Allrugby: in edicola il numero 47

Dentro ci trovate:
– i numeri, le analisi, le statistiche del Sei Nazioni 2011, con voci, parole e precedenti dello storico successo sulla Francia
– ritratto di Fabio Semenzato, uomo nuovo della stagione azzurra
– un’analisi del difficile equilibrio della posizione del coach della Nazionale Nick Mallett, tra aspettative e risultati.
– la Celtic League, i settori giovanili, il minirugby.

Al solito, sulla home del sito di Allrugby potrete sfogliare le prime pagine della rivista

Comprare robe da rugbisti in quel di Piacenza

Solo per segnalarvi la nuova apertura di uno dei non molti Rugby Shop in giro per il Belpaese. Questo è a Piacenza…

Entrare nelle Fiamme Oro: 4 posti disponibili

Dall’ufficio stampa Fiamme Oro

È stato pubblicato Gazzetta Ufficiale, 4^ Serie Speciale “Concorsi ed Esami” del 5 aprile 2010, il sesto concorso riservato agli atleti riconosciuti di interesse nazionale dal CONI e dalle Federazioni sportive nazionali.
Oltre alle altre discipline che fanno parte del Gruppo Sportivo della Polizia di Stato, per le quali sono previsti un totale di 37 atleti, per quanto riguarda la sezione del Rugby sono stati riservati 4 posti, così suddivisi:

1 pilone destro
1 terza linea
1 numero 8 (terza centro)
1 estremo

Per chi fosse interessato a partecipare al concorso, la cui graduatoria sarà formata dai punteggi derivanti dai meriti sportivi conseguiti nelle ultime due stagioni agonistiche, tutti i dettagli possono essere visionati all’indirizzo http://www.poliziadistato.it/articolo/22001, dal quale possono essere scaricati sia il bando che il modulo della domanda.
Si ricorda che le domande vanno presentate entro e non oltre il 5 maggio 2011 presso la questura della provincia di residenza.

Cobra e Bufali, storie da un altro rugby

Manuel Bonomo per Il Giornale di Brescia

Oggi i Kobs (Cobra) sfidano i Buffaloes sul loro campo, nel Kyadondo Rugby Club di
Kampala. Un bel campo, ma un luogo tristemente celebre per «l’11 settembre
ugandese»: nella notte tra 111 e il 12 luglio 2010, due kamikaze si fecero saltare
a Kampala, in un ristorante etiopico e appunto nella club house del Kyadondo Rugby
Club, uccidendo in tutto 78 persone che stavano guardando in Tv la finale dei Mondiali
di calcio in Sudafrica. Gli attentati furono rivendicati da un gruppo terroristico somalo
legato ad Al Qaeda.
Oggi il campo del Kyadondo pare in ottime condizioni, destano qualche perplessità i cavi dell’alta tensione che in parte lo attraversano, ma «accade solo raramente di colpirli» ci dicono. A bordo campo si vendono arachidi, banane e spiedini. I tifosi sono pochi, ma molto rumorosi e agguerriti. Sono i Kobs i superfavoriti, ma a pochi minuti dal calcio d’inizio i Bufali si portano avanti 3-0 su punizione. L’agonismo è altissimo e il gioco si dimostra
subito più fisico che tecnico: alle azioni veloci dei trequarti si preferiscono azioni di sfondamento con la mischia: i Bufali, schiacciati nella loro area dei ventidue, hanno
un bel daffare per difendere quei 3 punti di vantaggio.
In campo vaga anche un enorme uccello marabù, una specie di grande cicogna scura
con un becco spropositato che evidentemente ha qualcosa a che vedere con i «Cranes», le gru, come viene chiamata la nazionale ugandese di rugby. Placido e per nulla spaventato
il marabù passeggia nella metà campo dei Kobs: può stare tranquillo, la mandria dei Bufali è tenuta a debita distanza dalla pressione della squadra di casa.
Un giocatore delle giovanili degli Heathens, la cui allenatrice è una donna «molto grassa e fortissima» mi spiega che la nazionale ugandese è forte nel Continente Nero, ma quando gli chiedo del Sudafrica lo vedo sgranare gli occhi come se parlassi di alieni: «No, no, il Sudafrica non può giocare con noi!».
Siamo sul finire del primo tempo e i Kobra paiono ancora assopiti. Un altro spettatore mi parla di squadre ricche e squadre povere e mi spiega che il tifo è influenzato anche da questo: lui, per esempio, non sopporta i Kobs perché troppo snob e tifa Buffalo. D’altronde
chi durante il giorno si spezza la schiena portando pesi disumani o guidando un moto taxi
per 12 ore tra la polvere e il caldo tropicale, non ha di certo né il tempo né le energie per allenarsi come si deve.
Nel secondo tempo i Kobra si presentano in campo decisamente più… velenosi, con un’energia che li porta a vincere il match 32 a 3. Stretta di mano finale e via a casa:
nuvole nere promettono pioggia. Pioggia tropicale.

