La rubrica “Mischia aperta” di Antonio Liviero su Il Gazzettino
L ‘ennesimo dramma mondiale dell’Italia si è consumato nella fossa degli orsi, ben prima che Castrogiovanni uscisse per infortunio. E’ successo dopo un minuto e
22″, alla prima mischia, attendibile barometro di ogni match. Su propria introduzione
il pacchetto azzurro è stato destabilizzato. Un paio di minuti dopo, la replica. Nella
trincea delle prime linee gli orsi si sono annusati con nero furore. Poi l’ingaggio ed
esito analogo. L’Italia perdeva una delle poche certezze: la forza della mischia chiusa.
Non occorreva conoscere l’arte divinatoria per immaginare che Gert Smal, l’ex sudafricano del Rovigo che allena gli avanti irlandesi, avrebbe preparato, come due anni fa a Dublino, un trappolone in prima linea. E così è stato.
Mentre a destra Mike Ross con i suoi 124 chili teneva solidamente ancorata la mischia,
a sinistra Cian Healy e Rory Best hanno costruito una specie di gabbia per un
Castrogiovanni colto da sacro stupore. (…)
Le facce erano lo specchio fedele della situazione: Perugini si aggirava con gli occhi
gonfi d’ira, Healy sorrideva felice come una Pasqua. Mi sarei aspettato che l’Italia
avesse restituito la pariglia agli irlandesi in touche. Contrastando i lanci, destabilizzando
la piattaforma più importante dei loro attacchi. Con una batteria di lunghi come Van Zyl, Bortolami, Parisse e Zanni non mancavano certo i mezzi per tentare qualcosa. Dopo la lezione con l’Australia, mi sarei aspettato anche una blindatura seria della zona di Orquera e non certo che D’Arcy, Bowe e O’Brian passeggiassero letteralmente sull’apertura e il suo sostituto Bocchino aprendo squarci nella difesa.
Ma di fondo il vero guaio è stato proprio il pack subito ridotto alla normalità. Tolto
quello, nemmeno il maul era più lo stesso. L’Italia è rimasta nuda, priva di opzioni
tattiche alternative al suo gioco scarno e basilare. Il solo purtroppo che Mallett,
al di là degli errori, potesse permettersi.

non per salvare i ragazzi che indubbiamente sono stati, per colpa loro o per la bravura dell’avversario, sottotono, mi viene però sempre da pensare che quando incontriamo una squadra di rango e la loro mischia non cede di schianto, improvvisamente gli italiani diventano fallosi, qui due sono i pensieri, o sono fallosi e di solito non fischiano, o sono nella media del “mestiere”, ma quando fa comodo, si fa guardare agli arbitri più attentamente certi “giochini”, è un po’ come i falli di reazione, dopo che ne hai fischiati 3 in 20 minuti, non ti sorge il dubbio che ci sia una provocazione continuata, se non fischi un fallo alla 5 volta che te lo fanno, una reazione è abbastanza logica, prova a dire a me di non reagire e fischiare il fallo a loro, dopo 3 punizioni nella loro metà campo, vedrai che le reazioni smettono! con questo non voglio dire che gli arbitri siano di parte, né che la partita è stata rubata, è una constatazione di fatto che alla squadra favorita spessissimo vengono tolte le castagne dal fuoco da decisioni arbitrali, giustissime a termini di regolamento, ma che in altri momenti, o ad altre squadre, non sarebbero state prese.
36-6 trenta punti che ci sono tutti, in tutta la linea, in tutti i reparti, in tutto quello che si è visto in campo, questa è la differenza oggi tra l’elite di prima fascia e noi, e l’asciamo perdere le provocazioni e l’arbitro, chi è forte in campo è più forte di tutto provocazioni e arbitro, e meno male che oggi posso dirlo buon lavoro Brunel.