La stupida guerra tra FIR e Benetton

C’è “unanime rammarico e preoccupazione”. Si parla di “comportamenti e atteggiamenti nei confronti della Federazione Italiana Rugby (ricorsi, raccomandate etc.) che non appaiono conformi a quello spirito collaborativo necessario”. Ma soprattutto l’annuncio del “tentativo che sarà effettuato, in via ultimativa, per normalizzare la situazione”.
Tutto scritto nel comunicato ufficiale FIR al termine del Consiglio Federale ch si è tenuto sabato a Bologna.
Espressioni come “via ultimativa” e “normalizzare” significano solo una cosa: che la guerra tra Federazione e Benetton Rugby è ormai aperta, anche se si va avanti per scaramucce. Per il momento, ché la scintilla per la battaglia in campo aperto è solo da trovare, ma non credo che sarà difficile scovarla. Anzi.
Che la Federazione e la migliore espressione del rugby in Italia (a qualsiasi livello: tecnico, agonistico, sportivo, organizzativo e manageriale) entrino in conflitto è sconcertante, drammatico, persino ridicolo. Una follia bella e buona. Stupido.
Cercare di scovare un “buono” e un “cattivo” in una situazione simile è esercizio inutile, una perdita di tempo che non porta a nulla. E’ come dire che gli israeliani sono più “buoni” dei palestinesi e viceversa. Ci sarà sempre qualcuno che ricorda un episodio, un personaggio o un momento che mette in dubbio le tue scelte e che rovescia la frittata.
Lo stesso dicasi per questa situazione: la Fir ha spesso manifestato una certa “irritazione” nei confronti dell’autonomia trevigiana? Innegabile. E per combatterla a volte è ricorsa a decisioni d’imperio che erano ufficialmente prese “per il bene del movimento”, ma che forse avevano anche la controindicazione di mettere un qualche bastone tra le ruote alla Marca Trevigiana.
D’altra parte però si può ben dire che Treviso proprio con i suoi pregi è anche l’esasperazione del principale e più diffuso difetto italico: la cura del proprio giardinetto senza curarsi un granché di quanto avviene al di là della propria staccionata. Treviso se lo può permettere perché ha un Mecenate tanto ricco quanto intelligente, uno che ha cacciato una valanga di soldi ma che ha avuto l’accortezza di scegliersi validissimi collaboratori dietro a una scrivania o nei ruoli chiave dello staff tecnico. E non è una cosa così scontata: a Milano, tanto per dire, ancora si paga lo tsunami berlusconiano di metà anni Novanta. Nessuna riflessione politica, intendiamoci, ma i soldi da soli possono avere un effetto dirompente e distruttivo. Ripeto: guardate la situazione milanese.
Uno potrebbe obiettare che Treviso deve essere totalmente padrona di se stessa, proprio per i soldi e le forze investite. Verissimo, ma nemmeno il Benetton vive da solo su una pianta in mezzo al nulla. Il vero problema è la ormai quasi incomunicabilità tra le due parti, acuita da rivalità e antipatie personali. Il clima è ormai talmente deteriorato che qualunque passo fatto da una delle parti, anche il più sincero e innocente, viene preso, esaminato e sviscerato dall’altra per cercare di capire dove sta la fregatura.

Cosa può succedere? In teoria la FIR potrebbe ritirare soldi e sostegno (e giocatori) per dirottarli verso una terza franchigia celtica di cui si parla da tempo. Treviso avrebbe le forze per continuare, ma sarebbe comunque un brutto colpo, inutile girarci attorno.
D’altra parte a chi gioverebbe una simile scelta? A nessuno, o quasi. Gli unici a guadagnarci qualcosa potrebbero essere quei “gruppi di potere” (scusate, ma non so come altrimenti definirli) che si stanno facendo la guerra. Uno dei due potrebbe anche ritrovarsi in mano con lo scalpo dell’altro, ma poi? Una vittoria effimera, nel migliore dei casi. Come gridare “vittoria!” in mezzo a un cumulo di macerie.
Il tutto poi avviene nel momento in cui si stanno consegnando le chiavi della nazionale a un tecnico nuovo, uno che dovrebbe gestire il più autonomamente possibile questa situazione. Il rischio però che subisca pressioni, e di diventare quindi anche un eventuale facile capro espiatorio, è altissimo
Questa è una guerra in cui tutti hanno solo da perdere. Una guerra stupida, stupida e stupida. La FIR fa bene – benissimo! – a indicare una strada nella gestione degli stranieri, ma deve avere anche l’accortezza di prendere in considerazione i contratti in essere e situazione contingenti. Treviso deve rinunciare a una autarchia totale che non ha un grande senso. Nessuno può permettersi di dire o ordinare cosa fare o meno, ma bisogna sedersi intorno a un tavolo e decidere ASSIEME quale strada prendere. La Fir deve indicare la via, ma sui modi in cui prenderla bisogna esercitare la non facile arte del compromesso. Quella che dice che devi anche rinunciare a qualcosa.

14 pensieri riguardo “La stupida guerra tra FIR e Benetton”

  1. Dirottiamo pure su una terza franchigia celtica, così poi invece di averne una che fa schifo e una accettabile ne abbiamo 3 da vergognarci… Pensate se quella volta la Fir avesse mandato Roma in celtic al posto di Treviso che figura ci avremmo fatto.

  2. La politica è un brutto affare, gli stessi veneti che hanno votato contro hanno cambiato idea quando poi c’è stata la rivolta popolare.

