Ma cosa c’entra la ritualità con il rugby? Ci sono almeno centomila pagine di bibliografia che affrontano in modo scientifico il rito nello sport, e di come i gesti ripetitivi e reiterati siano parte integrante del processo sociale ludico e sportivo. Parlando di Francia-Nuova Zelanda di domenica prossima, l’esempio più disarmante è proprio la Haka degli All Blacks: vi sfido a trovare qualcosa più rituale della Haka!
Ma dall’altra parte della barricata, tra gli spalti, vivono altri tipi di rituali: quelli meno evidenti, che silenziosi cadenzano ogni istante legato alla visione della partita allo stadio. Per spiegarvi come attraverso un rituale personale si celebri la festa – un po’ sacra e un po’ pagana – del rugby, abbiamo chiesto a una tifosa All Blacks molto particolare di raccontarci la sua settimana tipo pre-partita. Melita Martorana è romana, ma ormai la Nuova Zelanda la ha adottata completamente. Vive ad Auckland da tanti anni e segue gli All Blacks da sempre. Lei si definisce una totale paranoica, quando si parla di All Blacks. É evidente da ciò che mi ha raccontato quanto la sua grandissima partecipazione emotiva alla partita di domenica prossima sia la leva che muove i suoi rituali. “Durante tutta la settimana precedente mi sento male, e comincio a perdere sonno già mercoledì o giovedì”, ci racconta.
Il suo rito inizia la mattina della partita, e segue meticolosi dettami, che ci elenca in maniera precisa e schematica.
– Il giorno della partita, si sveglia tardi e non fa colazione: “ho le budella rivoltate”, ha detto.
– Abbandona a sè stesso il telefono: non vuole sentire persone o leggere messaggi.
– Di solito si guarda una vecchia partita: attinge dall’archivio di Rugby Channel e preferisce match degli All Blacks di fine anni ‘90 o inizio anni 2000.
– Prima di pranzo, si alza, fa la doccia e prepara sul letto una serie di combinazioni di vestiario da indossare allo stadio, che rimangono lì qualche ora.
– Anche gli indumenti intimi entrano nel rituale: a differenza del vestiario, l’intimo non cambia. Nel limite delle possibilità, la combinazione è sempre la stessa che indossa quando va allo stadio. Stesso discorso per le scarpe da ginnastica e per la sua maglia All Blacks da bambino che le è stata regalata durante il tour degli All Blacks in Europa nel 2001.
– Pranzo rigorosamente italiano: pasta al pomodoro.
– La voglia di parlare dopo pranzo rimane intatta rispetto alla mattina: nessuna. prima della partita evita di socializzare.
– Se possibile, si reca allo stadio anche due ore prima del kick-off: “Per respirarne le sinergie dall’interno.”, ci ha detto.
– Le foto che Melita scatta allo stadio sono rigorosamente tre: visuale piena dello stadio, gli All Blacks schierati durante l’inno e il risultato finale.
– Allo stadio, segue la partita tra le dita della mano: “La tensione è troppo alta”, confessa.
– Infine, il rituale termina nella settimana seguente: “Mi devo rivedere la partita almeno 3 o 4 volte per capire cosa sia successo.”
E voi avete un rituale particolare che accompagna la visione di una partita di rugby? Raccontatecelo!


io personalmente quando gioco sono un po maniaco, ma quando guardo la partita è cadenzata o dal rumore dello stappo di una lattina (se sono a casa) o dal dolce rumore della spina (se sono al pub). Per lo stadio dipende dalla partita e dalla compagnia!!!
No io sono sano! =)
Giusto, quando sono io a giocare, qualche rituale c’è, la pausa al bagno in mezzo al riscaldamento, parlo poco niente, la mia borraccia di sali da bere in momenti precisi, cose del genere!
Ah dimenticavo, i 3 shots di qualsiasi cosa la sera prima, poi a dormire presto (nella mia mente aiutano a non sentire le botte)!
Figo ragazzi! Questa cosa della pausa-bagno a metà del riscaldamento succedeva anche a me!
Più che ritualità che non sia pure un po’ di fifa? 😛