già, essere “partigiani”, ecco una definizione che da quelle parti non prenderebbero un granché bene).

Io sono dell’idea che entrambe le parti – FIR e Benetton – abbiano le loro ragioni e i loro torti e che l’unica soluzione è sedersi a un tavolo, rinunciare entrambe a qualcosa e trovare un accordo. E questo fa di me probabilmente un terzista mio malgrado. Vabbé, non perderò il sonno per questo, però questa roba del pubblico privato mi fa pensare.
Parlare, in bene, di Treviso è inevitabile. Ma anche molto facile, perché se ci si guarda attorno il panorama italico non è così confortante. Vogliamo vedere cosa hanno fatto i privati dalle altre parti? Parliamo di Roma? Di L’Aquila? Vogliamo parlare di Milano che sta ancora pagando i danni dell’ubriacatura di metà anni ’90?
Treviso ha trovato un equilibrio quasi perfetto: il grande mecenate tanto ricco quanto intelligente da non intromettersi e da scegliersi i giusti collaboratori. Un equilibrio difficilmente replicabile (ribadisco: vogliamo parlare di Milano?).
Passiamo alle Federazioni. Ce n’è per tutti i gusti. Scozia e Nuova Zelanda sono “stataliste” al 100%, Australia e Iralanda sono una intelligente via di mezzo, il Galles è un “terzista” (anche lui!) di altro tipo con un paio di franchigie gestite direttamente dalla Federazione e altre invece completamente “private”.
Poi ci sono le “private” per antonomasia, Francia e soprattutto Inghilterra. Ma il discorso lì è diverso, perché il numero di società e l’enorme bacino umano renderebbe impossibile una direzione centralizzata. Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Galles, Scozia, Irlanda sono bacini di grandissima tradizione ma infinitamente più piccoli.
Tra questi esempi ce ne sono alcuni che vanno benissimo, altri molto male, altri ancora che andavano bene qualche anno fa e male adesso o viceversa.
L’intelligenza dice quindi che si dovrebbe essere abbastanza elastici, pronti a cambiare direzione e ad apportare modifiche con poche rigidità ideologiche. Qualcuno, a mo’ di sfottò, chiama questo atteggiamento terzismo. Per me è solo buon senso.

ps: nell’articolo in questione si metteva in dubbio l’autorefrenzialità trevigiana. La ricaduta di una realtà grande e importante come Treviso è innegabilmente limitata. Non è un difetto, è una scelta (e una cosa anche molto diffusa in Italia). Ma non può essere davvero quella la strada per far crescere il movimento anche fuori dai territori di tradizione rugbistica.  In Veneto lo puoi anche fare senza grossi problemi, magari in Calabria (è un esempio) no.

2 pensieri riguardo “Treviso e Fir: “privati” e “statalisti”, chi giù dalla torre?”

  1. La FIR era partita benissimo (e te lo dico da storico osteggiatore di Dondi).
    Bene le franchigie controllate dalla federazione, bene tornare al dilettantismo in campionato, bene le accademie per creare bacino.
    Ma si è dimenticato che ahimé esiste anche il dio denaro. E con quello si comanda.
    Ha ragione da vendere Zatta: o si arriva ad una gestione almeno “irlandese”, oppure tantovale tornare a giocarsi il campionato …e vincerlo a mani basse!
    La FIR vuole avere una gestione “attenta” del prorio patrimonio, ed avrà le sue ragioni.
    Ma anche il Benetton GIUSTAMENTE spende i SUOI soldi come ritiene meglio.
    Da bravo veneto pragmatico il nostro Presidente sa bene che il piccolo Monigo è stato (e sarà) sempre pieno, e che i denari della piccola impresa locale che ti sponsorizza per il campionato valgono percentualmente quanto quelli di una grande società che ti paga per la Celtic.
    Poi Dondi faccia pure quel che vuole, o quel che può.
    Ma non quel che NON può.
    Non pretenda di comandare le leggi del mercato solo perché occupa una poltrona da (troppi!) anni.
    “Pecunia non olet!”

  2. Continuo a pensare una cosa: su Treviso è verissimo che come realtà non si può dire che bene, ma chi di noi non ammetterebbe che la gestione trevigiana è centralista e non sta facendo poi così tanto crescere il movimento?
    Perché, che ci piaccia o no, lo specchio dell’Italia del rugby non è la Marca Trevigiana, ma la più balbettante franchigia degli Aironi, che riesce a vincere una partita l’anno, proprio come l’Italia. In tutto questo, giusto o sbagliato che sia, la solita gestione penalizzante per le realtà meridionali: due franchigie che non mettono il naso al di fuori dell’Emilia, mentre i prospetti delle squadre del Sud, un Sud schiacciato dalla mafia calcistica, incapace di risalire la china senza un serio aiuto da parte anche della Federazione, salvo alcune realtà, non hanno altra possibilità che spostarsi o restare in una situazione di depressione sportiva. In tutto questo ancora non ho capito qual è la visione progettuale della Federazione. Progetto scuola-rugby, progetto rugby negli oratori, progetto per fare stadi dedicati alle sole squadre di rugby, ok, ma manca davvero una visione d’insieme, di ampio respiro, che vada oltre i 4 anni che ci separano da un mondiale all’altro, quando non addirittura da un sei nazioni all’altro.
    Ancora: giustamente tra la Federazione e Treviso c’è da litigare, data la mole di soldi in ballo, ma mentre i due litiganti se le danno ancora con i guanti, il terzo, che sarebbe il resto del movimento, sta soffocando, dato che non vede neanche le briciole, e non si parla di soldi, ma di considerazione, di meritocrazia per progetti portati avanti con cognizione di causa, premiandoli e spingendo a fare ancora meglio. Ci sono progetti scuola-rugby che fanno seriamente pietà, ma continuano a prendere palate di soldi, senza che ci sia un vero controllo. Qual è il progetto della FIR? Noi abbiamo bisogno di qualità nei nostri campionati, a partire dalla serie C. Oserei dire che in taluni casi la nostra serie C tecnicamente è anche migliore delle pari livello di altre grandi nazioni del rugby. Perché non si comincia un’operazione di vero dialogo?

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