Petrarca, la voce del Presidente

Alberto Zuccato per Il Gazzettino di Padova

«La sconfitta di domenica nel derby con il Rovigo, è stata netta, ma molto meno traumatica di quella dell’andata». Ad affermarlo è il presidente del Petrarca, Enrico Toffano: «Quando
abbiamo ospitato Prato, dopo quel 31-3 patito a Rovigo, mentalmente non eravamo in grado di reagire: con i toscani è stata una sconfitta figlia di quanto successo 7 giorni prima nel derby. Stavolta è diverso».
Perché? Non è che domenica abbiate fatto una gran figura.
«Per un tempo abbiamo tenuto, mentre quel giorno del 31-3 è stato un vero disastro. E ora mi aspetto una bella reazione. Il che non significa necessariamente una vittoria, ma una
partita giocata con rabbia e determinazione».
Torniamo al derby. Sulla panchina dei Bersaglieri c’era quel Polla Roux che per 5 stagioni è stato assistente allenatore del Petrarca. Rimpianti per averlo lasciato andare?
«Non ho mai rimpianti per principio. Mi limito a complimentarmi con lui e con la sua squadra. Polla sta facendo un ottimi lavoro. In due partite ci hanno segnato sette mete e noi una sola, ma tecnica, che non ha lo stesso sapore. Hanno affrontato i derby con un spirito migliore del nostro, con maggior convinzione».
Al termine della partita Presutti ha dichiarato che ormai il primo posto non è più alla vostra portata.
«Ha ragione, ma cambia poco. Il nostro obiettivo rimane lo stesso: arrivare in semifinale, vincerla e poi vedere cosa siamo capaci di combinare. Presutti ha tutta la rosa a disposizione, non ci sono infortunati. Questo gli permetterà di mandare in campo chi è
più in forma, senza scelte obbligate».
Il crocevia per il secondo posto passa per Prato.
«Non è detto. Mancano ancora 4 turni al termine della regular season. Può capitare di tutto. Certo, per mantenere la posizione, o cercare di migliorarla, non possiamo più commettere passi falsi».
Domenica al Plebiscito è stata una festa di pubblico (4.500 spettatori). Da un pezzo non si vedeva così tante gente.
«La partita era sentita, perché avevamo l’occasione del sorpasso. Ci siamo dati molto da fare, organizzando eventi collaterali, investendo in pubblicità. E sono arrivati in tantissimi da Rovigo. Spalti pieni, colorati, tifo civile. Bello, però».
Però?
«La storia è vecchia: è difficilissimo portare i padovani allo stadio. In tutti gli sport. Magari si vincono due gare e si crea un po’ di entusiasmo, ma poi basta perdere una volta e la gente non viene più. Non c’è la cultura del tifo, del sostenere la propria squadra. Non scopro niente di nuovo, ma è un problema».