  3. Paolo, questa è una delle poche volte che non sono d’accordo con te. Riconosco che noi veneti abbiamo difetti anche importanti ma cominciamo ad essere stanchi di questa assurda politica. Con la politica del “velemose tutti bbbene” si combina poco o niente. Meglio uno scossone, anche fortemente destabilizzante, magari alla fine ne esce qualcosa di buono. Prendi una vecchia casa, a volte è più conveniente restaurarla e a volte è meglio buttarla giù e costruire tutto di nuovo. Almeno questa è la mia opinione.

    1. Mah…cosa vuoi che ti dica…mi auguro che tu abbia ragione Paolo. Secondo me il tempo del buon senso è bel che andato. Sarò pessimista? 😦

  4. Treviso punta il dito (ed i piedi) per la mancanza di programmazione della FIR, per l’arroganza con cui vengono cambiate le regole fregandosene delle realtà delle franchigie ed a volte mangiandosi le parole dette in passato…… Terza franchigia? A Roma? Gestita da chi? La Roma Rugby non c’é più… I soldi chi li metterebbe? Tutti la FIR? Quale sponsor? Ilcomune di Roma? I cittadini di Roma sarebbero d’accordo? Troppe incognite……. Mi piacerebbe sentire anche Viadana su questo argomento…. Non si espongono?

  5. La FIR si lamenta con Treviso per gli “atteggiamenti e comportamento nei confronti della FIR che non appaiono conformi a quello spirito collaborativo necessario…”, ma a mio avviso a carte bollate (IMPOSIZIONE FIR alla riduzione stranieri) si risponde con carte bollate.
    E poi, se mi posso permettere, mi sembra sia la FIR a non collaborare, cambiando le regole in corsa (5 stranieri per i primi 4 anni di “celtic” si diceva l’anno scorso) senza interpellare le dirette interessate, che hanno impostato budget, progetti, contratti sui 4 anni.
    Giustamente la FIR lavora per la Nazionale e le franchigie sono nate per rispondere soprattutto alle esigenze del CT di turno, ma ci vuole correttezza da tutte e due le parti.
    Visto che le franchigie (e anch’io come ac, vorrei sapere Viadana che ne pensa) devono collaborare con la FIR sarebbe utile che le regole, scritte, fossero chiare e con scadenze certe, non mobili, modificabili a seconda se chi decide dorme bene o male la notte.

  6. -E’ evidente che il Benetton sta facendo onore al rugby italiano già alla prima stagione in celtic e questo è un bene per il nostro movimento, forte anche dei risultati (che la nazionale purtroppo non ha).
    -Non credo che la FIR ,composta per la maggior parte da politici e non da uomini di rugby, abbia le competenze necessarie per dare direttive al Benetton. Per quanto riguarda il discorso stranieri forse arriveremo a non averne più bisogno tra 5-6 anni, visto che proprio la FIR negli ultimi 10 anni ha lasciato carta bianca alle società per quanto riguardava appunto il numero di stranieri nelle squadre di eccellenza e questo ha portato a non avere una base di giovani italiani su cui costruire una franchigia.
    -Le accademie devono produrre giocatori di qualità, soprattutto mediani di apertura che in italia non ci sono e che sono i pilastri per costruire squadre vincenti.
    Se siamo in grado di costruirli bene, altrimenti mandiamo i nostri probabili numeri 10 nelle accademie inglesi o francesi chissà che un giorno esca qualcosa di buono.
    -Ricordo che i risultati che sta ottenedo il Benetton stanno portando una spinta al movimento come mai prima, era da 15 anni che non vedevo così tanta gente allo stadio Monigo a tifare per la squadra è il momento di lasciar perdere i rancori , di guardare avanti con professionalità e non scimmiottare la politica italiana che sta portando alla disfatta del paese.

  7. Condivido Paolo. L’isolazionismo di Treviso comunque è ancora più profondo di quanto tu dici, la presuntuosità dei biancoverdi è a livelli altissimi . Però sul caso specifico hanno ragione ed anche da vendere. Resta il fatto che è la FIR che ha cercato la guerra. La FIR, assente dal Veneto, ha sparato missili non aspettandosi essere ricambiata con la stessa pariglia.
    Dietro, secondo me, c’è tutto il gioco per la rielezione di Dondi.
    La FIr non si merita molto ma Treviso si arrangi a difendersi da sola, esattamente come fa per tutto il resto.

  8. Ci si lamenta che Treviso si sia coltivato il proprio orticello, eppure proprio da quell’orticello la Federazione ha attinto per anni a piene mani.
    Un presidente che si rispetti non può venire a dire “Se perde la nazionale deve perdere anche Treviso”.
    Che si scòrnino, vinca la FIR, Treviso continuerà a ben figurare, altrettanto non si potrà dire della nazionale…
    p.s. qui a Treviso corre voce che non siano mai arrivati i rimborsi dei compensi per i giocatori di interesse nazionale, come da protocollo d’intesa…

  9. Filippucci, Minto , Muccignat , Rizzo , Pavanello: nomi nuovi cresciuti e pronti a fare il salto di qualità grazie a Benetton.
    Semenzato e Benvenuti: giovani talenti ormai di livello grazie a Benetton(Semenzato nemmeno nella lista di atleti di interesse nazionale).
    Van Zyl e Botes: equiparati ma acquistati da Benetton che saranno molto utili , se non fondamentali per la Nazionale.
    Per non parlare della rinascita di Ludovico Nitoglia , l’ala più forte che c’è in Italia.
    Non sto ad elencarvi i vari Zanni , Ghiraldini & co.
    Questo non è aiutare la nazionale, questa è praticamente l’ossatura della nazionale pronti a far crescere nuovi talenti , forti di tradizione, competenze tecniche e di tantissime società che lavorano sul territorio nel settore propaganda con Il numero di tesserati più alto d’Italia.

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